Strage di Bologna, rinviato a giudizio Gilberto Cavallini

Firenze – A 37 anni dalla strage della stazione di Bologna ci sarà un nuovo processo per una persona accusata di coinvolgimento nell’attentato. Il Gup Alberto Ziroldi ha rinviato a giudizio l’ex Nar Gilberto Cavallini, con udienza davanti alla corte d’Assise il 21 marzo 2018.
All’ergastolo per altri fatti, la Procura gli contesta di aver dato supporto a Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, condannati in via definitiva per l’esplosione che provocò la morte di 85 persone e 200 feriti.

Strage di Bologna, Bolognesi: “Chiediamo si indaghi ancora sulla Loggia P2”.

Firenze – Sono trascorsi 37 anni da quel 2 agosto 1980, quando alle ore 10,25, una bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna: 85 furono i morti, oltre 200 i feriti. Da quel giorno i familiari delle vittime, i superstiti e tutti quei cittadini, la maggioranza, che hanno un forte senso dello Stato, attendono risposte. Alcune sono arrivate, altre no. Per questo eccidio conosciamo gli esecutori materiali: condannati in via definitiva all’ergastolo Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e a 30 anni Luigi Ciavardini. Conosciamo i responsabili dei depistaggi, come stabilito dai processi: il generale Pietro Musumeci, il colonnello Giuseppe Belmonte, ufficiali del Sismi (Servizio Segreto Militare), Francesco Pazienza e il Gran Maestro della Loggia Massonica P2 Licio Gelli. E, sappiamo anche che quella strage fu provocata da terroristi neofascisti del Nar (Nuclei armati rivoluzionari) in quel lungo e sanguinoso periodo storico caratterizzato dalla strategia della tensione. Ma non conosciamo i nomi dei mandanti. Di loro, non c’è minima traccia nella verità giudiziaria. Nell’aprile scorso la Procura di Bologna ha presentato richiesta di archiviazione dell’inchiesta sui mandanti della strage. Una decisione criticata dai familiari delle vittime che, come associazione, si oppongono all’archiviazione che sarà discussa in aula il prossimo 26 ottobre.

Nel suo discorso, pronunciato nell’occasione delle commemorazioni di oggi, il presidente dell’Associazione familiari vittime della strage di Bologna Paolo Bolognesi ha invitato a proseguire le indagini sulla P2. «Chiediamo si indaghi ancora sulla Loggia P2, per verificare se da quel centro di potere occulto è stato impartito il mandato stragista», così Bolognesi che in un passaggio del suo discorso ha ribadito: «Alla richiesta di archiviazione, l’Associazione familiari delle vittime del 2 agosto si è opposta, indicando rilevanti fonti di prova e documenti utili a sviluppare nuove indagini sui mandanti e su persone ad oggi viventi e all’epoca operanti nel contesto eversivo veneto di Ordine Nuovo e dei Servizi Segreti militari».

 

L’Associazione delle vittime: “Lo Stato non vuole la verità…” (L’Espresso)

Strage di Bologna. La rabbia dei familiari….  (fonte: Articolo 21)

Due Agosto, la protesta dei familiari delle vittime … (fonte: La Repubblica) 

Il discorso di Paolo Bolognesi

Strage di Bologna, verità e giustizia …. (fonte: Il Fatto)

I documenti su Ustica e la mancanza di trasparenza (fonte: La Repubblica)

Strage di Bologna, l’articolo di Enzo Biagi…. (fonte: Il Corriere)

 

 

