Tv, per battere la mafia non bisogna essere eroi

FirenzeNella tv del servizio pubblico si parla poco di criminalità organizzata e quando se ne parla lo si fa per raccontare fatti di cronaca o di commemorazioni. Non ci sono più programmi come Linea diretta, Tg2 Dossier, Samarcanda. Sono solo alcuni esempi di tv dimenticata in occasione dei 60 anni della Rai. Saviano, su Repubblica, ha dato lo spunto per un approfondimento chiedendo a Renzi che la mafia non rappresenti solamente un «tema morale, etico legato unicamente alla legalità in senso astratto». Gli affari della criminalità organizzata superano il 10% del Pil: 170 miliardi di euro, sottratti alle persone che vivono onestamente, a chi ha perso il lavoro, e su quei soldi si infrangono i sogni dei nostri giovani. Saviano chiede che si affronti il problema della legalità anche sotto il profilo economico, con leggi adeguate che impediscano il riciclaggio di denaro sporco e le infiltrazioni negli appalti grazie a società del Nord e la protezione di una classe politica corrotta.

La risposta di Superman Renzi (segretario del Pd, presidente del Consiglio, ciclista, podista, scrittore, è in libreria con un nuovo libro) è stata immediata. Sulle promesse il premier è imbattibile: ha diviso in cinque punti l’azione che il governo deve intraprendere per fermare la “Mafia Spa“, ma la risposta è inadeguata, sa di tesina scolastica insufficiente, con un unico obiettivo: prendere tempo come chi, nel recente passato, aveva promesso di sconfiggere mafia e cancro nel giro di pochi anni. Il paese come diceva Sciascia, non ha bisogno di “quaquaraquà”. Sono tra quelli che pensano che Renzi debba essere lasciato lavorare prima di essere giudicato, ma se il buongiorno si vede dal mattino (aumento della tassa sulla casa, Gentile, ecc…), tempesta all’orizzonte. Il premier e il ministro della Giustizia Orlando, blindato da due berlusconiani doc: Ferri e Costa, e in confusione visto che sull’azione di governo la lotta alla criminalità organizzata è relegata al penultimo posto (superata per la maglia nera solo dalla riforma del sistema radio-tv), avrebbero dovuto prendere un volo per Palermo per stringere la mano a Nino Di Matteo e ai suoi colleghi pm che, contro tutto e tutti, rischiando la vita, colpiti quotidianamente da giornalisti infami e da politici meschini, stanno portando avanti il processo sulla trattativa Stato-mafia; poi in auto verso la provincia di Agrigento a stringere la mano al galantuomo Ignazio Cutrò, testimone di giustizia. Per far questo non bisogna essere Superman, ma avere semplicemente le palle.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Caro Grillo, la Tv non è tutta uguale

FirenzeDiceva Charlie Chaplin: «Il successo rende simpatici». Non è il caso di Beppe Grillo. Da quando i sondaggi lo danno al 7,5% è mediaticamente vivisezionato: accusato di essere il padre padrone del Movimento 5 Stelle e di averlo trasformato in un’azienda che fa affari. Che male c’è se questo gli permette di far sopravvivere il movimento senza i soldi della collettività?

Tutti i partiti hanno un padre padrone, a cominciare dai Radicali di Pannella fino a B. (che ha trasformato l’azienda in un partito mettendo i dipendenti a fare i politici), in altri, alcuni del centrosinistra, il capo è sotterraneo e manovra il segretario civetta, spesso a sua insaputa. Non vi è un partito in cui la base conti qualche cosa. La dimostrazione è ciò che sta accadendo oggi nella Lega, il cui popolo, ogni giorno che passa, viene sempre più umiliato da ciò che la magistratura scopre e da insopportabili discorsi di ex e futuri segretari privi di contenuti, valori, di morale, con un unico obiettivo: salvare le chiappe e avere il comando. Bossi avrà concordato con qualcuno la candidatura del Trota o ha fatto tutto da solo?

Il tesoriere Belsito si è autonominato vicepresidente della Fincantieri? Dov’erano quelli che oggi vanno in giro con la ramazza? Chi non ha controllato ha le stesse responsabilità di chi ha rubato. Di Grillo, un po’ Don Chisciotte, un po’ Masaniello, condivido la lotta all’illegalità e ammiro la caparbia volontà di fare pulizia in Parlamento. Sono quasi cinque anni che ha depositato, inutilmente, 350 mila firme dei cittadini al Senato con tre proposte di legge: nessuno può essere candidato se condannato anche solo nei primi due gradi di giudizio; nessuno può essere eletto per più di due mandati; basta con i candidati nominati dai capi partito. Perché il centrosinistra non gli ha dato una mano?

L’ultima di Grillo è quella di contestare i talk-show invitando i suoi a non parteciparvi perché sono “spazi poco igienici”. Il Movimento 5 Stelle può fare a meno di andare in tv, comunica straordinariamente attraverso Internet, ma quel cittadino che non naviga, perché anziano, ha il diritto di essere informato come il giovane che ha deciso di non guardare più la tv. È vero, il talk è uno spazio per i soliti noti. La società civile, che in questi ultimi 10 anni è stata la vera opposizione al berlusconismo, non ha spazio. Travaglio è invitato solo perché fa ascolto non per quello che scrive.

È lontano il tempo in cui Biagi diceva: «La tv è per chi ha qualche cosa da dire». Grillo non dovrebbe fare di ogni erba un fascio: Sevizio Pubblico di Santoro non è uguale a Porta a Porta di Vespa.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano