Fondi Regione Piemonte, gip Torino: “Imputazione coatta” per ex consiglieri e due assessori.

Imputazione coatta per peculato per una decina di ex consiglieri regionali del Piemonte nell’ambito dell’inchiesta sui “rimborsi facili”.

Firenze Imputazione coatta per peculato per una decina di ex consiglieri regionali del Piemonte nell’ambito dell’inchiesta sui “rimborsi facili”. Lo ha deciso il gip di Torino Roberto Ruscello. Il provvedimento coinvolge anche due assessori della giunta di Sergio Chiamparino: il vicepresidente e assessore al Bilancio Aldo Reschigna e l’assessore alle Pari opportunità Monica Cerutti (Sel). Il provvedimento riguarda anche Fabrizio Comba, Giampiero Leo, Gianluca Vignale, Luca Pedrale per il centrodestra e per il centrosinistra Eleonora Artesio, il segretario regionale del Pd Davide Gariglio, l’onorevole Stefano Lepri e Angela Motta. I pubblici ministeri dovranno chiedere il rinvio a giudizio degli interessati nel giro di dieci giorni. L’udienza preliminare, che sarà celebrata da un altro giudice, stabilirà se dovranno essere processati o no. Delle richieste di archiviazione presentate dalla procura di Torino il giudice ne ha accolte solo sei, fra cui quella dell’ex governatore, oggi europarlamentare, Mercedes Bresso. Intanto, il presidente Chiamparino ha già respinto le dimissioni del vicepresidente Reschigna e dell’assessore Cerutti.

Fondi Piemonte, Chiamparino: “Piena fiducia negli assessori….” (fonte: Il Fatto)

Appello Thyssen, le motivazioni. “L’ad fu imprudente”, ma non ci fu dolo

I giudici d’appello motivano la riduzione della condanna nei confronti dell’ad Espenhahn da 16 anni e mezzo a 10 anni. Per la corte, previde il rischio, ma “valutò” che non si sarebbe verificato. Nessuna negligenza nell’intervento degli operai.

Torino – Sono state depositate le motivazioni della sentenza d’appello del processo Thyssen. La sentenza, dello scorso 28 febbraio, aveva ridotto la condanna all’ad Harald Espenhahn a dieci anni rispetto ai sedici anni e mezzo comminati in primo grado.

Secondo la Corte, l’amministratore delegato della ThyssenKrupp “sapeva che la linea di ricottura e decapaggio fosse a rischio incendio” ma “non può avere agito in modo tanto irrazionale”. Insomma, agì “con imprudenza“, ma non con il “dolo eventuale” contestato dal procuratore Raffaele Guariniello.

Per quanto riguarda il comportamento degli operai, la Corte afferma che essi “non compirono nulla di anomalo ma anzi applicarono (o tentarono di applicare) alla lettera il Piano di Emergenza”.

Il pm Guariniello ha così commentato la sentenza: “Chiederemo alla Cassazione di pronunciarsi sull’omicidio volontario con dolo eventuale, ma intanto abbiamo la condanna più pesante mai inflitta in un caso del genere e l’affermazione della responsabilità dell’azienda”.

Eternit, le repliche dei legali dei responsabili civili

L’avvocato Sbisà ha cercato di sminuire le responsabilità di De Cartier e della Etex. La Corte lo ha stoppato con una specifica ordinanza. Lunedì prossimo le repliche dei difensori dei due imputati.

Torino – L’udienza di lunedì 20 maggio al processo d’appello Eternit è stata dedicata alle repliche dei legali dei responsabili civili Alessio Di Amato (Becon e Anova), Matteo Mangia (Amindus), e Giuseppe Sbisà (Etex) che hanno ribadito la propria lettura della vicenda, con lo scopo di chiamare le società fuori dal quadro di responsabilità che potrebbero essere attribuite ai signori dell’amianto, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis de Cartier, condannati in primo grado a 16 anni di carcere. In particolare, la replica di Sbisà ha cercato di sminuire le effettive responsabilità di De Cartier nel gruppo Eternit. Una replica fin troppo articolata che ha richiesto una specifica ordinanza del tribunale di fronte a quella che si stava trasformando una arringa ex novo, con argomenti mai affrontati che non possono essere introdotti in questa fase del dibattimento.

Il processo è stato aggiornato a lunedì 27 maggio per le repliche dei difensori di Stephan Schmidheiny e di Louis De Cartier.

Eternit, parla il pm Panelli. Mercoledì le conclusioni di Guariniello

Terza udienza dedicata alla requisitoria dell’accusa. Presenti due pullman di cittadini di Casale Monferrato.