Strage di Bologna, 36 anni dopo nessun mandante

Firenze – Il 2 agosto 1980 una bomba esplose nella sala di attesa di seconda classe della stazione di Bologna: 85 morti, di cui 5 bambini – la più piccola Angela Fresu di soli 3 anni – e oltre 200 i feriti. Dopo 36 anni mancano ancora i mandanti, gli ispiratori della strage. «Al banco degli imputati non si sono seduti i mandanti». E’ un passaggio del discorso pronunciato oggi in occasione dell’anniversario dal presidente dell’Associazione familiari delle vittime  Paolo Bolognesi, che critica la Procura. «Se la Procura avesse dedicato ai documenti che abbiamo presentato, almeno un decimo delle energie e del tempo che ha investito sull’archiviata fantomatica “pista palestinese“, ipotesi priva di qualsiasi supporto che ne confermi l’attendibilità – sostiene Paolo Bolognesi – , forse avremmo saputo perché Gelli non ha voluto fornire alcuna spiegazione su un documento intestato “Bologna” che dimostrava il versamento prima e dopo la strage di circa 15 milioni di dollari». «Alla Procura, abbiamo consegnato accurati dossier con nomi, dati, fatti ricostruiti sulla base di un’attenta e incrociata lettura dei documenti relativi alle stragi di Bologna, Brescia, Milano e al crack del Banco Ambrosiano – aggiunge Paolo Bolognesi – Un materiale consistente che, se approfondito e sviluppato giudiziariamente, potrà permettere ai magistrati di identificare i mandanti. Un’azione investigativa che i familiari delle vittime attendono ancora che sia compiuta».

Non sono mancate critiche all’indirizzo del governo in materia di risarcimenti ai familiari delle vittime. «Il 2 agosto del 2013, qui, il governo assicurò che entro il mese di settembre dello stesso anno, la mancata completa attuazione della legge 206/2004 per i risarcimenti alle vittime si sarebbe risolta – ricorda il presidente Bolognesi –  Oggi, tre anni dopo, dobbiamo dire che quella promessa non è stata mantenuta e alcuni problemi sono stati risolti solo parzialmente». «Nonostante quanto garantito dalla legge – prosegue Bolognesi – , le vittime e i loro familiari continuano a subire ritardi insostenibili, perfino di anni, nella gestione delle loro pratiche da parte dell’Inps e degli altri Ministeri preposti».  «Recentemente il governo – precisa Bolognesi – ha rinnovato l’impegno di risolvere tutte le misure applicative della legge 206 definendo, in brevissimo tempo, tutto ciò che può essere risolto in via amministrativa ed entro il 31 dicembre, all’interno della legge di stabilità, tutto ciò che necessita di una norma di legge. Il fatto nuovo è che i vari ministeri interessati hanno approvato e condiviso questa indicazione mettendosi a disposizione per risolvere tutti i problemi esistenti. Prendiamo atto di questa apertura e vigileremo affinché tutto sia fatto e fatto bene».

Infine, il presidente dell’Associazione si è soffermato sul reato di depistaggio che entra in vigore proprio il 2 agosto 2016. «Finalmente, è stata approvata la legge che introduce il reato penale di depistaggio – così Bolognesi – Sono trascorsi 23 anni per raggiungere questo obiettivo. Da oggi, l’impunità è finita, perché questa legge assegna alla magistratura strumenti e pene adeguate ed un depistatore rischia molti anni di carcere».

Strage di Bologna, 36 anni dalla bomba… (fonte: Il Fatto)

Strage di Bologna: “Mancano ancora mandanti …” (fonte: Articolo21)

Bologna, il buco nero della strage alla stazione (fonte: L’Espresso)

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Bologna e il 2 agosto: le storie delle 85 vittime… (fonte: La Repubblica) 

Il messaggio del Presidente della Repubblica

2 agosto 1980, le stragi e gli impegni del governo: la petizione per chiedere a Renzi di rispettarli

Firenze Ci siamo stancati delle parole cadute nel vuoto e per questo chiediamo aiuto ai cittadini a cui chiediamo di firmare una petizione rivolta al presidente del consiglio Matteo Renzi affinché rispetti le promesse. Perché queste promesse sono tante e sembrano accanirsi contro le vittime. Le vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, ma non solo: pensiamo a Piazza Fontana, Piazza della Loggia (con le sue recentissime condanne all’ergastolo), treno Italicus, Rapido 904, via dei Georgofili. Tutte le vittime, un concetto da estendere anche ai feriti e ai familiari di morti e sopravvissuti. Ho provato a fare un elenco, delle promesse mancate, e sono davvero tante.

