Strage di Viareggio, Moretti condannato a sette anni

Firenze –  L’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti è stato condannato a 7 anni per la strage di Viareggio in cui, il 29 giugno 2009,  morirono 32 persone. L’accusa per Moretti, attualmente a capo di Finmeccanica, aveva chiesto 16 anni. A 7 anni e mezzo sono stati condannati, invece, l’ex ad di Rfi Mauro Michele Elia (attualmente country manager al Tap per l’Italia) e l’ex ad di Trenitalia Vincenzo Soprano. Nei confronti di Elia, l’accusa aveva chiesto 15 anni di carcere. La sentenza di primo grado si caratterizza per la condanna degli ex vertici di Ferrovie, Rfi e Trenitalia. Moretti è stato assolto come amministratore delegato di Fs, ma condannato come ex amministratore delegato di Rfi, la società del gruppo che si occupa dell’infrastruttura ferroviaria.

In tutto 33 gli imputati, 9 le società. Per loro i pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino avevano chiesto pene dai 5 ai 16 anni per un ammontare di oltre 250 anni. Per tutti gli imputati le accuse andavano, a vario titolo, da disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo, incendio colposo e lesioni colpose.

Strage di Viareggio: il verdetto… (fonte: Repubblica) 

Strage di Viareggio… (fonte: Sky)

Strage di Viareggio, i familiari… (fonte: Il Fatto)

Strage di Viareggio, Delrio… (fonte: Il Fatto)

Strage di Viareggio, Marco Piagentini … (video, fonte: Repubblica) 

 

 

 

 

 

 

Strage Viareggio, riprende il processo: “Controlli sul treno superficiali”

Lucca – Una lunga catena di superficialità, di macchine obsolete, di controlli non eseguiti in maniera corretta sull’assile che è collassato sul carro deragliato nel giugno 2009 a Viareggio. L’accusa dei due pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino nel processo sulla strage di Viareggio si muove in questo scenario. Uno scenario che Amodeo ha definito: “la banalità del male”.

Con queste parole è iniziata la requisitoria dell’accusa nel giorno della ripresa delle udienze dopo la pausa estiva all’interno del Polo Fiere di Sorbano, alle porte di Lucca: i due pm avranno a disposizione altre due udienze, fissate per mercoledì 14 e giovedì 15 settembre, mentre da venerdì 23 la parola passerà alle arringhe difensive.

Il punto di partenza per la requisitoria dei Pm è la circolare Eba (l’ente per la sicurezza ferroviaria tedesca) del 2007. «Guardate – dicono all’unisono i due Pm – che era tutto scritto allora. Venivano date determinate disposizioni in caso di rilevamento di cricche e viene descritto in modo dettagliato cosa accadrebbe in caso di incidente. Già due anni prima, insomma, l’Eba descrive lo scenario che si è verificato a Viareggio due anni dopo».

Di qui i Pm passano a individuare le singole responsabilità delle aziende coinvolte. E tutte hanno, a loro avviso una specifica responsabilità. A partire dalla Jungenthal che effettuò la revisione sull’assile nel novembre 2008. Per l’accusa era inadeguata. Non aveva l’autorizzazione a effettuare i controlli magnetoscopici che avrebbero sicuramente evidenziato l’anomalia; ha utilizzato macchinari scaduti, limitandosi a dare una mano di vernice sull’asse per coprire l’ossidazione.

E’ colpevole anche la Gatx che in quanto proprietaria del carro, in base alle disposizioni dell’Eba, avrebbe dovuto sapere tutto sulla storia dell’asse e fornire disegni e piani indispensabili per svolgere una corretta manutenzione. Colpevole la Cima riparazioni perché quando ha montato sul carro l’asse arrivato dalla Germania avrebbe dovuto accorgersi che gli strumenti utilizzati dalla Jungenthal erano scaduti e pertanto la revisione indicata era di fatto nulla.

Colpevoli infine Rfi e Trenitalia, perché il rilascio dell’autorizzazione a circolare in Italia, stando alle norme in vigore, erano vincolati a requisiti che quel carro, quell’asse e quell’officina di manutenzione non avevano.

