Margherita, l’ex tesoriere Luigi Lusi condannato a otto anni

Roma La quarta sezione penale del tribunale di Roma ha condannato l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi a otto anni di carcere per essersi appropriato di oltre 25 milioni di euro, soldi destinati al partito. Per Lusi, ex senatore Pd per il quale nel 2012 palazzo Madama votò sì alla richiesta d’arresto, il pm Stefano Pesci aveva sollecitato 7 anni e mezzo per i reati di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e di calunnia nei confronti di Francesco Rutelli, all’epoca dei fatti leader del partito. I giudici non hanno però riconosciuto come provato il reato di associazione a delinquere, condannando l’ex tesoriere per appropriazione indebita e calunnia, e infliggendogli l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Il tribunale di Roma ha condannato anche il commercialista Mario Montecchia a tre anni e 6 mesi e un altro commercialista, Giovanni Sebastio, a 2 anni e 8 mesi. Condannata a un anno e due mesi, ma con pena sospesa per cinque anni, anche Diana Ferri, segretaria di Lusi, per la quale era stata sollecitata dall’accusa l’assoluzione con formula ampia.

Pomigliano, respinto il ricorso della Fiom. Pronto il ricorso in appello

L’azienda li aveva collocati in cassa integrazione in base all’accordo con altri sindacati

Roma – Il tribunale di Roma ha respinto il ricorso presentato da Fiom contro Fiat per discriminazione nei confronti di 19 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano messi in cassa integrazione dopo un accordo firmato con le altre sigle sindacali. I 19 dipendenti erano stati reintegrati a fine novembre scorso, ma poi messi in cassa integrazione in base all’accordo che Fiat ha firmato con le altre sigle sindacali. La Fiom ha annunciato ricorso in appello.

Pomigliano, arriva il ricorso Fiat: “Il numero di dipendenti dello stabilimento è già più che adeguato”

Confermate le previsioni che davano per scontato il ricorso anche dopo le parole di Marchionne che aveva commentato la sentenza parlando di “folclore locale”

Torino – La Fiat non intende assumere a Pomigliano i 145 lavoratori iscritti alla Fiom, come ordinato dal Tribunale di Roma perché l’attuale organico esclude del tutto gli iscritti al sindacato metalmeccanico della Cgil. Per questo chiederà alla Corte d’appello di sospendere l’esecuzione dell’ordine, in attesa della presentazione di un ricorso per ottenere un secondo grado di giudizio.

Secondo l’azienda, il numero dei dipendenti è a oggi più che adeguato a far fronte alle attuali esigenze di mercato e qualsiasi ulteriore assunzione comporterebbe il ricorso alla cassa integrazione, se non a procedure di mobilità. La società “è fermamente convinta che l’esecuzione dell’ordinanza arrecherebbe un danno irreparabile all’attuale contesto lavorativo in Fip e per tale ragione debba essere evitata”.

Confindustria punisca Fininvest perché paga il pizzo. Dirlo non è reato.

Non è diffamatorio affermare che la Fininvest pagò il pizzo alla mafia e che Confindustria dovrebbe adottare provvedimenti contro l’azienda di Silvio Berlusconi, per coerenza con le nette prese di posizione degli ultimi anni verso gli imprenditori che si piegano alle richieste criminali.

FirenzeNon è diffamatorio affermare che la Fininvest pagò il pizzo alla mafia e che Confindustria dovrebbe adottare provvedimenti contro l’azienda di Silvio Berlusconi, per coerenza con le nette prese di posizione degli ultimi anni verso gli imprenditori che si piegano alle richieste criminali. Lo ha stabilito il gip del Tribunale di Roma Maurizio Caivano, che il 31 maggio ha accolto la richiesta di archiviazione di una querela presentata da Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, contro ilfattoquotidiano.it. Per continuare a leggere l’articolo, pubblicato sul sito “Il Fatto” clicca qui.

 

Rai condannata al risarcimento per 4,5 milioni di euro all’Einstein, società produttrice della soap opera Agrodolce.

– Il Tribunale di Roma ha condannato la Rai a pagare 4,5 milioni di euro per fatture non pagate nei confronti dell’Einstein multimedia, società produttrice della soap opera Agrodolce di Rai3

Roma – Il Tribunale di Roma ha condannato la Rai a pagare 4,5 milioni di euro per fatture non pagate nei confronti dell’Einstein multimedia, società produttrice della soap opera Agrodolce di Rai3. E’ un primo passo in avanti per l’Einstein, costretta a fare i conti con la decisione dei vertici di Viale Mazzini, assunta a suo tempo, di interrompere la messa in onda della fiction. Una scelta che a catena ha provocato l’immediata interruzione della creazione di un polo televisivo e cinematografico in una zona d’Italia, Termini Imerese, costretta già a subìre la parabola discendente della Fiat. Il prodotto seriale aveva dato lavoro a circa 300 persone tra tecnici, attori e comparse e altre centinaia con l’indotto che via via si stava creando. Inoltre, vi sono circa 25 milioni di euro di contributi che la Regione Sicilia tiene ancora bloccati in attesa che il governo si decida a far ripartire gli studios costruiti in provincia di Palermo (link).

 

Il giudice del lavoro: Mentana deve tornare a condurre “Matrix”. Mediaset farà ricorso.

Enrico Mentana deve tornare a condurre “Matrix”. L’ha stabilito il giudice del lavoro del Tribunale di Roma.

Roma Il giudice del lavoro Guido Rosa del Tribunale di Roma ha dichiarato illegittimo il licenziamento di Enrico Mentana e ha ordinato alla Rti di reintegrarlo nel posto di lavoro con le mansioni di realizzatore e conduttore del programma “Matrix”, condannando l’azienda al risarcimento del danno. Il giornalista, autore del libro dal titolo “Passionaccia”  – uscito nelle librerie da pochi giorni – si era sì dimesso dal ruolo di direttore editoriale, ma aveva sostenuto di essere stato «dimissionato» anche da giornalista e conduttore di “Matrix” e pertanto illegittimamente licenziato. Mentana aveva criticato la scelta editoriale di non modificare la programmazione di Canale 5 nel giorno della morte di Eluana Englaro, avvenuta lo scorso 9 febbraio. Il giornalista chiese ai vertici di Mediaset di andare in onda in prima serata ma l’azienda decise di trasmettere regolarmente una puntata del “Grande Fratello”. Da questa diversità di vedute Enrico Mentana decise di dimettersi da direttore editoriale ma non da conduttore di “Matrix”, tanto da definirsi un «dimissionato» al momento in cui l’azienda decise di sostituirlo anche dal programma da lui stesso realizzato e condotto. In ragione della sostituzione, Mediaset affidò la conduzione a Alessio Vinci, in passato corrispondente della Cnn. Oggi è arrivata la risposta del giudice del lavoro che dà ragione al giornalista. Mediaset ha già annunciato il proprio ricorso in appello (link).