Processo Ruby, il pm Boccassini: “Sei anni e interdizione perpetua a Berlusconi”

MilanoSei anni di reclusione e interdizione perpetua dei pubblici uffici. E’ la richiesta di pena del pubblico ministero Ilda Boccassini per Silvio Berlusconi, imputato al processo Ruby per prostituzione minorile (cinque anni) e concussione (un anno). E’ la conclusione della requisitoria del magistrato davanti al tribunale di Milano. Boccassini ha citato l’articolo 319quater che disciplina la “induzione indebita a dare o promettere utilità”, formula che ha sostituito la concussione dopo la riforma Severino dell’anno scorso. La sentenza dovrebbe essere pronunciata il prossimo 24 giugno.

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Processo Mediaset, Berlusconi condannato anche in appello

MilanoSilvio Berlusconi è stato condannato in secondo grado nel processo Mediaset. La corte d’appello di Milano ha confermato integralmente la sentenza di primo grado, che ha inflitto a Berlusconi quattro anni di reclusione (di cui tre coperti da indulto) per frode fiscale. I giudici hanno accolto la richiesta del procuratore generale di Milano, Laura Bertolè Viale.Sul futuro politico del leader Pdl pesano inoltre le pene accessorie, anche queste confermate, dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e quella dalle cariche societarie per tre. E’ la prima sanzione che l’ex presidente del Consiglio teme maggiormente, perché in caso di conferma in Cassazione aprirebbe la questione della decadenza dalla carica di parlamentare.

Ghedini: “Giudici di Milano prevenuti”. (fonte: Il Fatto)

La notizia fa il giro del mondo: Le Monde, Der Spiegel, Die Zeit, Frankfuter Allgemeine Zeitung , El Mundo, El Pais , Le Figaro,  

 

 

 

 

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Intercettazione Fassino-Consorte: condannati i fratelli Berlusconi. L’ex premier ad un anno.

Milano - I fratelli Berlusconi, Silvio e Paolo, sono stati condannati nel processo per la vicenda della pubblicazione sulle pagine del “Giornale” della conversazione tra Piero Fassino, allora segretario Ds, e Giovanni Consorte, numero uno di Unipol. Durante quel colloquio l’allora segretario dei Ds disse: «Allora abbiamo una banca?». Il riferimento era alla scalata del colosso assicurativo a Bnl nel 2005 (sulla quale si sono aperti poi un’inchiesta e il relativo processo). La conversazione non poteva essere pubblicata perché all’epoca era ancora coperta da segreto istruttorio. L’ex Presidente del Consiglio, accusato di rivelazione di segreto di ufficio, è stato condannato ad un anno di reclusione, mentre a Paolo Berlusconi, che doveva rispondere dell’accusa di concorso in rivelazione del segreto di ufficio, è stata inflitta la pena di due anni e tre mesi.

Caso Unipol, un anno a Berlusconi… (fonte: Corriere della Sera)

Caso Bnl-Unipol, un anno a Berlusconi (fonte: La Stampa)

Berlusconi: “Persecuzione intollerabile”… (fonte: Il Fatto Quotidiano)

Longo: “Troppa fatica difendere B. a Milano” (fonte: Il Fatto Quotidiano)

Favata: “Così portai a Berlusconi il nastro… ” (fonte: Il Fatto Quotidiano)

 

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Processo Mediaset, Berlusconi condannato a quattro anni per frode fiscale

MilanoSilvio Berlusconi è stato condannato a quattro anni di reclesione per frode fiscale al termine del processo per l’acquisizione dei diritti tv di Mediaset. Dei quattro anni inflitti all’ex premier, tre sono stati condonati per indulto in virtù della legge del 2006. I giudici milanesi inoltre hanno disposto un risarcimento per danni all’Agenzia delle Entrate pari a 10 milioni di euro. L’ex premier è stato condannato anche all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e tre anni di interdizione dalla gestione di imprese. Un provvedimento, questo, non esecutivo poiché si tratta di una sentenza di primo grado. Assolto, invece, per “non aver commesso il fatto” Fedele Confalonieri.

I giudici milanesi hanno condannato a tre anni il il produttore Frank Agrama, mentre al manager Daniele Lorenzano è stata inflitta una condanna di tre anni e otto mesi. Un’altra manager, Gabriella Galetto, è stata condannata ad un anno e due mesi. Si chiude così il processo di primo grado sulle irregolarità nella compravendita dei diritti tv Mediaset.

Mediaset, Berlusconi: “Sentenza intollerabile”… (fonte: Il Fatto)

Dieci anni di indagini: tutte le tappe (fonte: Il Fatto)

La notizia fa il giro del mondo: The New York Times, Le Monde, Der Spiegel, Die Zeit, The Times, The Guardian, Frankfurter Allgemeine Zeitung, El Pais, El Mundo, Izvestia, Pravda, The Wall Street Journal, Le Figaro

 

 

 

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Sentenza Diaz. I mandanti mancano sempre.