Strage di Viareggio, gli striscioni con i volti delle vittime – Galleria fotografica (Repubblica.it)

Strage di Viareggio, parla la Procura (IlTirreno.it)

Strage, parla Trenitalia: “Le colpe sono dei tedeschi”

Parlano Vincenzo Soprano e Mario Castaldo: «Noi innocenti: è colpa dei tedeschi»

Lucca – Udienza importante, quella odierna, al processo per la strage ferroviaria di Viareggio.

Hanno parlato Vincenzo Soprano e Mario Castaldo, entrambi amministratori di Trenitalia e imputati, che hanno rilasciato dichiarazioni spontanee. Le colpe, hanno detto, sono tutte dei tedeschi.

“Ho firmato il contratto di noleggio rispettando gli obblighi di verifica del carro, la rispondenza delle merci trasportate e le modalità di carico – ha affermato Mario Castaldo -, pretendendo a facendo applicare le regole europee e le normative interne di Trenitalia. Quello che dovevo fare l’ho fatto anche se quello che dico non aiuta le famiglie né può alleviare le conseguenze della tragedia”.

“Noi siamo sicuri che quell’assile in Italia non ha mai superato le venti tonnellate di carico – queste le parole di Vincenzo Soprano -, se l’agenzia tedesca Eba avesse tenuto gli stessi comportamenti della nostra Ansf probabilmente oggi non saremmo qui. Il punto chiave è le modalità con cui Eba ha rilasciato le sue certificazioni”.

Nell’udienza di domani parlerà l’ultimo consulente di Jungenthal, poi pm e avvocati daranno indicazioni di massima sul tempo necessario per requisitoria e arringhe.

Ancora non certo se il processo riprenderà a settembre. A deciderlo, venerdi, sarà il presidente del collegio giudicante, dottor Gerardo Boragine. La prescrizione, infatti, incombe.

Strage Viareggio, parla il braccio destro di Moretti

Domenico Braccialarghe, ex numero due di Ferrovie, racconta la holding e l’ex ad Che tutte le istituzioni volevano in ogni situazione o cerimonia pubblica

Lucca – Nell’udienza odierna del processo in corso al Tribunale di Lucca l’avvocato difensore di Mauro Moretti, Armando D’Apote, ha chiamato a testimoniare Domenico Braccialarghe, uomo di fiducia di Moretti prima in Ferrovie e adesso in FinMeccanica.

Il tema trattato è il ruolo della holding Fs nei confronti delle imprese del Gruppo e, nello specifico, i ruoli di Mauro Moretti: quelli che gli erano propri e quelli che lui stesso si era quasi ritagliato addosso. Braccialarghe ha dichiarato che Ferrovie Spa «non è una holding finanziaria ma ha anche compiti operativi». Quindi quelle che per il Pm Salvatore Giannino erano indebite ingerenze negli affari delle società controllate che dovevano restare completamente autonome, per Braccialarghe in realtà erano attività normali della holding tecnica di Trenitalia.

Con questa udienza si conclude l’elenco di consulenti e testimoni della difesa di Ferrovie. Mercoledì prossimo rilascerà delle dichiarazioni spontanee l’imputato tedesco Uwe Kriebel.

Strage, la difesa di Trenitalia: il piano sicurezza riguarda partenza e arrivo

Il trasporto su rotaia di merci pericolose non è mai stato oggetto di un’attenta valutazione del rischio

Lucca – “Trasportare merci o persone – o polli, ndr – è la stessa cosa. Non ci sono priorità.” Parole dell’ingegner Giuseppe Alfonso Cassino, teste chiamato dalla difesa di Trenitalia all’udienza odierna del processo per la strage di Viareggio.

Il piano sicurezza, da quanto emerso in aula, riguarda il punto di partenza e quello di arrivo e le merci pericolose, quali il Gpl contenuto nella cisterna squarciata nel deragliamento che la notte del 29 giugno 2009 mandò in cenere case e vite, sono tali solo nella fase iniziale e finale del trasporto stesso.

L’ingegner Cassino ha affermato che Trenitalia è un’impresa ferroviaria e si occupa cioè della trazione dei convogli mettendo a disposizione locomotori e macchinisti. Il detentore è il proprietario dei carri (Gatx, nel nostro caso) «ed è sul detentore – ha spiegato a più riprese – che ricade il peso della responsabilità delle manutenzioni. L’assile è un elemento fondamentale per un treno, come l’ala per un aereo. Non è pensabile che possa rompersi. Noi dobbiamo fare di tutto per prevenire la rottura, ma una volta rotto non è più possibile fare nulla per evitare le conseguenze».

