Ilva, l’Italia a processo alla Corte di Strasburgo. “Non ha protetto la salute dei cittadini dall’inquinamento”.

Lo Stato italiano sarà processato dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.

Firenze – Lo Stato italiano è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con l’accusa di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva. La Corte di Strasburgo ha ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro lo Stato italiano.

Il ricorso collettivo era stato presentato da un gruppo di cittadini di Taranto. Quest’ultimi denunciano la violazione del diritto alla vita e all’integrità psico-fisica, in quanto le autorità nazionali e locali hanno omesso di predisporre un quadro normativo ed amministrativo idoneo a prevenire e ridurre gli effetti gravemente pregiudizievoli derivanti dal grave e persistente inquinamento prodotto dall’Ilva. Contestata anche la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, anche in conseguenza dei ripetuti decreti “salva Ilva” con cui il governo ha mantenuto in funzione l’impianto sotto la propria gestione.

 

Ilva, la famiglia Riva chiede i danni al Ministero dello Sviluppo

Firenze La procedura di vendita dell’Ilva di Taranto è «un esproprio» che la famiglia Riva ha «ingiustamente subito» e per il quale la famiglia di industriali ritiene «direttamente responsabile il Ministero dello Sviluppo Economico, in ogni sede, anche sovranazionale». Bloccare la vendita dello stabilimento ionico, quindi, o lo Stato dovrà risarcire i danni ai Riva. In sostanza è questa l’ultima richiesta inviata dalla famiglia lombarda al ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi, al sottosegretario alla presidenza del Consigli dei ministri Claudio De Vincentis e ai commissari straordinari Pietro Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba. 

Ilva, annullato il maxi processo per un vizio di forma. Il procedimento torna all’udienza preliminare.

Il maxi processo all’Ilva di Taranto è stato annullato.

Firenze – Il maxi processo all’Ilva di Taranto è annullato. Il procedimento fa un passo indietro e torna nuovamente all’udienza preliminare. La Corte d’assise di Taranto ha accolto infatti la richiesta di nullità di un verbale dell’udienza preliminare del 23 luglio, sollevata dalla procura ionica, stabilendo che gli atti emessi dal tribunale da quel momento in poi non sono validi. In quel verbale, infatti, per alcuni imputati non è riportato il nome del “sostituto processuale” cioè dell’avvocato nominato dal giudice in sostituzione dell’avvocato di fiducia evidentemente assente in quel momento. In sostanza, quegli imputati non avrebbero avuto nessun difensore in quella udienza. A formulare la richiesta è stata la stessa procura di Taranto. Adesso, su disposizione della Corte, gli atti verranno di nuovo inviati al giudice dell’udienza preliminare. Il ritorno alla fase preliminare coinvolge le tre società (Ilva spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) e i 44 imputati che avevano scelto di essere giudicati con il rito ordinario, tra i quali Nicola e Fabio Riva, l’ex governatore della Puglia Nichi Vendola e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano.

 

Ilva, inquinamento a Taranto. Asl: “Sport e finestre aperte solo dalle 12 alle ore 18”.

Firenze – Sport e finestre aperte solo per sei ore al giorno, dalle 12 alle 18. Sono queste le limitazioni decise dall’Asl di Taranto per salvaguardare la salute della popolazione. Le direttive, inviate al sindaco Ippazio Stefano, sono da adottare quando lo stato di inquinamento da Ipa (Idrocarburi policlici aromatici), causato dall’Ilva, supera i 100 micro grammi/metrocubo. La concentrazione da Ipa negli ultimi due giorni: giovedì scorso è oscillata tra 130 e 160, ieri  tra gli 80 e i 129. Con queste condizioni è consigliato stare il più possibile in ambienti chiusi. Le misurazioni sono state effettuate da Peacelink, l’associazione che con la sua campagna di sensibilizzazione ha spinto l’Asl a consigliare le limitazioni per gli abitanti.

Ilva, muore operaio schiacciato da un tubo di acciaio

Morto un operaio all’Ilva

Firenze Incidente mortale questa mattina all’Ilva di Taranto. Un operaio della ditta appaltatrice Pitrelli ha perso la vita schiacciato da un grosso tubo mentre lavorava all’interno dello stabilimento, nel reparto Agglomerato. L’uomo, Cosimo Martucci, 49 anni di Massafra (in provincia di Taranto), da quanto si è appreso, è stato schiacciato da un tubo d’acciaio che aveva imbragato e stava caricando su un camion dopo i lavori di smontaggio di una canna fumaria nel reparto Agglomerato. Sul posto il procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, gli ispettori dell’Asl, vigili del fuoco e carabinieri. La procura ha aperto un fascicolo d’inchiesta sulla morte di Cosimo Martucci, ed ha disposto il sequestro dell’area in attesa degli accertamenti per stabilire la dinamica dell’accaduto.

