Rai, Mario Orfeo è il nuovo direttore generale

Roma Il nuovo direttore generale della Rai è Mario Orfeo. Il consiglio di amministrazione di Viale Mazzini, riunitosi questa mattina, ha designato il direttore del Tg1 per la nomina alla direzione generale e, ottenuto il sì dell’assemblea totalitaria, come previsto dallo statuto, ha nuovamente deliberato favorevolmente alla sua nomina. L’unico voto contrario tra gli otto membri del consiglio è stato quello di Carlo Freccero.

Rai, Minzolini a processo per abuso d’ufficio

Augusto Minzolini è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, ”per aver rimosso dalla conduzione del telegiornale la giornalista Tiziana Ferrario“.

Roma Augusto Minzolini è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, ”per aver rimosso dalla conduzione del telegiornale la giornalista Tiziana Ferrario“. Il gup di Roma, Rosalba Liso, ha accolto la proposta di processo avanzata dalla Procura. Per il pm Sergio Colaiocco, titolare del fascicolo aperto nel 2011, il direttore dopo aver tolto dalla conduzione del tg la Ferrario, che ha mansioni di caporedattore, non l’ha ricollocata nell’attività redazionale per circa un anno. La Ferrario si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Domenico D’Amati. Il processo è stato fissato per l’8 aprile.

Rai, Orfeo direttore del Tg1. Cambiati anche i responsabili di rete.

Mario Orfeo è il nuovo direttore del Tg1.

FirenzeIl consiglio di amministrazione della Rai ha approvato la nomina di Mario Orfeo alla direzione del Tg1. Orfeo, attuale direttore del Messaggero succede ad Alberto Maccari. Cinque i voti a favore di Orfeo, contro hanno votato Luisa Todini, Antonio Pilati, Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi.

Il Cda di Viale Mazzini ha nominato anche i direttori di rete: Giancarlo Leone a Rai 1 prenderà il posto di Mario Mazza; a Rai 2 arriverà Angelo Teodoli che sostituirà Pasquale D’Alessandro; a Rai 3 Andrea Vianello succederà ad Antonio Di Bella.

 

Rai, il Tribunale ha rigettato il ricorso d’urgenza di Minzolini. Alla direzione del Tg1 resta Maccari.

Il giudice del lavoro del Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso d’urgenza di Augusto Minzolini per ottenere il reintegro alla direzione del Tg1, da dove è stato rimosso lo scorso dicembre dopo il rinvio a giudizio per peculato in relazione all’utilizzo della carta di credito aziendale.

RomaIl giudice del lavoro del Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso d’urgenza di Augusto Minzolini per ottenere il reintegro alla direzione del Tg1, da dove è stato rimosso lo scorso dicembre dopo il rinvio a giudizio per peculato in relazione all’utilizzo della carta di credito aziendale. Alla direzione  del Tg1 resta Alberto Maccari. All’uscita del Tribunale, l’ex direttore è stato avvicinato per un’intervista da Luca Bertazzoni, inviato di Servizio Pubblico. Minzolini, incalzato dalle domande, ha offeso Bertazzoni e ha annunciato querela contro il giornalista (link).

 

 

Articolo 18 contro flessioni e flessibilità

FirenzeE’ stato denunciato che presso un negozio milanese ai dipendenti viene imposto come sanzione disciplinare un certo numero di flessioni. Un evidente esempio di abuso di potere in violazione della dignità del lavoratore. Che ciò sia potuto accadere è la conferma della debolezza del sindacato e della inadeguatezza dell’apparato pubblico che dovrebbe garantire ai lavoratori le più elementari tutele. Si tratta dei servizi ispettivi e della giustizia del lavoro, spesso troppo lenta per dare affidamento a chi avrebbe necessità di un suo tempestivo intervento. Che simili vicende possano verificarsi in aziende dove sarebbe applicabile l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, che impedisce il licenziamento del lavoratore che si ribelli all’ingiustizia, deve indurre a riflettere su quel che potrebbe accadere se la portata di questa norma fosse ridimensionata, in omaggio ai valori, oggi predicati, della flessibilità.
La fantasia dei “capetti” nell’escogitare nuove forme di punizione non avrebbe più limiti. Per questo la difesa dell’art. 18 deve essere intransigente. Anzi si deve pretendere dallo Stato che questa norma venga effettivamente e rapidamente applicata. Ciò vale non solo per le aziende commerciali e industriali ma anche per quelle che producono informazione.
Le vicende del Tg1 stanno a dimostrare che esistono forme di punizione meno pittoresche delle flessioni, ma certamente molto più efficaci, per tenere a bada i giornalisti che difendono la loro libertà e autonomia. Il loro silenziamento non costituisce soltanto una violazione dei diritti derivanti dal rapporto di lavoro, ma un grave attentato alla libertà di informazione e quindi all’ordinamento democratico.
Il popolo non è sovrano – ha detto recentemente la Cassazione – se non è compiutamente e correttamente informato sugli avvenimenti di interesse generale. Garantire l’autonomia dei giornalisti, anche con l’articolo 18, significa rendere effettivo il diritto dei cittadini all’informazione, in applicazione non solo dell’articolo 21 della Costituzione ma anche dei principi affermati dai Trattati europei.

