Primo Maggio, da festeggiare c’è ben poco

FirenzeI padri perdono il lavoro, i giovani sperano in un impiego stabile. In quella stabilità garantita alle generazioni passate. L’universo femminile, più esposto ai ricatti di varia natura, non vede ancora l’alba della propria emancipazione. La responsabilità ricade in un mercato senza anima che accentua in modo costante il divario fra chi ha di più e chi invece possiede sempre meno. Dopo il crollo delle ideologie, la maggioranza del popolo occidentale, e non solo, avverte un senso di insicurezza, figlio di un tessuto sociale frantumato, diviso e sempre più distante da logiche fondate sulla solidarietà e la collaborazione. A rendere ancora più complicato tale scenario, ci ha pensato la crisi economica. La bufera si è abbattuta nell’ultimo trimestre 2008, persiste ad oggi e non sappiamo quando terminerà. Un fatto però è già stato accertato e nel commentarlo tutti parliamo la stessa lingua. Molte aziende, anche colossi internazionali, hanno chiuso e il primo effetto drammatico è ricaduto sui lavoratori, licenziati e quando è andata bene in cassa integrazione o mobilità. Vorremmo pensare che fosse finita qui ma forse non sarà così. Di certo non è così il numero degli incidenti sul lavoro nel nostro Paese. Ogni giorno assistiamo inermi ad un infortunio. Dall’inizio dell’anno ad ora si registrano 345810 infortuni, 8645 invalidi e 345 morti (fonte Articolo 21). Cifre ahimé provvisorie. Anche in questo caso vorremmo pensare che fosse finita qui. Altrettanto vorremmo fare per i diritti dei lavoratori che nell’era globale si sono visti scippare di mano diversi di questi diritti, conquistati con lotte, a volte anche aspre, da parte di coloro che li hanno preceduti. In sostanza, siamo di fronte ad un periodo storico che ha annullato la classe media, molte persone stanno o sono già scivolate nella fascia della povertà e ha cancellato sul nascere i sogni di tante persone, speranzose di fare un lavoro e costrette invece a farne un altro. Per quest’ultimo appunto, in verità, la storia ha sempre concesso poco al popolo. A più riprese l’essere umano è stato costretto a porre in cima alle sue priorità le esigenze della vita quotidiana, rinviando ad un domani l’eventuale libertà di scelta. In questo contesto oggi si celebra il Primo Maggio, ma da festeggiare c’è ben poco, da riconquistare molto. Viviamo questa giornata come momento di incontro e di speranza nel tentativo di ritrovare in prospettiva la via della solidarietà, della collaborazione. Lasciamo ad altri il senso del rito, della passerella e proviamo a tramutare in confronto il risentimento, il rancore e la delusione dei lavoratori verso i partiti della sinistra (che c’era), i sindacati e un mercato che tutto è, tranne che libero.

Le Regioni contro il nuovo Testo unico: sistema di controlli non credibili

Le critiche della Conferenza delle Regioni agli art. 2 bis e 10 bis del provvedimento. Minate le competenze regionali, controlli non credibili e rischio di sanatoria per il caso Thyssen

Prato – E’ una contestazione pesante, nel merito, quella avanzata dalla Conferenza delle Regioni nei confronti della proposta di modifica al Testo unico sulla sicurezza sul lavoro presentata dal ministro Sacconi.

Il parere negativo espresso dalla Conferenza a maggioranza (si è dissociata la Lombardia) riguarda in modo particolare gli art. 2bis e 10 bis del provvedimento. Quest’ultima norma, già ribattezzata salva-manager, era già stata oggetto di contestazione nei giorni scorsi.

Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani ha spiegato che il provvedimento contiene misure che potrebbero dar luogo “a un sistema di controlli non credibile e potrebbero originare problemi per casi come quello dell’incidente alla Thyssen Krupp”.

L’articolo 2 bis, specifica Errani, “mette in discussione le competenze delle Regioni ” dando spazio “a un sistema di controlli non credibile”, mentre l’art. 10 bis apre la strada “ad un sistema che mette in discussione responsabilità anche precedenti, come potrebbe accadere nel caso della Thyssen”.

Morti sul lavoro, sanatoria in vista per i manager?

La denuncia della Fiom-Cgil. Le responsabilità dei manager escluse se l’evento è imputabile ai lavoratori

Roma – L’accusa della Fiom-Cgil è pesante: la proposta di modifica all’art. 10 bis del  Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro contiene una norma che elimina la responsabilità dei manager in caso di gravi incidenti. La nuova formulazione prevede “che la responsabilità del datore di lavoro sia (…) esclusa se l’evento è imputabile a preposti, medico competente, progettisti, fabbricanti e soprattutto ai lavoratori, per violazione delle norme previste dal Testo unico sulla sicurezza”.

La denuncia, che ha avuto ampio risalto sugli organi di stampa, ha suscitato l’immediata reazione del Ministero, che ne contesta la veridicità. La gravità della questione è lampante: un processo come quello ai vertici della Thyssenkrupp non sarebbe più possibile e anche il suo esito rischia di essere condizionato, se si pensa che nell’ultima udienza la difesa ha cercato di scaricare parte della responsabilità sugli operai.

Un dato è innegabile: i segnali che arrivano negli ultimi tempi sembrano configurare un allentamento della tensione sul tema della sicurezza del lavoro, mentre il numero delle morti continua a essere costante, nel silenzio e nell’indifferenza generale. Noi non ci stiamo e continueremo a informarvi.