2 agosto 2013: risarcimenti e indennizzi mai visti

Era il 2 agosto 2013 quando il ministro Graziano Delrio assicurò che, entro settembre, la legge 206/2004 (Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice) sarebbe stata completamente attuata. Per agevolare questa operazione, avevamo sottoposto 10 punti che avrebbero permesso il completamento. Di lì è iniziata la pantomima. Delrio, un mese dopo, mi informò che non si poteva fare e che occorreva aspettare la legge di stabilità. A me, in quanto deputato, l’onere di presentare un emendamento e a fronte di ciò il governo l’avrebbe fatto suo. Ovviamente l’emendamento l’ho presentato, ma è stato respinto. Ma c’è di più. Un emendamento è stato presentato anche da altri della maggioranza e riguardava i vitalizi (uno dei 10 punti che avevamo avanzato). Lo aveva elaborato l’Inps, ma era scritto talmente male che ci sono voluti 8 mesi per l’interpretazione corretta. Risultato: la proposta non era adeguatamente coperta dalle risorse stanziate (e ancora oggi le coperture non sono adeguate).

A questo punto dobbiamo saltare all’aprile 2014. È allora che vengono inseriti altri 3 emendamenti all’interno di un provvedimento sulle pensioni. Allora il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti assicurò che nella successiva legge di stabilità avremmo completato tutti i 10 punti. Peccato che l’Inps, dipendente dal suo ministero, confeziona una relazione tecnica assurda poi respinta dalla Ragioneria. Passa l’estate e, dopo un’elaborazione delle associazioni delle vittime in cui ribadiamo l’assurdità della relazione dell’Inps, si ottiene l’inserimento dei 3 emendamenti nella legge di stabilità 2014-15. C’è anche la copertura stavolta, molto superiore al necessario. A posto allora? Macché. A luglio 2015 non c’è ancora traccia di nulla.

Il reato di depistaggio che non s’ha da fare

In questi anni in parlamento ho lavorato perché fosse inserito il reato di depistaggio nel codice penale. Sempre il 2 agosto 2013 il solito ministro Delrio assicurò che vi sarebbe stata una corsia preferenziale per questa legge. Non solo non è avvenuto, ma per farlo approvare alla Camera abbiamo dovuto penare e nell’ottobre 2014 la legge è passata con i voti favorevoli del Pd e del Movimento 5 Stelle. E al Senato? La legge – valida che prevede pene per tutti i cittadini che si macchiano di questi reati e che si aggrava nel caso di pubblici ufficiali – ‘è bloccata senza alcun apparente motivo. A me viene da pensare che, vista la situazione in Sicilia, i depistaggi che ancora oggi emergono nelle indagini in molte zone d’Italia e le frodi processuali che si ravvisano ogni giorni, ci sia chi ancora oggi abbia interesse a far sì che questo provvedimento rimanga lettera morta. Lettera morta che deve rimanere anche – o forse soprattutto – nel caso in cui qualcuno decida di collaborare facendo i nomi di chi ordisce il depistaggio con lo sconto di pena, per il collaboratore, fino a metà.

