Eternit, Schmidheiny condannato in appello a 18 anni.

I giudici di Torino aumentano la pena per l’imprenditore elvetico per il quale in primo grado la pena era stata di 16 anni. Disposta una provvisionale di quasi 51 milioni di euro tra Regione Piemonte e Comune di Casale Monferrato. Risarcite le tante parti civili

Torino – Diciotto anni di reclusione per disastro doloso permanente e omissione dolosa di cautele anti-infortunistiche. Questa la condanna che la Corte d’Appello di Torino ha inflitto all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato nel processo Eternit. In primo grado era stato condannato a 16 anni. I giudici hanno ritenuto Schmidheiny responsabile di disastro anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli e Rubiera. Per quel che riguarda l’altro imputato, il barone belga Louis De Cartier, i giudici si sono pronunciati direttamente per l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati, mentre hanno dichiarato il non luogo a procedere data la morte dell’imputato per gli altri.

Il giudice ha stabilito che il periodo in cui Schmidheiny gestì la Eternit va dal giugno del ’76, per gli stabilimenti di Casale (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Bagnoli (Napoli) e dall’80 per quello di Rubiera (Reggio Emilia), e arriva fino al giugno dell’86 per Casale e Cavagnolo, fino all’85 per Bagnoli, fino all’84 per Rubiera. L’imputato è stato quindi assolto per il periodo che va dal giugno del ’66 al ’76 per non aver commesso il fatto. Resta penalmente responsabile per gli anni seguenti.

La lettura del dispositivo, piuttosto lunga, è proseguita con l’elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili. Sorpresa per l’esclusione di Inps e Inail. Invece, sono state riconosciute provvisionali al Comune di Casale per quasi 31 milioni (rispetto ai 25 concessi nel primo grado), alla Regione Piemonte (20 milioni), all’Asl Al (5 milioni), ad Associazione Familiari e Vittime amianto (100 mila euro), a otto Comuni della zona (da 150 a 350 mila euro). E poi è partita la lunga chiamata dei nomi delle singole parti civili risarcite con provvisionale di 30 mila euro ciascuna. Assegnati anche 2 milioni di euro al Comune di Rubiera e 350mila euro alla Regione Emilia-Romagna.

Nessun risarcimento per Bagnoli, la fabbrica che aveva maggiori commesse. Il motivo, secondo l’avvocato Roberto Rosario, legale degli eredi di una trentina di operai defunti a Bagnoli  “è che il Comune non si era mai costituito, inammissibile in un processo così importante”.

Una sentenza che è destinata a fare storia, non a caso il pm Raffaele Guariniello, che con i colleghi Sara Panelli e Gianfranco Colace ha sostenuto l’accusa, si è definito commosso per l’esito della decisione.

 

La lettura della sentenza (Repubblica TV)

Guariniello: “Sentenza è un inno alla vita (Repubblica TV)

Bruno Pesce: “Le vittime hanno avuto giustizia (Repubblica TV)

Romana Blasotti: “Stravolti ma andiamo avanti” (Repubblica TV)

Operaio dona a Guariniello una vecchia tuta da lavoro (Repubblica TV)

Appello Eternit, ultima udienza. Il giudice: “Verificate la morte di De Cartier”. La difesa: “Schmidheiny non ha pensato al solo profitto”

La sentenza lunedì prossimo alla presenza di attivisti da tutta Europa. Dopo la morte di De Cartier molte parti civili stanno valutando se accettare le offerte provenienti da Schmidheiny, per non correre il rischio di rimanere senza risarcimento.

Torino – Ultima udienza al processo d’appello Eternit prima della sentenza di lunedì prossimo, che sarà pronunciata alla presenza di attivisti della lotta contro l’amianto provenienti da molte parti d’Europa e del mondo.

La corte di assise d’appello, presieduta dal giudice Alberto Oggé, ha incaricato un perito di verificare l’autenticità della morte del barone Louis De Cartier, imputato deceduto a 92 anni la scorsa settimana. Un atto dovuto per poter poi stralciare definitivamente la posizione del barone belga dal procedimento.

Col decesso di De Cartier circa 1.500 parti civili rischiano di non ricevere alcun risarcimento. Il vice presidente dell’Afeva Nicola Pondrano ricorda che “c’è una sentenza di primo grado che afferma la colpevolezza del barone De Cartier e c’è la possibilità’di percorrere le vie giudiziarie in sede civile. Non ci arrendiamo”. Molte parti civili stanno valutando se accettare le offerte provenienti dall’altro imputato, lo svizzero Stephan Schmidheiny, per non correre il rischio di rimanere senza risarcimento.

