Onorevole Maroni chieda scusa a Saviano

Firenze«Io voglio spiegare che Saviano ha detto falsità e voglio farlo davanti a lui…». Una frase pronunciata da Roberto Maroni e riportata il 17 novembre del 2010 sulle colonne del  Corriere della Sera. All’indomani del monologo sulla ‘Ndrangheta al Nord di Roberto Saviano a “Vieni via con me” – più avanti, potrete rileggere parte di quel pezzo di storia televisiva e non solo -, l’allora ministro degli Interni gettò, assieme ad altri esponenti della Lega e del Pdl, fango sull’autore di Gomorra. Fu messa in piedi una vera e propria operazione di delegittimazione nei confronti di Saviano. Maroni, invocando anche l’intervento del Presidente della Repubblica e dei presidenti di Camera e Senato, chiese e ottenne il diritto di replica (abbiamo ripubblicato parte anche dell’intervento dell’ex ministro). Alcuni passaggi della replica sono stati annebbiati dalle notizie dei mesi successivi che, assieme agli ultimi fatti (l’ormai ex tesoriere della Lega Francesco Belsito è indagato per appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato e riciclaggio) rendono visibili tutti gli errori del politico lumbard. Saviano merita di ricevere le scuse dall’onorevole Maroni che, dopo le recentissime vicende, ha chiesto di «fare pulizia». Una dichiarazione corretta ma ritardataria nei tempi.  

Roberto Saviano: «Le organizzazioni, soprattutto la ‘ndrangheta, è nel Nord che fanno la parte maggiore di affari. La Lombardia è la regione con il più alto tasso di investimento criminale d’Europa. Milano è la capitale in questo senso degli investimenti criminali. Lombarda è l’economia in cui si infiltrano, lombarda è la sanità in cui si infiltrano, lombarda è la politica in cui si infiltrano [….] Accade che l’organizzazione, come al Sud, cerca il potere della politica e la ‘ndrangheta anche al Nord cerca il potere della politica. Cerca di interloquire con il potere della politica e al Nord interloquisce, come dimostra l’inchiesta, con la Lega [….]  La Lega, per esempio, da sempre fa un contrasto culturale alle organizzazioni criminali o repressivo: non vogliamo che sia il soggiorno obbligato qui dei mafiosi, manette, repressione. D’accordo. Ma, non basta. Non è sufficiente. Perché, la loro forza è nell’economia, nei soldi legali che l’imprenditoria lombarda vuole e prende da decenni. I soldi legali irrorano questo territorio. E’ lì l’elemento. Il contrasto deve avvenire lì. Pensate che uno dei padri della Lega, Gianfranco Miglio, in un’intervista disse: “Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando (…) Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono, che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate”. Miglio dice che le mafie devono essere costituzionalizzate […] ».

Roberto Maroni (replica) «Le mafie si combattono dando la caccia ai superlatitanti. In questi due anni, magistratura e forze dell’ordine, a cui va il mio plauso, il mio ringraziamento, hanno agito senza sosta e con indubitabili successi. Giuseppe Setola, Giovanni Strangio, Antonio Pelle, Mimmo Racuglia, Antonio Iovine […], sono solo alcuni dei 28 superboss presi e messi al carcere duro [….] Le mafie si combattono sequestrando ai mafiosi il frutto dei loro traffici illeciti. Grandi risultati anche qui, con le nuove norme del pacchetto sicurezza e con un’intensità mai registrata prima. Da oltre due anni colpiamo la criminalità organizzata al cuore del suo impero economico soprattutto al Nord, sequestrando e confiscando patrimoni immensi e finora non toccati per restituirli alla comunità degli onesti. Oltre 35mila beni, tra case, palazzi, terreni, aziende, per un valore di 18 miliardi di euro. Un risultato che non ha precedenti. Le mafie si combattono contrastando il loro insediamento territoriale. La ‘ndrangheta è presente al Nord da almeno tre decenni. Non è una novità. Impedire l’aggressione della criminalità all’economia sana è la sfida epocale che stiamo affrontando [….]  Le mafie si combattono rendendo le istituzioni locali impermeabili alla lusinga degli arricchimenti facili. A questo proposito, è stato affermato che la ‘ndrangheta al Nord interloquisce con la Lega. E’ un’affermazione ingiusta e offensiva per i tanti che, come me, contrastano da sempre ogni forma di illegalità. E’ soprattutto smentita questa affermazione dalle recenti operazioni fatte in Lombardia contro la ‘ndrangheta […] che hanno portato al coinvolgimento e persino all’arresto di esponenti politici di altri partiti, ma non della Lega. Mi chiedo, allora, perché indicare proprio e solo la Lega? Infine, le mafie si combattono eliminando gli storici squilibri strutturali fra Nord e Sud [….] ».   

