Eternit, il documento sulla sentenza approvato dalle delegazioni delle vittime dell’amianto

Prato – Pubblichiamo il documento approvato dalle delegazioni delle vittime dell’amianto come riportato sul quotidiano Il Monferrato. Un documento che esprime anche la posizione della Casa della Cultura Enzo Biagi:

Esprimiamo la più ferma indignazione e dissenso nei riguardi della vergognosa e ingiusta sentenza della Corte di Cassazione emessa il 19 novembre.
Schmidheiny, amministratore delegate e co-proprietario della Eternit Italia, era stato condannato in appello a 18 anni di carcere per disastro doloso ambientale permanente. Il miliardario svizzero in Cassazione non è stato riconosciuto innocente, è il reato che è stato prescritto. Infatti, non solo il procuratore generale ma addirittura il suo stesso avvocato hanno ammesso la sua colpevolezza.

È una mostruosità e una vergogna quella di considerare come prescritto un reato che ha già provocato oltre 3000 vittime, e che nella sola Casale uccide una persona ogni settimana. Proprio oggi il disastro di SS ha mietuto l’ennesima vittima.
Pertanto questa sentenza viola i principi fondamentali delle Convenzioni sui diritti umani: le garanzie di legge nei confronti dell’imputato non possono in alcun modo cancellare il diritto alla giustizia di migliaia di vittime.

La responsabilità personale per un così grave crimine di impresa non può essere annullata per tecnicismi formale.
La lotta non finisce qui, intraprenderemo tutte le azioni legali e di mobilitazione sociale possibili in tutti il mondo, compreso qualunque caso contro l’Eternit, come il processo a Stephan Schmidheiny per omicidio volontario che verrà celebrato prossimamente a Torino.

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Eternit, colpo di scena in Cassazione. Il Pg chiede l’annullamento della condanna

Roma - ”Annullamento senza rinvio della condanna a Stephan Schmidheiny perché tutti i reati sono prescritti”. E’ quel che ha chiesto a sorpresa il procuratore generale di Cassazione, Francesco Mauro Iacoviello, nell’udienza del maxi processo Eternit che si è aperta questa mattina davanti alla prima sezione penale della Cassazione. 

Nel corso della requisitoria il Pg ha evidenziato le discrepanze tra la sentenza di primo e di secondo grado. “La divergenza -ha detto- è sul momento consumativo del disastro. In primo grado si è detto che il disastro cessa quando la bonifica degli ambienti è stata interamente completata; in secondo grado i giudici hanno detto che il disastro termina nel momento in cui non ci saranno morti in eccedenza sostenendo, in pratica, che finchè dura la malattia dura il disastro”. Parlando della tesi accusatoria portata avanti in tutti questi anni dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello il Pg della suprema Corte ha sottolineato come l’accusa abbia fatto “un percorso pionieristico, facendo rientrare le morti come eventi del disastro”. Un ragionamento diverso da quello seguito dal sostituto procuratore generale Iacoviello che nella sua requisitoria ha fatto capire che, a suo modo di vedere, le morti non fanno parte del concetto di disastro.

Reazione di grande amarezza nelle centinaia di persone che hanno ascoltato la requisitoria. Il primo commento: “Con questa premessa, non si potrà mai incriminare nessuno per disastro per le morti di amianto, perché le malattie si manifestano a distanza di molto tempo. Ed è questa latenza che protegge chi ha commesso questo crimine di cui qui noi rappresentiamo il segno più evidente della sofferenza”.  “Senza disastro i cittadini non si sarebbero ammalati, non sarebbero morti e non continuerebbero a morire in questi giorni – dice Bruno Pesce, numero uno dell’Afeva di Casale Monferrato – Siamo un po’ frastornati era l’ultima cosa che anche molti tecnici si aspettavano. Un annullamento senza rinvio, un calcio dentro. Come se ci dicesse che l’amianto non può fare un disastro”

Ora la parola passa ai legali delle parti civili. Ad attere la pronuncia dell’ultimo verdetto in diretta, nell’aula magna della Cassazione, non ci sono soltanto le genti di Casale Monferrato, tra cui il neo commendatore Romana Blasotti Pavesi, presidente dell’Associazione famigliari e vittime dell’amianto (che ha perso marito, sorella, figlia e due nipoti per il mal d’amianto), ma anche delegazioni da tutta Italia e da molte parti del mondo (Brasile, Argentina, Usa, Giappone, Francia, Belgio, Spagna, Svizzera, Olanda, Inghilterra).  

