Migrazione, Medici Senza Frontiere rifiuta i fondi dell’Unione Europea.

FirenzeL’associazione Medici Senza Frontiere ha deciso di rinunciare ai finanziamenti dell’Unione Europea, a causa della politiche attuate dalla stessa Ue in materia di migrazione. «Medici Senza Frontiere ha annunciato – si legge in un comunicato – che non prenderà più fondi da parte dell’Unione Europea e dei suoi stati membri, in opposizione alle loro dannose politiche di deterrenza sulla migrazione e ai sempre maggiori tentativi di allontanare le persone e le loro sofferenze dalle frontiere europee».

L’associazione esprime la propria contrarietà all’accordo fra Ue e Turchia. «Tre mesi dopo l’entrata in vigore dell’accordo – si legge in un altro passaggio del comunicato -, che i governi europei plaudono come un successo, le persone bisognose di protezione ne pagano il vero costo umano. Più di 8.000 persone, tra cui centinaia di minori non accompagnati, sono bloccate sulle sole isole greche come diretta conseguenza dell’accordo. Hanno vissuto in condizioni disastrose, in campi sovraffollati, a volte per mesi. La maggior parte di queste famiglie, che l’Europa ha stabilito di tenere fuori dalla propria vista, è fuggita dai conflitti in Siria, Iraq e Afghanistan».

«Medici Senza Frontiere ha denunciato la vergognosa risposta europea, concentrata sulla deterrenza invece che sulla necessità di fornire alle persone l’assistenza e la protezione di cui hanno bisogno – ha detto Jerome Oberreit, segretario generale internazionale di Medici Senza Frontiere – L’accordo UE-Turchia è un passo avanti in questa direzione e ha messo in pericolo il concetto stesso di ‘rifugiato’ e la protezione che offre».

Ilva, l’Unione Europea apre un’indagine sugli aiuti di Stato

Firenze  La Commissione Ue ha avviato un’indagine «approfondita» per stabilire se il sostegno finanziario dato dallo Stato italiano all’Ilva – in totale 2 miliardi di euro – rispetti le norme sugli aiuti di Stato. Nell’indagine la Commissione «vaglierà in particolare se l’accesso agevolato al finanziamento accordato all’Ilva per ammodernare lo stabilimento di Taranto le dia un vantaggio sui concorrenti. Data l’urgenza di decontaminare il sito, la Commissione prevede, però, «garanzie che consentono all’Italia di attuare subito il risanamento ambientale» a Taranto. Nel mirino, quindi, ci sono i circa 2 miliardi concessi in diverse tranche al polo siderurgico per le attività ordinarie e il rilancio, non quelli finalizzati a mettere in regola il gruppo con le norme sulla protezione dell’ambiente.

Inquinamento, in Italia record di morti premature nell’Unione Europea

L’Italia è il Paese con il più alto numero di morti premature rispetto alla normale aspettativa di vita, a causa dell’inquinamento atmosferico.

FirenzeTra i 28 Paesi dell’Unione europea, l’Italia è quello con il più alto numero di morti premature rispetto alla normale aspettativa di vita a causa dellinquinamento dell’aria. Ad attestarlo è un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea): la Penisola nel 2012 ha registrato 84.400 decessi di questo tipo, su un totale di 491mila a livello dll’Unione europea. Tre gli agenti killer responsabili del record negativo: le micro polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono, quello presente nei bassi strati dell’atmosfera (O3). A questi inquinanti lo studio attribuisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti premature in Italia.

Unione Europea: “La Fiat restituisca almeno 20 milioni di euro al Lussemburgo”

Firenze  Il trattamento fiscale ricevuto da Fiat in Lussemburgo in virtù degli  accordi sottoscritti nel 2012 ha comportato un “vantaggio illegale“, riducendo di 20 volte l’utile imponibile. Per questo il gruppo automobilistico dovrà restituire al Paese “tra i 20 e i 30 milioni di euro”. A stabilirlo è stata l’Antitrust della Commissione europea, al termine di un’indagine sugli accordi preferenziali tra Stati e multinazionali (i cosiddetti tax ruling) aperta nel giugno 2014. 

