Thyssenkrupp, la Cassazione: “Omicidio colposo”. I parenti: “Vergogna”

Roma - Le sezioni unite penali della Cassazione hanno annullato con rinvio le condanne ai manager imputati per il rogo della ThyssenKrupp, che nel dicembre del 2007 uccise sette operai della multinazionale tedesca dell’acciaio mentre lavoravano nell’allora stabilimento torinese. I giudici supremi hanno confermato la responsabilità degli imputati per omicidio colposo ma hanno annullato una parte della sentenza di appello che riguarda una circostanza aggravante. Ci sarà un nuovo processo d’appello a Torino. Il procuratore generale Carlo Destro aveva chiesto la conferma delle pene inflitte dalla Corte d’appello di Torino ai sei imputati per omicidio colposo. Immediata la reazione di familiari e parenti che, subito dopo la lettura della sentenza, hanno urlato “vergogna, vergogna”.

Thyssen, Cassazione: “Nel nuovo processo pene più alte”…. (fonte: Il Fatto)

Thyssen, non fu omicidio volontario

Thyssen, familiari vittime contro Pg Cassazione…. (fonte: Il Fatto)

Thyssenkrupp: la Cassazione di fronte …. (di Santo Della Volpe, fonte: Articolo 21)

Morti Thyssen, “non fu omicidio volontario” (fonte: Repubblica)

Thyssenkrupp, Cassazione: nuovo processo …. (di Marta Tondo, fonte: Nuovasocietà)

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Thyssen, i ricorsi in Cassazione della Procura e dell’imputato Cosimo Cafueri

Torino - Il Procuratore di Torino Raffaele Guariniello ha presentato ricorso in Cassazione sul caso Thyssen contro la sentenza della Corte d’assise d’appello, che lo scorso 28 febbraio aveva ridotto le pene a tutti gli imputati e cancellato il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. Nelle motivazioni della sentenza la Corte parla di imprudenza dell’ad Espenhahn ma afferma anche che l’imputato “non può avere agito in modo tanto irrazionale”. Da qui l’esclusione del dolo eventuale, che invece era stato riconosciuto in primo grado.

Ha presentato ricorso in Cassazione anche l’ex responsabile della sicurezza dello stabilimento Cosimo Cafueri, condannato a otto anni di carcere. Per gli altri imputati, fra i quali l’amministratore delegato Harald Espenhahn, il termine per presentare ricorso è più lungo, ed è possibile che possano attendere (in base ai calcoli dei loro difensori) fino a settembre. 

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La denuncia degli ex lavoratori Thyssen. Discriminati perché parte civile contro l’azienda

Torino - A quasi cinque anni dal rogo nella fabbrica ThyssenKrupp di Torino quattordici operai che lavoravano nello stabilimento incendiato sono ancora senza lavoro. “Siamo discriminati per aver avuto il coraggio di partecipare al processo, dove ci siamo costituiti Parte Civile”, è la loro denuncia che hanno manifestato con un presidio davanti al Comune di Torino. Una sede non casuale, dato che il Comune si era assunto l’impegno di ricollocarli, in accordo con sindacati e azienda. Ma finora la risposta dell’amministrazione guidata dal sindaco Pd Piero Fassino non ha soddisfatto i lavoratori che hanno deciso di chiedere un incontro al Presidente della Repubblica Napolitano.

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Thyssen, due dirigenti rinviati a giudizio per la morte dell’operaio Bianchina

FirenzeDue dirigenti della Thyssenkrupp di Terni sono stati rinviati a giudizio. L’accusa è di omicidio colposo per la morte di Diego Bianchina, deceduto il 1° dicembre 2009 in seguito alle esalazioni di acido solfidrico durante il travaso di una cisterna. A processo andranno il direttore dello stabilimento di Terni, Antonio Bufalini, e il responsabile area tecnica e servizi, Walter Maffeo. La Procura ipotizza che l’operaio non avesse ricevuto una adeguata formazione sui rischi legati all’operazione (link).

Fonte: rassegna.it  

 

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Processo Eternit, sentenza dal 13 febbraio

Torino - Dopo due anni e 66 udienze si avvia a conclusione il maxi processo ai due dirigenti della Eternit, la multinazionale dell’amianto, imputati per disastro ambientale doloso e omissione di cautele sui luoghi di lavoro. La sentenza e’ prevista per il prossimo 13 di febbraio.

Oggi in aula a Torino i difensori del milionario svizzero, Stephan Schmidheiny, e del barone belga, Louis de Cartier, hanno proseguito le loro controrepliche che si concluderanno il 13 febbraio, prima che la Corte si ritiri in camera di consiglio per emettere la sentenza. Gli avvocati si sono soffermati sulla questione del dolo sottolineando la differenza rispetto alla vicenda Thyssenkrupp. Secondo la difesa infatti mentre nel procedimento Thyssen il dolo e’ stato legato alla volonta’ di contenere i costi, nella vicenda Eternit si farebbe difficolta’ a rintracciare il dolo visti gli investimenti fatti.