La direttiva Renzi sul segreto di Stato e sull’apertura degli archivi

Ecco, nell’aprile 2014 arriva la direttiva con cui si vuole fare luce (a parole, viene da dire) sui fatti di terrorismo e di stragi in questo Paese con l’apertura degli archivi e il loro versamento all’Archivio di Stato. Cos’è accaduto in tutto questo tempo? Ve lo racconto io. Innanzitutto è accaduto che, partendo dal principio corretto della direttiva, le persone che hanno coperto crimini tanto gravi oggi sono chiamati a collaborare con questa farlocca operazione di disclosure che niente ha dischiuso, al momento. Difficile poi capire se e cosa viene versato all’Archivio di Stato se manca un elenco delle carte. Inoltre è bene che i cittadini sappiano che il ministero degli Esteri con la scusa che non ha documenti con la dicitura “strage di ….” (Bologna, Italicus, Ustica, Brescia o qualsiasi altra) non verserà nulla. Forse dimenticano che sicuramente hanno tutti i rapporti delle ambasciate di Grecia, Spagna, Portogallo e America Latina, dove ci sono state dittature. E che quei rapporti che dovrebbero descrivere i rapporti con i terroristi e Gelli con quei Paesi. Non meglio è andata al ministero degli Interni che candidamente ci ha avvertito che deve preselezionare i documenti: preselezionare vuol dire che, se va bene, consegnano solo le carte che ritengono opportuno consegnare. Inoltre non hanno naturalmente indicato i documenti del famigerato l’Ufficio affari riservati che tanta parte ha avuto della strategia della tensione. Dal canto suo, invece, la Difesa deposita un po’ di documenti non digitalizzati e un altro po’ carte in digitale, ma senza gli originali rendendo così grandiose le possibilità di mettere in circolazione un falso.

Che fare? Ci aiutino i cittadini

Per uscire da questa pazzesca situazione, solo i cittadini ci possono aiutare. Innanzitutto firmando la petizione che abbiamo pubblicato in rete per supportarci nella richiesta a Renzi di rispettare gli impegni. Una richiesta, me ne rendo conto, che in molti tentano di ostacolare. Matteo Renzi, presidente del Consiglio, deve rendersi conto che ne va della credibilità di questo governo continuare su una simile strada. E glielo ripeto: nessuno può utilizzare l’anniversario del 2 agosto per fare promesse vane senza pagare dazio.

Firma: Paolo Bolognesi (Presidente Associazione vittime della strage di Bologna)

Fonte: Il Fatto

Strage di Bologna, nuovo dossier in Procura

L’associazione familiari vittime della strage di Bologna ha depositato alla Procura di Bologna un nuovo dossier.

Firenze E’ un dettagliato dossier sui mandanti quello depositato questa mattina alla Procura di Bologna dall’Associazione familiari vittime della strage del 2 agosto 1980. «E’ il risultato», ha dichiarato il presidente Paolo Bolognesi «di un lungo e approfondito lavoro di ricerca e analisi incrociata di migliaia di pagine di atti giudiziari di processi per fatti di strage e terrorismo dal 1974 ad oggi che identifica mandanti, complici e strutture clandestine che si servirono della violenza stragista per finalità di politica interna. Elementi certi, concreti che consegniamo ai magistrati».

I “dati raccolti”, si legge nel documento “non risultano essere stati correlati tra di loro e, comunque, sottoposti ad alcuna elaborazione finalizzata a percepirne la portata probatoria o indiziante in relazione alla strage” e sulla base dei quali l’Associazione prospetta alla Procura della Repubblica una serie di elementi gravemente indizianti nei confronti di varie persone che hanno agito, anche in concorso fra loro, per il reato di strage, insurrezione armata contro i poteri dello Stato e guerra civile con l’aggravante, per i militari, del reato di alto tradimento. 

L’Associazione, inoltre, chiede la revoca del provvedimento di archiviazione relativo alla posizione del terrorista Gilberto Cavallini e l’invio di tutta la documentazione depositata alla Direzione Nazionale Antimafia e alle Commissioni parlamentari d’inchiesta sull’uccisione di Aldo Moro e Antimafia.
“Ai tempi in cui veniva celebrato il processo di merito per la strage di Bologna – così come per altri analoghi processi” è scritto “non si aveva la percezione della relazione esistente tra stragi e progetti di rivolgimento istituzionale violento, tant’è che nessun processo, tra i tanti celebrati all’epoca, trattò queste diverse ipotesi delittuose unitariamente. Né si ebbe contezza che i vari progetti di rivolgimento istituzionale fossero (…) portati avanti sulla base di inputs che vedevano protagonisti sempre gli stessi soggetti e le medesime strutture antinsorgenza. La prospettiva di cui si dispone ora è completamente diversa”.

