Strage di Viareggio, attesa per la decisione del gup

Ultima giornata di repliche. L’avvocato di Ferrovie: Nel sistema ci sono lacune latenti, ma non le possiamo colmare individuando dei capri espiatori.

Lucca – Ultima giornata di repliche all’udienza preliminare prima della decisione del Gup Dal Torrione, attesa per la giornata di domani. “Non facciamo dell’udienza preliminare una catarsi”, ha detto l’avvocato di Ferrovie Ambra Giovene “Nel sistema ci sono  lacune latenti. Ma non è all’interno di un processo che dobbiamo colmare queste lacune. Ci sono lacune ma non possiamo colmare individuando dei capri espiatori”, questa la sua conclusione.

In vista dell’udienza di domani Daniela Rombi, presidente dell’Associazione fra i familiari delle vittime il “Mondo che vorrei”, lancia un appello alla più ampia partecipazione: sarà un giorno importantissimo e molto atteso e la nostra grande partecipazione è doverosa.

Processo di Viareggio, per le Ferrovie la velocità non è un fattore di rischio

Concluse le controrepliche degli avvocati difensori dei 33 imputati. Si riprende mercoledì, il gup Dal Torrione dovrebbe pronunciarsi giovedì 18

Lucca – Ultima udienza della settimana ancora dedicata alle controrepliche degli avvocati difensori. Ha nuovamente parlato Armando D’Apote, legale di Mauro Moretti, amministratore delegato del Gruppo Ferrovie, che ha toccato tutte le questioni emerse durante l’udienza. Sulla questione della velocità, D’Apote è tornato a sostenere la tesi per cui «la riduzione in vigore a Viareggio è stata decisa in ossequio ad una richiesta del sindaco e non per ragioni di sicurezza». Gli avvocati di Ferrovie intervenuti davanti al giudice hanno sottolineato come lungo i binari si ritenga più pericolosa una velocità ridotta.

L’udienza riprenderà mercoledì 17 con la discussione sui capi di imputazione per l’officina Cima riparazioni di Mantova. Il giudice Alessandro Dal Torrione dovrebbe esprimersi giovedì.

Strage ferroviaria, le cisterne passavano da Viareggio perché meno abitata di Bologna

La difesa dei legali di Rfi: non si soddisfa l’esigenza di giustizia condannando degli innocenti. Se i carri merci vanno più piano c’è più pericolo. Tra una settimana la decisione del giudice

Lucca – Nuova giornata di aula all’udienza preliminare per il processo sulla strage ferroviaria di Viareggio. Oggi hanno parlato gli avvocati degli imputati (33 persone fisiche, più le imprese) per rispondere alle repliche di Procura e avvocati delle parti civili. L’avvocato Luigi Stortoni ha replicato così alle parole di Enrico Marzaduri, legale della Provincia, costituitasi parte civile, e di Daniela Rombi. «Chi ha il coraggio di dire che non siamo sensibili a queste vittime? Non si soddisfa esigenza di giustizia condannando innocenti, assolvere innocenti non è far torto alle vittime!».

L’avvocato di Rfi Gaetano Scalise ha spiegato che è stato applicato il Piano di rischio delle Ferrovie, datato 2001, che prevedeva il passaggio delle cisterne cariche di Gpl attraverso linee «poco antropizzate», e per questo la linea di Viareggio era stata preferita a quella di Bologna.

Un’altra tesi portata dai legali di Trenitalia è che ridurre la velocità dei carri merci che trasportano materiali pericolosi significa creare situazioni di pericolo. Tesi smentita dai fatti però, perché a Viareggio, subito dopo il disastro ferroviario, la velocità è stata ridotta: dai 100 chilometri l’ora ai 50 consentiti.

