Eternit bis, il 14 luglio la decisione sul rinvio a giudizio di Schmidheiny

Torino – La decisione sul rinvio a giudizio di Stephan Schmidheiny arriverà il 14 luglio. Nel processo Eternit Bis l’imprenditore svizzero risponde di omicidio doloso di 258 persone dovuto, sostiene l’accusa, all’amianto lavorato negli stabilimenti Eternit.

Questa mattina si è praticamente chiusa l’udienza preliminare (in realtà uno dei difensori si è riservato di terminare gli argomenti di replica nella prossima data a metà luglio, ma è più che altro una formalità): i legali dello svizzero, Guido Carlo Alleva e Astolfo Di Amato, hanno richiamato il principio del «ne bis in idem», sostenendo che non si può processare una seconda volta la stessa persona per lo stesso reato. E, a parere loro, l’attuale procedimento, cosiddetto Eternit Bis, riguarda le stesse condotte già contestate allo svizzero nel processo Eternit Uno (che la Cassazione, a novembre 2014, aveva dichiarato prescritto).

Di avviso diverso la Procura, che ribadisce la distinzione tra il precedente caso per disastro ambientale doloso e l’attuale per omicidio volontario. 

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Eternit-bis, la parola passa ai pm

Torino - Con l’intervento del pm Gianfranco Colace, che sostiene l’accusa con il procuratore Raffaele Guariniello, è ripresa a Torino l’udienza preliminare del procedimento che vede lo svizzero Stephan Schmidheiny rispondere di omicidio doloso di 258 persone dovuto – per l’accusa – all’amianto lavorato negli stabilimenti Eternit. I pm hanno risposto alle questioni sollevate dalla difesa, fra cui spicca la proposta di chiudere subito il processo per violazione del principio del ‘ne bis in idem’.

Secondo i pm Schmidheiny era il vero dominus dell’Eternit a partire dal 1976, anno in cui ereditò l’impero Eternit dal padre Max. Era lui a decidere le strategie, a prendere le decisioni che i dirigenti dovevano poi applicare concretamente nel quotidiano all’interno delle fabbriche.

Eternit bis, ecco perché l’accusa di omicidio a Stephan Schmidheiny è legittima (intervista a Raffaele Guariniello da Wired.it)

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Eternit-bis, la difesa chiede l’annullamento del processo

Torino - Eternit bis: i legali difensori del magnate belga Stephan Schmidheiny, unico imputato del processo, durante l’udienza preliminare in corso di svolgimento a Torino hanno avanzato al giudice Federica Bompieri l’annullamento del processo, in quanto secondo il principio del “ne bis in idem” non si può essere processati due volte per lo stesso fatto.

La richiesta era ampiamente prevista. Secondo l’avvocato D’Amato, “i fatti sono identici a quelli che erano stati contestati nel procedimento precedente, quello dichiarato prescritto dalla Cassazione. Nel capo d’imputazione compaiono alcuni casi di morte nuovi, ma non fa differenza: il concetto è che la condotta che avrebbe provocato i decessi era già stata contestata. Ed era una condotta, come ha sancito la Cassazione, terminata nel 1986. L’essenza del processo penale è rimproverare una condotta. Ma qui si reitera il rimprovero e non è consentito”.
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Eternit bis, il processo resta a Torino. Lo Stato italiano è parte civile

Torino - Terza udienza preliminare al processo Eternit Bis. Novità della giornata, fortemente attesa dai cittadini di Casale Monferrato è la costituzione di parte civile dello Stato Italiano, di Regione Piemonte e della Provincia di Alessandria. La procura ha accolto favorevolmente le istanze dei tre enti, «anzi ci eravamo stupiti non l’avessero già fatto» ha commentato il pm Raffaele Guariniello. Nell’elenco delle parti civili, circa una quarantina tra soggetti pubblici e privati, figurano anche sindacati, enti locali e associazioni dei familiari delle vittime da amianto.

Nel prosieguo dell’udienza il Gup Federica Bompieri ha respinto anche l’altra richiesta presentata dalla difesa di Stephan Schmidheiny, quella di trasferire il processo a Ivrea (fatto che avrebbe tolto le indagini ed accusa alla Procura di Torino e ai Pm Guariniello e Colace). La difesa aveva sollevato l’eccezione della competenza territoriale, essendo la prima vittima di Cavagnolo, un comune che oggi rientra nella giurisdizione del tribunale di Ivrea. Secondo il giudice, però, il fascicolo con il nome della persona deceduta è stata aperto prima del riassetto territoriale, ovvero quando il Comune di Cavagnolo era sotto la giurisdizione del tribunale di Torino, dove quindi continuerà a svolgersi il processo.

