Processo Olivetti, consulente dei pm: “Si potevano ridurre i rischi. Mancavano sistemi di aspirazione e mascherine”.

La deposizione di Stefano Silvestri, igienista del lavoro e consulente per conto della Procura, nel processo per le morti da amianto alla Olivetti.

Firenze –  «L’Olivetti si è sempre configurata come utilizzatore indiretto di amianto». E’ la prima asserzione di Stefano Silvestri, igienista del lavoro dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica, chiamato oggi a deporre come consulente per conto della Procura. Non sono pochi gli aspetti trattati dall’igienista, fra cui l’uso del talco durante la produzione. «Il talco veniva utilizzato in due modi – spiega Silvestri – Uno, era quello di evitare che tra un rullo di gomma e un altro vi fosse adesività ed entrava nel ciclo produttivo perché venivano montati sulle macchine per scrivere o sulle calcolatrici. L’altra utilizzazione era come lubrificante per i cavi elettrici». «Il problema è che questo talco – precisa Silvestri -, come evidenziato in un’analisi fatta dal Politecnico di Torino nel 1981, conteneva un altissimo contenuto di fibre di tremolite».  «La contaminazione indicata dal professor Occella (1981 ndr)- prosegue su questo punto il consulente – è un risultato che lui stesso giudica molto preoccupante, perché stima 500mila fibre per milligrammo. Anche se la diminuissimo di un ordine di grandezza, saremo sempre a dei valori 50 volte superiori a quelli indicati dagli Stati Uniti». 

Un altro tema affrontato da Silvestri è il capitolo dei materiali contenenti amianto, utilizzati nel tempo dall’azienda. Uno studio fattibile dopo che lo stesso Silvestri ha avuto la possibilità di visionare gli ordini di acquisto e le fatture. Un’esame condotto suddividendo gli stessi materiali in alcune categorie: lo strutturale edilizio come «il cemento amianto – spiega l’igienista del lavoro –  sotto forma di tubazioni, lastre, coperture, cassoni e canne fumarie»; gli impianti dove «erano utilizzati – prosegue Silvestri  – filotti, corde, trecce, nastri, baderne, teli e guarnizioni»; «i materiali di attrito – aggiunge l’igienista – come freni e frizioni»; i macchinari dove il «ferobesto – precisa il consulente – veniva utilizzato per le macchine a controllo numerico»; infine, «i dispositivi di protezione individuale e collettiva, come tute, guanti protettivi, grembiuli, coperte e ghette» , conclude Silvestri. «All’Olivetti – afferma lo stesso Silvestri –  l’amianto era un materiale di largo uso, che purtroppo è stato utilizzato anche dopo che si è saputo che era un materiale pericoloso».

Nella deposizione il consulente rievoca il sopralluogo effettuato nel maggio 2013. «Il capannone sud di San Bernardo è coibentato come lo era nel 1988, quando è stato chiuso – ricorda Silvestri – In condizioni di manutenzione pessime, isolato soltanto con dei pannelli in truciolare e che necessità di una sorveglianza ambientale molto stretta». «E’ una delle condizioni peggiori – ammette Silvestri – che il sottoscritto ha visto in Italia. E’ un capannone di circa un ettaro di superficie. E’ sottoposto ad una condizione di non manutenzione e l’acqua filtra dal soffitto e trasporta con sé la fibra che cade in terra»

Dopo aver illustrato, caso per caso,  la storia professionale dei lavoratori colpiti da mesotelioma, Silvestri, su domanda del pm, ha rivelato i metodi con cui  l’azienda avrebbe potuto, a detta del consulente, adottare per ridurre il rischio di esposizione. «Nei confronti degli operai che lavoravano il talco – spiega Silvestri – si poteva ridurre il rischio attraverso una sorta di banco aspirato. Non vi erano difficoltà tecniche per poter installare sistemi di aspirazione». «Inoltre – aggiunge Silvestri – l’utilizzazione delle mascherine, quelle che si trovano in farmacia, avrebbero potuto ridurre il rischio». «L’altra possibilità – rivela Silvestri – era quella di utilizzare materiali senza amianto. Tutte le coibentazioni delle condotte potevano essere realizzate con la Martinite, Si tratta di un prodotto nazionale sviluppato alla fine dell’Ottocento con il quale vengano coibentate le navi della Marina militare. Non costava di più ed è stata impiegata durante il  fascismo, quando vi era l’indicazione di utilizzare materiali nazionali».  

 

Fonte audio: radioradicale.it 

 

 

 

 

 

Eternit, come la lobby dell’amianto bloccò misure di prevenzione del cancro

Lo ha spiegato il consulente della Procura Stefano Silvestri. Castleman parla del cartello mondiale dei produttori di amianto

Torino – All’udienza odierna del processo Eternit, la trentesima, si è conclusa la deposizione di Barry Castleman, sentito per il controesame dal procuratore Guariniello, mentre la difesa non ha fatto domande. Lo studioso americano è tornato a parlare del “cartello mondiale dei produttori di amianto”, dicendo che il cuore della ricerca era in Svizzera. Ha anche ribadito l’esistenza di studi che dimostrano il rapporto tra esposizione all’amianto e sviluppo dei tumori.

La deposizione di Castleman è stata seguita da quella di Stefano Silvestri, igienista del lavoro e consulente della Procura di Torino, che ha illustrato le modalità con cui la lobby dell’amianto bloccò le misure di prevenzione del cancro, a partire dalla seconda metà degli anni ’70.