E adesso la Rai chiederà scusa a Saviano? (di Loris Mazzetti, fonte: Articolo 21)

Chiedete scusa a Saviano (di Beppe Giulietti, fonte: Il Fatto Quotidiano)

 

 

La Rai non è (ancora) la Bbc

FirenzeChe la Rai non è la Bbc l’aveva ben spiegato Renzo Arbore qualche tempo fa, oggi la lezione arriva autorevolmente dall’Upa (Utenti pubblicitari associati), l’organizzazione che riunisce le più importanti aziende industriali, commerciali e di servizi che investono in pubblicità. L’Upa si è sentita in dovere di occuparsi della Rai “sia per il ruolo che ricopre nel Paese sia perché gli investimenti pubblicitari rappresentano il 50 % dell’entrate della tv pubblica”. L’investimento vale all’incirca 1 miliardo di euro. L’associazione ha fatto esattamente quello che fece la Bbc negli anni di profonda crisi societaria, d’immagine e di qualità del prodotto prima di decidere quale strada intraprendere per il rinnovamento: sondare gli utenti.

“Cosa pensano della tv. La qualità dei programmi. Vi va di pagare il canone. Il servizio pubblico è ancora utile. Cosa si vuole dal servizio pubblico. La società lavora per il servizio pubblico”. Oggi la Bbc (sempre in contatto con i telespettatori attraverso i social network), ha raggiunto il suo obiettivo: la più autorevole in Europa; al 70 % degli utenti va di pagare il canone (la cui evasione rappresenta il minimo europeo: 4 %); la politica non interferisce sulla linea editoriale e chi sbaglia paga come dimostrano i licenziamenti dei direttori di Tv 1 e Radio 2. L’Upa ha fatto quello che avrebbe dovuto fare la Rai se non fosse così sensibile ai voleri del Cavaliere e poco a quelli dei telespettatori.

Un esempio: permettere a Saviano e Fazio di fare a maggio “Vieni via con me” su La 7 invece che a Rai 3. Sono convinto che per il pubblico non sarà la stessa cosa. L’Upa ha distribuito un questionario a 4 mila imprenditori, marketing manager, comunicatori e opinion leader. Il risultato, assai prevedibile, denuncia che la Rai è un’azienda in grave difficoltà, con “l’urgenza di una riforma per risanare e salvare la maggior industria culturale del Paese, mal gestita, asservita alla politica, priva di strategia e ingovernabile, iperburocratica con troppi livelli decisionali tutti inefficaci; il ruolo di servizio pubblico è passato in secondo piano penalizzando la qualità a favore della quantità; la Rai è decaduta rispetto al passato e ai principali concorrenti, in progressivo calo di reputazione, con meno attrattiva per gli ascoltatori e meno interessante per investitori; la Rai è depressa con molti talenti non o mal utilizzati e con un sempre minor orgoglio aziendale”. Nel sondaggio vi sono anche delle positività che fa pensare che non tutto è perduto: “La Rai è esperta, con un grande patrimonio di competenze e know how”. Da qui, dopo il tutti a casa alla scadenza del Cda, si può ripartire.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

Lamezia Terme, bomba davanti al centro per minori di don Panizza, prete anti ‘ndrangheta

Il sacerdote era stato ospite della trasmissione Vieni via con me

Prato – Hanno scelto il Natale per mandare un nuovo pesante messaggio a don Giacomo Panizza, prete anti ‘ndrangheta a Lamezia Terme. Un ordigno di medio potenziale è esploso la notte scorsa davanti all’ingresso di un centro per minori stranieri non accompagnati aperto dalla comunità Progetto Sud, guidata dal sacerdote, originario di Brescia, in un bene confiscato alla cosca Torcasio della ‘ndrangheta. L’esplosione, che ha provocato solo lievi danni, è stata preceduta dalla deflagrazione di un altro ordigno poco distante, sulla stessa strada, davanti ad un negozio.

