Mills, confermata in appello la condanna a quattro anni e sei mesi.

Confermata in appello la condanna, inflitta in primo grado, all’avvocato inglese David Mills.

MilanoLa seconda sezione della Corte d’appello ha confermato la condanna a quattro anni e sei mesi nei confronti dell’avvocato inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari. Confermato anche il risarcimento alla presidenza del Consiglio, pari a 250mila euro, che si era costituita parte civile. I legali dell’avvocato inglese hanno annunciato ricorso in Cassazione. Mills era stato condannato in primo grado lo scorso 17 febbraio dal tribunale di Milano.

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Sentenza Mills, interviene l’Associazione Nazionale Magistrati

Dopo la pubblicazione della sentenza in primo grado nei confronti dell’avvocato Mills che ha suscitato non pochi attacchi personali, interviene l’Associazione Nazionale Magistrati

RomaLa pubblicazione della sentenza nei confronti dell’avvocato inglese David Mills ha innescato una discussione animosa, non nuova nella storia del nostro Paese. Una polemica, un po’ come tutte le dispute, priva di obiettività e per nulla incentrata sulle motivazioni di giudizio. I cittadini avrebbero il sacrosanto diritto di conoscere e approfondire le ragioni che hanno portato alla condanna in primo grado dell’avvocato Mills. L’attenzione invece si focalizza su attacchi personali, frasi ad effetto, uso di slogan che non aiutano ad accrescere il valore del rispetto verso il potere giudiziario, cardine di uno Stato assieme a quello legislativo ed esecutivo. Per l’uso di parole offensive della stessa dignità umana, almeno così crediamo, abbiamo pensato di pubblicare in forma integrale la replica dell’Associazione nazionale magistrati dal titolo «L’Anm sulle reazioni alla sentenza Mills» ricordando che, grazie ai tre gradi di giudizio per fortuna in vigore in Italia, il provvedimento giudiziario emerso in primo grado potrà non trovare conferme in sede di Appello o in Cassazione. Prescrizione permettendo. Esprimiamo, senza entrare questa volta nel merito del giudizio, la nostra solidarietà ai giudici Gandus, Caccialanza e Dorigo.

 

«La pubblicazione delle motivazioni della sentenza del Tribunale di Milano sul cd. caso Mills ha suscitato diverse reazioni nel mondo politico. L’Associazione Nazionale Magistrati ritiene inaccettabile che da parte di esponenti politici e di rappresentanti del governo vengano rivolte invettive e accuse di carattere personale nei confronti dei componenti del collegio del Tribunale di Milano ed in particolare del suo presidente. La critica dei provvedimenti giudiziari è sempre legittima, ma è grave che vengano messi in discussione, e con questi toni denigratori utilizzati nelle ribalte mediatiche, non il merito del provvedimento, ma l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici. In questo modo si minano fondamentali principi costituzionali posti a garanzia del corretto equilibrio tra poteri dello Stato. Sorprende, ancora una volta, il “garantismo a corrente alternata” utilizzato come chiave di lettura di vicende giudiziarie che riguardano esponenti del mondo politico-imprenditoriale a fronte del disinvolto giustizialismo con cui si commentano fatti di criminalità diffusa. Ogni giorno i tribunali della Repubblica decidono della libertà e della responsabilità di persone accusate anche di gravi delitti. La credibilità di tali provvedimenti è un pilastro irrinunciabile del sistema democratico e del corretto vivere civile. E dovrebbe stare a cuore in primo luogo a chi ha responsabilità nel governo del Paese. Esprimiamo solidarietà e vicinanza ai colleghi Gandus, Caccialanza e Dorigo».

Associazione Nazionale Magistrati. La Giunta Esecutiva Centrale.

Mentana racconta i retroscena della sua uscita da Mediaset. Lo fa nel libro “Passionaccia”

Nel suo primo libro dal titolo “Passionaccia”, l’ex conduttore di Matrix Enrico Mentana dedica spazio alla lettera, mai resa nota prima, scritta a Fedele Confalonieri la notte tra il 21 e il 22 aprile 2008, dopo una cena coi vertici Mediaset e i direttori giornalistici, a una settimana dal trionfo elettorale di Berlusconi. Il libro, nelle librerie da domani, è edito da Rizzoli.