Firma: Domenico D’Amati

Fonte: Articolo 21

Alemanno, la neve e il bacino di voti da tutelare.

FirenzePubblichiamo l’intervista al sindaco Gianni Alemanno, realizzata da Marco Frittella venerdì scorso durante l’edizione del Tg1 delle ore 13.30. Da poco più di due ore era iniziato a nevicare anche sulla capitale. Nelle prime ore del pomeriggio la città sarà coperta di neve e le auto incolonnate dappertutto. Dopo i tanti disagi, Alemanno ha attaccato la Protezione civile ed ha invocato una commissione di inchiesta. Il sindaco si difende, attacca girando da un’emittente televisiva ad un’altra. Un modo di fare, come ricorda Luca Telese nel suo articolo, adottato per anni e anni da Berlusconi. Alemanno, come la stragrande maggioranza dei politici, è chiamato a tutelare il suo bacino di voti. E, il bene comune chi lo tutela?   

La decisione di sospendere l’attività didattica  nella capitale non è stato un eccesso di prudenza?

«No, in effetti, le previsioni ieri ci dicevano che ci poteva essere il rischio neve. Però, ci siamo abituati a vederla sempre in maniera un po’ peggiorativa rispetto alle previsioni e abbiamo avuto ragione. Era assolutamente opportuno sospendere l’attività didattica».

Roma non è una città che ha spesso le nevicate. E’ attrezzata per affrontare questa emergenza?

«Abbiamo mobilitato tutto il possibile, ci sono circa 150 mezzi già posizionati. La Protezione civile comunale che è in movimento, quindi da questo punto di vista dovremmo essere in grado di fronteggiare la situazione se non si aggrava troppo. Adesso, stiamo aspettando lo stato di allarme per la città di Roma. Se lo stato di allarme sarà confermato, ovviamente chiuderemo tutti gli edifici pubblici, scuole comprese, proprio per fronteggiare questa situazione che dovrebbe concludersi entro domenica».

Ha qualche raccomandazione da fare ai suoi concittadini romani in queste ore?

«La raccomandazione è sempre la stessa. Evitare movimenti inutili, se è possibile rimanere a casa o nei luoghi chiusi. Insomma, evitare di muoversi se non è strettamente indispensabile».

Misure per clochard, senza tetto e gente che non ha riparo?

«Abbiamo varato un piano freddo che durerà tutta la prossima settimana. Abbiamo aperto sottopassaggi, stazioni metropolitane. Faremo in modo che tutti coloro che, anche quelli che vivono all’aperto, abbiano un tetto coperto dove stare in questi giorni» (guarda il video dal minuto 12,30 al 14,20).   

Alemanno vs Protezione civile… (fonte: Il Fatto Quotidiano)

Video “In mezz’ora” di Lucia Annunziata

Foto, il sindaco spala la neve (fonte: Corriere della Sera)

Litigare con Alemanno (di Luca Telese, fonte: Il Fatto Quotidiano)

 

 

Rai, duro intervento di Zavoli sulla nomina di Maccari al Tg1: “Scambio di incarichi”

Lettera aperta dei giornalisti a Monti: ”Urge una riforma della governance Rai’.’

