Thyssenkrupp: un applauso che strazia il cuore

FirenzeÈ difficile commentare l’applauso di Confindustria a favore di chi è stato condannato per l’omicidio dei nostri cari: l’amministratore delegato della Thyssenkrupp Harald Espenhahn. E’ uno strazio continuo per noi ogni volta che sentiamo dire non è colpa dell’ad, non è stato il dirigente, le pene sono troppo severe, i giudici si sono fatti influenzare, ecc…. Lasciando sottintendere che la morte dei sette ragazzi sia stata “solo” una fatalità o un “costo” che bisogna mettere in conto, o peggio sia responsabilità degli stessi operai.
Possiamo comprendere che nessuno dei condannati voglia andare in carcere, ma come noi abbiamo accettato in silenzio il verdetto della Corte d’Assise di Torino, vorremmo che almeno la parte migliore della società civile e dell’imprenditoria italiana rispettassero il nostro dolore e non insultassero la memoria dei nostri cari.
Oggi noi parteciperemo al convegno “ThyssenKrupp, la sentenza” organizzato dal giornale Sicurezza e Lavoro con Città di Torino, Provincia di Torino e Regione Piemonte. Ci sarà anche l’avvocato della Thyssen Ezio Audisio. Volevamo che ci fossero anche i dirigenti della multinazionale condannati. Siamo pronti ad ascoltarli, sperando però che per una volta ci siano un minimo di umiltà e di comprensione per la tragedia causata dalla multinazionale dell’acciaio. Quando a metà luglio usciranno le motivazioni della sentenza, faremo un altro incontro (a cura di Sicurezza e Lavoro, ndr): speriamo che la presidente di Confidustria Emma Marcegaglia voglia in quell’occasione venire a Torino a spiegarci le ragioni degli applausi ad Espenhahn e a discutere con noi, gli operai, gli Enti locali e gli imprenditori che saranno disponibili.

Firma: Antonio Boccuzzi e familiari vittime Thyssenkrupp

Fonte: Articolo 21

Thyssen, prorogata di sei mesi la cassa integrazione in deroga per i 18 lavoratori

E’ stata prorogata di sei mesi la cassa integrazione in deroga per i 18 lavoratori ancora dipendenti della Thyssenkrupp, dove tre anni fa un’onda anomala – così ha raccontato Antonio Boccuzzi, unico superspite – di fuoco costò la vita a sette persone.

TorinoE’ stata prorogata di sei mesi la cassa integrazione per i 18 lavoratori della Thyssenkrupp ancora non ricollocati dopo il rogo di tre anni fa che provocò la morte di sette loro colleghi. L’accordo è stato raggiunto stamani all’assessorato regionale al Lavoro, presenti rappresentanti dell’azienda, della Regione, della Provincia, del Comune e i sindacati. Per gli operai, al momento, si allontana il rischio di finire in mobilità, che sarebbe scattata il 31 dicembre. Alle stesse istituzioni, gli operai avevano scritto una lettera esprimendo il proprio disagio: <<Ci sentiamo abbandonati>>. L’accordo prevede anche la conservazione dell’incentivo di 20mila euro, destinato eventualmente a quei lavoratori che dovessero lasciare la multinazionale prima della scadenza della cassa integrazione. Infine, è stata inserita una clausola che non comporta la necessità di revocare la costituzione di parte civile al processo. Dei 18 lavoratori, 11 si sono costituiti parte civile nel processo per il rogo alla Thyssenkrupp (link). 

 

Thyssen, tre anni fa la tragedia che non è dovuta alla fatalità, al caso

Tre anni fa il rogo alla Thyssenkrupp dove persero la vita sette operai. I loro nomi: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Masi.