Strage ferroviaria, uno scambio di e-mail che imbarazza i vertici di Fs Logistica

Nelle ore immediatamente successive all’incidente dall’Italia si chiedeva di ridiscutere le condizioni contrattuali. L’avvocato Bartolini: “L’azienda era al corrente dei rischi legati a quel convoglio”

Lucca – Nuova giornata di udienza preliminare al processo sulla strage di Viareggio. L’avvocato di parte civile Fabrizio Bartolini ha usato parole dure: “Quanto avvenuto a Viareggio è il frutto di un sistema di gestione imprenditoriale e di risorse economiche volte al risparmio, alla superficialità e alla trascuratezza a scapito della sicurezza e della vita umana: Viareggio ne è stata purtroppo l’esempio”.

Bartolini ha citato uno scambio di mail tra FS Logistica e Gatx nelle ore immediatamente successive all’incidente: un intreccio di email dai toni frenetici e allarmanti tra l’Italia e la Germania dove i responsabili di Fs Logistica scrivono a Gatx chiedendo di fissare nei giorni seguenti un incontro a Roma per discutere delle attuali condizioni contrattuali. La prova, secondo Bartolini, che fino ad allora si era pensato al risparmio a scapito della sicurezza e della vita umana.

Viareggio, parola alla Procura: “Moretti e le Fs sono colpevoli”

Il Procuratore capo, Aldo Cicala: lo statuto di Fs prevede un amministratore delegato della holding che fa tutto. Cinque ore di arringa dei pm Amodeo e Giannino.

Lucca – All’udienza preliminare del processo per la strage ferroviaria di Viareggio in corso di svolgimento a Lucca oggi ha parlato l’accusa. Un’udienza fiume, con i pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino che hanno parlato per quasi 5 ore complessive, cercando di smontare pezzo su pezzo le linee difensive degli indagati, ricostruendo nel dettaglio quanto accaduto prima, durante e dopo il deragliamento del treno merci.

Ha tirato le fila il procuratore capo Aldo Cicala, che ha contestato le tesi secondo cui l’ad Mauro Moretti sarebbe estraneo ai fatti in quanto amministratore della holding Fs e non di ogni singola azienda in cui le Ferrovie dello Stato hanno ripartito le varie competenze. Ma è stato proprio Moretti a firmare la lettera di conciliazione nel caso di Riccardo Antonini, il dipendente di Rfi. Come dire insomma che, secondo la Procura, Moretti non può dire di essere di Fs quando si parla di sicurezza ed essere invece di Rfi quando si tratta di licenziare un lavoratore impegnato, fra le altre cose, a denunciare le carenze, vere o presunte che siano, dei sistemi di sicurezza in ferrovia. «Si ricava – ha detto il procuratore – che l’amministratore delegato della holding è uno che fa tutto. Eventualmente insieme agli amministratori delle società del Gruppo».

Laconico il commento degli avvocati difensori: «È stata la replica che ci aspettavamo, ma che non mi sembra abbia inciso più di tanto con elementi di novità», ha detto l’avvocato Gaetano Scalise. Ancora più sprezzante l’avvocato di Moretti D’Apote: «Le tragedie ci saranno sempre», queste le sue parole.

L’udienza continua domani: la parola ancora agli avvocati di parte civile.

Strage di Viareggio, ancora spazio agli avvocati difensori. Il verdetto entro il 20 luglio.

Si riprende martedì 9 con l’intervento della Procura. Anche oggi è continuato lo scarico di responsabilità da parte degli imputati. L’avvocato di Moretti: “Non capisco perché FS Holding sia tra gli imputati”.

Lucca – Udienza preliminare da chiudere entro il 20 luglio, nonostante lo sciopero nazionale degli avvocati. Questa la comunicazione del Gup Alessandro Dal Torrione, che ha aggiornato l’udienza a martedì 9 quando la parola passerà alla Procura. Nelle ultime settimane si sono susseguiti gli interventi degli avvocati difensori che hanno mostrato una linea comune: ciascuno scarica la responsabilità sull’altro. Oggi hanno parlato Antonio Fiorella e Alfonso Maria Stile per Trenitalia e FS Logistica. «Gli esponenti delle Ferrovie dello Stato non avevano poteri impeditivi dell’evento» e «Il disastro non è stato causato dalla violazione delle norme sul lavoro», le loro principali argomentazioni.