Tra gli elementi di novità contenuti nel voluminoso dossier, il rinvenimento – tra gli atti del processo bis per la strage dell’Italicus – di una corrispondenza che prova l’ospitalità data nel 1984 in Paraguay dal leader ordinovista Elio Massagrande a Licio Gelli (già condannato per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna) e l’interesse ad un incontro con Gelli mostrato, in questa occasione, da Paolo Marchetti e Rita Stimamiglio, le stesse persone che ospitarono – nel gennaio-febbraio 1981 a Padova – Valerio Fioravanti, Francesca Mambro (esecutori della strage) e il terrorista neofascista Gilberto Cavallini. Dato nuovo è anche la relazione del dottor Loreto D’Ambrosio sul ritrovamento, in un covo dei NAR, della parte residua di targa montata sulla Fiat 127 utilizzata il 6 gennaio 1980 dai killer di Piersanti Mattarella e che non risulta essere stata esaminata dai giudici che assolsero per quel delitto Fioravanti e Cavallini né trasmessa ai magistrati di Bologna.

«A distanza di 35 anni – dichiara Bolognesi -, il lavoro di ricerca e analisi svolto dalla nostra Associazione prova che i mandanti non sono più fantasmi della Storia, ma hanno nomi e cognomi. Adesso attendiamo provvedimenti che rendano giustizia non solo alle 85 vittime, ai 200 feriti e ai loro familiari, ma anche al Paese».

Firma: Associazione familiari vittime della strage di Bologna 

Strage di Bologna, nuovo dossier ai pm…. (fonte: Il Fatto)


2 agosto 1980, a Bologna fu strage

FirenzeSono trascorsi trentaquattro anni dal 2 agosto 1980 quando alla stazione di Bologna, alle ore 10,25, una valigia, lasciata nella sala d’aspetto di seconda classe, contenente venti chili di esplosivo militare gelatinato Coupound B, esplose sbriciolando la sala, sfondando quella di prima classe, due vagoni del treno proveniente da Basilea diretto ad Ancona e il bar-ristorante. Una grande onda anomala travolse bambini, donne e uomini, riversandosi in più punti: verso la piazza, verso il primo binario, nel sottopassaggio. In pochi secondi 85 furono le vittime e 207 i feriti di cui 70 con invalidità permanente. Furono Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, terroristi neofascisti appartenenti ai Nar, a mettere la bomba all’interno della Stazione.

In questi giorni la procura di Bologna ha chiesto l’archiviazione per la “pista palestinese”, considerata alternativa a quella neofascista, uno dei tanti tentativi di depistaggio, i magistrati bolognesi hanno anche decretato l’inesistenza del così detto “lodo Moro”, presunto accordo con i palestinesi, la cui violazione avrebbe portato alla vendetta consumata con la strage. Il 2 agosto per i famigliari delle vittime di tutte le stragi e per i bolognesi è la giornata della memoria, per non dimenticare, quest’anno cade di sabato come allora. Per gli italiani era l’inizio delle ferie, finalmente un giorno sereno in un anno segnato da una lunga striscia di sangue: il 6 gennaio fu assassinato il presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, i sospetti del giudice Falcone caddero sul terrorista nero Fioravanti, riconosciuto dalla moglie di Mattarella, in macchina con il marito nel momento dell’omicidio. Le prove non furono sufficienti per incriminarlo, ma il dubbio, nonostante le condanne definitive a Riina, Greco, Brusca, Provenzano Calò Madonia e Geraci, rimane perché la presenza a Palermo di Fioravanti e Mambro fu accertata già allora: i due terroristi erano a casa di Francesco Mangiameli, dirigente del movimento neofascista Terza posizione con Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi e Giuseppe Dimitri. Mangiameli qualche mese dopo fu ucciso dallo stesso Fioravanti.