La prima sezione penale emetterà il verdetto, probabilmente, la prossima settimana.

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Processo Eternit, mercoledì 19 il giudizio finale della Cassazione

Torino - Il «processo del secolo» è arrivato all’ultimo atto. O almeno, è quel che si augurano i familiari delle vittime dell’amianto targato Eternit. Mercoledì 19 novembre la Corte di Cassazione pronuncerà il verdetto definitivo sulla vicenda delle migliaia di morti per mesotelioma pleurico (il tumore provocato dell’inalazione di polveri d’amianto) nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale elvetico-belga e tra i cittadini di Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). I giudici della Suprema corte dovranno decidere se confermare la condanna a 18 anni all’unico imputato rimasto nel processo: il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, giudicato in primo e in secondo grado a Torino, insieme all’altro erede delle dinastie proprietarie dell’impero Eternit, il barone belga Louis de Cartier de Marchienne, morto prima della conclusione del processo d’appello. In primo grado entrambi erano stati condannati a 16 anni.

Gli scenari possibili: la Cassazione può confermare il verdetto d’Appello sancendo in modo definitivo che il disastro ambientale è stato compiuto (e le migliaia di morti ne sono prova), che lo svizzero ne è responsabile e che aveva la consapevolezza di farlo. Oppure potrebbe annullare la sentenza assolvendo l’imputato. O, ancora, annullarla parzialmente e qui le variabili sono molteplici, ma di certo comporterebbero il rifacimento del processo non si sa da che livello (udienza preliminare, primo grado, Appello?). Improbabile, che l’imputato Schmidheiny si presenti: nelle decine di udienze torinesi, che pure erano più vicine alla Svizzera dove c’è il suo fortino, in alternativa alla dimora in Costarica, non è mai intervenuto. Potrebbe, tuttavia, decidere diversamente, provando a dare una nuova e diversa immagine di sè. 

La nostra sezione dedicata al processo

Le udienze preliminari

Il processo di primo grado

L’appello

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Eternit, si muove anche la Procura di Napoli

Napoli - In attesa della parola fine sul processo Eternit di Torino, che sarà pronunciata dalla Cassazione il prossimo 19 novembre, il caso Eternit arriva anche alla Procura di Napoli, territorialmente competente per il sito di Bagnoli, che sta indagando su Stephan Schmidheiny con l’accusa di omicidio colposo.

La situazione è in evoluzione e il riserbo è massimo poiché si è alle fasi iniziali. Tutto è iniziato con la denuncia di Pasquale Falco, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Suo padre Luigi, operaio, è stato ucciso dall’amianto una settimana dopo la sentenza di primo grado del processo Eternit. Due anni fa Pasquale, impugnando la prescrizione per il disastro ambientale per Bagnoli, ha denunciato per omicidio con dolo eventuale i vertici della multinazionale alle Procure di Torino e di Napoli. La speranza, per Pasquale, è che  emergano i molti casi di Bagnoli, e arrivino all’attenzione dell’autorità giudiziaria.

Nei giorni scorsi i pm Guariniello e Colace hanno chiuso l’inchiesta Eternit-bis con la richiesta di rinvio a giudizio per Schmidheiny con l’accusa di omicidio volontario.

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Eternit, chiusa l’inchiesta-bis. Schmidheiny accusato di omicidio volontario

Torino - Omicidio volontario per Stephan Schmidheiny, il magnate elvetico rimasto l’unico a rispondere dell’infinita strage da amianto della Eternit.

Questa l’imputazione formalizzata dai pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace, che hanno firmato l’avviso di chiusura delle indagini dell’inchiesta cosiddetta “Eternit bis”. L’avviso sarà notificato all’imputato e alle famiglie delle 213 vittime colpite da mesotelioma pleurico.

Un’imputazione, quella di omicidio volontario, che si afferma in questo secondo filone di indagini, mentre nel primo processo (in cui era a giudizio anche il barone belga Jean Louis De Cartier, nel frattempo deceduto), che si è concluso con la condanna a 18 anni in appello dell’industriale svizzero, le accuse erano di disastro ambientale.