Alla Rai non serve un commissario

FirenzeE’ ora di dire basta. È ora di liberare la Rai dalle infiltrazioni politiche che hanno portato solo incapacità gestionale, indebitamento e perdita di qualità. Il bene comune deve tornare a essere di tutti, indistintamente. Per fare questo è necessario che la Rai sia affidata a professionisti che sappiano di televisione, di comunicazione, di nuovi media, di strategie editoriali, che sappiano di conti e di investimenti in nuove tecnologie, che non abbiano in tasca solo forbici per tagliare una volta il budget, l’altra un ufficio di corrispondenza. Basta con la Rai collocamento di politici più o meno trombati e degli amici degli amici.

E’ sufficiente dire che nel cda non ci devono essere consiglieri che provengono dalla politica, ma uomini di cultura ed esperti del settore. Non se ne può più di sentire ex fascisti, piduisti, inventori di televendite o di trasmissioni porno, pontificare sul servizio pubblico. E’ insopportabile Gasparri che si permette di insultare Pippo Baudo per aver espresso un’opinione: “La legge Gasparri fa schifo”. In sintesi è poi il pensiero dell’Unione europea la cui Commissione adottò, nei confronti della legge, procedimenti d’infrazione dopo averla ritenuta incompatibile con il diritto comunitario.
Gasparri – ovvero il lupo perde il pelo ma non il vizio – il 26 marzo 2001, durante la trasmissione Iceberg su Telelombardia, quando il conduttore chiese ai suoi ospiti quali erano le trasmissioni Rai che B. riteneva condotte da attivisti politici, fu il più solerte nello stilare quello che i media chiamarono la lista di proscrizione: Biagi, Santoro, Luttazzi, Mar-razzo e tutto il Tg 3. Lista da cui B. prese spunto, un anno dopo, per emettere l’editto bulgaro: via Biagi, Santoro e Luttazzi con l’accusa di uso criminoso della tv.

Alla Rai serve tornare alla concorrenza, avere una vera linea editoriale per i nuovi canali digitali, consentire a Corradino Mineo di poter fare finalmente una tv all news, investire su Internet con l’obiettivo di diventare leader, progettare trasmissioni interattive, entrare nella pay tv digitale togliendo così il monopolio a Mediaset, costruire finalmente una vera tv regionale, come ci chiede il contratto di servizio, recuperare quei professionisti regalati alla concorrenza, prima fra tutti Santoro, riportandolo a Rai 2 che ne ha bisogno come del pane, il 2 % di share di Minoli in prima serata è un allarme che deve essere ascoltato. Alla Rai non serve un commissario al suo interno, vi sono professionisti in grado di rilanciarla. Monti e Passera informatevi, leggete i curricula.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

L’articolo 18 è l’unica effettiva remora ai licenziamenti ingiustificati.

