Eternit, si muove anche la Procura di Napoli

Napoli - In attesa della parola fine sul processo Eternit di Torino, che sarà pronunciata dalla Cassazione il prossimo 19 novembre, il caso Eternit arriva anche alla Procura di Napoli, territorialmente competente per il sito di Bagnoli, che sta indagando su Stephan Schmidheiny con l’accusa di omicidio colposo.

La situazione è in evoluzione e il riserbo è massimo poiché si è alle fasi iniziali. Tutto è iniziato con la denuncia di Pasquale Falco, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Suo padre Luigi, operaio, è stato ucciso dall’amianto una settimana dopo la sentenza di primo grado del processo Eternit. Due anni fa Pasquale, impugnando la prescrizione per il disastro ambientale per Bagnoli, ha denunciato per omicidio con dolo eventuale i vertici della multinazionale alle Procure di Torino e di Napoli. La speranza, per Pasquale, è che  emergano i molti casi di Bagnoli, e arrivino all’attenzione dell’autorità giudiziaria.

Nei giorni scorsi i pm Guariniello e Colace hanno chiuso l’inchiesta Eternit-bis con la richiesta di rinvio a giudizio per Schmidheiny con l’accusa di omicidio volontario.

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Eternit, chiusa l’inchiesta-bis. Schmidheiny accusato di omicidio volontario

Torino - Omicidio volontario per Stephan Schmidheiny, il magnate elvetico rimasto l’unico a rispondere dell’infinita strage da amianto della Eternit.

Questa l’imputazione formalizzata dai pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace, che hanno firmato l’avviso di chiusura delle indagini dell’inchiesta cosiddetta “Eternit bis”. L’avviso sarà notificato all’imputato e alle famiglie delle 213 vittime colpite da mesotelioma pleurico.

Un’imputazione, quella di omicidio volontario, che si afferma in questo secondo filone di indagini, mentre nel primo processo (in cui era a giudizio anche il barone belga Jean Louis De Cartier, nel frattempo deceduto), che si è concluso con la condanna a 18 anni in appello dell’industriale svizzero, le accuse erano di disastro ambientale.

L’aggravamento della posizione di Schmidheiny si fonda sul fatto che gli oltre duecento casi di malati che sono parti lese si riferiscono tutti alla sola gestione del magnate svizzero, che secondo la procura di Torino ha nascosto informazioni sui pericoli dell’esposizione all’amianto e non ha nemmeno investito nelle opere di bonifica dopo il fallimento di Eternit Italia e la chiusura dei suoi stabilimenti.

Tutto accaduto in un arco temporale che va dal 1989, primo caso accertato di morte, fino ai decessi accertati nel 2013. Singoli casi che superano la dimensione collettiva dei reati già contestati nel primo processo, sul quale il prossimo 19 novembre si pronuncerà la Cassazione.  

I pm hanno usato espressioni forti nei confronti di Schmidheiny, definito “un terrorista” o il peggiore dei “serial killer”.“E’ un’accusa grave ma, a mio avviso, infondata”, ha replicato Astolfo Di Amato, legale di Schmidheiny.

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Eternit, la lettera di Romana Blasotti dopo l’intervista di Schmidheiny

Torino - Un processo «assurdo» che gli ha procurato momenti di «grande sconforto» ma di cui ora attende l’esito finale «con serenità», convinto di aver fatto «il meglio» che «come imprenditore» potesse fare quando era alla testa dell’Eternit, cioè «uscire al più presto dalla lavorazione dell’amianto». 

Queste parole fortemente provocatorie di Stephan Schmidheiny, pronunciate in un’intervista ad un giornale svizzero, hanno spinto a reagire la signora Romana Blasotti, presidente dell’Afeva, che ha risposto con una dura lettera aperta, di cui riportiamo un passaggio: 

“Stephan Schmidheiny si dichiara sereno, di aver attraversato momenti di grande sconforto e che “allora” (l’Eternit in Italia ha cessato nel 1986) “non si sapeva che l’amianto era cancerogeno”. E per noi che negli ultimi giorni abbiamo subito altre quattro vittime d’amianto, quando finirà lo sconforto? Noi non possiamo liberarci dalla paura di ammalarci o peggio che si ammalino i nostri figli, i nostri nipoti… Perchè S. Schimidheiny non si è mai presentato in tribunale? Non ha avuto il coraggio di farsi guardare negli occhi? Perchè non risarcisce le vittime e le Istituzioni come stabilito dalle sentenze? Forse perchè ha i beni all’estero?”