L’aggravamento della posizione di Schmidheiny si fonda sul fatto che gli oltre duecento casi di malati che sono parti lese si riferiscono tutti alla sola gestione del magnate svizzero, che secondo la procura di Torino ha nascosto informazioni sui pericoli dell’esposizione all’amianto e non ha nemmeno investito nelle opere di bonifica dopo il fallimento di Eternit Italia e la chiusura dei suoi stabilimenti.

Tutto accaduto in un arco temporale che va dal 1989, primo caso accertato di morte, fino ai decessi accertati nel 2013. Singoli casi che superano la dimensione collettiva dei reati già contestati nel primo processo, sul quale il prossimo 19 novembre si pronuncerà la Cassazione.  

I pm hanno usato espressioni forti nei confronti di Schmidheiny, definito “un terrorista” o il peggiore dei “serial killer”.“E’ un’accusa grave ma, a mio avviso, infondata”, ha replicato Astolfo Di Amato, legale di Schmidheiny.

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Eternit, la lettera di Romana Blasotti dopo l’intervista di Schmidheiny

Torino - Un processo «assurdo» che gli ha procurato momenti di «grande sconforto» ma di cui ora attende l’esito finale «con serenità», convinto di aver fatto «il meglio» che «come imprenditore» potesse fare quando era alla testa dell’Eternit, cioè «uscire al più presto dalla lavorazione dell’amianto». 

Queste parole fortemente provocatorie di Stephan Schmidheiny, pronunciate in un’intervista ad un giornale svizzero, hanno spinto a reagire la signora Romana Blasotti, presidente dell’Afeva, che ha risposto con una dura lettera aperta, di cui riportiamo un passaggio: 

“Stephan Schmidheiny si dichiara sereno, di aver attraversato momenti di grande sconforto e che “allora” (l’Eternit in Italia ha cessato nel 1986) “non si sapeva che l’amianto era cancerogeno”. E per noi che negli ultimi giorni abbiamo subito altre quattro vittime d’amianto, quando finirà lo sconforto? Noi non possiamo liberarci dalla paura di ammalarci o peggio che si ammalino i nostri figli, i nostri nipoti… Perchè S. Schimidheiny non si è mai presentato in tribunale? Non ha avuto il coraggio di farsi guardare negli occhi? Perchè non risarcisce le vittime e le Istituzioni come stabilito dalle sentenze? Forse perchè ha i beni all’estero?”

L’udienza alla Corte di Cassazione di Roma è stata fissata per il 19 novembre prossimo.

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Processo Eternit: il 19 novembre l’udienza alla Corte di Cassazione

Torino - Il processo Eternit arriva all’ultimo atto. E’ stata fissata per il 19 novembre l’udienza alla Corte di Cassazione di Roma, che potrà confermare o rigettare il verdetto dell’appello espresso lo scorso 3 giugno dal Tribunale di Torino.

Nell’ambito del processo d’appello i risarcimenti erano stati fissati in 30,9 milioni di euro per il Comune di Casale Monferrato, in 20 milioni di euro per la Regione Piemonte, in 350mila euro per la Regione Emilia Romagna, in 100mila euro per la Afeva, in 5 milioni di euro per l’Asl di Alessandria, più le provvisionali per i singoli, per altri comuni interessati e per i singoli.

Queste le parole del presidente di Afeva, Romana Blasotti, e del coordinatore della Vertenza amianto, Bruno Pesce: “Abbiamo tutto il tempo per parlarne ed organizzarci in proposito. Siamo fiduciosi di concludere una tappa decisiva sulla lunga strada della giustizia per le nostre vittime dell’amianto e per quelle di ogni parte del mondo. I morti da amianto in Italia sono oltre 3000 all’anno. A Casale oltre 50“.

Tutte le udienze del processo d’appello

Tutte le udienze del processo in primo grado

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Eternit, le motivazioni della sentenza. Il rischio asbestosi era noto dal 1931

Torino - Sono state rese note lunedì le motivazioni della sentenza di appello del processo Eternit che dopo l’estinzione del reato per il belga De Cartier per «intervenuta morte del reo» ha stabilito la condanna dello svizzero Stephan Schmidheiny a 18 anni di carcere, oltre che il pagamento di una provvisionale (un anticipo) a molte parti lese, associazioni, enti e cittadini danneggiati dalla attività dell’Eternit.