RomaLa proposta italiana all’Unione Europea di modificare le regole in materia di licenziamenti per ragioni economiche, abrogando in tutto o in parte l’art. 18 St. Lav. viene presentata come un’iniziativa diretta a consentire alle imprese di far fronte a situazioni critiche. Non è così. La possibilità di ristrutturare le aziende mediante licenziamenti è già ampiamente prevista dalla leggi in vigore, che consentono di procedere sia a licenziamenti individuali per ragioni organizzative (legge n. 604 del 1966) sia a operazioni di riduzione del personale ovvero di licenziamento collettivo (legge n. 223 del 1991). E’ sufficiente che un’azienda dimostri di avere la necessità di sopprimere uno o più posti di lavoro, perché possa legittimamente farlo. L’art. 18 St. Lav. non lo impedisce minimamente. Questa norma entra in funzione soltanto se un’azienda con più di 15 dipendenti nell’effettuare uno o più licenziamenti non rispetta le regole del sistema ovvero adduce motivazioni prive di fondamento. La reintegrazione è una sanzione, che è stata introdotta per le aziende di una certa dimensione in considerazione del fatto che per esse il pagamento di un indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato non è un problema.
Abolire l’art. 18 significa sostanzialmente dare mano libera in materia di licenziamenti. Nessuna sanzione economica potrà scoraggiarli, anche perché i lavoratori espulsi, quelli più costosi, per la loro età, potranno essere sostituiti da giovani alle prime armi più docili e meno retribuiti. In questo modo si favoriscono gli imprenditori abituati a realizzare i profitti torchiando i dipendenti e non coloro che vogliono investire nell’innovazione. Inutile dire che la libertà di licenziare può essere utilizzata come strumento nel confronto politico e come mezzo di pressione. Nel nostro Paese dove, per carenza di capacità imprenditoriali, le possibilità di lavoro scarseggiano, perdere il posto significa essere emarginati dalla società. Con buona pace dell’art. 1 della nostra Costituzione che pone il lavoro a fondamento della Repubblica.

Firma: Domenico D’Amati

Fonte: Articolo 21

Immigrazione, il monito di Napolitano: “Si diffonde retorica pubblica xenofoba”

RomaPubblichiamo parte del discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenuto stamani all’Auditorium Parco della Musica nel saluto d’apertura dell’Assemblea Generale dell’European Foundation Centre dal titolo “Combattere la povertà, creare opportunità”.

«L’associazionismo e il volontariato coinvolgono milioni di cittadini italiani ai quali sta a cuore il bene comune e che sono desiderosi di condividere impegni e valori civili. Le Fondazioni sono una delle forme in cui l’impegno organizzato a favore del bene comune, comunque lo si voglia definire, trova espressione concreta».

«La dura crisi economica mondiale che stiamo vivendo – ha proseguito il Capo dello Stato – non ha ancora generato sfortunatamente tutti i suoi effetti in termini di povertà. Negli ultimi decenni la povertà e l’impoverimento non sono stati collocati in cima all’agenda politica, ma oggi li troviamo nuovamente al centro del dibattito pubblico. Infatti, nell’attuale congiuntura, non solo potremmo non riuscire a recuperare coloro che si trovano ancora al di sotto della soglia di povertà, ma rischiamo di vedere tanti altri cadere oltre tale soglia».

«Dobbiamo, inoltre, chiederci se le politiche pubbliche non abbiano concorso anch’esse a determinare questo processo, sia per le loro manchevolezze tecniche, sia perché la tensione verso l’eguaglianza e la solidarietà, che a lungo è stata una forza trainante in gran parte delle culture politiche europee, abbia finito per affievolirsi. La povertà è una delle questioni che esigono motivazione e mobilitazione ad ogni livello: a partire dalla generosità individuale fino all’azione strutturale dell’Unione Europea».

«Povertà e disuguaglianza – ha aggiunto il Presidente Napolitano – sono strettamente connesse, quindi le misure rivolte a ridurre la povertà e quelle contro l’esclusione sociale devono andare di pari passo. Solo in questo modo si può evitare che coloro che si trovano in fondo alla scala sociale rimangano confinati in quella posizione. Questo è tanto più importante nei nostri paesi dove le differenze in termini di origini etniche, religiose e culturali sono aumentate. Qui, il rischio che queste differenze si traducano in un fattore di esclusione è sempre presente ed è aggravato dal diffondersi di una retorica pubblica che non esita – anche in Italia – ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia».
«Abbiamo bisogno – ha concluso il Presidente Napolitano – di elaborare strategie innovative, nuovi metodi. Le fondazioni possono essere utili in questa funzione. La progettazione e la valutazione di nuove soluzioni non spetta esclusivamente alla politica; è una funzione che in società molto differenziate deve scaturire dal dialogo e dalla collaborazione tra tutti gli attori sociali».