Firenze – «Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale». E’ un passaggio della lettera, scritta da Enrico Mentana e finora mai resa nota, a Fedele Confalonieri la notte tra il 21 e il 22 aprile dello scorso anno dopo una cena coi vertici di Mediaset e direttori giornalistici a una settimana dal successo elettorale di Silvio Berlusconi. L’ex conduttore di Matrix pubblica la missiva nel suo libro “Passionaccia”, edito da Rizzoli e nelle librerie dal 13 maggio. Vanity Fair, in edicola domani, ne anticipa un capitolo del testo e dedica a Mentana la copertina.  Dalla stagione “calda” del giornalismo politicizzato degli anni settanta alla Rai lottizzata, dalla creazione del Tg5 all’esplosione di Tangentopoli. E i quindici anni dalla discesa in campo di Berlusconi. Sono solo alcuni dei ricordi che Enrico Mentana racconta nel suo primo libro, all’indomani delle dimissioni da Mediaset. Conosciuto e stimato come una voce indipendente e incisiva dell’informazione, Mentana offre in queste pagine non solo la varietà degli aneddoti e retroscena di trent’anni di mestiere, ma i consigli, le riflessioni, le analisi e la preziosa testimonianza della passione che lo ha portato dov’è ora. Quella di raccontare il mondo in cui siamo immersi: magari è tramontato il sogno di cambiarlo, ma resta comunque il dovere, e il piacere, di capirlo. L’autore presenterà la sua prima opera alla Fiera del Libro di Torino, che inizierà dopodomani per concludersi il 18 maggio.

L’Anpi: bene il ritiro della 1360, adesso si rispetti la Costituzione.

L’Anpi esprime il proprio apprezzamento per il ritiro della proposta di legge n° 1360 che mira a parificare i partigiani ai repubblichini di Salò. L’Anpi adesso si aspetta un rispetto della Costituzione.

PratoL’Anpi valuta positivamente la presa di posizione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, per la prima volta dopo molti anni, ha voluto celebrare la ricorrenza del 25 aprile, festa della Liberazione nazionale, come momento fondante della democrazia italiana. Tale riconoscimento avviene non solo molto tardi ma anche dopo una lunga serie di comportamenti, iniziative legislative e dichiarazioni che non hanno corrisposto al rispetto dovuto verso la Costituzione nata dalla Resistenza e i suoi valori e principi fondamentali. Ciò rende necessaria una verifica della portata e sincerità del nuovo atteggiamento assunto attraverso la coerenza con esso. 

L’impegno al ritiro della proposta di legge n.1360 – contro la quale l’Anpi si è immediatamente schierata – che comporta l’inammissibile parificazione storica tra coloro che hanno combattuto per la liberazione d’Italia e per il suo mutamento dal totalitarismo alla democrazia, e gli esponenti della RSI che combatterono a fianco dei nazisti nelle file del neofascismo di Salò, è indubbiamente atto coerente con la nuova posizione assunta dal Presidente del Consiglio. 

Ad esso però deve seguire quel rispetto della Costituzione, dei principi fondamentali che la ispirano, dell’autonomia dei poteri che essa configura, del ruolo delle istituzioni di garanzia che essa prevede, i quali rappresentano il criterio discriminante fra un’autentica e operante democrazia e una deriva populista e autoritaria.

Fonte: Anpi.

Terremoto, il senso di unità e di solidarietà degli italiani.

FirenzeImmagino per un istante di ritrovarmi in una tenda. A fare la fila per un pasto caldo, per utilizzare un bagno chimico. Ci provo e, nonostante tutto, faccio fatica a realizzare nella mia mente uno scenario simile. C’è, e sono tantissimi, che non fanno fatica a realizzare tale immagine, poiché la vivono realmente. Semmai fanno fatica a sostenere un disagio simile. Sono le migliaia di connazionali sopravvissuti alla scossa delle 3.32 del 6 aprile. Persone che non hanno più una casa o non potranno più abbracciare un loro caro. I più fortunati si stringono l’uno con l’altro nel nome di una parentela di sangue e dalle loro nuove e provvisorie sistemazioni vedono la propria abitazione ancora in piedi. Anche se non agibile. Un leggero sospiro di sollievo. Niente di più. Nei paesi ci si conosce tutti, lo sanno bene coloro che vivono nelle piccole comunità. L’angoscia per la perdita di un amico o nel vederlo cadere nella disperazione per le quattro mura che oggi non ci sono più, prende il sopravvento. Nel momento della difficoltà, del dolore prevale però la solidarietà collettiva, l’unità. E’ un tratto presente nel nostro Dna. E’ questo il sentimento dominante degli italiani nei momenti di profonda crisi umana e sociale. E’ un elemento dell’orgoglio italico. Un passo indietro. Gli sfollati sono chiamati a fare i conti con la nuova realtà: il freddo pungente della notte, la pioggia di questi giorni, l’impossibilità oggettiva di riprendere ognuno la propria attività lavorativa, la sospensione dell’attività didattica per i ragazzi e per i più piccoli gli adulti fanno di tutto per non fargli sentire ulteriormente il peso della tragedia. Di fronte a questo contesto, la politica avrà dei doveri da rispettare emulando il senso di unità e di solidarietà presente negli italiani e sia distante da manovre strumentali come ahimé stiamo già assistendo in questi giorni. Un rispetto che matura anche dalle promesse annunciate dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e da diversi ministri della Repubblica. Con una unica eccezione, la solleva con modestia e umiltà chi scrive: ricostruire l’Aquila come era accantonando l’idea di Aquila 2, applicando però in maniera rigida tutti i criteri antisismici (link).    

