Torino – Il Comitato tecnico regionale sulla sicurezza, obbligatorio per legge, si costituì nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino nel 2005. Fino al 2007, però, non venne eseguito nessun sopralluogo. Nell’estate 2007, quando venne elaborata la relazione con le prescrizioni alle quali l’azienda avrebbe dovuto adempiere, ormai la chiusura dello stabilimento era stata decisa. E, ad ogni modo, il termine ultimo per apportare le dovute modifiche e migliorie era il 31 dicembre dello stesso anno, ovvero tre settimane dopo il rogo che provocò la morte di sette operai. E’ quanto emerso stamani all’udienza del processo per l’incendio alla linea cinque. Nel corso dell’udienza è stato ascoltato, come teste della difesa, Michele Ferrero, ex presidente del Comitato regionale, organo previsto da un decreto del 1999 (link).
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Thyssen: Chiamparino, subiti danni morali.
Torino – «La ragione principale per cui il Comune si è costituito parte civile non è il danno materiale in sé e neanche un semplice danno di immagine ma un danno morale, che è stato subìto dal momento che quello che è uno dei fondamenti di questa città, l’impegno a favore della tutela della sicurezza sui posti di lavoro, è stato leso da questa tragedia». Parole da noi riprese dalle pagine di Televideo e dette dal sindaco Sergio Chiamparino, ascoltato stamani in aula al processo per il rogo alla ThyssenKrupp come testimone, dopo che il Comune – come altri enti locali – si era costituito parte civile. La deposizione del primo cittadino torinese è durata circa un’ora durante la quale Chiamparino ha posto l’accento su alcuni elementi significativi. Il sindaco ha ricordato che Torino, fin dai tempi dell’industrializzazione di massa, ha inserito il tema della tutela dei lavoratori nella contrattazione. Il sindaco ha inoltre elencato le decisioni assunte a quei tempi dall’amministrazione per manifestare la vicinanza alle famiglie colpite dai lutti e il cordoglio dell’intera città: fra queste furono sospesi i festeggiamenti per il Capodanno e il 2008 fu dichiarato l’anno della sicurezza sul lavoro. A differenza della Regione che ha richiesto un risarcimento per danni patrimoniali e di immagine, il Comune ha parlato di un danno morale subìto da una città che da sempre ha coniugato sviluppo ed economia con la sicurezza sui posti di lavoro. L’eventuale risarcimento per il danno ricevuto, come ha sostenuto lo stesso sindaco, sarà destinato a borse di studio per quei giovani che vorranno studiare, approfondire e diventare un giorno professionisti in un settore così importante, come è la tutela dei lavoratori (link).
Thyssen, ripreso il processo. Domani sarà ascoltato come testimone Chiamparino.
Torino - E’ ripreso, dopo la pausa estiva, il processo per il rogo alla Thyssenkrupp dove il 6 dicembre 2007 persero la vita sette operai. In omaggio alla memoria, ricordiamo i loro nomi: Rocco Marzo, Angelo Laurino, Antonio Schiavone, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Roberto Scola e Giuseppe Demasi. Il processo, dopo una breve sospensione disposta dal Presidente per consentire alla difesa di prendere visione di alcuni documenti introdotti dai legali di parte civile, è ricominciato da dove si era interrotto ascoltando alcuni testi chiamati a deporre dalle parti civili. La prima parte del processo, (da gennaio a luglio) invece era stata dedicata alle audizioni di testimoni e consulenti presentati dalla pubblica accusa e formata dai pubblici ministeri Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso. Si sono costituiti parte civile nel processo anche il Comune di Torino, la Provincia e la Regione Piemonte. In ragione di questo domani sarà ascoltato come testimone il sindaco Sergio Chiamparino.
Sei sono gli imputati, tutti responsabili e dirigenti del colosso dell’acciaieria. Il reato più grave è contestato all’amministratore delegato Harald Espenhahn che dovrà rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale. Gli altri cinque imputati (Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni e Cosimo Cafueri) invece sono accusati di omicidio colposo con colpa cosciente. Prima della pausa estiva, nel corso dell’udienza del 2 luglio scorso la difesa aveva annunciato la presenza in aula di Harald Espenhahn. Proprio in occasione di tale udienza, all’esterno del Palazzo di giustizia si svolse un presidio, promosso dall’associazione Legami d’Acciaio. Si trattò di un’azione dimostrativa, di denuncia a difesa di quei lavoratori che presentandosi parte civile al processo sarebbero stati discriminati, non ricollocati nel mondo del lavoro, a differenza di altri. Speriamo che quanto prima tale situazione si possa sbloccare. Il processo è stato aggiornato a domani, con la presenza in aula del sindaco Chiamparino.