Ora bisognerà entrare nel merito con l’esame del cosiddetto “ne bis in idem” il principio giuridico che stabilisce che non è possibile essere processati due volte per lo stesso fatto, reato e condotta, in relazione al primo processo a cui Schmidheiny è stato sottoposto negli anni scorsi.

L’udienza è stata aggiornata a giovedcì 4 giugno.

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Eternit bis, la difesa chiede di trasferire il processo a Ivrea

Torino - Trasferire a Ivrea il processo Eternit bis. E’ la richiesta presentata oggi dalla difesa di Stephan Schmidheiny, proprietario della fabbrica che produceva amianto, accusato di avere causato la morte di operai e cittadini a Casale Monferrato, al gup Federica Bompieri in tribunale a Torino. L’avvocato Astolfo di Amato, che già durante la prima udienza aveva parlato di “violazione dei diritti umani” nei confronti del suo assistito, ha detto che per stabilire la competenza territoriale nel nuovo processo per omicidio bisogna fare riferimento al primo dei 258 decessi contestati, quello di Giovanni Pagliaro, ex dipendente Eternit a Cavagnolo (Comune oggi sotto la competenza degli uffici giudiziari di Ivrea), morto nel 1984.

L’udienza è stata quindi aggiornata a giovedì, quando il giudice deciderà se spostare il processo o lasciarlo a Torino. Ma oltre alla questione sulla competenza territoriale la difesa ne ha proposta una sulla partecipazione al processo degli enti come parti civili. Ha chiesto inoltre di escludere dalle parti civili alcuni Comuni e le articolazioni locali dei sindacati. Quanto all’Inail, ha spiegato che per tutti i casi contestati, meno uno, i suoi diritti di rivalsa sono caduti in prescrizione. Se accolta, quest’istanza potrebbe portare a un lungo stop del processo.

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Al via il processo Eternit-bis. La difesa: “Violati i diritti umani”.

Torino - Il caso Eternit torna in tribunale. E questa volta l’accusa è da ergastolo: omicidio volontario aggravato di 258 persone.

In una delle maxi aule al piano interrato del Palazzo di Giustizia di Torino, via all’udienza preliminare dell’inchiesta Eternit bis. L’unico imputato è l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, chiamato a rispondere di una catena di decessi provocati – secondo l’accusa – dall’amianto lavorato in quattro stabilimenti italiani della multinazionale. Ma l’entourage dell’imprenditore sostiene una tesi clamorosa, “questo processo viola i diritti umani dello stesso Schmidheiny”.

I pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace sono convinti che l’elvetico, pur conoscendo il problema, fece poco o nulla per modificare le “enormemente nocive condizioni di polverosità” nelle fabbriche. E portò avanti “una politica aziendale” che provocò una “immane esposizione ad amianto di lavoratori e cittadini”. Il tutto per “mero fine di lucro”. Con il contorno supplementare di una “sistematica e prolungata campagna di disinformazione”. Schmidheiny è assistito da due principi del foro, Astolfo di Amato e Guido Carlo Alleva, che promettono una battaglia durissima.

Sostengono il principio secondo il quale non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto: Schmidheiny, per le attività dell’Eternit, ha già subito un processo dove l’accusa di disastro ambientale doloso è stata dichiarata prescritta dalla Cassazione. Di Amato dice: “A noi l’accusa di omicidio volontario sembra una forzatura. Immaginare che siano stati investiti 75 miliardi di vecchie lire per uccidere le persone non è logico”. E ancora, secondo l’entourage dell’imprenditore svizzero, il processo contro Stephan Schmidheiny “viola i diritti umani”,  l’accusa di omicidio volontario viene definita “assurda” e la procura di Torino, nel promuoverla, starebbe “ignorando doppiamente il principio ‘ne bis in idem’”.

Tra le parti civili, per ora, non ci sono lo Stato e la Regione. Il 25 novembre, a cinque giorni dal verdetto della Suprema corte, il premier Matteo Renzi promise ai famigliari delle vittime che se ci fosse stato un altro processo lo Stato si sarebbe costituito parte civile. A oggi, ma c’è tempo fino alla prima udienza del processo in caso di rinvio a giudizio, sono una quarantina le richieste di costituzione di parte civile. Non ci sono però quelle della Presidenza del consiglio dei ministri e quelle delle Regioni in cui si trovavano gli stabilimenti della multinazionale dell’amianto: Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

L’udienza del processo bis è stata aggiornata a giovedì 14 maggio.