Torino – Altra giornata dedicata alle conclusioni dell’accusa al processo d’appello Eternit, che continua al ritmo serrato di tre udienze a settimana. Dopo gli interventi del pm Colace e del pg Tomaselli oggi è toccato alla pm Sara Panelli. Mercoledì concluderà Raffaele Guariniello con le richieste dell’accusa.

Il processo sta entrando nel merito e la partecipazione dei cittadini aumenta: “Sia oggi che mercoledì – dice il coordinatore del Comitato vertenza amianto Bruno Pesce – partiranno alla volta di Torino ben due pullman e, mercoledì è prevista anche la presenza di studenti delle scuole casalesi”.

Appello Eternit, tocca alla difesa: «Imputati innocenti, reati comunque prescritti e pene troppo severe»

I legali di Schmidheiny hanno nuovamente sollevato le eccezioni e le ragioni di nullità già avanzate in primo grado.

Torino – Terza udienza del processo d’appello Eternit, dedicata all’ esame degli appelli delle difese. Sono state riproposte tutte le eccezioni e le ragioni di nullità già avanzate in primo grado. Prima le questioni di legittimità costituzionale, dalla presenza di parti civili nel processo penale all’irregolarità presunta degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari.

I legali di Schmidheiny hanno sostenuto nuovamente l’incompetenza del tribunale di Torino e sono poi tornati a chiedere di poter controesaminare tutte le parti offese “sia costituite che non costituite” e “tutte le parti civili”.

Il processo è stato aggiornato a venerdì 22.

Guariniello e i suoi impegni futuri

Torino«Credo, temo, che questo sia il mio penultimo dibattimento…». A parlare è il pubblico ministero Raffaele Guariniello che stamani, rivolgendosi alla Corte, nel processo di appello per il rogo alla Thyssen, ha lasciato intendere che in futuro probabilmente il suo lavoro non si svolgerà più alla Procura di Torino. Fra le varie ipotesi, vi è quella di un possibile incarico da affidare al pm Guariniello in ambito europeo.  Intanto, però, il pubblico ministero continuerà ad occuparsi di Thyssen e l’ultimo processo sarà quello dell’Eternit. 

Processo Thyssen, chiesto sconto di pena per l’ex responsabile della sicurezza che si commuove in aula

Ultime tre udienze prima della sentenza che sarà resa giovedì 28 febbraio. Per Cafueri chiesto sconto di pena, da 13 anni e 6 mesi a 10 anni.

Torino –Ultime tre udienze al processo Thyssen prima della sentenza, prevista per giovedì 28 febbraio. Oggi il Pm Raffaele Guariniello ha chiesto uno sconto di pena per Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza dello stabilimento torinese. Il Pm ha chiesto dieci anni di reclusione, ritenendo le attenuanti equivalenti alle aggravanti. In primo grado Cafueri era stato condannato a 13 anni e mezzo. Conferma delle condanne invece per gli altri 5 imputati, a partire dall’amministratore delegato della società in Italia, Harald Espenhahn, che in primo grado fu condannato a 16 anni e 6 mesi.

Cafueri ha preso la parola per una breve dichiarazione spontanea, nel corso della quale si è commosso: “Non c’è giorno in cui non pensi a quella notte – queste le sue parole – Io li conoscevo tutti. E con molti di loro avevo un rapporto che andava al di là dell’essere colleghi”.

“Eternit, strage nascosta come l’Olocausto”

Queste le parole del giudice Alberto Oggé durante l’udienza di oggi. La relazione continua mercoledì

Torino – Seconda udienza al processo d’appello Eternit oggi a Torino. Il giudice Alberto Oggè, nella lettura della relazione che ha aperto il processo, ha paragonato la tragedia della fabbrica all’Olocausto: il cenno è legato a un passaggio della sentenza di primo grado in cui si spiega che i vertici della multinazionale dell’amianto, negli anni ’70, avrebbero deciso di minimizzare i rischi legati alla lavorazione del minerale e di diffondere informazioni rassicuranti. Il parallelo con l’Olocausto, ha osservato il giudice, si può rintracciare nel fatto che lo sterminio degli ebrei venne nascosto dalle autorità naziste e fu possibile ricostruirlo in tutti i suoi passaggi soltanto a posteriori.

Il giudice ha ricordato che si tratta di un processo di dimensioni enormi: “La complessità degli accertamenti richiesti ai giudici, già valutati nel processo di primo grado, è notevole: occorre dunque un’analisi con cuore intelligente”. Non sono mancati riferimenti filosofici e letterari, da Salomone a Kant, da Aristotele a Braudel.