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Morti sul lavoro in aumento: 348 nei primi otto mesi del 2011

Prato – In otto mesi 348 le vittime sul lavoro nel nostro Paese, contro le 324 dello stesso periodo del 2010, con un incremento dei decessi pari al 7,4%. I dati sono stati diffusi dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering, azienda di Mestre che da oltre due decenni lavora nel settore della formazione e della sicurezza.

La crescita degli incidenti sul lavoro è ancora più marcata secondo i dati dell’Osservatorio indipendente di Bologna creato nel 2008 in ricordo dei sette lavoratori morti nel rogo della Thyssenkrupp a Torino, che dal gennaio all’8 settembre di quest’anno ha contato 442 morti, contro i 380 dello stesso periodo dell’anno scorso, pari a un aumento è del 14,1%.

La Lombardia, secondo i dati dell’Osservatorio di Vega Engineering, continua a tenere la testa delle stragi sul lavoro con 46 vittime, seguita da Veneto (32) e Emilia Romagna (30). Gli incidenti mortali in agricoltura continuano ad essere quelli più frequenti, il 39,4 per cento del totale, seguiti da quelli in edilizia (22,1 per cento).

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Cgil: 187 crisi aperte, 225mila lavoratori in bilico

Roma – Sono numeri drammatici quelli presentati da uno studio della Cgil relativo alle procedure di crisi aperte presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Più di 225mila lavoratori del settore privato rischiano il posto di lavoro nei prossimi mesi nelle 187 procedure aperte. Senza dimenticare i 500mila lavoratori attualmente in cassa integrazione e i 380mila lavoratori che percepiscono la cassa straordinaria e in deroga (elaborazioni dell’Osservatorio Cig Cgil).

In gravi difficoltà sono i macro settori produttivi, come testimoniano le numerose vertenze legate alla chimica, all’itc (information and communications technology), ma anche al settore farmaceutico, navalmeccanico, degli elettrodomestici, della ceramica, del mobile imbottito e dei trasporti. la Cgil ricorda 20 vertenze simbolo, tra cui i casi Fiat e Vinyls che anche noi seguiamo nei loro sviluppi.

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La Thyssen lascia l’Italia ma non per colpa di Guariniello

FirenzeUno schiaffone per la Confindustria. E per tutti quelli che si erano uniti al coro “allarme giustizia”. Chi accusava il pubblico ministero torinese Raffaele Guariniello di mettere in fuga i capitali stranieri, e la ThyssenKrupp in primo luogo, con la sua ostinazione di chiedere la condanna per omicidio volontario per Harald Espenhahn – il manager condannato a sedici anni e mezzo per la morte dei sette operai morti nel rogo di Torino il 6 dicembre 2007 – ha avuto ieri la più beffarda delle risposte. Il numero uno del gruppo tedesco, Heinrich Hiesinger, ha annunciato che metterà in vendita tutto il settore degli acciai inox, di cui fa parte anche lo stabilimento di Terni. Niente a che spartire con le polemiche sulla giustizia italiana “troppo severa”. Niente a che spartire con l’Italia poco attrattiva per le aziende straniere. La ThyssenKrupp, che pure porta due nomi di gloria ottocentesca dell’industria europea, ha emesso un verdetto di condanna per tutto il Vecchio Continente. Vecchio, appunto, e molto stanco. Venderà tutto per investire in regioni con prospettive più interessanti: la Cina, il Brasile, gli stessi Stati Uniti.

É la globalizzazione, bellezza. Il problema Thyssen sta nelle cifre. Nell’ultimo semestre il colosso siderurgico ha venduto acciaio per 23 miliardi di euro, 3,5 dei quali di acciaio inox prodotto dalla divisione Stainless Global, di cui Terni fa parte. Sullo sfondo c’è però un dato impressionante: dal 1 gennaio 2010 a oggi, in meno di un anno e mezzo, i debiti della ThyssenKrupp sono esattamente triplicati, toccando la quota stratosferica di 6,5 miliardi di euro. Il debito è dovuto in parte agli investimenti negli stabilimenti inox in Brasile e nello stato americano dell’Alabama, in parte all’impennata dei prezzi delle materie prime che ha fatto gonfiare il cosiddetto capitale circolante. Per quadrare il cerchio Hiesinger ha deciso di mettere in vendita attività che riguardano circa 35 mila dei 177 mila dipendenti del gruppo nel mondo, puntando a incassare 10 miliardi di euro. É una vera rivoluzione culturale: una roccaforte dell’industria europea decide di allontanarsi dalla madre patria e di diventare cittadina del mondo. E i gloriosi stabilimenti inox di Bochum, Krefeld e Terni, con tutto l’orgoglio operaio di essere efficienti e tecnologicamente avanzati, finiscono sulla bancarella, al miglior offerente.