Firenze – Attorno all’una di notte del 6 dicembre 2007 si sviluppa un incendio nella linea 5 della Thyssenkrupp. In pochi secondi le fiamme si diffondono dappertutto, simile ad un’onda anomala (alta 9, 10 metri) – racconterà Antonio Boccuzzi, unico superstite della squadra, e altri testimoni -, investendo gli operai presenti per il turno notturno. Il primo a morire è Antonio Schiavone, l’ultimo Giuseppe Demasi che morirà 24 giorni dopo. Il suo cuore cessa di battere il 30 dicembre. Insieme a loro, non avranno più il piacere di abbracciare i propri cari Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo e Rosario Rodinò. Un giorno che cambia il volto di una città, Torino, roccaforte un tempo della classe operaia. Un giorno che cambierà per sempre le esistenze dei familiari, di Antonio Boccuzzi e dei colleghi. Nulla è più come prima. In loro vi è il dolore, attenuato forse soltanto un po’ e a momenti dai ricordi di quei periodi vissuti assieme a coloro che da tre anni non ci sono più. In loro vi è anche un forte senso di dignità, ostentata durante tutte le udienze di un processo avviato il 1° luglio 2008. Sei gli imputati, a vario titolo, chiamati a rispondere della tragedia. Il reato più grave pesa sulle spalle dell’amminisratore delegato Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. Un’ipotesi di reato mai imputata ad un alto dirigente di azienda per morti sul lavoro. Gli altri cinque (Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni e Cosimo Cafueri) invece sono accusati di omicidio colposo con colpa cosciente. I familiari si affidano alla giustizia nel tentativo un domani di convivere con ferite un pochino meno profonde. Il processo è arrivato alla fase della requisitoria, poi la parola passerà alle parti civili. E’ dovere etico ricordare quella tragica notte, i nomi di chi non è più fra noi. Ed è altrettanto doveroso tenere alta l’attenzione sui trenta lavoratori ancora in forza allo stabilimento di Corso Regina. Alla fine del 2010 scadrà per loro la cassaintegrazione e se nulla sarà fatto, per le trenta tute blu della Thyssen all’orizzonte non ci sarà altro che la mobilità. Sindacati e istituzioni (Comune, Provincia e Regione) hanno un motivo in più per onorare la memoria: non disperdere il potenziale umano e professionale di coloro che nella notte del 6 dicembre hanno avuto la fortuna di scampare ad una tragedia che non è dovura alla fatalità, al caso.

Thyssen, caschetti gialli… (La Repubblica, firma di Diego Longhin)

Thyssenkrupp per non dimenticare… (La Stampa, firma di Rafhael Zanotti)

 

 

Thyssen, il pubblico ministero: “Cronaca di morti annunciate”. L’associazione Legami d’acciaio si costituisce parte civile contro coloro che hanno testimoniato il falso.

Stamani al processo per il rogo alla Thyssen, la requisitoria del procuratore Guariniello e del pm Longo.

TorinoL’accusa di omicidio doloso <<non è frutto di una scelta emotiva o filosofica. Sono state le indagini a imporci il dolo, sono state le perquisizioni nei locali della fabbrica, dei pc e degli archivi a farci scoprire perché sette operai erano morti>>. Con queste parole il procuratore Raffaele Guariniello ha aperto stamani la requisitoria nel processo del rogo alla Thyssenkrupp dove il 6 dicembre 2007 morirono sette operai. Dei sei imputati, l’amministratore delegato Harald Espenhahn risponde del reato più grave, omicidio volontario con dolo eventuale, poiché con la sua condotta <<ha accettato il rischio>> di incidenti mortali. Il pubblico ministero ha spiegato i motivi per i quali da omicidio colposo l’ipotesi di reato è passata, nel corso delle indagini, a omicidio con dolo eventuale. Gli altri cinque imputati (Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni e Cosimo Cafueri) sono accusati di omicidio colposo con colpa cosciente. Subito dopo il pm Guariniello, ha preso la parola per proseguire la requisitoria il sostituto procuratore Laura Longo. <<Descrivere lo stabilimento Thyssenkrupp di Torino negli ultimi mesi vuol dire ripercorrere la cronaca di morti annunciate, previste e prevedibili>>, ha detto il pm Longo.

L’associazione degli ex operai Thyssenkrupp, “Legami d’acciaio”, si costituirà parte civile nel procedimento contro i lavoratori indagati dal procuratore Raffaele Guariniello per falsa testimonianza o induzione alla falsa testimonianza. Lo ha annunciato Ciro Argentino, ex delegato Fiom alla Thyssenkrupp di Torino, a margine dell’udienza. Tale filone di indagini, hanno fatto sapere dalla pubblica accusa, terminerà solo dopo la conclusione del processo per il rogo alla Thyssen.

 

Thyssen, in aula il vicesindaco Dealessandri.

In aula ha testimoniato il vicesindaco di Torino Tom De Alessandri.