Ha parlato anche l’avvocato Alberto D’Apote, difensore di Mauro Moretti: «Non si capisce a che titolo sta nel processo Fs holding che non è un gestore né un’impresa ferroviaria…», queste le sue parole. Vedremo se il Gup concorderà con questa impostazione.

Strage di Viareggio, la parola a Trenitalia: «Rispettate tutte le regole»

L’avvocato Mittone: i controlli visivi previsti non avrebbero scovato la cricca Ed il noleggio del carro è avvenuto seguendo le normative europee

Lucca – Continuano le arringhe dei difensori dei vari imputati all’udienza preliminare per il processo sulla strage di Viareggio. Oggi è stato il turno dell’avvocato Alberto Mittone, difensore di Mario Castaldo, finito nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura di Lucca, in qualità prima di amministrazione delegato di Cargo Chemical Srl e poi di responsabile della Businness Unit “Industrica Chimica e Ambiente” di Fs Logistica, oltre che direttore della Divisione Cargo di Trenitalia.

«Il trasporto riguarda Trenitalia», ha spiegato l’avvocato, con un intervento che ha riscosso i complimenti dei colleghi per la chiarezza: «Ma quali controlli dovevano essere fatti? Nessun controllo di tipo anticipato. Perchè il carro proveniente dall’estero, quando si affaccia in Italia, si presenta marchiato, timbrato, e colui che lo riceve in ambito nazionale sa che può circolare liberamente. La marchiatura si chiama Riv (Regolamento internazionale dei veicoli) e garantisce, assicura e determina affidamento in colui che lo riceve». Il carro, insomma, «si presenta come omologato, immatricolato secondo i crismi del Paese di provenienza. Chi riceve il carro verifica se il piano di manutenzione è rispettato e se la data di scadenza non è stata oltrepassata».

Strage di Viareggio, per la difesa di Rfi è stata una «disgrazia»

L’avvocato Giovene: “Il dispositivo antisvio non sarebbe servito a nulla”. Momenti di tensione coi familiari delle vittime

Lucca – «Non si parli di strage, è stata una disgrazia». Parole pronunciate in aula durante l’udienza odierna dall’avvocato Ambra Giovene, difensore di Michele Mario Elia, amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana, ed altri imputati di Rfi.  Parole che hanno provocato momenti di leggera tensione al termine della seduta, quando, all’uscita dell’avvocato, alcuni familiari delle vittime si sono fermati davanti a lei mettendo in mostra le magliette con su riprodotti i volti dei loro cari che non ci sono più. Ma tutto è finito lì.

L’avvocato Giovene ha sottolineato che Ferrovie dello Stato viene raffigurata nella parte del cattivo “ma ha una storia -sostiene- che merita rispetto, fatta di persone competenti e qualificate”. Per difendere le quali, l’avvocato Giovene è entrata nel dettaglio tecnico approfondendo in particolare la questione legata all’antisvio, vale a dire, il particolare strumento che, a detta di molti tecnici, avrebbe potuto evitare il deragliamento del treno merci. L’installazione del dispositivo -si domanda in maniera retorica l’avvocato- avrebbe impedito l’evento? Era idoneo questo strumento tecnico ad evitare l’evento? Il poter impedire quanto accaduto è attribuibile ai miei assistiti?”. Secondo l’avvocato Giovene la Procura “con maggiore onestà intellettuale avrebbe dovuto leggere gli atti senza accanimento perché il dispositivo antisvio intanto non è obbligatorio e poi non ha potere di impedire l’evento”. L’avvocato Giovene è intervenuta anche sulla questione delle barriere. A suo dire queste ultime non avrebbero avuto influenza sulla quantità di gas che passa.

