Trattativa Stato-mafia: Riina ci ripensa e non risponderà alle domande dei pm

Firenze – Come non detto. Il superboss Totò Riina fa marcia indietro. E a sorpresa ha revocato il consenso a farsi interrogare dal pm del processo sulla Trattativa Stato-mafia, in corso davanti alla corte d’Assise di Palermo. Ad anticipare la sua intenzione di rispondere alle domande dell’accusa era stato, durante la scorsa udienza, il suo legale, l’avvocato Giovanni Anania.

Trattativa Stato-mafia: la difesa annuncia che Riina risponderà alle domande dei pm

FirenzeToto Riina ha fatto sapere, tramite il suo avvocato Giovanni Anania, che risponderà alle domande dei pm nel processo sulla presunta trattativa fra pezzi dello Stato e Cosa nostra. Tra gli imputati al processo, il capomafia di Corleone è l’unico ad aver accettato di rispondere alle domande di accusa e difesa. Gli altri – mafiosi, pentiti (Giovanni Brusca), collaboratori (Massimo Ciancimino), ex politici (Marcello Dell’Utri e Nicola Mancino) ed ex ufficiali del Ros dei carabinieri come Mario Mori e Antonio Subranni – hanno rifiutato di sottoporsi all’interrogatorio o non hanno ancora risposto all’istanza dei giudici. L’interrogatorio di Riina dovrebbe tenersi nell’udienza del 16 febbraio.

 

Toto Riina ricoverato per un malore. Non deporrà al processo “Borsellino quater”.

Toto Riina ricoverato all’ospedale di Parma.

Firenze Salvatore Riina è stato ricoverato all’ospedale di Parma per un malore. Il capo dei capi non potrà dunque essere ascoltato il prossimo 17 dicembre al quarto processo Borsellino per la strage di via D’Amelio, che si sta celebrando davanti alla corte d’Assise di Caltanissetta. A renderlo noto è stato l’avvocato difensore, Luca Cianferoni.

Trattativa Stato-mafia: il legale di Riina potrà interrogare Napolitano

Firenze L’avvocato del boss Totò Riina potrà interrogare il Capo dello Stato Giorgio Napolitano al processo sulla trattativa Stato-Mafia, nell’udienza riservata all’audizione del presidente in programma il 28 ottobre. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Palermo che ha accolto l’istanza del difensore Luca Cianferoni stabilendo che potrà porre domande a Napolitano su quanto accadde fra il 1993 e il 1994, quindi su temi nuovi rispetto a quelli originariamente stabiliti dai giudici. Per le prerogative costituzionali di cui gode il presidente della Repubblica, la Corte d’Assise rimarca che la deposizione «non può prescindere dalla disponibilità del capo dello Stato, di cui la corte non potrà che prendere atto».

Scoop su Riina, perquisiti i giornalisti de Il Fatto Quotidiano

I carabinieri del nucleo investigativo di Catania stamani hanno perquisito le abitazioni di tre giornalisti palermitani: Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza de Il Fatto Quotidiano, e Riccardo Lo Verso di livesicilia.it .

Firenze I carabinieri del nucleo investigativo di Catania stamani hanno perquisito le abitazioni di tre giornalisti palermitani: Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza de Il Fatto Quotidiano, e Riccardo Lo Verso di livesicilia.it . Il provvedimento, attuato dai carabinieri, è scattato su ordine di Carmelo Zuccaro, procuratore aggiunto della città etnea. Al centro dell’indagine che ha scaturito la perquisizione, c’è la notizia esclusiva, pubblicata da Il Fatto Quotidiano il 9 ottobre scorso, di un possibile nuovo attentato progettato dal boss di Cosa Nostra Salvatore Riina. Secondo la procura di Catania la fonte che avrebbe fornito la notizia ai cronisti si sarebbe macchiata di violazione di segreto d’ufficio, con l’aggravante di aver favorito la mafia. I giornalisti non sono indagati poiché l’inchiesta è a carico di ignoti. Immediata la solidarietà dell’unione nazionale dei cronisti italiani.

 

Trattativa Stato-mafia, dieci rinvii a giudizio. Processo al via il 27 maggio

Palermo – Il Gup di Palermo Piergiorgio Morosini ha rinviato a giudizio dieci imputati per la trattativa Stato-mafia. Tra loro, ex ufficiali del Ros, capimafia, Massimo Ciancimino, l’ex senatore Marcello Dell’Utri e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino. La Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio degli imputati lo scorso 10 gennaio. Unico tra gli imputati ad ascoltare il verdetto in aula, Massimo Ciancimino. Tra le parti civili, c’era Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, che si è costituito con il suo movimento Agende rosse.

Il processo si aprirà il 27 maggio davanti alla seconda sezione della Corte di Assise di Palermo.

Lo Stato processa se stesso (Il Fatto Quotidiano)

Trattativa Stato-mafia, chiesto il rinvio a giudizio per Mancino, Mori, Subranni, Dell’Utri, Riina e Provenzano.

La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia.