Le Brigate Rosse avevano massacrato a Milano tre poliziotti della Digos: Rocco Santoro, Antonio Cestari, Michele Tatulli; a Genova il tenete colonnello dei carabinieri Emanuele Tuttobene e l’agente Antonio Cosu; a Mestre il dirigente del Petrolchimico di Marghera Silvio Gori. La violenza delle Br sembrava inarrestabile: uccisero a Roma il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Vittorio Bachelet, poi a Salerno il sostituto procuratore Nicola Giacumbi; a Milano, il giornalista del Corriere della sera Walter Tobagi; ancora a Mestre il dirigente dell’antiterrorismo Alfredo Albanese. I Nar non furono da meno: a Milano assassinarono il sostituto procuratore Mario Amato, questa volta a colpire furono Gilberto Cavallini e Ciavardini, quello della strage di Bologna. Amato fu ammazzato perché aveva ricostruito le connessioni tra la destra eversiva e la banda della Magliana, i cui contatti andavano dalla camorra a Cosa nostra, alla massoneria. Dalla banda i Nar si rifornivano delle armi per i loro delitti. Il gruppo criminale romano fu coinvolto negli omicidi Pecorelli e Calvi, nel sequestro Moro e contribuì ai depistaggi della strage di Bologna. Il 27 giugno alle ore 20,45 scomparve dai radar, sopra il cielo di Ustica, il Dc-9 partito da Bologna per Palermo con 81 persone a bordo. La Corte di Cassazione, il 28 gennaio 2013, ha sentenziato che fu un missile o una collisione con un aereo militare ad abbattere il Dc-9 che si era trovato nel mezzo di una vera e propria azione di guerra.

Quando, nel giorno della memoria, la sirena suona alle 10,25 e nella piazza cade il silenzio, torna, in chi ha vissuto quel momento, tutta l’angoscia creata dai misteri che avvolgono le stragi e dal sangue versato negli anni di piombo: colpire Bologna allora, con la sua storia di città resistente, simbolo del progresso sociale e politico, ebbe un duplice significato: fine delle zone franche e la dimostrazione che nel nostro Paese sarebbe potuto accadere qualsiasi cosa, perché non esiste una strage nella quale non siano coinvolti apparati dello Stato: a Palermo è in atto il processo sulla Trattativa tra Stato e mafia dove per la prima volta sul banco degli imputati siedono insieme politici, uomini delle istituzioni e capi di Cosa nostra. Le stragi cominciarono nel lontano 1947 da Portella della Ginestra, poi a Bolzano a Malga Sasso, Belluno a Cima di Vallona, Milano Piazza Fontana, Gioia Tauro, Peteano di Sagrado vicino a Gorizia, ancora a Milano alla Questura, Brescia piazza della Loggia, San Benedetto Val di Sambro: l’Italicus nel 1974, poi ancora nel 1984, in mezzo la Stazione di Bologna, poi nel 1993 Firenze con i Georgofili e Milano con via Palestro. Quante vite innocenti spezzate. La sirena delle 10,25 significa tutto questo ma non solo, negli anni è diventata il simbolo delle false promesse dei politici, l’ultima lo scorso anno dal ministro Del Rio, in rappresentanza del governo Letta, quando si impegnò a inserire nel decreto Sicurezza il pagamento, da parte dell’Inps, degli indennizzi previdenziali alle vittime rimaste invalide. Come sempre i fatti smentiscono le parole che servono esclusivamente per passare “la nottata” e per prendere qualche fischio in meno.

Quest’anno la delusione dell’Associazione famigliari delle vittime, presieduta da Paolo Bolognesi è data, per l’ennesima volta, dall’assenza del presidente del Consiglio. Renzi preferisce muoversi su terreni sicuri: a Genova all’arrivo della nave Concordia o a Palazzo Chigi a ricevere la squadra italiana di scherma per festeggiare le tante medaglie, mandando al suo posto il ministro Poletti. L’assenza probabilmente è stata influenzata dall’allarme della Questura per la presenza nella piazza della Stazione dei collettivi e dei sindacati di base, invece sarebbe stata l’occasione per ricevere un po’ di applausi, perché Renzi, rispetto a tutti quelli che lo hanno preceduto a Palazzo Chigi, una cosa importante l’ha fatta, dopo anni di sollecitazione delle associazioni dei famigliari delle vittime e di Bolognesi in particolare (che è entrato in Parlamento solo per raggiungere questo obiettivo), è stato rimosso dagli atti, nell’aprile scorso, le classifiche di segretezza (riservato, riservatissimo, segreto, segretissimo), questo consentirà la libera consultazione rispetto al limite minimo previsto di quarant’anni della “memoria dello Stato”, fatta da ben 110 chilometri di documenti.

