Appalti, Terni: arrestati il sindaco e assessore ai lavori pubblici del Pd

Firenze – «Un monopolio perfetto nel territorio ternano nel settore degli appalti di servizi al medesimo raggruppamento di imprese cooperative». Era il meccanismo architettato, secondo la Procura di Terni, dal combinato disposto di politici e tecnici che ha portato agli arresti domiciliari il sindaco del Comune di Terni, Leopoldo Di Girolamo, e l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Bucari, entrambi del Pd. Cuore dell’indagine, condotta dagli uomini della polizia e dai militari della Guardia di Finanza, una lunga serie di appalti di servizi pubblici a cooperative locali. A due componenti di cooperative sociali di tipo B – che impiegano lavoratori di categorie svantaggiate – è stato invece applicato il divieto temporaneo di esercizio dall’attività d’impresa. I reati contestati sono l’associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti e alla turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.

Thyssen, grave un operaio.

Un operaio di 28 anni è rimasto gravemente ferito nella notte nello stabilimento della Thyssenkrupp Acciai speciali di Terni.

Firenze Un operaio di 28 anni è rimasto gravemente ferito nella notte nello stabilimento della Thyssenkrupp Acciai speciali di Terni. Il lavoratore era impegnato a una saldatura nel reparto in cui viene prodotto acciaio inossidabile. Al momento dell’incidente, il giovane si trovava su una passerella, protetta da alcune balaustre, quando è accaduto un qualcosa che è in fase di accertamento. A dare l’allarme è stato un suo compagno di lavoro. Il lavoratore ha riportato diverse ferite e lo schiacciamento della gamba destra. 

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Thyssen, in aula i due imputati tedeschi.

Oggi sono stati ascoltati dalla Corte d’Assise di Torino i due imputati tedeschi, Gerald Priegnitz e Harald Espenhahn, quest’ultimo imputato di omicidio volontario con dolo eventuale.

TorinoE’ stato il giorno dei due imputati tedeschi, Gerald Priegnitz e Harald Espenhahn, che nell’udienza della scorsa settimana si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Priegnitz, con l’aiuto di un interprete, è stato il primo ad essere ascoltato dalla Corte. Il consigliere delegato ha sostenuto che era a conoscenza dei fondi stanziati per gli investimenti in materia di prevenzione antincendio ma non della loro destinazione. Alle domande incentrate sulla chiusura dello stabilimento torinese e del suo trasferimento a Terni, Priegnitz ha affermato di aver appreso della decisione nel marzo 2007, ma questo non era stato affrontato all’interno dell’executive board, cioé il comitato esecutivo (link). L’udienza, dopo una sospensione per una breve pausa, è ripresa con l’esame all’amministratore delegato Harald Espenhahn, al quale è contestato il reato più grave, ossia omicidio volontario con dolo eventuale. Gli altri cinque imputati (Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni e Cosimo Cafueri) invece sono accusati di omicidio colposo con colpa cosciente. L’interrogatorio dell’amministratore delegato, affiancato da un interprete, è durato circa tre ore (link 1).

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Thyssen, in aula i tecnici della compagnia Axa

Torino La Axa, la compagnia con la quale la Thyssenkrupp era assicurata contro gli incendi, aveva effettuato vari sopralluoghi e stilato una serie di rapporti per ridurre il rischio, considerato troppo elevato. E’ quanto emerso stamani dalle deposizioni da parte di diversi tecnici del gruppo francese delle assicurazioni. Uno dei documenti principali ha come data il 22 novembre 2007, quattordici giorni prima della tragedia che provocò la morte di sette operai. Sulla base delle deposizioni, l’operazione per inalzare gli standard di sicurezza non avrebbe però interessato lo stabilimento piemontese. Nella fabbrica di Torino le ispezioni riguardavano le modalità con cui asportare i macchinari e spedirli a Terni, prima di procedere alla definitiva chiusura dell’azienda torinese (link).

Il processo è stato aggiornato al 25 giugno.

Thyssen, in aula la Guardia di Finanza

TorinoDopo l’incendio del 2006 alla fabbrica di Krefeld, in Germania, la ThyssenKrupp decise di stanziare un fondo straordinario per la sicurezza destinati agli stabilimenti italiani di Terni e Torino pari ad un valore di circa 13 milioni di euro. Soldi da investire nelle aziende del nostro Paese in un biennio (2006-2007 e 2007-2008). Di quel denaro poco più di tre milioni e ottocentomila euro furono spesi nello stabilimento umbro, mentre a Torino l’investimento si rivelò poco significativo in materia di impianti e strutture antincendio. E’ quanto emerso stamani nella nuova udienza per il rogo alla Thyssen dalle testimonianze degli uomini della Guardia di Finanza, incaricati dalla stessa Procura di Torino di esaminare le eventuali spese sostenute dall’azienda. A suo tempo infatti la Guardia di Finanza ha effettuato una serie di verifiche sui bilanci dell’azienda. Così, dopo l’analisi tecniche sugli impianti e sulle procedure antincendio, al centro dell’attenzione della Corte nella precedente udienza, svoltasi ieri l’altro, durante la quale sono stati ascoltati i vigili del fuoco, oggi è stata la volta delle analisi economiche fondate su documenti contabili e di bilancio. 

Il processo è stato aggiornato al 23 giugno.

Thyssen, ascoltati i dipendenti di Terni

TorinoGli interventi sulla sicurezza nelle aziende italiane della multinazionale dell’acciaio erano subordinati a criteri di business. E’ quanto emerso oggi al processo nei confronti di sei dirigenti della ThyssenKrupp per il rogo del 6 dicembre 2007 che costò la vita a sette operai. A dirlo è stato Alessandro Segala, responsabile dell’area lavorazioni a freddo dello stabilimento Thyssenkrupp di Terni. Dalla sua testimonianza è risultato che priorità nell’adeguamento delle misure antincendio venne data alle linee più produttive e non a quelle maggiormente esposte al rischio. Segala ha spiegato in aula che un gruppo di lavoro della Thyssen si occupò di definire degli standard di protezione antincendio validi per tutto il gruppo.

 Lo studio, inerente alle misure di sicurezza da adottare, assunse un valore prioritario dopo l’incendio che scoppiò nel 2006 nello stabilimento tedesco di Krefeld. Un incendio provocato dalle scintille prodotte dallo sfregamento di un nastro non centrato nella giusta maniera contro il macchinario. Analogo innesco pare sia avvenuto alla linea 5 di Torino in quella tragica notte. Ma su questo macchinario, destinato ad essere spostato nell’azienda di Terni in conseguenza della prevista chiusura dello stabilimento piemontese, gli investimenti per la sicurezza vennero posticipati dall’anno 2006-2007 al 2007-2008, come confermato anche da un altro dei testimoni ascoltati oggi in aula. Il processo è stato aggiornato al 4 giugno.