Ilva, Nichi Vendola rinviato a giudizio. Sono 44 le persone che saranno processate.

Ilva, Vendola rinviato a giudizio assieme ad altre 43 persone.

Firenze Il gup di Taranto Vilma Gilli ha rinviato a giudizio 44 persone fisiche e tre società (Ilva Spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) per l’inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva. Fra gli imputati c’è anche l’ex governatore pugliese Nichi Vendola: è accusato di concussione aggravata in concorso. Nell’elenco dei rinviati a giudizio ci sono anche l’ex presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, il sindaco del capoluogo ionico Ippazio Stefano, oltre a Fabio e Nicola Riva, figli del patron Emilio (deceduto lo scorso anno) e proprietari dell’Ilva che secondo la procura ionica ha emesso nell’aria sostanze nocive per gli operai e i cittadini causando “malattia e morte”. Il processo comincerà il 20 ottobre prossimo davanti alla Corte d’assise di Taranto.

Infine, cinque gli imputati giudicati con il rito abbreviato, tre di questi sono stati assolti.  Si tratta del maresciallo dei carabinieri Giovanni Bardaro, dell’avvocato Donato Perrini e dell’ex assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro. Sono stati invece condannati  il sacerdote don Marco Gerardo (10 mesi) e Roberto Primerano (3 anni e 4 mesi), già consulente della procura.

Disastro Ilva, Vendola a processo a Taranto…. (fonte: La Repubblica)

Taranto-Ilva…. (fonte: Articolo21)

Ilva, morto l’operaio ustionato dalla ghisa liquida

Firenze Dopo quattro giorni di agonia, è morto l’operaio dell’Ilva che lunedì scorso era rimasto gravemente ustionato dalla ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2. Alessandro Morricella – questo il nome del lavoratore -, 35 anni, lascia la moglie e due figli. Intanto, la procura di Taranto ha aperto un fascicolo ed ha disposto l’autopsia sul corpo dell’operaio. 

Ilva, operaio investito dalla ghisa incandescente. Ustioni sul 60% del corpo

Un operaio dell’Ilva ha riportato ustioni di terzo grado nel 60% del proprio corpo.

Firenze Un operaio dell’Ilva è stato investito da un getto di ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto. Il lavoratore, addetto al controllo della temperatura della ghisa, ha riportato ustioni di terzo grado sul 60% del corpo, e dopo essere stato soccorso è stato trasportato all’ospedale Perrino di Brindisi.

Ilva, gip di Milano sblocca 1,2 miliardi per il risanamento

Un miliardo e 200 milioni di euro per risanare l’Ilva. Questa è la somma che il gip di Milano ha sbloccato per destinarla al risanamento dello stabilimento di Taranto.

Firenze – Un miliardo e 200 milioni di euro per risanare l’Ilva. È la somma che il giudice per le indagini preliminari di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha sbloccato per destinarla al risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto, che fu sequestrato tre anni fa su ordine del gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale. Tra quel giorno di luglio a oggi è successo di tutto. Oltre Taranto sulla famiglia Riva ha indagato anche la Procura di Milano e quel tesoro era stato sequestrato dagli inquirenti milanesi e che era “congelato” a causa del decreto. 

Ilva chiede al ministero di patteggiare nel processo per disastro ambientale

Ilva chiede al ministero di poter patteggiare nel processo per disastro ambientale

Firenze L’Ilva potrebbe chiedere il patteggiamento nel processo sul disastro ambientale causato, secondo la procura, dalle sue emissioni nocive. Per la prima volta l’azienda potrebbe quindi ammettere la sua colpevolezza portando a un punto di svolta l’inchiesta che la vede accusata di disastro ambientale, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro e avvelenamento di sostanze alimentari. L’azienda, in amministrazione straordinaria, ha chiesto infatti al ministero per lo Sviluppo economico il permesso di avanzare richiesta di patteggiamento nell’ambito dell’udienza preliminare. È stato l’avvocato Angelo Loreto, che rappresenta in giudizio insieme a Filippo Sgubbi l’azienda, a comunicarlo al gup di Taranto Vilma Gilli, chiedendo il differimento della sua discussione in attesa della risposta del ministero.