TorinoIn Corte d’Assise stamani ha testimoniato nel processo per il rogo alla Thyssenkrupp il vicesindaco di Torino Tom Dealessandri. Su richiesta della difesa, Dealessandri ha ricostruito i rapporti fra il Comune e  l’azienda. Nella sua deposizione, il vicesindaco ha ricordato la volontà del Comune di far cambiare idea ai vertici della multinazionale dal momento in cui comunicarono la decisione di chiudere lo stabilimento piemontese e di trasferire gli impianti a Terni. Dealessandri, ricostruendo i vari incontri di quel periodo, ha affermato che la chiusura dello stabilimento era per Torino «un gravissimo problema». Una scelta che avrebbe comportato un depotenziamento industriale e, di riflesso, la perdita di molti posti di lavoro. «Cercammo – ha detto – di convincere la Thyssenkrupp a restare. Fino alla primavera del 2007 non era mai stata in discussione la permanenza dello sede. In precedenza, anzi, l’azienda aveva fatto delle assunzioni, aveva parlato di allargare lo stabilimento. La decisione di andarsene, ancora oggi, mi è incomprensibile». Alcuni passaggi della testimonianza del vicesindaco, non sono piaciuti ai lavoratori presenti in aula, in particolare quando Dealessandri ha affermato che l’amministrazione è tuttora impegnata ad aiutare coloro che sono rimasti senza un lavoro. «Ventitre di noi – ha detto un operaio all’uscita – sono ancora in cassa integrazione. E guarda caso sono quelli che si sono costituiti parte civile». Prima di Dealessandri era stato ascoltato anche Gianfranco Borghini che, all’epoca dei fatti, seguì la procedura della chiusura dell’impianto torinese, per il ministero dello Sviluppo Economico. Il processo è stato aggiornato al 21 aprile.

Thyssen, il Comitato tecnico regionale sulla sicurezza non fece sopralluoghi per due anni.

Nuova udienza stamani per il processo al rogo alla Thyssenkrupp dove morirono sette operai.

TorinoIl Comitato tecnico regionale sulla sicurezza, obbligatorio per legge, si costituì nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino nel 2005. Fino al 2007, però, non venne eseguito nessun sopralluogo. Nell’estate 2007, quando venne elaborata la relazione con le prescrizioni alle quali l’azienda avrebbe dovuto adempiere, ormai la chiusura dello stabilimento era stata decisa. E, ad ogni modo, il termine ultimo per apportare le dovute modifiche e migliorie era il 31 dicembre dello stesso anno, ovvero tre settimane dopo il rogo che provocò la morte di sette operai. E’ quanto emerso stamani all’udienza del processo per l’incendio alla linea cinque. Nel corso dell’udienza è stato ascoltato, come teste della difesa, Michele Ferrero, ex presidente del Comitato regionale, organo previsto da un decreto del 1999 (link).    

Thyssen: Chiamparino, subiti danni morali.

Stamani è stato ascoltato come testimone il sindaco di Torino Sergio Chiamparino nel processo per il rogo alla Thyssen. Il primo cittadino ha parlato di danno morale e l’eventuale risarcimento per il danno subìto sarà destinato in borse di studio a coloro che vorranno conoscere e approfondire i problemi inerenti alla sicurezza sui posti di lavoro.

Torino – «La ragione principale per cui il Comune si è costituito parte civile non è il danno materiale in sé e neanche un semplice danno di immagine ma un danno morale, che è stato subìto dal momento che quello che è uno dei fondamenti di questa città, l’impegno a favore della tutela della sicurezza sui posti di lavoro, è stato leso da questa tragedia». Parole da noi riprese dalle pagine di Televideo e dette dal sindaco Sergio Chiamparino, ascoltato stamani in aula al processo per il rogo alla ThyssenKrupp come testimone, dopo che il Comune – come altri enti locali – si era costituito parte civile. La deposizione del primo cittadino torinese è durata circa un’ora durante la quale Chiamparino ha posto l’accento su alcuni elementi significativi. Il sindaco ha ricordato che Torino, fin dai tempi dell’industrializzazione di massa, ha inserito il tema della tutela dei lavoratori nella contrattazione. Il sindaco ha inoltre elencato le decisioni assunte a quei tempi dall’amministrazione per manifestare la vicinanza alle famiglie colpite dai lutti e il cordoglio dell’intera città: fra queste furono sospesi i festeggiamenti per il Capodanno e il 2008 fu dichiarato l’anno della sicurezza sul lavoro. A differenza della Regione che ha richiesto un risarcimento per danni patrimoniali e di immagine, il Comune ha parlato di un danno morale subìto da una città che da sempre ha coniugato sviluppo ed economia con la sicurezza sui posti di lavoro. L’eventuale risarcimento per il danno ricevuto, come ha sostenuto lo stesso sindaco, sarà destinato a borse di studio per quei giovani che vorranno studiare, approfondire e diventare un giorno professionisti in un settore così importante, come è la tutela dei lavoratori (link).

Thyssen, ripreso il processo. Domani sarà ascoltato come testimone Chiamparino.

E’ ripreso stamani, dopo la pausa estiva, il processo per il rogo alla thyssen dove persero la vita sette operai.