E’ il primo atto verso la trasparenza perché il vero problema sulle stragi è da sempre il segreto di Stato. E’ stato un messaggio politico importante anche nei confronti di chi negli anni ha insabbiato: “Le coperture sono finite, nessuno può considerarsi al di sopra di ogni sospetto”. Questo è solo il primo atto di giustizia nei confronti dei famigliari delle vittime e dei cittadini, il secondo sarà quello di cambiare i dirigenti responsabili dei servizi, come ha dichiarato Bolognesi: «Gli uomini abituati a coprire non possono essere quelli che scoprono».

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Articolo 21

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Strage di Bologna: aderisci al gruppo Facebook “Reti di memorie 2 agosto 1980-2014”

Firenze In vista del 34° anniversario della strage alla stazione di Bologna, tre realtà associative bolognesi – Diecieventicinque, Piantiamolamemoria e PrendiParte – hanno condiviso con l’Associazione tra i familiari delle vittime un’iniziativa aperta alla partecipazione della cittadinanza: ricostruire la “rete del pianto” che, 34 anni fa, delimitava l’ala ovest della stazione (distrutta dall’esplosione) dal piazzale antistante. 

La mattina di sabato 2 agosto 2014 chi arriverà in stazione troverà una rete metallica lunga 16 metri montata ai piedi dell’aiuola posta di fronte all’ingresso principale: invitiamo tutti coloro che parteciperanno alla commemorazione a portarsi da casa un oggetto o un pensiero da appendere su quella rete.
Un’altra rete sarà presente, sull’aiuola. Il Laboratorio delle Meraviglie – Gocce di Memoria di Marzabotto anche quest’anno ha realizzato ed installato a Monte Sole un’opera in memoria di tutte le vittime di ingiustizie e violenza: “Rete di Memoria”. Una parte dell’installazione verrà portata il 2 agosto alla stazione di Bologna, in ricordo di chi nel 1980 perse la vita, e come sostegno nella battaglia per la giustizia e la verità da parte di un luogo che ha combattuto sessant’anni per ottenerla. Al termine della manifestazione raccoglieremo tutti gli oggetti e li metteremo a disposizione dell’Associazione familiari vittime, per eventuali mostre o installazioni itineranti.
Chi non potrà partecipare fisicamente, può farlo iscrivendosi al gruppo Facebook “Reti di Memorie” – 2 agosto 1980-2014 e postando sulla bacheca una foto o un pensiero in memoria delle 85 vittime. Per riannodare i fili di una storia che ha colpito tutti.
Per ricostruire una rete tra presente e passato.
Per rafforzare un legame fra le persone che, dopo 34 anni, chiedono ancora verità e giustizia.
Perché, come disse Torquato Secci, primo presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime, alla prima commemorazione, il 2 agosto 1981: «Un Paese che rinuncia alla speranza di avere giustizia, ha rinunciato non soltanto alle proprie leggi, ma alla sua storia stessa». Per questo severamente, ma soprattutto ostinatamente,aspettiamo.”

E ALLORA, TU: COSA RICORDI DEL 2 AGOSTO 1980?

Fonti: www.diecieventicinque.it, www.piantiamolamemoria.org, www.prendiparte-bo.it, www.goccedimemoria.org 

Strage di Bologna: Rai Tre racconta la nostra storia

Firenze Nella puntata “La tredicesima ora – Le scelte che hanno cambiato la vita”, Carlo Lucarelli, su Rai3, venerdì 6 giugno alle 23.05, racconterà la storia di Marina Gamberini che aveva 20 anni e un mese alle 10.25 del 2 agosto 1980. Lo annuncia Paolo Bolognesi, deputato Pd, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna. «Marina lavorava alla stazione e quando nella sala d’aspetto di seconda classe esplose la bomba che uccise 85 persone lei era lì sopra, al primo piano. Rimase sepolta viva per oltre due ore prima di essere estratta dalle macerie», ricorda Bolognesi «e mentre la portavano via in barella le scattarono una fotografia che fece il giro del mondo, trasformandola, suo malgrado, nel simbolo di quell’attentato». 