FirenzeLa Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Tra i nomi che compaiono nella richiesta di rinvio a giudizio sono quelli dei capimafia Totò Riina e Bernardo Provenzano, degli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, dell’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino e dei senatori Marcello Dell’Utri e Calogero Mannino. Tutti, tranne Mancino, sono accusati di attentato a un corpo politico. Mancino risponde invece di falsa testimonianza al pubblico ministero (link).

Il pentito Brusca: “Ad Arcore anche i mafiosi”. I pm di Palermo indagano.

FirenzeNon solo minorenni ed escort alle feste di Arcore. Per il pentito Giovanni Brusca, a villa San Martino sono andati anche gli emissari di Cosa Nostra. La rivelazione in un recente interrogatorio davanti ai pm di Palermo, che ora si preparano ad aprire una nuova indagine sul premier. A renderlo noto è il settimanale L’espresso.

<<La procura di Milano indaga sulla presenza di minorenni nella residenza di Arcore del premier per le serate del bunga bunga, e i pm di Palermo lavorano per accertare se a villa San Martino sono stati ricevuti ambasciatori di Totò Riina dopo le stragi Falcone e Borsellino – scrive l’autore dell’articolo Lirio Abbate -. Se dunque i magistrati lombardi si apprestano a chiedere il rito immediato per Silvio Berlusconi, indagato di concussione e prostituzione minorile, nell’affaire Ruby, i loro colleghi siciliani starebbero preparando la strada per far cadere una nuova tegola giudiziaria sulla testa del premier riaprendo nei suoi confronti un’inchiesta di mafia archiviata, nella quale era già stato coinvolto con Marcello Dell’Utri. E sullo stesso filone d’indagine, che coinvolge Berlusconi e Dell’Utri, procede pure la procura di Firenze che vuole fare luce sui mandanti occulti delle stragi del 1993: Uffizi, via Palestro e i due attentati romani>>.

L’impulso a queste indagini, secondo l’Espresso, è stato dato dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e di Brusca. In particolare quest’ultimo ha fatto nuove rivelazioni, sostenendo <<di aver ricevuto da Riina l’incarico di andare ad Arcore per parlare con il Cavaliere dopo le bombe del 1992. Il racconto è contenuto in un verbale di interrogatorio che è stato secretato. Ma di una visita di Brusca a Villa San Martino aveva già parlato in passato un altro pentito, Giuseppe Monticciolo>>.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Massimo Ciancimino: fu Provenzano a tradire Riina. Una tesi falsa per il “capitano Ultimo”.

Secondo la ricostruzione fatta da Ciancimino junior, fu Provenzano a “tradire” Riina. Una tesi considerata falsa dal “capitano Ultimo”.

FirenzeFu Bernardo Provenzano a <<tradire>> Totò Riina, indicando alle forze dell’ordine il nascondiglio dove Riina trascorse l’ultima parte della sua lunga latitanza. A sostenere tale tesi è Massimo Ciancimino, che oggi ha fatto alcune affermazioni in merito prima di entrare nell’aula bunker di Pagliarelli a Palermo. Secondo la ricostruzione fatta dal figlio di Vito Ciancimino, morto nel 2002, durante il periodo delle stragi l’allora capitano dei Ros Giuseppe De Donno gli consegnò delle mappe del capoluogo siciliano chiedendogli di darle a suo padre. Don Vito avrebbe trattenuto una copia delle mappe e una seconda l’avrebbe affidata al figlio perché la consegnasse ad un uomo di fiducia di Provenzano. L’emissario del capomafia successivamente avrebbe resituito allo stesso Ciancimino la mappa con un cerchio, a indicare la zona del quartiere Uditore dove si nascondeva Totò Riina (link). 

Il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, il “capitano Ultimo” che, insieme al generale Mori, condusse le indagini che nel 1993 portarono all’arresto di Riina, considera un falso la ricostruzione fatta da Ciancimino junior indicando quest’ultimo come un servo di Riina (link 2).

 

Tolta la scorta al giudice Franco Lo Voi. Fece arrestare decine di boss

E’ stata tolta la scorta al giudice Franco Lo Voi, per molti anni ha lavorato alla Dda di Palermo. L’ha deciso la Prefettura di Roma. Ha fatto arrestare decine di boss, fra cui Riina, Bagarella e Brusca.

RomaIl giudice Franco Lo Voi, sotto scorta dal 1992, non avrà più nessuna protezione. L’ha deciso la Prefettura di Roma. Il magistrato, attualmente impegnato alla Procura generale della Cassazione, è stato per molti anni in prima linea contro la mafia facendo parte per oltre un decennio della Dda di Palermo. Lo Voi ha partecipato alle indagini che hanno portato alla cattura di Totò Riina, Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca. L’attività di Lo Voi come pm a Palermo ha riguardato anche l’arresto di decine di mafiosi siciliani, in maggioranza condannati all’ergastolo. Nel suo ruolo alla Procura generale della Cassazione, il magistrato si occupa ancora di processi penali che vede come imputati esponenti di Cosa Nostra (link).