Torino E’ ripreso, dopo la pausa estiva, il processo per il rogo alla Thyssenkrupp dove il 6 dicembre 2007 persero la vita sette operai. In omaggio alla memoria, ricordiamo i loro nomi: Rocco Marzo, Angelo Laurino, Antonio Schiavone, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Roberto Scola e Giuseppe Demasi. Il processo, dopo una breve sospensione disposta dal Presidente per consentire alla difesa di prendere visione di alcuni documenti introdotti dai legali di parte civile, è ricominciato da dove si era interrotto ascoltando alcuni testi chiamati a deporre dalle parti civili. La prima parte del processo, (da gennaio a luglio) invece era stata dedicata alle audizioni di testimoni e consulenti presentati dalla pubblica accusa e formata dai pubblici ministeri Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso. Si sono costituiti parte civile nel processo anche il Comune di Torino, la Provincia e la Regione Piemonte. In ragione di questo domani sarà ascoltato come testimone il sindaco Sergio Chiamparino.

 Sei sono gli imputati, tutti responsabili e dirigenti del colosso dell’acciaieria. Il reato più grave è contestato all’amministratore delegato Harald Espenhahn che dovrà rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale. Gli altri cinque imputati (Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni e Cosimo Cafueri) invece sono accusati di omicidio colposo con colpa cosciente. Prima della pausa estiva, nel corso dell’udienza del 2 luglio scorso la difesa aveva annunciato la presenza in aula di Harald Espenhahn. Proprio in occasione di tale udienza, all’esterno del Palazzo di giustizia si svolse un presidio, promosso dall’associazione Legami d’Acciaio. Si trattò di un’azione dimostrativa, di denuncia a difesa di quei lavoratori che presentandosi parte civile al processo sarebbero stati discriminati, non ricollocati nel mondo del lavoro, a differenza di altri. Speriamo che quanto prima tale situazione si possa sbloccare. Il processo è stato aggiornato a domani, con la presenza in aula del sindaco Chiamparino. 

Thyssen, dall’anarchia allo sbaraglio: cambiano le parole ma non la sostanza nel descrivere le condizioni di lavoro

Ultima udienza prima della pausa estiva al processo per il rogo alla ThyssenKrupp dove il 6 dicembre 2007 persero la vita sette operai. Sono proseguite le audizioni degli ex dipendenti che si sono costituiti parte civile.

Torino – Cambia l’uso dei termini ma non la sostanza. Nel descrivere le condizioni di lavoro alla ThyssenKrupp, gli ex dipendenti che si sono presentati parte civile, disegnano uno scenario fatto di rischi e pericoli. Dopo la testimonianza nella precedente udienza di Salvatore Abisso – aveva dichiarato «nell’ultimo anno alla ThyssenKrupp era un’anarchia» -, stamani è stato ascoltato Nicola Schinghero che, nel riassumere le condizioni di lavoro nello stabilimento torinese nel periodo  precedente al  rogo del 6 dicembre 2007 che costò la vita di sette operai, ha affermato: «eravamo allo sbaraglio». Nella sua deposizione, Schingero ha posto l’accento sul continuo cambiamento nella composizione della squadra e lo stesso numero di addetti non era quello stabilito. Nella sua versione, Schinghero ha ricordato che nel raggiungere il numero di addetti previsti, al gruppo veniva assegnato il primo lavoratore libero. Poi, è stata la volta di  Diego Casale, manutentore meccanico della squadra di pronto intervento, che ha parlato di un calo nella manutenzione degli impianti (link).

Con quella di oggi, il numero delle udienze è salito a 30 ed è stata ultima prima della pausa estiva. Il processo è stato aggiornato al 17 settembre. 

Thyssen, ex capoturno: “Nell’ultimo anno era un’anarchia”

Torino «Nell’ultimo anno alla ThyssenKrupp era un’anarchia». L’ha affermato stamani l’ex capoturno Salvatore Abisso, il primo dei testimoni presentati dalle parti civili al processo per il rogo che il 6 dicembre del 2007 provocò la morte di sette operai. Davanti alla Corte, lo stesso Abisso – patrigno di Roberto Scola, una delle vittime – ha ammesso che i lavoratori venivano spostati di continuo, i problemi venivano segnalati ma non vi era un intervento. Salvatore Abisso ha anche raccontato che negli ultimi tempi gli operai specializzati trovavano altri lavori, andavano via e venivano sostituiti con dei «ragazzini». Le varie dichiarazioni, rilasciate da Abisso, non fanno altro che confermare le diverse testimonianze fin qui raccolte dalla Corte. Con quella odierna il numero delle udienze sale a 29. Al momento, senza considerare i consulenti tecnici, sono stati ascoltati 74 testimoni, tutti presentati dalla pubblica accusa.

Il processo è stato aggiornato al 16 luglio.

Cronaca.