Thyssen, dall’anarchia allo sbaraglio: cambiano le parole ma non la sostanza nel descrivere le condizioni di lavoro
Torino - Cambia l’uso dei termini ma non la sostanza. Nel descrivere le condizioni di lavoro alla ThyssenKrupp, gli ex dipendenti che si sono presentati parte civile, disegnano uno scenario fatto di rischi e pericoli. Dopo la testimonianza nella precedente udienza di Salvatore Abisso - aveva dichiarato «nell’ultimo anno alla ThyssenKrupp era un’anarchia» -, stamani è stato ascoltato Nicola Schinghero che, nel riassumere le condizioni di lavoro nello stabilimento torinese nel periodo precedente al rogo del 6 dicembre 2007 che costò la vita di sette operai, ha affermato: «eravamo allo sbaraglio». Nella sua deposizione, Schingero ha posto l’accento sul continuo cambiamento nella composizione della squadra e lo stesso numero di addetti non era quello stabilito. Nella sua versione, Schinghero ha ricordato che nel raggiungere il numero di addetti previsti, al gruppo veniva assegnato il primo lavoratore libero. Poi, è stata la volta di Diego Casale, manutentore meccanico della squadra di pronto intervento, che ha parlato di un calo nella manutenzione degli impianti (link).
Con quella di oggi, il numero delle udienze è salito a 30 ed è stata ultima prima della pausa estiva. Il processo è stato aggiornato al 17 settembre.
Thyssen, ex capoturno: “Nell’ultimo anno era un’anarchia”
Torino - «Nell’ultimo anno alla ThyssenKrupp era un’anarchia». L’ha affermato stamani l’ex capoturno Salvatore Abisso, il primo dei testimoni presentati dalle parti civili al processo per il rogo che il 6 dicembre del 2007 provocò la morte di sette operai. Davanti alla Corte, lo stesso Abisso – patrigno di Roberto Scola, una delle vittime – ha ammesso che i lavoratori venivano spostati di continuo, i problemi venivano segnalati ma non vi era un intervento. Salvatore Abisso ha anche raccontato che negli ultimi tempi gli operai specializzati trovavano altri lavori, andavano via e venivano sostituiti con dei «ragazzini». Le varie dichiarazioni, rilasciate da Abisso, non fanno altro che confermare le diverse testimonianze fin qui raccolte dalla Corte. Con quella odierna il numero delle udienze sale a 29. Al momento, senza considerare i consulenti tecnici, sono stati ascoltati 74 testimoni, tutti presentati dalla pubblica accusa.
Il processo è stato aggiornato al 16 luglio.
Thyssen, ascoltati i periti della Procura
Torino – Questa mattina è ripreso a Torino il processo per il rogo che il 6 dicembre 2007 provocò la morte di sette operai alla Thyssenkrupp. Nella nuova udienza i tecnici della Procura, Luca Marmo e Luca Fiorentini, hanno ribadito che gli operai morti in quella terribile notte non si sarebbero salvati nemmeno premendo il pulsante di emergenza. L’eventuale arresto della linea, secondo la tesi dei periti dell’accusa, non avrebbe ad ogni modo evitato il getto di olio dal fusibile che si ruppe e che, nebulizzando, trasformò un piccolo incendio in un rogo. Gli stessi periti hanno evidenziato anche le carenze, presenti nel documento di valutazione del rischio stilato dalla multinazionale dell’acciaio per lo stabilimento di corso Regina Margherita.
Fra i testimoni è stato ascoltato anche un operaio, rientrato in azienda qualche settimana prima della tragedia. L’operaio ha ribadito come i corsi antincendio si riducevano sempre più ad una montagna di fogli da firmare e portare a casa. Lo stesso operaio ha anche confermato che gli operai sapevano in anticipo delle visite di controllo.
Il processo è stato aggiornato al 14 luglio.
Le Regioni contro il nuovo Testo unico: sistema di controlli non credibili
Prato - E’ una contestazione pesante, nel merito, quella avanzata dalla Conferenza delle Regioni nei confronti della proposta di modifica al Testo unico sulla sicurezza sul lavoro presentata dal ministro Sacconi.
Il parere negativo espresso dalla Conferenza a maggioranza (si è dissociata la Lombardia) riguarda in modo particolare gli art. 2bis e 10 bis del provvedimento. Quest’ultima norma, già ribattezzata salva-manager, era già stata oggetto di contestazione nei giorni scorsi.
Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani ha spiegato che il provvedimento contiene misure che potrebbero dar luogo “a un sistema di controlli non credibile e potrebbero originare problemi per casi come quello dell’incidente alla Thyssen Krupp”.
L’articolo 2 bis, specifica Errani, “mette in discussione le competenze delle Regioni ” dando spazio “a un sistema di controlli non credibile”, mentre l’art. 10 bis apre la strada “ad un sistema che mette in discussione responsabilità anche precedenti, come potrebbe accadere nel caso della Thyssen”.
Morti sul lavoro, sanatoria in vista per i manager?
Roma - L’accusa della Fiom-Cgil è pesante: la proposta di modifica all’art. 10 bis del Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro contiene una norma che elimina la responsabilità dei manager in caso di gravi incidenti. La nuova formulazione prevede “che la responsabilità del datore di lavoro sia (…) esclusa se l’evento è imputabile a preposti, medico competente, progettisti, fabbricanti e soprattutto ai lavoratori, per violazione delle norme previste dal Testo unico sulla sicurezza”.