L’udienza alla Corte di Cassazione di Roma è stata fissata per il 19 novembre prossimo.

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Processo Eternit: il 19 novembre l’udienza alla Corte di Cassazione

Torino - Il processo Eternit arriva all’ultimo atto. E’ stata fissata per il 19 novembre l’udienza alla Corte di Cassazione di Roma, che potrà confermare o rigettare il verdetto dell’appello espresso lo scorso 3 giugno dal Tribunale di Torino.

Nell’ambito del processo d’appello i risarcimenti erano stati fissati in 30,9 milioni di euro per il Comune di Casale Monferrato, in 20 milioni di euro per la Regione Piemonte, in 350mila euro per la Regione Emilia Romagna, in 100mila euro per la Afeva, in 5 milioni di euro per l’Asl di Alessandria, più le provvisionali per i singoli, per altri comuni interessati e per i singoli.

Queste le parole del presidente di Afeva, Romana Blasotti, e del coordinatore della Vertenza amianto, Bruno Pesce: “Abbiamo tutto il tempo per parlarne ed organizzarci in proposito. Siamo fiduciosi di concludere una tappa decisiva sulla lunga strada della giustizia per le nostre vittime dell’amianto e per quelle di ogni parte del mondo. I morti da amianto in Italia sono oltre 3000 all’anno. A Casale oltre 50“.

Tutte le udienze del processo d’appello

Tutte le udienze del processo in primo grado

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Eternit, le motivazioni della sentenza. Il rischio asbestosi era noto dal 1931

Torino - Sono state rese note lunedì le motivazioni della sentenza di appello del processo Eternit che dopo l’estinzione del reato per il belga De Cartier per «intervenuta morte del reo» ha stabilito la condanna dello svizzero Stephan Schmidheiny a 18 anni di carcere, oltre che il pagamento di una provvisionale (un anticipo) a molte parti lese, associazioni, enti e cittadini danneggiati dalla attività dell’Eternit.

La Corte si esprime con termini molto duri e perentori. Il rischio asbestosi era noto fin dal 1931, e Schmidheiny ne era a conoscenza, tanto che dal giugno 1976 si è prodigato per nascondere quegli effetti anche attraverso una politica di “disinformazione”. In un altro passaggio delle motivazioni la Corte sottolinea “la gravità dei fatti, la loro protrazione nel corso di un lungo lasso di tempo, l’ingentissima mole di sofferenze da essi procurate a numerosissimi lavoratori e cittadini, esposti senza difesa a patologie lentamente e crudelmente letali”.

La responsabilità del manager svizzero va ravvisata, dunque, anche per gli stabilimenti Eternit di Napoli-Bagnoli e Rubiera, considerata prescritta nella sentenza di primo grado, perché «esattamente come negli altri due siti di Cavagnolo e di Casale Monferrato, il fenomeno epidemico costituito dall’eccesso dei casi rilevati rispetto a quelli attesi, è attualmente ancora in corso».

Eppure, a distanza di alcuni mesi dalla sentenza, Schmidheiny continua a non dare segnali di voler ottemperare ai risarcimenti. Anzi, è certo un suo ricorso in Cassazione. L’Afeva e il suo presidente Bruno Pesce chiedono alle istituzioni ed allo Stato di intervenire affinché sia fatto tutto il possibile perché questa condanna diventi effettiva per chiedere i danni allo svizzero ed alle società a lui collegate e per chiedere, in un secondo momento, con un giudizio civile, i danni alla società collegata con Jean Louis De Cartier, l’imputato belga deceduto, anche rovesciando le priorità dei risarcimenti, prima ai malati ed ai familiari dei lavoratori deceduti, poi alle istituzioni”.