La struttura di Progetto sud era stata inaugurata lo scorso 31 agosto nello stabile dove ci sono altri servizi di solidarietà e la delegazione calabrese della Federazione per il superamento dell’handicap (Fish). Non è la prima volta che Progetto Sud, comunità attiva da oltre trent’anni a sostegno di persone disabili e tossicodipendenti, è nel mirino delle cosche: nel 2009 ignoti avevano manomesso due auto del centro e, solo per un caso, non si era verificata tragedia. Qualche tempo dopo di malviventi hanno compiuto furti e danneggiamenti a una coop agricola che fa parte della comunità.

Don Giacomo Panizza a Vieni via con me

La storia di don Panizza raccontata da Roberto Saviano

 

Il palinsesto Bisignani-Rai

Firenze – “Parla con me” è in palinsesto ma Serena Dandini non ha il contratto. “Report” è in palinsesto ma per Milena Gabanelli è vietata la protezione legale. Di “Vieni via con me”, invece, nessuna traccia. Abbiamo appreso dalle indagini sulla P4 dei pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio, dell’esistenza in Rai di un direttore generale ombra che considerava Mauro Masi inadeguato, al punto che lui, Luigi Bisignani (tessera n. 1689 della P2, definito un facilitatore d’affari: appalti per centinaia di milioni, acquisizioni immobiliari, controllo sulle nomine e sui contratti Rai, con una rete di relazioni che servivano a condizionare la vita pubblica italiana), gli dettava la lettera di licenziamento di Santoro, veniva consultato tutte le volte che il dg, quello ufficiale, aveva bisogno di “conoscere il polso della politica”.

Bisignani sta a Letta come Letta sta a B. Da queste indagini si capisce il perché della fine del rapporto tra Rai e Sky. La Rai (con il 41% di ascolto attira solo il 24% della pubblicità), pur battendo Mediaset in numero di telespettatori, è al terzo posto per i ricavi, al primo, ovviamente, Mediaset (ascolto medio 38%, risorse pubblicitarie 56%), al secondo posto Sky. Cosa può fare Rai Tre da sola contro poteri che riescono a condizionare non solo l’azienda ma gli imprenditori e i politici, contro alcuni consiglieri come Antonio Verro (ex dipendente di EdilNord e Pubblitalia, ex parlamentare di Forza Italia), che l’ha definita: “Un’enclave separata dal resto dell’azienda”?

L’importante per B. è che “Vieni via con me” non vada in onda in Rai. Per la prima volta nella storia della tv si sta derogando un contratto di esclusiva: Fabio Fazio tornerà su Rai3 con “Che tempo che fa”, e sarà autorizzato a fare il programma con Saviano su un’altra tv. Che contratto di esclusiva è mai questo? Interessante sapere cosa ne pensa la Corte dei Conti al riguardo visto che la Rai rinuncia ai propri diritti, regalando, di fatto, la trasmissione alla concorrenza. Tutto ciò è immorale: si lascia una scenografia (costata 350 mila euro), a marcire in un magazzino invece di ammortizzarla con altre 4 puntate. Immorale perché “Vieni via con me” non è solo degli autori e di chi ha la spada del comando, ma è della Rai cioè di tutti quelli che vi hanno lavorato in nome del Servizio pubblico, anche loro hanno il diritto del rispetto come i telespettatori che, oltre a Fazio e Floris, vogliono rivedere in autunno anche la Dandini e la Gabanelli, perché no anche Michele Santoro con “Annozero”. Se ciò accadrà, si potrà dire che il metodo Masi-Bisignani è finito.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Rai, Fabio Fazio: “Perché non vogliono farmi lavorare”