Televisione, il divorzio fra Mike e Mediaset. Il mercato non ha un volto umano.

L’addio di Mike Bongiorno da Mediaset. E’ stato lo stesso conduttore televisivo a comunicare che l’azienda di Cologno Monzese non gli ha rinnovato il contratto, scaduto lo scorso dicembre.

Firenze<<Lei ha segnato la storia della tv italiana>>. E’ un passaggio del messaggio, scritto nel 2004 dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e rivolto a Mike Bongiorno, in quella occasione nominato “Grand’ufficiale con Ordine al Merito della Repubblica Italiana”. Il testo d’augurio si concludeva con un <<grazie per l’allegria>>. Una parola, quest’ultima, che ha accompagnato l’intera carriera televisiva del conduttore originario di New York. Uno stato d’animo, quello dell’allegria, che probabilmente il signore dei quiz non avrà vissuto in queste ultime settimane o addirittura mesi. Dopo l’addio di Enrico Mentana, è arrivato il divorzio fra  Bongiorno e Mediaset. Una separazione per nulla consensuale,annunciata in un comunicato dallo stesso conduttore. <<Non ho tradito Silvio Berlusconi – ha spiegato Mike – Mediaset prima della fine dell’anno scorso, senza preavviso, non mi ha rinnovato il contratto che mi legava al gruppo fin dalla sua fondazione. Di conseguenza ora non avendo legami sono libero di svolgere il mio lavoro con chiunque>>. La replica da Cologno Monzese non è tardata ad arrivare. <<Vincolare un simile personaggio a un contratto di esclusiva senza un progetto di produzione concretamente avviato sarebbe stato controproducente per lo stesso Bongiorno>>. Nella sua biografia dal titolo Mike Bongiorno – il libro è uscito nel novembre 2007 -, il conduttore televisivo, rivolgendosi al Presidente del Consiglio in carica, scrive: <<Caro Silvio, c’è chi mi ha definito “maestro e vero profeta del verbo berlusconiano”. Il nostro in verità è un silenzioso, indistruttibile patto che va al di là della frequentazione, che non c’entra niente con la politica, una vera intesa tra amici rivoluzionari…, che sanno di potersi fidare l’uno dell’altro>>.  Altro che berlusconismo, c’è molto di più. Qual è la colpa che avrebbe commesso lo showman? La logica di mercato non ha spazio per i sentimenti, per la pietà cristiana, colpisce ognuno di noi, spazza via tutto e tutti. La persona spreme ma, al contempo, è spremuta e quando non si rivela più un veicolo d’affari per se stesso e per l’impresa, viene abbandonata. Nella fattispecie, vuoi per le fortune acquisite nel tempo, vuoi per la sua attuale forza, sostenuta anche da un Fiorello lanciatissimo, lo scenario tutto sommato per Mike non si dovrebbe presentare così tragico, come assistiamo giorno dopo giorno per le fasce più deboli. Per i tanti cittadini – la maggioranza -, considerati numeri, costretti a produrre e quando la produzione manca, i lavoratori vengono invitati a rimanere nelle proprie case. Sempre che ne siano proprietari. Sennò c’è anche il rischio di perdere l’abitazione. D’altronde, si sa,  il mercato non ha mai avuto un volto umano. Nemmeno per Mike.  

Presidenza Rai: occorrono candidati che abbiano a cuore la Costituzione.

La “Casa della Cultura Enzo Biagi” lancia un appello alla politica nella speranza che l’uomo o la donna che andrà a ricoprire la carica di presidente della Rai abbia nel proprio dna determinati requisiti. Fra questi che abbia a cuore la Costituzione, il pluralismo dell’informazione, i vari pluralismi (sociale, sindcale, politico, religioso) e che sia in grado di dire di no quando è il momento di dirlo.