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Eternit, appello a Letta per i risarcimenti

Torino – A un mese esatto dalla sentenza della Corte d’Appello di Torino che ha condannato a 18 anni di reclusione Stephan Schmidheiny, l’AFEVA ha scritto una lettera aperta al premier Enrico Letta, ai ministri Anna Maria Cancellieri (Giustizia), Andrea Orlando (Ambiente), Beatrice Lorenzin (Salute), Emma Bonino (Esteri) e a numerosi altri onorevoli affinché lo Stato sostenga le rivendicazioni economiche dei 932 cittadini ed ex lavoratori ai quali è stata assegnata, dal dispositivo, una provvisionale di 30mila euro. L’esito della sentenza rappresenta una vittoria preziosa ma ancora incompleta. Da qui la richiesta dell’associazione familiari delle vittime al governo di dare concretezza ai risarcimenti stabiliti dalla Corte d’Appello.

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Eternit, la battaglia per i risarcimenti. I commenti alla sentenza

Torino - Soddisfazione per la condanna a 18 anni di Stephan Schmidheiny, ma preoccupazione per i risarcimenti. Questo, in sostanza, è il bilancio delle reazioni post sentenza d’appello del Processo Eternit. Sentimenti espressi nell’assemblea pubblica organizzata da Afeva, l’Associazione familiari vittime dell’amianto.

«Di fronte a questo risultato straordinario e una situazione che non ci soddisfa pienamente per le provvisionali, bisogna rispondere con un maggiore impegno – ha detto il coordinatore Afeva Bruno Pesce - E’ necessario rilanciare la nostra lotta per andare fino in fondo e per coloro che verranno dopo di noi. Pensate che, dopo un Eternit-bis ci sarà, probabilmente, un Eternit-ter che riguarderà le condizioni di rischio dei cittadini italiani che hanno lavorato in fabbriche all’estero. La battaglia, come vedete, è ancora lunga, ma noi dobbiamo diventare un punto di riferimento. Ora credo che ci siano le premesse per fare passi avanti».

Nicola Pondrano (Cgil) ha evidenziato come alcuni dati rilevanti abbiano influito sulla sentenza d’appello. Innanzitutto, la morte del barone Louis De Cartier con il conseguente non luogo a procedere e la cancellazione dei primi anni Settanta come di “competenza” di Schmidheiny (in quel periodo era amministratore il padre, Max). Ma, soprattutto, ha sottolineato Pondrano, c’è stata una drastica riduzione delle parti lese: delle 2272 iniziali (delle quali 1100 hanno accettato la transazione), per Casale ne sono rimaste 478, delle quali la maggior parte è costituita da cittadini. «E’ rimasta in piedi l’esposizione ambientale. Oltre quaranta vittime ogni anno non hanno mai lavorato all’Eternit».

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Eternit, Schmidheiny condannato in appello a 18 anni.

Torino - Diciotto anni di reclusione per disastro doloso permanente e omissione dolosa di cautele anti-infortunistiche. Questa la condanna che la Corte d’Appello di Torino ha inflitto all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato nel processo Eternit. In primo grado era stato condannato a 16 anni. I giudici hanno ritenuto Schmidheiny responsabile di disastro anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli e Rubiera. Per quel che riguarda l’altro imputato, il barone belga Louis De Cartier, i giudici si sono pronunciati direttamente per l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati, mentre hanno dichiarato il non luogo a procedere data la morte dell’imputato per gli altri.

Il giudice ha stabilito che il periodo in cui Schmidheiny gestì la Eternit va dal giugno del ’76, per gli stabilimenti di Casale (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Bagnoli (Napoli) e dall’80 per quello di Rubiera (Reggio Emilia), e arriva fino al giugno dell’86 per Casale e Cavagnolo, fino all’85 per Bagnoli, fino all’84 per Rubiera. L’imputato è stato quindi assolto per il periodo che va dal giugno del ’66 al ’76 per non aver commesso il fatto. Resta penalmente responsabile per gli anni seguenti.

La lettura del dispositivo, piuttosto lunga, è proseguita con l’elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili. Sorpresa per l’esclusione di Inps e Inail. Invece, sono state riconosciute provvisionali al Comune di Casale per quasi 31 milioni (rispetto ai 25 concessi nel primo grado), alla Regione Piemonte (20 milioni), all’Asl Al (5 milioni), ad Associazione Familiari e Vittime amianto (100 mila euro), a otto Comuni della zona (da 150 a 350 mila euro). E poi è partita la lunga chiamata dei nomi delle singole parti civili risarcite con provvisionale di 30 mila euro ciascuna. Assegnati anche 2 milioni di euro al Comune di Rubiera e 350mila euro alla Regione Emilia-Romagna.