La denuncia, che ha avuto ampio risalto sugli organi di stampa, ha suscitato l’immediata reazione del Ministero, che ne contesta la veridicità. La gravità della questione è lampante: un processo come quello ai vertici della Thyssenkrupp non sarebbe più possibile e anche il suo esito rischia di essere condizionato, se si pensa che nell’ultima udienza la difesa ha cercato di scaricare parte della responsabilità sugli operai.
Un dato è innegabile: i segnali che arrivano negli ultimi tempi sembrano configurare un allentamento della tensione sul tema della sicurezza del lavoro, mentre il numero delle morti continua a essere costante, nel silenzio e nell’indifferenza generale. Noi non ci stiamo e continueremo a informarvi.
Thyssen: dubbi e mossa a sorpresa della difesa
Torino - E’ durata circa cinque ore l’udienza di oggi per il rogo alla Thyssen di Torino. La prima testimonianza è stata quella di Giuseppe Caravelli, capogruppo della manutenzione all’epoca dei fatti, a cui il pm Francesca Traverso ha chiesto di chiarire alcuni passaggi contradditori rispetto a quanto dichiarato durante le indagini preliminari.
I punti controversi, secondo il pm, riguardavano le ispezioni di sicurezza, il significato del termine “incendio di palese gravità” e i guasti dei flessibili oleodinamici.
Nelle dichiarazioni del 2008, infatti, l’operaio aveva incluso quelli ai flessibili fra i guasti frequenti, mentre nella scorsa udienza, alla domanda su quali fossero i guasti più ricorrenti in fabbrica non li ha citati e anche questa mattina ha parlato di rottura “sporadiche” con un rapporto di 1 a 20 dei guasti ai flessibili rispetto a quelli ai cuscinetti. In merito, invece, alle ispezioni eseguite nell’ultimo periodo il testimone, che la volta scorsa aveva detto di averne fatte una o due, stamattina ha risposto alla domanda del pm dicendo di averne fatta forse una con il nuovo responsabile «o almeno -ha poi puntualizzato- ci eravamo parlati a questo proposito».
L’interrogatorio di Caravelli si è concluso prima del previsto grazie ad una mossa a sorpresa degli avvocati della Thyssenkrupp, che hanno dato il consenso ad acquisire tutti i verbali delle deposizioni rese dall’ex capoturno durante le indagini, attribuendogli dunque valore probatorio. Sono stati quindi acquisiti i verbali delle testimonianze rese ai vigili del fuoco il 22 gennaio 2008 e al pm il 1 febbraio 2008.
Caravelli ha poi dichiarato di lavorare attualmente per una società non collegata alla Thyssenkrupp, ma la procura sta cercando di capire se il tecnico, negli ultimi mesi, si è tenuto in contatto con i sei imputati. Rispondendo in aula il tecnico dapprima ha detto ‘si”, poi ‘no’, precisando che non ha avuto rapporti con i dirigenti ora sotto accusa.
L’udienza è proseguita con l’audizione di altri testimoni: Roberto Chiarolla, capoturno dello stabilimento torinese; Rocco Morano, altro dipendente Thyssen che era addetto alla linea cinque (quello dove si e’ sviluppato l’incendio), e l’infermiera Giuseppina Callonigo, in servizio presso la sala medica dello stabilimento Thyssen torinese la notte della tragedia.
Il dibattimento è stato anche sospeso per una ventina di minuti a seguito dell’attivazione di una sirena antincendio del Palazzo di Giustizia. Una guardia giurata ha aperto una delle porte sigillate dell’uscita di sicurezza durante l’interrogatorio di Roberto Chiarolla per controllare un assembramento di persone che si erano riunite in strada.
L’assembramento, a quanto si è appreso, serviva per organizzare dal punto di vista logistico un’altro grande processo che si terrà nelle prossime settimane a Torino, quello sugli ex dipendenti della Eternit morti per malattie legate all’esposizione all’amianto, che contempla quasi tremila parti lese.
Il processo riprendera’ giovedi’ 19 marzo.
Processo Thyssen, le testimonianze degli operai
Torino – Prosegue il processo per il rogo alle acciaierie Thyssenkrupp. L’udienza di oggi si è aperta con la testimonianza dell’addetto alla manutenzione elettrica Paolo Regis, che ha completato la deposizione interrotta lo scorso 5 marzo. A seguire la testimonianza di Giovanni Pignalosa, che faceva parte della Rsu aziendale ed è stato tra i primi a intervenire nella tragica notte del 6 dicembre 2007. Pignalosa ha ricordato quei drammatici momenti e ha confermato che negli ultimi tempi prima della strage l’attenzione per la sicurezza, la manutenzione e la pulizia erano calate. La priorità era quella della produzione.
Ha testimoniato anche Salvatore Pappalardo, alla Thyssen dal luglio del 1997, operaio di V livello che aveva ottenuto la fascia da leader, una qualificazione professionale che identifica la spalla del capoturno. Tra le altre cose, Pappalardo ha ricordato che la squadra di vigili del fuoco dedicata allo stabilimento che era presente al momento del suo ingresso in Thyssen non era stata sostituita quando i vari componenti avevano raggiunto l’età pensionabile.
Il processo è stato aggiornato al 17 marzo.