Firenze Non si vedrà in Rai una nuova edizione di “Vieni via con me”. Ad annunciarlo, con una lettera a La Repubblica, il conduttore Fabio Fazio, a poche ore dal Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini sui palinsesti per la prossima stagione, spiegando che la decisione è arrivata dopo “l’indifferenza e l’ostilità da parte dell’azienda, evidente fin dal primo momento”. «Ho deciso – scrive Fazio – di non correre più un simile rischio professionale» e «che non sono più disponibile a ripetere l’esperienza di “Vieni via con me” in questa Rai. Se altrove troverò le condizioni necessarie, l’entusiasmo e la condivisione del progetto, il pubblico potrà ritrovare presto me e Saviano di nuovo insieme». Fazio lamenta di avere ricevuto da tempo la riproposta da parte di Ruffini per “Che tempo che fa” e “Vieni via con me”, ma “da sei mesi aspetto una decisione”. «Nel mio caso – chiarisce l’accordo economico è stato immediatamente trovato, ma quello su cui accordo non può esserci è la rinuncia a garanzie minime e indispensabili”. Garanzie (come quelle di potersi avvalere della collaborazione di Massimo Gramellini e “dell’irrinunciabile” Luciana Littizzetto) che al momento non sono ancora arrivate. Intanto circola ogni tipo di indiscrezione sui giornali e si sentono “definizioni di Rai Tre e di chi ci lavora offensive e inaccettabili”. Per questo Fazio riferisce di aver scritto al direttore generale, Lorenza Lei, per il momento senza avere risposta, chiedendo «che senso ha? Come si può lavorare in questa maniera? Quale colpa ci viene imputata?». «Ho letto che Milena Gabanelli nemmeno è stata ricevuta, che a Floris è stato consigliato di dedicarsi a qualcosa di nuovo. Santoro è stato lasciato andare via con un evidente e inaudito sospiro di sollievo». «Non so come andrà a finire – conclude Fabio Fazio – ma voglio ancora poter credere che ce la si possa fare e che il pubblico di Rai Tre ci trovi puntuali in onda all’inizio dell’autunno».

Fonte: Il Fatto Quotidiano

La lettera (La Repubblica)

Saviano, la forza della parola

Firenze Le luci dello studio tv di “Vieni via con me” si sono spente, è giunto il momento di fare un bilancio su Roberto Saviano, per la prima volta coautore di un programma televisivo. Un trionfo di ascolto, non solo per i dieci milioni di telespettatori sintonizzati su Rai3, ma per i tre milioni che si sono aggiunti alla media del periodo: “La trasmissione ha spostato i consumi di televisione, ha scritto Mele sul Sole 24 Ore. Molte le critiche: dai quotidiani di B. anche il tentativo di delegittimazione nei confronti di Saviano con una raccolta di firme (a difesa delle mafie?), dal professor Aldo Grasso che, con la solita stroncatura, è il porta fortuna dei programmi di Rai3, infine dalla politica. Come diceva quel tale: “Non si può piacere a tutti.

Ancora una volta Saviano, con l’uso della parola (l’arma potentissima con la quale riesce a combattere la criminalità organizzata), ha vinto. L’autore di Gomorra ha dimostrato di non essere solo un grande scrittore ma anche uno straordinario comunicatore. Prima la denuncia contro la camorra (chi aveva sentito parlare dei casalesi al di là dei confini campani?), ora landrangheta: l’organizzazione criminosa che da anni si è inserita nel tessuto sociale della Lombardia e non solo, attraverso l’imprenditoria, creando un’area grigia tra burocrazia e politica che le serve tuttora per realizzare gli affari. Saviano non è il primo, mi auguro neanche l’ultimo, ad aver messo in relazione mafie e Nord Italia. La forza della sua parola ha illuminato, come non mai, la corruzione, l’intreccio tra criminalità e politica, al punto che sono riapparse nelle prime pagine dei giornali e nelle trasmissioni di approfondimento le indagini della magistratura che avevano portato all’arresto centinaia di persone. Saviano ha messo a nudo, davanti a dieci milioni di telespettatori, il meccanismo che ha portato la ‘ndrangheta alla conquista del territorio nordista.

Ci sono due momenti, uno all’esterno della trasmissione e l’altro all’interno che mi hanno, per ragioni diverse, stupito: l’urlo di Beppe Grillo in teatro: “Il nano gode come un riccio, riferendosi alla compartecipazione azionaria di B. nella società Endemol che ha contribuito alla realizzazione di “Vieni via con me”, e la decisa solidarietà a Saviano del capo dell’Antimafia Piero Grasso che, con fermezza, guardando diritto verso la telecamera, ha detto: “Ho bisogno di conoscere tutti i segreti della mafia, i suoi progetti criminali, le sue strutture, i suoi traffici, le sue relazioni esterne, attraverso pentiti e testimoni di giustizia che vanno incentivati con le intercettazioni, che nel rispetto della privacy, del segreto investigativo e senza imporre bavagli all’informazione, non vanno assolutamente limitate. Chi dei due ha perso un’occasione?