Roma – Maccari confermato alla direzione del Tg1 nonostante vada in pensione e Alessandro Casarin direttore del Tgr sono uno “scambio di incarichi”. Chi lo ipotizza è Sergio Zavoli presidente della Commissione di vigilanza Rai, chiarendo che mai un direttore della testata si è insediato contro il parere del presidente della Rai,  durante l’audizione del dg Lorenza Lei a palazzo San Macuto. Il presidente Garimberti ha detto chiaro che se Maccari passa lui si dimette dall’azienda.

“Personalmente ho difficolta’ a pensare che tra i suoi circa 1.500 giornalisti – ha detto Zavoli – la Rai non ne abbia uno in grado di dirigere una testata importante con il consenso unanime del cda. Ammettere che non c’e’ nessuno non e’ un bel riconoscimento per l’azienda. Mi chiedo poi con quale stato d’animo possa lavorare un professionista con la fiducia della meta’ dei consiglieri e con l’opposizione del presidente”.

Intanto le rappresentanze dei giornalisti italiani hanno rivolto un appello congiunto al Presidente del Consiglio Monti affinché “intervenga per portare in Europa anche il  Servizio Pubblico Radiotelevisivo, con un’iniziativa che consenta  la riforma della governance Rai”.

Il commento di Beppe Giulietti

Chiesto il rinvio a giudizio per Minzolini. L’accusa: peculato

La Procura di Roma contesta al giornalista di aver speso circa 65 mila euro in 14 mesi con la carta di credito aziendale

Roma – Il procuratore aggiunto di Roma, Alberto Caperna, ha chiesto il rinvio a giudizio di Augusto Minzolini, direttore del Tg1, con l’accusa di peculato. La Procura di Roma contesta al direttore del Tg1 di aver speso circa 65 mila euro in 14 mesi con la carta di credito aziendale. L’intera somma è stata comunque restituita. Ma alla procura di  Roma questo non interessa. Quello che conta è che quelle spese di denaro pubblico tra il luglio  2009 e l’ottobre 2010, anche se di rappresentanza, non sono giustificate. Adesso la decisione spetta al Gip.

Referendum, la Rete batte Tg

Firenze I quattro referendum hanno raggiunto il quorum. Le giustificazioni si sprecano: “L’emozione dopo la tragedia del Giappone”, oppure, “Un voto contro B. e le sue leggi”. Ognuno ha il diritto di dare la propria versione, un fatto, però, è certo: si è modificato il rapporto tra i cittadini e la tv. Con i referendum è stata smontata l’ultima indagine Istat: oltre il 60% degli italiani si informa attraverso i Tg mentre ad Internet e ai suoi portali è riservata la maglia nera con il 7% di media (tra i giovani si arriva al 16%).

I principali telegiornali nazionali, ad eccezione del Tg3 e del TgLa7, hanno boicottato l’informazione sui referendum. Clamoroso il caso del Tg1 che alla consultazione sul nucleare ha dedicato, in cinque mesi, solo 11 notizie, oppure l’errore, ripetuto più volte, sulle date di voto fatto dal Tg2 e dal recidivo Tg1. La conseguenza è stata ben raccontata da Belpoliti su La Stampa: “Il Davide informatico ha surclassato il Golia dei network televisivi? Sembrerebbe proprio di sì. La vittoria nei referendum è stata segnata dal passaparola virtuale”. A cui si deve aggiungere il lavoro capillare fatto, con la tecnica del porta a porta, dai comitati referendari e di alcuni partiti del centrosinistra in particolare l’Idv di Di Pietro.

Tutto ciò, però, non è ancora sufficiente per dimostrare che, nonostante il clamoroso tentativo di disinformare dei Tg, la comunicazione è passata lo stesso, anche se in questo ultimo anno il Tg1 e il Tg5 hanno perso molto pubblico (i dati di ieri sono clamorosi: Tg1 al 22,40% di share e il Tg5 21,39%, tutti e due sotto i 5 milioni di telespettatori), a favore del Tg di Mentana, ancora una volta oltre la soglia del 13% con più di 3 milioni di telespettatori. La perdita di credibilità dei Tg è la vera ragione del successo della Rete, conseguenza del crescente bisogno degli italiani di essere sempre più informati. I risultati di ascolto delle trasmissioni super criticate dal centrodestra, Annozero, Ballarò, l’Infedele, 8 1/2, lo confermano. “Lo ha detto la tv” riferito ai telegiornali non esiste più, i telespettatori, sempre meno ingenui, si sono resi conto della manipolazione e delle verità nascoste.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Blog di Loris Mazzetti

Tg1, giornalista lascia la conduzione.

