Sicurezza sul lavoro, sanzioni penali solo per violazioni gravi

Approvato il decreto legislativo che modifica il Testo Unico del governo Prodi. Le principali norme e le reazioni

Roma – Ha suscitato molte polemiche il via libera dato venerdì dal Consiglio dei ministri al decreto legislativo che corregge e integra le disposizioni del Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per essere operativo il decreto deve ottenere il parere della Conferenza unificata Stato-Regioni e delle commissioni competenti di Camera e Senato e poi tornare in Consiglio dei ministri per il via libera definitivo. Il ministro Sacconi ha anche detto che il decreto sarà sottoposto a una nuova consultazione con le parti sociali.

La nuova disciplina conferma le sanzioni penali per le violazioni più gravi, come detto dal ministro Sacconi: “L’arresto rimane come unica sanzione nel caso di violazioni non solo sostanziali ma anche significative”.

La notizia ha suscitato molte critiche, da quella dell’ex ministro del Lavoro Damiano a quella del segretario generale della Cgil Epifani, che giudica il provvedimento “un errore grave”. 

In attesa dei prossimi sviluppi, vi proponiamo un’interessante analisi dei risultati conseguiti dal Testo Unico approvato dal precedente governo Prodi ed in vigore dallo scorso 1° maggio.

La sicurezza sul lavoro non fa più notizia? Dal 1° gennaio 119 morti e oltre 119mila infortuni. E brutti segnali dal versante politico

Prato – Le emergenze del momento sembrano essere altre (è sufficiente ascoltare qualche telegiornale per rendersene conto), ma l’eloquenza dei numeri ci ricorda che una delle maggiori cause di morte nella nostra società continua a essere il lavoro.

Dal 1° gennaio all’11 febbraio 2009 in Italia ci sono stati 119 morti sul lavoro e 119.118 infortuni. Lo scorso anno, 1.027 morti, 1.027.436 infortuni, 25.685 invalidi. Dal 2001 a oggi 8.000 lavoratori morti con un costo sociale di circa 42 miliardi di euro l’anno!

E se si guarda al resto d’Europa la situazione si fa ancora più sconfortante. L’ultimo rapporto del Censis segnala che l’Italia è il Paese europeo nel quale si muore di più sul lavoro, il doppio rispetto alla Francia e il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. L’Italia conta un numero di vittime sul lavoro, in rapporto alla popolazione, pari a 1,62 contro una media europea dello 0,97.

Numeri impressionanti, inaccettabili, da bollettino da guerra. Ma a quanto pare i morti sul lavoro  non fanno più notizia e la tematica della sicurezza sui luoghi di lavoro non merita la considerazione che sulla scia dell’emozione popolare seguita alla tragedia della Thyssenkrupp aveva portato all’approvazione del Testo unico.

Il Comitato Casa della Cultura Enzo Biagi intende tenere costante l’attenzione su questo tema, sia seguendo passo dopo passo l’evoluzione della vicenda processuale relativa al disastro della Thyssenkrupp, sia informando sulle evoluzioni legislative sulla materia. Non siamo giuslavoristi e non abbiamo le risorse materiali per realizzare una banca dati completa, altri siti più competenti del nostro lo stanno già facendo, ma non possiamo ignorare i segnali sinistri che stanno provenendo da più parti in direzione di un alleggerimento delle norme sulla sicurezza.

Questi alcuni dei segnali: pochi giorni fa il ministero del Welfare, all’interno del Documento di programmazione dell’attività di vigilanza, ha previsto per il 2009 138.000 ispezioni nei luoghi di lavoro, il 17% in meno rispetto all’anno scorso.

Negli stessi giorni il Senato ha respinto la proposta di gratuito patrocinio da parte dello Stato per le vittime di incidenti sul lavoro e per le loro famiglie, contenuta in un sub-emendamento al ddl sicurezza.

Il Senato ha anche stabilito lo slittamento a 24 mesi per l’emanazione dei decreti attuativi del decreto legislativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Tutto questo nel decreto “mille proroghe”, approvato ieri e ora passato all’esame della Camera.

La non attuazione dei decreti attuativi previsti dal Testo unico è molto grave, soprattutto in merito a quello che doveva essere il nodo centrale di questo provvedimento, ovvero la valutazione dei rischi. I termini per la presentazione di tali decreti erano in scadenza e il Governo è corso ai ripari inserendo all’interno del decreto-legge 207/08, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia  al Senato, un ulteriore differimento di un anno del termine concernente la valutazione dei rischi dovuti a stress da lavoro. Un rinvio grave e pericoloso a vantaggio delle imprese alle quali viene così garantito per l’arco di un anno intero l’assenza di controlli degli organi ispettivi in tutti i settori di attività, pubblici e privati (soprattutto forze armate, trasporti marittimi, ferroviari e aerei, scuole di ogni ordine e grado).

Poteva andare anche peggio: nello stesso decreto infatti erano presenti due emendamenti, presentati col parere positivo del Governo, finalizzati a eliminare la figura dei Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza nelle aziende al di sotto dei 16 dipendenti. Gli emendamenti non sono passati.

Questi provvedimenti non hanno generato il dibattito che sarebbe doveroso aspettarsi in un paese maturo: la crisi economica, che incide pesantemente su salari e condizioni di lavoro, non può e non deve diventare un alibi per allentare la presa sui controlli e sull’applicazione stessa della legislazione relativa alla sicurezza sul lavoro.