In aula l’avvocato Astolfo Di Amato, difensore di Stephan Schmidheiny, ha contestato l’interpretazione del pm Raffaele Guariniello, difforme – sostiene – rispetto alla sentenza di primo grado. Di Amato ha anche nuovamente sostenuto che “il gruppo svizzero ha trasferito in Italia in 10 anni oltre 75 miliardi, senza ricevere utili, e che una parte cospicua di quella somma e stata spesa in sicurezza”, contestando l’interpretazione “di un imprenditore che avrebbe anteposto a tutto il profitto”. Questa la replica di Bruno Pesce, coordinatore del Comitato Vertenza Amianto: “Schmidheiny ha sempre saputo tutto, anzi era il primo a sapere le cose a livello internazionale e a livello locale, ma non ha mai fatto nulla…”.

Eternit, le repliche dei legali dei responsabili civili

L’avvocato Sbisà ha cercato di sminuire le responsabilità di De Cartier e della Etex. La Corte lo ha stoppato con una specifica ordinanza. Lunedì prossimo le repliche dei difensori dei due imputati.

Torino – L’udienza di lunedì 20 maggio al processo d’appello Eternit è stata dedicata alle repliche dei legali dei responsabili civili Alessio Di Amato (Becon e Anova), Matteo Mangia (Amindus), e Giuseppe Sbisà (Etex) che hanno ribadito la propria lettura della vicenda, con lo scopo di chiamare le società fuori dal quadro di responsabilità che potrebbero essere attribuite ai signori dell’amianto, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis de Cartier, condannati in primo grado a 16 anni di carcere. In particolare, la replica di Sbisà ha cercato di sminuire le effettive responsabilità di De Cartier nel gruppo Eternit. Una replica fin troppo articolata che ha richiesto una specifica ordinanza del tribunale di fronte a quella che si stava trasformando una arringa ex novo, con argomenti mai affrontati che non possono essere introdotti in questa fase del dibattimento.

Il processo è stato aggiornato a lunedì 27 maggio per le repliche dei difensori di Stephan Schmidheiny e di Louis De Cartier.

Eternit, il pm Guariniello chiede 20 anni di reclusione per i vertici e traccia un parallelo con l’Ilva

Il pm ha parlato apertamente di un atteggiamento pervicace e spregiudicato degli imputati. Sentenza prevista il 3 giugno prossimo.

Torino –  Venti anni di carcere per i due imputati, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Jean Louis De Cartier. Questa la richiesta del pm Raffaele Guariniello che ha chiuso la requisitoria dell’accusa al processo d’appello Eternit. Nel suo discorso, pronunciato sulla solida base delle sentenze  di Cassazione, Guariniello ha tracciato un parallelo con il caso dell’Ilva di Taranto e ha sottolineato che la Suprema corte parla di “pervicacia e spregiudicatezza” degli imputati. Il pm ha spiegato come tale accostamento non sia casuale, avventato, ma che sia il necessario divenire di anni di indagini e inchieste, che lo hanno portato a convincersi di come le due vicende, Eternit e Ilva, siano accomunabili negli atteggiamenti colpevolmente omertosi dei vertici di entrambe le aziende:

In primo grado le condanne avevano riguardato solo le fabbriche di Casale Monferrato e Cavagnola, in provincia di Torino. In Appello Guariniello ha esteso la richiesta anche per gli stabilimenti di Bagnoli (Napoli) e Rubiera, in provincia di Reggio Emilia.

Processo Eternit, la replica finale dell’accusa

Il pm Colace ricorda il recente decesso di una donna di 36 anni nel Casalese. Afeva consegna una lettea aperta alla Convenzione di Rotterdam per far includere l’amianto crisotilo nella lista delle sostanze nocive.

Torino – E’ cominciata la fase finale del processo di secondo grado per l’Eternit. Nell’udienza odierna i tre magistrati del pool dell’accusa hanno iniziato la loro replica. Il pm Gianfranco Colace ha voluto ricordare il recente decesso di una 36enne nel Casalese nata appena una settimana dopo che Stephan Schmidheiny in una riunione con i vertici dell’azienda aveva detto che si sarebbe dovuto fare tutto il possibile per dimostrare che l’amianto non è nocivo. Lunedì 13 toccherà a Raffaele Guariniello chiudere la partita per l’accusa. La sentenza è prevista per il 3 giugno.