Prima di lei aveva preso la parola l’avvocato Filippo Sgubbi che difende Giuseppe Farneti e Stefano Rossi, funzionari di Rfi, il primo oggi in pensione. “Sono dipendenti di grande competenza e scrupolo -ha detto l’avvocato Sgubbi- e si trovano sbalzati in un meccanismo spaventoso di tipologia di reati enormi. Vengono accusati solo perché fanno parte di un’organizzazione. Ma l’enorme disgrazia non deve trasformarsi in un’ingiustizia per gli imputati. Gli addebiti che vengono mossi devono essere documentati con prove”. Entra nel merito anche della questione del picchetto. “Ammesso e non concesso che sia stato quello la causa dello squarcio nella cisterna – ha detto – come si poteva prevedere l’evento, se mai in passato nulla di analogo era mai successo?”. Sulla base di queste considerazioni l’avvocato Filippo Sgubbi ha chiesto il proscioglimento per i suoi assistiti.

Quattro anni dalla strage, Viareggio non dimentica. Al processo la difesa contesta il diritto di replica della Procura

Proclamato il lutto cittadino. Previsti un convegno e un corteo fino al luogo della tragedia.

Viareggio – Quattro anni dopo, Viareggio non dimentica. Né potrà mai farlo, in futuro. Sabato 29 giugno ricorre il quarto anniversario del disastro ferroviario in cui persero la vita 32 persone, e i familiari dei parenti delle vittime, come sempre, commemoreranno i loro cari con una giornata per ricordare che si aprirà al mattino da un convegno e terminerà in serata con un corteo fino al luogo della tragedia. All’abbraccio parteciperanno come al solito anche i ferrovieri con i fischi dei loro treni. Ogni convoglio che transiterà dalla stazione di Viareggio infatti emetterà un lungo e prolungato rumore per far sentire in qualche modo vicinanza e affetto alla città. Un anniversario che giunge mentre è in pieno svolgimento l’udienza preliminare del processo che vede indagate le 33 persone considerate dall’accusa, a vario titolo, responsabili della strage.

Le udienze della settimana sono state dedicate alle arringhe delle difese. Nell’ultima udienza l’avvocato Ennio Amodio ha sfoderato il colpo di scena dichiarando di ritenere che la Procura non abbia diritto alla replica, avendo rinunciato a motivare le richieste di rinvii a giudizio e non avendo fatto i nomi degli imputati in aula. Dura la replica della Procura: «Niente replica? È un’invenzione». Parole pronunciate dal Pm Salvatore Giannino, che assieme a Giuseppe Amodeo affianca il Procuratore capo Aldo Cicala nel procedimento giudiziario.

Viareggio, le Ferrovie al contrattacco: “Non abbiamo colpa”

L’avvocato Stortoni, che ha usato parolacce in aula, ha ribadito che a determinare lo squarcio sulla cisterna della morte non fu il picchetto ma la piegata a zampa di lepre.

Lucca – «Ma di che cacchio cacchio stiamo parlando?». Con un’espressione quantomeno colorita, se non proprio di basso profilo e certamente inappropriata per un’aula di tribunale — benché successivamente corretta con un «mi sia scusata l’espressione» — l’avvocato Luigi Stortoni si è rivolto al Gup Alessandro Dal Torrione per difendere la posizione dei suoi due assistiti, Giovanni Costa e Giulio Margarita. Il primo direttore della direzione tecnica di Rfi rete ferroviaria italiana, il secondo già direttore della struttura operativa sistemi di gestione sicurezza, circolazione treni ed esercizio ferroviario di Rfi. «Stiamo parlando di mio figlio Federico – è la risposta che arriva dritta al cuore da Luciana Beretti – che oggi avrebbe compiuto gli anni, ed invece di festeggiarlo vado al cimitero a parlare con una lapide!».

Nell’udienza odierna l’avvocato Stortoni ha ribadito che a determinare lo squarcio sulla cisterna della morte non fu il picchetto come rimarcato dalla maggioranza di tecnici ed esperti, oltre che dalla commisione d’indagine per il ministero dei trasporti che fa capo alla direzione generale per le investigazioni ferroviarie dello stesso ministero diretto dall’ingegner Marco Pittaluga, ma la piegata a zampa di lepre, come da conclusione dell’incidente probatorio.