Nessun risarcimento per Bagnoli, la fabbrica che aveva maggiori commesse. Il motivo, secondo l’avvocato Roberto Rosario, legale degli eredi di una trentina di operai defunti a Bagnoli  “è che il Comune non si era mai costituito, inammissibile in un processo così importante”.

Una sentenza che è destinata a fare storia, non a caso il pm Raffaele Guariniello, che con i colleghi Sara Panelli e Gianfranco Colace ha sostenuto l’accusa, si è definito commosso per l’esito della decisione.

 

La lettura della sentenza (Repubblica TV)

Guariniello: “Sentenza è un inno alla vita (Repubblica TV)

Bruno Pesce: “Le vittime hanno avuto giustizia (Repubblica TV)

Romana Blasotti: “Stravolti ma andiamo avanti” (Repubblica TV)

Operaio dona a Guariniello una vecchia tuta da lavoro (Repubblica TV)

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Appello Eternit, ultima udienza. Il giudice: “Verificate la morte di De Cartier”. La difesa: “Schmidheiny non ha pensato al solo profitto”

Torino - Ultima udienza al processo d’appello Eternit prima della sentenza di lunedì prossimo, che sarà pronunciata alla presenza di attivisti della lotta contro l’amianto provenienti da molte parti d’Europa e del mondo.

La corte di assise d’appello, presieduta dal giudice Alberto Oggé, ha incaricato un perito di verificare l’autenticità della morte del barone Louis De Cartier, imputato deceduto a 92 anni la scorsa settimana. Un atto dovuto per poter poi stralciare definitivamente la posizione del barone belga dal procedimento.

Col decesso di De Cartier circa 1.500 parti civili rischiano di non ricevere alcun risarcimento. Il vice presidente dell’Afeva Nicola Pondrano ricorda che “c’è una sentenza di primo grado che afferma la colpevolezza del barone De Cartier e c’è la possibilità’di percorrere le vie giudiziarie in sede civile. Non ci arrendiamo”. Molte parti civili stanno valutando se accettare le offerte provenienti dall’altro imputato, lo svizzero Stephan Schmidheiny, per non correre il rischio di rimanere senza risarcimento.

In aula l’avvocato Astolfo Di Amato, difensore di Stephan Schmidheiny, ha contestato l’interpretazione del pm Raffaele Guariniello, difforme – sostiene – rispetto alla sentenza di primo grado. Di Amato ha anche nuovamente sostenuto che “il gruppo svizzero ha trasferito in Italia in 10 anni oltre 75 miliardi, senza ricevere utili, e che una parte cospicua di quella somma e stata spesa in sicurezza”, contestando l’interpretazione “di un imprenditore che avrebbe anteposto a tutto il profitto”. Questa la replica di Bruno Pesce, coordinatore del Comitato Vertenza Amianto: “Schmidheiny ha sempre saputo tutto, anzi era il primo a sapere le cose a livello internazionale e a livello locale, ma non ha mai fatto nulla…”.

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Eternit, le repliche dei legali dei responsabili civili

Torino - L’udienza di lunedì 20 maggio al processo d’appello Eternit è stata dedicata alle repliche dei legali dei responsabili civili Alessio Di Amato (Becon e Anova), Matteo Mangia (Amindus), e Giuseppe Sbisà (Etex) che hanno ribadito la propria lettura della vicenda, con lo scopo di chiamare le società fuori dal quadro di responsabilità che potrebbero essere attribuite ai signori dell’amianto, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis de Cartier, condannati in primo grado a 16 anni di carcere. In particolare, la replica di Sbisà ha cercato di sminuire le effettive responsabilità di De Cartier nel gruppo Eternit. Una replica fin troppo articolata che ha richiesto una specifica ordinanza del tribunale di fronte a quella che si stava trasformando una arringa ex novo, con argomenti mai affrontati che non possono essere introdotti in questa fase del dibattimento.

Il processo è stato aggiornato a lunedì 27 maggio per le repliche dei difensori di Stephan Schmidheiny e di Louis De Cartier.

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