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Rai, Mazzetti sospeso per dieci giorni

Il capostruttura di Raitre Loris Mazzetti è stato sospeso per dieci giorni dalle mansioni e dalla retribuzione.

FirenzeIl capostruttura di Raitre Loris Mazzetti è stato sospeso per dieci giorni dalle mansioni e dalla retribuzione. Il provvedimento non è ancora esecutivo e  il capostruttura potrebbe, come nel caso di Michele Santoro, ricorrere alla via dell’arbitrato aziendale. La sanzione si riferisce al procedimento disciplinare già avviato nei confronti di Mazzetti, capostruttura e artefice di “Vieni Via con meper gli articoli scritti per la testata  “Il Fatto Quotidiano, per le dichiarazioni sul programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano, per le opinioni espresse durante un programma in onda su La7 e per altre dichiarazioni considerate “lesive” dell’immagine dell’azienda di viale Mazzini.

Il provvedimento era stato anticipato da una lettera di richiamo, dove erano contenute le contestazioni mosse a Mazzetti, il quale aveva poi dovuto rispondere entro cinque giorni dal ricevimento della stessa. Nella lettera che accompagna la decisione della Rai si sottolinea che le giustificazioni fornite hanno finito con l’attenuare la posizione di Mazzetti, determinando così una misura disciplinare di gran lunga ridotta rispetto a quella che  inizialmente sembrava rischiare, come il possibile licenziamento. In aggiunta alla sanzione appena inflitta, Mazzetti dovrà “scontare” i residui 15 giorni di sospensione adottati nei suoi confronti in precedenti occasioni.

Oltre alla contestazione contro Mazzetti, la Rai ha inoltrato a Raitre una lettera in cui si rimprovera lo sforamento di due minuti e mezzo rispetto all’orario previsto nell’ultima puntata del programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano “Vieni Via con me. L’episodio è stato reso noto dallo stesso Fazio nella puntata di stasera di “Che tempo che fa“.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Tv, a “Vieni via con me” ci sarà Bice Biagi

Bice Biagi sarà ospite della quarta puntata di “Vieni via con me”, in onda lunedì 29 novembre.

Firenze – Bice Biagi sarà ospite della quarta puntata di “Vieni via con me”, in onda lunedì 29 novembre. La figlia del cronista di Pianaccio – così amava definirsi Enzo Biagi – leggerà un elenco di frasi scritte dal padre che offriranno non pochi spunti di riflessione. Bice Biagi si soffermerà sull’Unità di Italia, sul valore e la bellezza della nostra Costituzione, sulla libertà di stampa, sulla Resistenza e sui partigiani. Che emozione, fra le tante emozioni che ha regalato finora il programma, rivedere in televisione la figlia dello scrittore ricordare il padre e, al tempo stesso, difendere valori ed idee di un Pase in crisi di identità.    

Bobo for president

FirenzeDa quando Roberto Maroni è ministro dell’Interno sono stati arrestati numerosi latitanti, capi e capetti della criminalità organizzata, l’ultimo il camorrista Iovine alla macchia da quattordici anni. Complimenti al ministro e ai magistrati, che grazie alle loro indagini, lo hanno permesso e alle forze dell’ordine che materialmente lo hanno realizzato. Da una settimana Maroni, ritenendosi personalmente offeso, sta replicando in ogni angolo del palinsesto tv a Saviano che ha affermato a “Vieni via con me”:  <<La ‘ndrangheta al Nord come al Sud cerca il potere della politica e al Nord interloquisce con la Lega>>. Per i pochi che non lo sanno il significato di interloquire è il seguente: intervenire in un discorso, intromettersi in una discussione.

Il 15 gennaio 1993 fu arrestato Totò Riina, capo della mafia, latitante dal 1969; l’11 aprile 2006 la stessa sorte toccò a Bernardo Provenzano, dopo quarantatré anni di latitanza. Quante ore di trasmissione le tv avrebbero dovuto mettere a disposizione dei due politici allora a capo del Viminale, Nicola Mancino e Giuseppe Pisanu, e dei due Procuratori nazionali antimafia che hanno coordinato le indagini: Bruno Siclari e Piero Grasso? Lo stesso Viminale, mentre Maroni passa da un programma all’altro, ha affermato che il Nord è la zona dell’Italia dove si registra la maggior infiltrazione di denaro sporco, infatti l’affermazione più importante di Saviano (stranamente sorvolata) è stata: <<Non c’è nessuna strategia nel contrastare il dilagare dell’imprenditoria mafiosa che investe i suoi capitali al Nord>>. Sempre il Viminale ha dichiarato che il Nord è la parte del Paese nella quale esiste la maggior carenza d’organico nel controllo del territorio: meno 7250 unità tra polizia, carabinieri e guardia di finanza.