Da segnalare anche l’iniziativa di Afeva, che insieme ad altre associazioni europee che si occupano di amianto, sarà a Ginevra in occasione della sesta Conferenza della Convenzione di Rotterdam, per consegnare una lettera in cui si chiede di includere l’amianto crisotilo nella lista delle sostanze nocive della Convenzione.

Eternit, la difesa di De Cartier: “Non ci fu dolo”. Sentenza forse il 27 maggio.

Secondo l’avvocato Zaccone negli anni ’70 e ’80 l’amianto era diffuso e il suo uso veniva addirittura raccomandato dalle autorità. Si riparte il 6 maggio con la replica della Procura. Sentenza il 27 maggio o il 3 giugno.

Torino – L’arringa dell’avvocato Cesare Zaccone, legale di Jean Louis De Cartier, ha concluso la serie di udienze dedicate alle tesi della difesa. Secondo il legale non c’è stato dolo nei vertici della Eternit. ”La portata reale del rischio – ha detto Zaccone – venne recepita solo molto tardi. Negli anni ’70 e ’80 l’amianto era diffuso e il suo uso veniva addirittura raccomandato dalle autorita’. I dirigenti abitavano negli stabilimenti, questo la dice lunga sul loro grado di consapevolezza”.

Il processo riprenderà il 6 maggio con la replica della Procura, che forse impegnerà anche una parte dell’udienza successiva (quella del 13) dedicata alle parti civili. A seguire – il 20 maggio – la parola passerà ai legali delle società chiamate in causa e – infine – il 27 maggio interverranno i difensori degli imputati. Poi la corte si ritirerà in Camera di Consiglio per la sentenza. Tuttavia se l’udienza del 27 dovesse prolungarsi troppo il pronunciamento potrebbe slittare all’udienza successiva, precauzionalmente fissata per il 3 giugno.

Eternit, parla l’avvocato Alleva: “Schmidheiny non responsabile né come esecutore né come ispiratore”. Sentenza il 3 giugno

L’avvocato ha aggiunto che Eternit conduceva un’attività pericolosa ma legale. Definito il calednario delle prossime udienze, venerdì si concludono le arringhe della difesa.

Torino – All’udienza odierna del processo Eternit è intervenuto l’avvocato Alleva, difensore di Stephan Schmidheiny. Secondo il legale il processo non avrebbe dimostrato alcuna responsabilità del suo assistito in merito al disastro né come «esecutore» né come «ispiratore» delle regalìe degli scarti di lavorazione. Inoltre – ha annotato – Eternit conduceva una attività «pericolosa ma  legale». Una arringa infiorettata di paroloni che non ha però convinto Luciano Bortolotto, esponente della Cisl ed attivo nell’AFEVA: «Il tentativo di sostenere che la legislazione era insufficiente, che non vi sarebbe stato adeguato controllo da parte degli organi ispettivi, che l’uso dell’amianto era diffuso da parte di tutte le aziende e loro non capiscono perché si processa solo Eternit… non cambia il quadro. Alleva ha un’eloquenza straordinaria ma si arrampica sugli specchi, viste le prove schiaccianti sulle manovre di depistaggio».

Definito il calendario delle ultime udienze. Tra oggi e venerdì si concludono le arringhe della difesa (dopodomani tocca all’avvocato Cesare Zaccone per De Cartier). Poi si sospende e si riprende a maggio, tutti i lunedì dal 6 al 27, per le repliche, nell’ordine, delle procure, delle parti civili e delle difese. Il 3 giugno è atteso il verdetto.

Presentato il Piano nazionale amianto. Al processo l’avvocato Di Amato chiede l’assoluzione di Schmidheiny

Il documento è stato illustrato a Casale Monferrato dal ministro della Salute Balduzzi. Centrale il tema delle risorse economiche per le bonifiche e per la ricerca. Al processo la difesa cerca di negare le responsabilità di Schmidheiny

Torino – Mentre il processo Eternit prosegue con le arringhe dei difensori il ministro della Salute Balduzzi ha presentato a Casale Monferrato il Piano nazionale amianto. Un testo di 40 pagine (scarica il documento in versione integrale) che delinea le linee di intervento sul tema a livello nazionale e territoriale. Il Piano è stato elaborato dai Ministeri della Salute, dell’Ambiente e del Lavoro. Approvato dal Governo il 21 marzo scorso, attualmente è all’esame della Conferenza Stato-Regioni. Scaturisce dalla II Conferenza governativa sulle patologie asbesto-correlate, che si è tenuta a Venezia dal 22 al 24 novembre 2012, a distanza di tredici anni dalla prima.