Roma – La politica è chiamata in queste ore a sciogliere il nodo sulla presidenza Rai. Uno spettacolo probabilmente vissuto con distacco dalla maggioranza dei cittadini, costretti loro malgrado a stringere la cinghia a fronte di una crisi globale che divora posti di lavoro. Il rituale della nomina è di antica data, accompagnato da quei imbarazzanti giochetti visibili solo dietro le quinte. Dopo la caduta delle ideologie e la nascita in Italia del berlusconismo, oggi dilagante, i punti di riferimento per una ripresa del Paese li ritroviamo proprio in quei valori scritti nella Carta Costituzionale. Fra questi c’è la libertà di stampa che può offrire vari spunti di riflessione e rafforzare l’analisi critica di ognuno di noi davanti ai fatti, anche quelli più complessi, come è la scelta del nome per la presidenza di viale Mazzini. Naufragata l’ipotesi De Bortoli, frutto dell’intesa raggiunta nei giorni scorsi fra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e il neo segretario del partito democratico Dario Franceschini, i giornali hanno riportato le parole del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che sembrava mostrarsi favorevole ad una qualsiasi indicazione proveniente dall’opposizione. L’idea di proporre un Petruccioli bis in queste ore è però stata bocciata dai partiti della maggioranza. E, così, stando alle notizie, la situazione appare bloccata. La nostra idea, o meglio il nostro auspicio, in attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda,  è che dietro il nome di colui o colei che andrà a ricoprire la carica di presidente della Rai, ci siano determinati requisiti. L’uomo o la donna che la politica sceglierà abbia a cuore la Costituzione, l’interesse della collettività e non del singolo, il pluralismo dell’informazione e ogni forma di pluralismo (sociale, culturale, sindacale e religioso). C’è bisogno di persone capaci di dire di no quando è il momento di dirlo, senza che si lascino intimorire dal potere. Figure che abbiano la schiena dritta, in grado di opporsi ad eventuali censure o liste di proscrizione. Uomini o donne che abbiano caratteristiche ben distanti dal servo sciocco. Questo è il nostro appello alla politica.      

    

Domani a Roma in piazza per la Costituzione con Oscar Luigi Scalfaro

Roma – Domani il Pd scenderà in piazza per manifestare in difesa della Costituzione e del Quirinale. La decisione è stata presa a seguito dell’affondo del premier Silvio Berlusconi che aveva definito come filosovietica la carta fondamentale dello Stato. La manifestazione del Pd si svolgerà martedì 10 febbraio alle 18 in piazza Santissimi Apostoli a Roma. Non parleranno però i leader del centrosinistra: l’unico a prendere la parola, spiega una nota del partito di Veltroni, sarà il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica e membro dell’Assemblea Costituente che ha redatto la Carta Costituzionale.

Il dibattito, sulla vicenda, è particolarmente acceso. E tutta l’opposizione è di fatto insorta contro l’uscita del presidente del Consiglio. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ha sottolineato che «la Costituzione certamente è frutto di un’intesa fra diverse ideologie, ma personalità come De Gasperi e Moro hanno fatto un buon lavoro e non direi che hanno fatto una Costituzione filo-sovietica». «Se pensiamo al grande apporto culturale dei costituenti e lo confrontiamo ai lavori oggi sul federalismo, sui nuovi tessuti istituzionali del ministro Calderoli – ha aggiunto Casini – credo che dovremmo avere un pò di cautela prima di smantellare la Costituzione».

In difesa di Napolitano e della Carta si schiera anche Rifondazione comunista. Secondo il segretario, Paolo Ferrero, il capo dello Stato «ha tenuto la spina dorsale dritta, come deve fare un Presidente della Repubblica. Mi dispiace che anche parte dell’opposizione, come Di Pietro, nei giorni scorsi lo abbia attaccato. E invece va difeso il ruolo del capo dello Stato che è un garante della costituzione e lo sta dimostrando».

Dopo le polemiche scatenate dalle sue parole, Silvio Berlusconi è però tornato sulla questione dicendo che «la sinistra e la stampa hanno mistificato le mie parole»: «Non ho mai attaccato nè inteso attaccare la Costituzione, io ho giurato sulla Costituzione e la rispetto, non ho mai pensato di attaccarla – ha detto il presidente del Consiglio -. Ripeto però che la Costituzione non è un moloch, può evolvere e può essere cambiata, ma solo con il consenso di tutti o di quasi tutti perché per cambiarla ci vogliono i due terzi del Parlamento”.

Fonte: Corriere.it