La relazione del giudice Oggé, nella quale sono richiamati i passaggi fondamentali della sentenza di primo grado, continuerà nell’udienza di mercoledì. Nel frattempo La Stampa ha pubblicato un articolo che cita un documento nel quale Schmidheiny accusa l’Italia e contesta il conto dei morti da amianto.

Processo Eternit, al via l’appello. Centinaia di familiari delle vittime a Torino

Fissato il calendario, tre udienze a settimana. L’obiettivo è chiudere entro giugno. Assenti gli imputati. Petizione dei familiari delle vittime per avere giustizia anche in Francia e in Belgio.

Torino – A un anno esatto di distanza dalla sentenza di primo grado ha preso il via stamani al Tribunale di Torino il processo d’appello Eternit.

La prima udienza è durata tre quarti d’ora ed è servita a comunicare il calendario successivo, che prevederà tre udienze a settimana. Si comincerà con le relazioni sul primo grado del processo, a seguire saranno affrontate le questioni preliminari e le varie competenze territoriali. La strategia della difesa, già utilizzata in primo grado, è quella di dilatare i tempi del processo o addirittura di annullarlo, se dovesse essere accolta l’istanza dell’incompetenza territoriale.

A sostenere l’accusa saranno ancora una volta i pm Raffaele Guariniello, Gianfranco Colace e Sara Panelli, applicati dalla procura generale, insieme al pg Ennio Tommaselli. Il loro obiettivo è quello di chiudere entro il mese di giugno.

All’udienza di stamani erano assenti i due imputati, Stephan Schmidheiny e Jean Louis de Cartier, che sono stati dichiarati contumaci. Il presidente Alberto Oggé ha autorizzato le riprese televisive del processo, che sarà trasmesso in streaming sul sito della Provincia di Torino, per «l’interesse sociale particolarmente rilevante».

Prima dell’apertura del processo si è svolta l’annunciata manifestazione davanti al Tribunale. Presenti centinaia di persone da varie località italiane, dalla Francia e dal Belgio. Le associazioni che riuniscono i familiari delle vittime dell’amianto, tramite la portavoce Romana Blasotti, hanno diffuso una petizione congiunta per chiedere giustizia sull’amianto nei tre paesi.

La prossima udienza si terrà lunedì 18 febbraio.

Rai condannata per servizio “Annozero” su Alfa Mito. Risarcimento di cinque milioni per la Fiat.

Corrado Formigli e Rai condannati a pagare 5 milioni di euro alla Fiat, più due milioni di euro per pagare la pubblicazione della sentenza su quattro giornali. Assolto Michele Santoro. È il risarcimento stabilito dal giudice del Tribunale di Torino Maura Sabbione al termine del processo per diffamazione intentato dal Lingotto.

Torino Il Tribunale civile di Torino ha condannato la Rai e il giornalista Corrado Formigli a pagare cinque milioni di euro alla Fiat Group Automobiles , più altri due per la pubblicazione su quattro giornali. Assolto Michele Santoro. Il risarcimento è stato stabilito dal giudice Maura Sabbione al termine del processo per diffamazione intentato dal Lingotto (la Fiat ne aveva chiesti 20 di milioni) contro il conduttore, il giornalista e l’azienda dopo il servizio di “Annozero” andato in onda lo scorso 2 dicembre 2010. Nella motivazione il magistrato scrive che «l’informazione era incompleta e parziale e, come tale, atta a indurre nel telespettatore medio una percezione errata del confronto tra le autovetture». In ragione di questo il servizio ha cagionato alla Fiat e in particolar modo al sub-brand Alfa Romeo Mito un danno patrimoniale e non patrimoniale, quantificato in sette milioni di euro. In sostanza, la Rai come persona giuridica è responsabile del danno morale del suo dipendente. Una colpa che non ricade su Santoro. Secondo il giudice, la Fiat «non ha fornito la piena prova di un illecito a carattere diffamatorio», né può essere mosso contro il presentatore «alcun serio e specifico addebito». Nel servizio, Formigli faceva una comparazione delle performance dell’Alfa Mito con altre due auto della stessa categoria, una Mini cooper e una Citroen Ds. Un estratto della sentenza sarà pubblicata su Corriere della Sera, Repubblica, Stampa e Quattroruote ed, inoltre, la Rai, dovrà cancellare dal sito di “Annozero” la puntata del 2 dicembre 2010 (link).