Centrale il tema delle risorse economiche per le bonifiche e per la ricerca. Il sindaco di Casale Monferrato Giorgio Demezzi ha toccato l’aspetto della necessità di reperire i fondi, dei quali ci sono 2 milioni di euro fermi in Regione e ha chiesto ai parlamentari presenti di farsi carico di percorsi legislativi che portino all’attuazione di quanto previsto dal Piano. Nella parte del piano relativa alla sicurezza sul lavoro e alle misure previdenziali c’è poi un’apertura alla possibilità che siano inseriti tra i beneficiari di indennizzi o risarcimenti anche coloro i quali hanno contratto malattie per esposizione ambientale e non solo lavorativa all’amianto. Al tavolo di confronto coordinato dal ministero del Lavoro che deve valutare come si possano aiutare concretamente le parti lese nel processo Eternit prendera’ parte anche una rappresentanza dell’Avvocatura generale dello Stato.

Da segnalare l’intervento del pm Guariniello, che ha denunciato l’assenza di processi sul tema dell’amianto in Italia e ha chiesto al ministro della Salute di istituire un Osservatorio sui tumori professionali.

Nell’udienza odierna ha parlato il legale di Schmidheiny, l’avvocato Astolfo Di Amato, che ha chiesto l’assoluzione del suo assistito dicendo che «il vertice di una multinazionale con stabilimenti in tutto il mondo non può essere ritenuto responsabile di come vengono gestite le società italiane che hanno propri consiglieri di amministrazione. Ciò tanto più quando, come nel nostro caso, sono state fornite risorse enormi da utilizzare per la tutela della ambiente e dei lavoratori».

Eternit, parlano i difensori di Etex e De Cartier. Novità dal tavolo tecnico sui risarcimenti.

Il processo si avvia alle battue finali. Sui risarcimenti l’Inail farà da apripista. Lunedì a Casale sarà presentato il Piano nazionale amianto.

Torino – Nuova udienza al processo d’appello Eternit. Oggi sono proseguite le arringhe dei responsabili civili, le società chiamate a rispondere in solido con gli imputati degli eventuali risarcimenti che il tribunale potrebbe decidere di riconoscere a chi ha subito danni a causa della attività della multinazionale dell’amianto. Sono intervenuti il difensore di Etex (società belga collegata a de Cartier) e uno dei due avvocati del belga Jean Louis de Cartier per affrontare proprio l’argomento delle richieste delle parti civili.

Intanto si registrano novità anche sul versante dei risarcimenti. L’Inail farà da «apripista» per il recupero delle provvisionali, gli anticipi sui risarcimenti che la giustizia italiana ha riconosciuto alle partiti civili. «Ma anche lo Stato dovrà fare la propria parte e noi non ci stancheremo di chiedere la piena attuazione della sentenza, non solo con la condanna penale ma anche dando concretezza ai risarcimenti». Lo ha detto Bruno Pesce, coordinatore del Comitato Vertenza Amianto dopo la conclusione del tavolo tecnico convocato alla sede Inail di Roma. «Il tavolo tecnico, istituito dal Ministero del Lavoro con il Ministero della Salute e le altre amministrazioni interessate e i soggetti danneggiati, è previsto negli obiettivi del Piano nazionale amianto»,  sottolinea un comunicato diffuso dal ministero della Salute. Piano che sarà presentato l’8 aprile a Casale.

Eternit, la difesa si appella a precedente sentenza favorevole

Si tratta della pronuncia della Corte d’appello di Torino che nello scorso novembre aveva assolto tre dirigenti dell’Enel di Chivasso dall’imputazione di omicidio colposo per il decesso di alcuni lavoratori, dovuto al contatto con l’amianto.

Torino – Colpo di scena all’udienza odierna del processo d’appello Eternit, che si avvia alla conclusione. La difesa si è affidata a una sentenza della Corte d’appello di Torino per smontare, in tutto o in parte, la tesi dell’accusa: la sentenza in questione è quella che lo scorso novembre ha assolto tre dirigenti dell’Enel di Chivasso dall’imputazione di omicidio colposo per il decesso, dovuto al contatto con l’amianto, di alcuni lavoratori.

Il pm Raffaele Guariniello ha avuto una reazione tranquilla: «I contenuti di quella sentenza ci sono noti – ha detto – e li abbiamo già in parte esposti nella requisitoria. La Corte torinese si era basata su una decisione della Cassazione risalente al 2010 ma ormai sconfessata da sei sentenze successive».