Roma Il nuovo “problema” di Augusto Minzolini si chiama Elisa Anzaldo. «Caro direttore, Ti chiedo di essere sollevata dall’incarico di conduttrice del Tg1 della notte. Ritengo non sia più possibile per me rappresentare un telegiornale che, secondo la mia opinione, ogni giorno rischia di violare i più elementari doveri dell’informazione pubblica: l’equilibrio, l’imparzialità, la correttezza, la completezza…». E’ l’ora di cena quando questa lettera arriva sulla bacheca del Tg1. La giornalista documentava e denunciava alcuni episodi di “malainformazione”, dalle omissioni nel Rubygate, allo scarso peso dato ai manifesti anti-pm dell’ormai celebre Roberto Lassini: «Ancora ieri – scrive la Anzaldo – non abbiamo dato conto degli sviluppi dell’inchiesta Minetti-Fede-Mora. Domenica sera, 17 aprile, è stato “sfilato” alle 20 un pezzo pronto sui manifesti “Via le BR dalle procure completo in ogni sua parte, intervista a Lassini, parere del sindaco Moratti e di Pisapia, questione autosospensione di Lassini dalle elezioni comunali».

E ancora: «Nel titolo delle 20 dell’11 aprile si metteva insieme il rinvio a giudizio dell’ex segretario del Quirinale Gifuni con l’arresto del prefetto Ferrigno per reati sessuali. Qual è il criterio giornalistico adottato?», chiede la giornalista al direttore Minzolini. «Non c’era notizia nei nostri titoli delle 20 del 6 aprile dell’apertura del processo Ruby a Milano, forse non è stata considerata una notizia?».

La lettera non riceve risposta. Per questo Elisa Anzaldo riprende carta e penna e riscrive al suo direttore in data 11 maggio e aggiunge altri fatti spariti o resi incomprensibili: «Non si comprende perché i telespettatori del Tg1 non abbiano avuto notizia della proposta di modifica, da parte di un parlamentare, dell’articolo 1 della Costituzione. Perché se si tratta di una non notizia tutti i quotidiani gli hanno dedicato l’apertura? Ed erano forse degne di due righe le critiche di un ministro, Galan, ad un altro ministro, Tremonti? Questione che ha reso necessario l’intervento del premier?. O perché abbiamo ignorato, nonostante fossero disponibili i mezzi, la nuova emergenza rifiuti a Napoli sino a quando il governo non ha nuovamente inviato l’esercito…allora si…. Non meritava una notizia, nel decreto dello sviluppo, la concessione delle spiagge per 90 anni? E la notizia che il governo ha sollevato conflitto di attribuzione dei poteri alla Consulta per non avere la Procura di Milano considerato un legittimo impedimento la partecipazione del premier ad un consiglio dei ministri? E l’arresto di due assessori leghisti per tangenti? Alle 20 niente. E la chiusura delle indagini sull’inchiesta per i grandi eventi, con la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex capo della Protezione Civile. Per noi tre righe, per i giornali intere pagine…».

Alla fine la giornalista conferma da una parte le sue dimissioni dalla conduzione del Tg1 della notte, dall’altra la sua volontà di restare a lavorare in redazione, come caposervizio alla cronaca e di voler continuare a proporre «quelle che ritengo siano notizie di cronaca», anche quelle che «non vengono considerate tali dalla direzione».

Il caso di Elisa Anzalone non è né l’unico né l’ultimo che riguarda la gestione del direttorissimo al Tg1. Risale alla settimana scorsa la vicenda dei montatori della Rai di Milano che, attraverso una lettera a Minzolini, esprimevano “forte dissenso” per le scelte editoriali e chiedendo il ripristino della “reale obiettività della notizia”, dichiaravano di voler togliere le firme dai servizi. La decisione dei montatori segue di un anno quella di Maria Luisa Busi, che in polemica sempre con Minzolini, aveva scelto di non condurre più l’edizione delle 20 del Tg1. Non potendo togliere la firma, per salvare la sua professionalità la Busi aveva deciso di levare la faccia. Un gesto che seguiva i contestati editoriali di Minzolini e l’epurazione dal video dei non allineati Tiziana Ferrario, Piero Damosso e Paolo Di Giannantonio.

Fonte: Il Fatto Quotidiano