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Eternit, il 12 maggio inizia il processo bis

Torino – Inizia a Torino il 12 maggio il processo Eternit bis, con l’avvio della prima udienza preliminare del giudizio per le morti provocate dalla multinazionale dell’amianto. Il nuovo procedimento, che riguarda il decesso di 258 persone per malattie asbesto-correlate, prende il via a poco più di 6 mesi dalla sentenza della Cassazione che ha annullato per prescrizione la condanna inflitta in primo e secondo grado all’imprenditore Stephan Schmidheiny per disastro ambientale.

In questo caso, i pubblici ministeri Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace contestano al magnate svizzero il reato di omicidio volontario, che si sarebbe protratto fino al 2014 nelle zone in cui sorgevano gli impianti Eternit di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli, con le aggravanti di aver commesso il fatto per “mero fine di lucro’’ e ‘‘con mezzo insidioso’’, perché avrebbe omesso l’informazione sui rischi a lavoratori e cittadini e promosso, al contrario, una ‘‘sistematica e prolungata’’ opera di disinformazione.

L’Associazione delle vittime dell’amianto (AFEVA) organizza dei pullman da Casale Monferrato a Torino. L’associazione non ha dimenticato i commenti dei politici dopo il giudizio della Cassazione che ha prescritto il reato di disastro ambientale nel primo processo Eternit: «Ricordiamo l’impegno assunto dal Primo Ministro Renzi durante gli incontri a Roma successivi alla vergognosa sentenza della Cassazione, di costituire questa volta anche lo stato come parte civile».

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Eternit, il sindaco di Rubiera presenta 47 denunce per omicidio contro Schmidheiny

Firenze - Il sindaco di Rubiera Emanuele Cavallaro ha presentato 47 denunce per omicidio contro Stephan Schmidheiny, proprietario dell’Eternit. In Italia erano presenti diversi stabilimenti e dopo il principale, a Casale Monferrato, uno dei più grandi era proprio a Rubiera.  Le denunce saranno esaminate dalla Procura di Reggio Emilia che potrebbe seguire l’esempio di Torino riaprendo il caso dopo che lo scorso novembre la Cassazione aveva cancellato tutte le condanne per il reato di danno ambientale per effetto della prescrizione. A seguito dell’azione compiuta dal sindaco che ha operato in qualità di rappresentante del Comune, il magnate svizzero potrebbe essere chiamato a difendersi su un eventuale altro fronte, dopo la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato avanzata dalla Procura di Torino

 

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Eternit bis, udienza preliminare il 12 maggio

Torino - Si aprirà il 12 maggio a Torino l’udienza preliminare per l’inchiesta bis del processo Eternit, che riguarda la morte di 258 persone provocata, secondo l’accusa dei pm Gianfranco Colace e Raffaele Guariniello, dall’amianto lavorato in quattro stabilimenti della multinazionale: Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli.

L’imputato, Stephan Schmidheiny, imprenditore svizzero della Eternit, dovrà rispondere di omicidio volontario pluriaggravato. Il tribunale di Torino, visto il numero delle persone offese da informare, sta elaborando un progetto che prevede annunci per “pubblici proclami”.

Si tratta di un nuovo processo dopo che quello precedente, con ipotesi di reato “disastro doloso” si è concluso in Cassazione con la prescrizione e con una dura motivazione dei giudici che hanno scritto che il tutto era già prescritto al momento della sentenza di primo grado e hanno invitato, indirettamente, a istruire un nuovo processo con l’ipotesi di reato di omicidio.

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Eternit, chiesto un nuovo processo per Stephan Schmidheiny. L’accusa è omicidio volontario aggravato

Firenze - La procura di Torino ha chiesto un rinvio a giudizio per l’imprenditore svizzero della Eternit, Stephan Schmidheiny. Ma questa volta a far cadere le accuse non sarà la prescrizione come è successo per la prima inchiesta che si fondava sull’accusa per il disastro ambientale. Questa volta l’ipotesi di reato contestata dai magistrati è omicidio volontario aggravato di 258 persone, morte per l’esposizione all’amianto tra il 1989 e il 2014. E l’omicidio non si può prescrivere. Proprio i giudici della Corte di Cassazione, nelle motivazioni dell’assoluzione del magnate, avevano sottolineato come le contestazioni mosse dalla Procura fossero più idonee a reggere altri reati, come le lesioni e l’omicidio. Secondo l’accusa, Schmidheiny, «nonostante sapesse della pericolosità dell’amianto», avrebbe «somministrato comunque fibre della sostanza». Le aggravanti ipotizzate dai pm Guariniello e Gianfranco Colace, che hanno condotto l’inchiesta, sono quelle dei motivi abietti, la volontà di profitto e del mezzo insidioso, l’amianto.

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