La Corte si esprime con termini molto duri e perentori. Il rischio asbestosi era noto fin dal 1931, e Schmidheiny ne era a conoscenza, tanto che dal giugno 1976 si è prodigato per nascondere quegli effetti anche attraverso una politica di “disinformazione”. In un altro passaggio delle motivazioni la Corte sottolinea “la gravità dei fatti, la loro protrazione nel corso di un lungo lasso di tempo, l’ingentissima mole di sofferenze da essi procurate a numerosissimi lavoratori e cittadini, esposti senza difesa a patologie lentamente e crudelmente letali”.

La responsabilità del manager svizzero va ravvisata, dunque, anche per gli stabilimenti Eternit di Napoli-Bagnoli e Rubiera, considerata prescritta nella sentenza di primo grado, perché «esattamente come negli altri due siti di Cavagnolo e di Casale Monferrato, il fenomeno epidemico costituito dall’eccesso dei casi rilevati rispetto a quelli attesi, è attualmente ancora in corso».

Eppure, a distanza di alcuni mesi dalla sentenza, Schmidheiny continua a non dare segnali di voler ottemperare ai risarcimenti. Anzi, è certo un suo ricorso in Cassazione. L’Afeva e il suo presidente Bruno Pesce chiedono alle istituzioni ed allo Stato di intervenire affinché sia fatto tutto il possibile perché questa condanna diventi effettiva per chiedere i danni allo svizzero ed alle società a lui collegate e per chiedere, in un secondo momento, con un giudizio civile, i danni alla società collegata con Jean Louis De Cartier, l’imputato belga deceduto, anche rovesciando le priorità dei risarcimenti, prima ai malati ed ai familiari dei lavoratori deceduti, poi alle istituzioni”.

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Eternit, appello a Letta per i risarcimenti

Torino – A un mese esatto dalla sentenza della Corte d’Appello di Torino che ha condannato a 18 anni di reclusione Stephan Schmidheiny, l’AFEVA ha scritto una lettera aperta al premier Enrico Letta, ai ministri Anna Maria Cancellieri (Giustizia), Andrea Orlando (Ambiente), Beatrice Lorenzin (Salute), Emma Bonino (Esteri) e a numerosi altri onorevoli affinché lo Stato sostenga le rivendicazioni economiche dei 932 cittadini ed ex lavoratori ai quali è stata assegnata, dal dispositivo, una provvisionale di 30mila euro. L’esito della sentenza rappresenta una vittoria preziosa ma ancora incompleta. Da qui la richiesta dell’associazione familiari delle vittime al governo di dare concretezza ai risarcimenti stabiliti dalla Corte d’Appello.

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Eternit, la battaglia per i risarcimenti. I commenti alla sentenza

Torino - Soddisfazione per la condanna a 18 anni di Stephan Schmidheiny, ma preoccupazione per i risarcimenti. Questo, in sostanza, è il bilancio delle reazioni post sentenza d’appello del Processo Eternit. Sentimenti espressi nell’assemblea pubblica organizzata da Afeva, l’Associazione familiari vittime dell’amianto.

«Di fronte a questo risultato straordinario e una situazione che non ci soddisfa pienamente per le provvisionali, bisogna rispondere con un maggiore impegno – ha detto il coordinatore Afeva Bruno Pesce - E’ necessario rilanciare la nostra lotta per andare fino in fondo e per coloro che verranno dopo di noi. Pensate che, dopo un Eternit-bis ci sarà, probabilmente, un Eternit-ter che riguarderà le condizioni di rischio dei cittadini italiani che hanno lavorato in fabbriche all’estero. La battaglia, come vedete, è ancora lunga, ma noi dobbiamo diventare un punto di riferimento. Ora credo che ci siano le premesse per fare passi avanti».

Nicola Pondrano (Cgil) ha evidenziato come alcuni dati rilevanti abbiano influito sulla sentenza d’appello. Innanzitutto, la morte del barone Louis De Cartier con il conseguente non luogo a procedere e la cancellazione dei primi anni Settanta come di “competenza” di Schmidheiny (in quel periodo era amministratore il padre, Max). Ma, soprattutto, ha sottolineato Pondrano, c’è stata una drastica riduzione delle parti lese: delle 2272 iniziali (delle quali 1100 hanno accettato la transazione), per Casale ne sono rimaste 478, delle quali la maggior parte è costituita da cittadini. «E’ rimasta in piedi l’esposizione ambientale. Oltre quaranta vittime ogni anno non hanno mai lavorato all’Eternit».

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