Dopo aver raccontato l’eccidio del 2 agosto 1980 in una puntata di “Blunotte – Misteri italiani”, Carlo Lucarelli riporta sui Rai3 l’esperienza dei sopravvissuti alla strage che, attraverso la storia di Marina Gamberini, spiega come si fa ad andare avanti dopo essere passati per il massacro più imponente dell’Italia del dopoguerra. Le ferite nel fisico, le complicazioni che si trascinano per anni, i medici, i risarcimenti, le percentuali d’invalidità sono solo un pezzo di quelle esistenze. «Ci sono, infatti, le cicatrici nell’animo e nella mente, quelle che con fatica guariscono e che non si rimarginano mai», afferma Bolognesi «e la memoria, oltre che dalle aule di giustizia, passa anche dalla viva voce dei testimoni diretti». Per queste ragioni, conclude Bolognesi, «vi invitiamo a seguire questa puntata. Quella di Marina Gamberini è la nostra storia, la storia di un Paese intero».

Strage di Bologna, non c’è traccia dei risarcimenti nella legge di stabilità

Nessun risarcimento ai parenti delle vittime della strage di Bologna. Il provvedimento, atteso dai familiari e promesso lo scorso 2 agosto per la commemorazione dell’anniversario dal ministro per gli Affari Regionali Graziano Delrio , doveva essere inserito nella legge di stabilità. Ma, nell’emendamento dei risarcimenti non c’è traccia

FirenzeNessun risarcimento ai parenti delle vittime della strage di Bologna. Il provvedimento, atteso dai familiari e promesso lo scorso 2 agosto per la commemorazione dell’anniversario dal ministro per gli Affari Regionali Graziano Delrio , doveva essere inserito nella legge di stabilità. Ma, nell’emendamento dei risarcimenti non c’è traccia. «Gli impegni presi solennemente a Bologna il 2 agosto, ad oggi, non sono stati mantenuti», denunciano Roberto Della Rocca, vicepresidente dell’associazione italiana vittime del terrorismo, e il deputato Pd e presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi. «Valutiamo tutto ciò con grande amarezza e profonda delusione. Se tutto questo dovesse persistere, il disprezzo dei familiari delle vittime del terrorismo, nei confronti di questo Governo sarebbe totale».

Strage Bologna, nella legge di stabilità via risarcimenti… (fonte: Blizquotidiano)  

Strage di Bologna, saltano risarcimenti (fonte: lettera43)

Strage di Bologna, salta il risarcimento (fonte: La Stampa)

Strage di Bologna, Fioravanti e Mambro: “Non pagheremo il risarcimento”

Valerio Fioravanti e Francesca Mambro non vogliono tirare fuori un solo centesimo per risarcire quanto richiesto dall’avvocatura di Stato per la strage alla stazione di Bologna

Firenze Valerio Fioravanti e Francesca Mambro non vogliono tirare fuori un solo centesimo per risarcire quanto richiesto dall’Avvocatura di Stato per la strage alla stazione di Bologna. Richiesta pari ad oltre un miliardo di euro. Secondo gli avvocati dei due ex terroristi neri ritenuti colpevoli dell’attentato del 2 agosto 1980 i termini sono scaduti. E quei soldi, inoltre, non li hanno e mai li avranno. Fioravanti e Mambro, condannati per l’attentato che il 2 agosto 1980 ha provocato 85 morti e 200 feriti, tramite i loro legali e con una lunga memoria difensiva, spiegano perché si oppongono alla richiesta avanzata dallo Stato nella causa civile .