A Terni le reazioni sono tutte nel segno della preoccupazione. Per certi aspetti l’allarme è esagerato. La Acciai Speciali Terni, ex azienda pubblica venduta ai tedeschi nel 1994 con un’operazione concepita dall’allora presidente dell’Iri Romano Prodi e conclusa dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non è un elettrodomestico che si spegne per decisione di un consiglio d’amministrazione. Vende un terzo dell’acciaio inossidabile consumato dall’industria italiana, ha dunque mercato, è efficiente, dispone di tecnologia e di personale capace. Ma i sindacati temono lo scenario di sempre, l’arrivo di un acquirente che per prima cosa si preoccupi di “razionalizzare”, cioè di tagliare l’occupazione. L’aspetto più critico, per i sindacati italiani, è aver scoperto ieri una delle delizie dell’integrazione europea. Il potente sindacato dei metalmeccanici tedeschi, la Ig Metal, che controlla di fatto metà dei posti nel consiglio di sorveglianza dell’azienda in base alla legge tedesca sulla cogestione (la Mitbestimmung) si è messa d’accordo con Hiesinger e ha sottoscritto il suo piano senza dire niente ai colleghi italiani, che pure, sospettosi, avevano chiesto di non firmare niente prima di aver discusso con il Comitato aziendale europeo. In una nota Laura Spezia e Vittorio Bardi della Fiom si dicono “sconcertati”. É l’inizio di un duro braccio di ferro.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

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Thyssenkrupp: un applauso che strazia il cuore

Firenze -È difficile commentare l’applauso di Confindustria a favore di chi è stato condannato per l’omicidio dei nostri cari: l’amministratore delegato della Thyssenkrupp Harald Espenhahn. E’ uno strazio continuo per noi ogni volta che sentiamo dire non è colpa dell’ad, non è stato il dirigente, le pene sono troppo severe, i giudici si sono fatti influenzare, ecc…. Lasciando sottintendere che la morte dei sette ragazzi sia stata “solo” una fatalità o un “costo” che bisogna mettere in conto, o peggio sia responsabilità degli stessi operai.
Possiamo comprendere che nessuno dei condannati voglia andare in carcere, ma come noi abbiamo accettato in silenzio il verdetto della Corte d’Assise di Torino, vorremmo che almeno la parte migliore della società civile e dell’imprenditoria italiana rispettassero il nostro dolore e non insultassero la memoria dei nostri cari.
Oggi noi parteciperemo al convegno “ThyssenKrupp, la sentenza” organizzato dal giornale Sicurezza e Lavoro con Città di Torino, Provincia di Torino e Regione Piemonte. Ci sarà anche l’avvocato della Thyssen Ezio Audisio. Volevamo che ci fossero anche i dirigenti della multinazionale condannati. Siamo pronti ad ascoltarli, sperando però che per una volta ci siano un minimo di umiltà e di comprensione per la tragedia causata dalla multinazionale dell’acciaio. Quando a metà luglio usciranno le motivazioni della sentenza, faremo un altro incontro (a cura di Sicurezza e Lavoro, ndr): speriamo che la presidente di Confidustria Emma Marcegaglia voglia in quell’occasione venire a Torino a spiegarci le ragioni degli applausi ad Espenhahn e a discutere con noi, gli operai, gli Enti locali e gli imprenditori che saranno disponibili.

Firma: Antonio Boccuzzi e familiari vittime Thyssenkrupp

Fonte: Articolo 21

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Thyssen, prorogata di sei mesi la cassa integrazione in deroga per i 18 lavoratori

TorinoE’ stata prorogata di sei mesi la cassa integrazione per i 18 lavoratori della Thyssenkrupp ancora non ricollocati dopo il rogo di tre anni fa che provocò la morte di sette loro colleghi. L’accordo è stato raggiunto stamani all’assessorato regionale al Lavoro, presenti rappresentanti dell’azienda, della Regione, della Provincia, del Comune e i sindacati. Per gli operai, al momento, si allontana il rischio di finire in mobilità, che sarebbe scattata il 31 dicembre. Alle stesse istituzioni, gli operai avevano scritto una lettera esprimendo il proprio disagio: <<Ci sentiamo abbandonati>>. L’accordo prevede anche la conservazione dell’incentivo di 20mila euro, destinato eventualmente a quei lavoratori che dovessero lasciare la multinazionale prima della scadenza della cassa integrazione. Infine, è stata inserita una clausola che non comporta la necessità di revocare la costituzione di parte civile al processo. Dei 18 lavoratori, 11 si sono costituiti parte civile nel processo per il rogo alla Thyssenkrupp (link). 

 

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