Credo che Maroni non abbia fatto tutto questo can can solo per poter replicare alle affermazioni di Saviano. Maroni, ben consigliato, ha cavalcato “l’offesa” al popolo leghista diventando il candidato numero uno per il dopo B. La Lega ha bisogno di un leader, Bossi è e rimarrà il punto di riferimento, ma il cavallo che il partito padano farà scendere in pista è lui: il ministro “sceriffo” Maroni. Il Pdl è <<allo sbando tra comitati d’affari e bande di potere>>, sono le parole pronunciate da Mara Carfagna pronta a lasciare ministero e partito. Perché il partito di Bossi, in costante ascesa non solo al Nord, in caso di voto anticipato, non può candidarsi alla Presidenza del Consiglio? È lo stesso Maroni che risponde “no” a Pier Ferdinado Casini, pronto a ritornare sul carro per un “governo d’armistizio”. È sempre Maroni che candida Tremonti, bruciandolo, per il dopo B. È ancora lui, il ministro, che con Bossi al fianco indica le elezioni anticipate come conseguenza unica alla possibile sfiducia a B. del 14 dicembre. Maroni for president?

Firma: Loris Mazzetti.

Fonte: Blog di Loris Mazzetti e Il Fatto Quotidiano

Mazzetti: “Maroni può replicare altrove”

Firenze<<Maroni è un ministro della Repubblica e ha disposizione telegiornali e altri programmi di approfondimento politico per replicare. Il nostro è una programma culturale, dove i politici vengono solo se sono funzionali al racconto delle puntate>>. E’ quanto afferma all’Ansa il capostruttura di Raitre e responsabile di “Vieni via con me”, Loris Mazzetti, in merito alla richiesta di replica da parte del ministro degli Interni, Roberto Maroni, alle parole di Roberto Saviano sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta al Nord.
<<Se poi abbiamo insultato qualcuno o detto cose non vere, c’è sempre la magistratura a cui rivolgersi – aggiunge Mazzetti – Io penso che l’onestà intellettuale di Saviano non possa vivere di condizionamenti. La cronaca ci racconta di episodi di criminalità in cui sono coinvolti esponenti leghisti e se Saviano non ne avesse parlato, si sarebbe autocensurato>>.

In merito alla presenza di politici nelle prossime due puntate, Mazzetti ha fatto sapere che al momento <<non si può escludere, ma si stanno ancora facendo le scalette>>.
<<I politici verranno solo se saranno funzionali al programma – ha spiegato – e dovranno mettersi a disposizione degli autori come hanno fatto Vendola, Fini e Bersani, che hanno rispettato spirito e tempi della trasmissione. Il loro intervento ha azzerato tutte le critiche preventive, perchè non c’è stata alcuna propaganda, ma solo la lettura di due elenchi. Quelle di questi giorni sono polemiche pretestuose: basta pensare che nessuno dei politici di centrodestra ha chiesto di venire al posto di Vendola a leggere l’elenco sull’omosessualità nella prima puntata. Noi non siamo una tribuna politica e non siamo neanche in regime di par condicio>>.
<<La prima puntata era la puntata di Benigni che ha fatto da ariete – ha aggiunto Mazzetti, ragionando sul boom di ascolti – la seconda era più strutturata e credo che abbia pesato il tam tam delle gente, come si faceva per la Rai di una volta>>. In merito al picco di ascolti fatto registrare da Saviano nel racconto sulla ‘ndrangheta e sulla storia di Piergiorgio Welby, Mazzetti ha affermato che lo scrittore <<ha fatto tesoro dell’esperienza della prima puntata ed è stato piu’ efficace. All’esordio sentiva una grande responsabilità ed era molto emozionato. Bisogna considerare che lui fa tutto a braccio, non è in grado di leggere il gobbo, legge ogni tanto i suoi appunti e ha un aiuto solo sui tempi>>.
 
Fonte: Articolo 21.