La prossima udienza del processo è stata anticipata a lunedì 14 marzo. Poi si tornerà in aula il 6 aprile, dopo la pausa pasquale.

Strage Viareggio, Ferrovie nel 2005 avevano un progetto anti deragliamenti

Rimasto chiuso nel cassetto perché chiedevano che a pagare fosse lo Stato La testimonianza di Stefano Guidi, dirigente di Trenitalia

Lucca – Le Ferrovie avevano dal 2005 uno studio per equipaggiare i rotabili con sensori «così da tenere sotto controllo le accelerazioni, registrarle in continua ed individuare soglie di allarme per prevenire i deragliamenti». Questo il passo saliente della testimonianza del dirigente di Trenitalia Stefano Guidi, chiamato a deporre nell’udienza odierna dall’avvocato Cesare Piazza.

Il progetto, però, resta nel cassetto. Anche dopo la strage. «In Europa, dopo Viareggio, – ricorda il dirigente Trenitalia – ci furono tutta una serie di progetti per cercare di evitare in futuro questo serie di eventi». I risultati di quel lavorare sono stati resi pubblici nel gennaio 2015: «Non c’è differenza tra le conclusioni dello studio europeo e quello di Ferrovie datato 2005», ammette Guidi. Alla domanda del giudice Gerardo Boragine sul perché il progetto di Ferrovie si sia perso per strada, la risposta è secca. «Acquisire i carri merce con quelle apparecchiature non rientra nelle capacità di chi ha proposto il progetto, viste le cifre». Per dirla in parole semplici, Ferrovie «richiedevano azioni da parte dell’azionista, cioè dello Stato».

Strage di Viareggio: “Carenze e falle nel sistema dei controlli”

Dure accuse dell’ex direttore dell’Agsf a Gatx, Trenitalia e Rfi: “Trenitalia non dette i documenti sul carromerci”

Lucca – “Sicuramente ci fu una falla nel sistema dei controlli, e una carenza nella procedura di manutenzione nella verifica a ultrasuoni». Le parole dell’ingegner Alberto Chiovelli, giunte al termine della mattinata al processo per la strage di Viareggio, pesano come macigni e chiamano in causa eventuali responsabilità di Gatx, proprietaria del carro merci della morte, di Trenitalia, che era l’impresa ferroviaria abilitata con certificato di sicurezza e Rfi in quanto gestore della rete ferroviaria. L’ingegner Alberto Chiovelli ha parlato come ex direttore dell’Agsf, l’agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, nata nel 2008, e creata apposta, su sollecitazione della Comunità europea, come organismo terzo e indipendente rispetto alle varie imprese ferroviarie con l’obiettivo di disciplinare, normare e vigilare sul trasporto ferroviario. L’ingegner Chiovelli ha illustrato al Collegio giudicante (presieduto dal giudice Gerardo Boragine) cosa era stato fatto e disposto prima dell’incidente del 29 giugno del 2009 e cosa è stato fatto dopo.

Dalla deposizione di Chiovelli è emerso che Trenitalia non riuscì a dare i documenti e le informazioni relativi alla manutenzione del carromerci che provocò il disastro del 29 giugno 2009.

L’udienza è stata seguita dal neoletto sindaco di Viareggio Giorgio del Ghingaro, che si è intrattenuto per alcuni minuti con Daniela Rombi dell’associazione Il Mondo che Vorrei, onlus che raccoglie i familiari delle vittime.

Lunedì il sesto anniversario della strage verrà ricordato con una fiaccolata che inizierà alle 20.45.

Strage di Viareggio, Moretti ridusse le risorse sulle tecnologie per la sicurezza

La Corte dei Conti che verifica i conti di Ferrovie rivela che Moretti ridusse le risorse destinate alla finalità istituzionale, in particolar modo sulle tecnologie per la sicurezza

Lucca – “Emerge una notevole riduzione delle risorse destinate alla finalità istituzionale, che si riflette in modo particolare sulle tecnologie per la sicurezza. Cui sono destinati circa 16 milioni nel 2009 contro gli 85,6 del 2006”. Così scrive la Corte dei Conti che ha l’incarico specifico di verifica di conti e bilanci di Ferrovie. Poche righe e qualche cifra che risuonano nell’aula del Polo fieristico di Lucca.

Sul banco dei testimomi c’è Paolo Rivella, esperto nazionale di intrecci societari. Il suo lavoro mette in luce che “all’epoca dei fatti, la capogruppo Fs con l’amministratore delegato Mauro Moretti, ingeriva costantemente nella gestione delle controllate Rfi e Trenitalia. Bel oltre i termini leciti e dando luogo ad una conclamata. L’avvocato di Moretti, Armando D’Apote ha rinunciato al controesame del testimone.

Strage Viareggio, la notte di inferno nei ricordi di un volontario del 118

Tra le altre testimonianze, quelle dello psicologo Riccardo Domenici. Per la parte tecnica hanno deposto l’ingegnere Giancarlo Laguzzi, l’ex sindacalista Armando Romeo e il consulente di parte Filippo Cufari.

Lucca – All’udienza odierna del processo per la strage di Viareggio ancora emozioni forti. Ha testimoniato un volontario del 118, Giorgio Bosco, che quella notte accompagnò all’ospedale di Cisanello, nel reparto grandi ustionati, Manuela Menichetti, morta 42 giorni dopo. “Mi dette il suo cellulare – le parole del teste – perché le chiamassi la mamma. Era lucida e mi chiedeva cosa ci facesse li, raccontandomi che al momento dell’esplosione era a casa di un’amica a giocare a carte e che uscendo per strada, per fuggire, furono entrambe investite dal fuoco”. Bosco racconta: “Da allora ho cessato di fare il volontario, perché questa storia mi ha segnato, non ho più la forza…”. 

Riccardo Domenici, lo psicologo che tra i tanti ha avuto in cura due bambini di 9 e 4 anni che hanno visto bruciare vivi alcuni vicini, ha poi spiegato in aula i gravi traumi subiti da chi in quelle ore di apocalisse ha dovuto subire lo choc di quanto vissuto.

Hanno parlato anche Giancarlo Laguzzi, ingegnere, ex direttore della Divisione trasporto regionale di Trenitalia, che ha riferito di come venivano firmati i contratti tra Trenitalia e le singole regioni; Armando Romeo, all’epoca segretario del sindacato Orsa, che ha ricordato delle tante missive, sul treno deragliato, inviate a Fs e Ansf sul tema dei controlli, lettere rimaste senza risposta; Filippo Cufari che, da consulente di parte durante l’incidente probatorio ha poi dovuto smettere a seguito di una lettera di diffida da parte dell’azienda.

Ferrovie, il Tribunale di Genova annulla il licenziamento di un macchinista. Il lavoratore non voleva guidare da solo.

Il Tribunale di Genova ha annullato il licenziamento di un macchinista

Firenze Il Tribunale di Genova ha annullato il licenziamento di un macchinista perché quest’ultimo si era rifiutato di guidare senza un collega al suo fianco. Silvio Lorenzoni, questo il suo nome – macchinista delle ferrovie di stanza alla Divisione Cargo di Genova Rivarolo – temeva, come molti altri suoi colleghi che, in caso di emergenza o se si fosse sentito male, un’ambulanza non lo avrebbe mai raggiunto: ci sarebbe stato bisogno di un collega che portasse il treno incontro ai soccorsi. Trenitalia l’ha licenziato, il giudice del lavoro ha annullato il provvedimento con un’ordinanza immediatamente esecutiva e lo ha reintegrato al suo posto di lavoro.

L’accordo del 2010, siglato tra Trenitalia e i sindacati (in un secondo tempo anche Orsa, l’organizzazione cui aderisce) non prevede più l’obbligo sui treni merci e in determinati orari di avere a bordo due macchinisti bensì uno solo affiancato da un cosiddetto tecnico polivalente, ma che non è però abilitato alla conduzione del treno. Le conseguenze della sentenza non possono che rivelarsi storiche, in barba anche al Jobs Act, tanto amato dal premier Renzi.