FirenzeAntonio De Gennaro (all’epoca del G8 di Genova capo della polizia), ha parlato, non ha chiesto scusa, portando tutta la sua solidarietà umana e affettiva ai funzionari di polizia, «di cui conosco personalmente il valore professionale…», condannati definitivamente dalla Giustizia per essere stati gli esecutori materiali di tutto ciò che è accaduto all’interno della scuola Diaz. Una violenza inaudita che ricorda quella usata nel Ventennio dal regime fascista, inammissibile e intollerabile in una Repubblica democratica. De Gennaro subito dopo i fatti disse che «la Diaz era una semplice operazione di identificazione che si è trasformata in un’azione di ordine pubblico perché gli agenti sono stati attaccati». Questo rappresentante dello Stato, sarebbe quello, come si è definito, che ha sempre operato nel rispetto della Costituzione.
Quel giorno, caro De Gennaro, no.

Per continuare a leggere l’articolo, pubblicato da Articolo 21 a firma di Loris Mazzetti, clicca qui.

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Manganelli, le scuse non bastano

FirenzeLe scuse per i misfatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova arrivano troppo tardi e Manganelli (allora vicecapo della Polizia in ferie) è la persona sbagliata, è Antonio De Gennaro, il capo di allora, che avrebbe dovuto in questi 11 anni, scusarsi con tutti quelli che la violenza l’hanno vissuta sulla loro pelle e che probabilmente da quel giorno le loro notti non sono state più come prima. I responsabili, invece, inchiodati anche dai video mentre prendevano a calci i manifestanti, nel frattempo hanno fatto carriera e neanche dopo la sentenza di secondo grado sono stati allontanati da ruoli operativi. La verità è che fino all’ultimo, tutti quelli coinvolti compreso i vertici del Viminale, hanno sperato che la Cassazione rimandasse la sentenza in Appello. «E’ ora di riconoscere le colpe della Polizia», ha dichiarato Manganelli. E’ ora di dire: chi furono i mandanti, chi diede l’ordine, come al solito in Italia i condannati sono sempre gli esecutori.

Sopra ai vari funzionari, oltre al Capo della Polizia, chi è intervenuto? Il ministro dell’Interno Scajola? Il presidente del Consiglio Berlusconi? Il segretario con delega ai servizi segreti Letta o il vice presidente Fini che in quei giorni stazionava nella sala controllo della questura? L’unico che non parla è De Gennaro (in giornata si è deciso, ndr), assolto dalla Cassazione dopo essere stato condannato in Appello per induzione alla falsa testimonianza, ma dalla responsabilità professionale e morale non c’è tribunale al mondo che lo può liberare. Dopo Genova altri fatti hanno coinvolto poliziotti: quattro di loro sono stati condannati definitivamente per aver ammazzato il giovane Federico Aldrovandi, le morti di Stefano Cucchi e Giuseppe Uva, fino al 63enne che pochi giorni fa a Milano è stato pestato a sangue da due poliziotti in borghese, per non parlare della violenza durante le manifestazioni in particolare nei confronti degli studenti scesi in piazza contro la legge Gelmini. Amnesty International dovrebbe intervenire come ha fatto nei confronti della polizia in Grecia.

Non bastano le scuse di Manganelli, i cittadini oltre alla sfiducia cominciano ad avere paura esattamente come accadde durante il Ventennio. Negli anni la vicenda della Uno bianca non è rimasta un fatto isolato e il dubbio che questi per omertà siano stati protetti anche dai responsabili rimane. C’è qualcosa che non funziona nel reclutamento i cui criteri andrebbero riformati? Anche per la Polizia vale il detto: “cane non morde cane”.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto  

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Confindustria punisca Fininvest perché paga il pizzo. Dirlo non è reato.

FirenzeNon è diffamatorio affermare che la Fininvest pagò il pizzo alla mafia e che Confindustria dovrebbe adottare provvedimenti contro l’azienda di Silvio Berlusconi, per coerenza con le nette prese di posizione degli ultimi anni verso gli imprenditori che si piegano alle richieste criminali. Lo ha stabilito il gip del Tribunale di Roma Maurizio Caivano, che il 31 maggio ha accolto la richiesta di archiviazione di una querela presentata da Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, contro ilfattoquotidiano.it. Per continuare a leggere l’articolo, pubblicato sul sito “Il Fatto” clicca qui.

 

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Telecom vende La7: De Benedetti pronto all’acquisto. “Mercoledì l’annuncio”.

FirenzeSembra che sia la volta buona: Telecom Italia vende La7, che oggi controlla attraverso Telecom Italia Media. Soltanto un anno, fra macachi-conduttori e banani-Rai, Giovanni Stella, l’amministratore delegato di La7 detto er canaro, spadroneggiava nel mercato televisivo: prendo Michele Santoro, ho anche Serena Dandini, e ancora Roberto Saviano incluso Fabio Fazio. Ieri mattina, invece, nemesi catodica, ragionava sul Consiglio di amministrazione di Telecom, la multinazionale che controlla Telecom Italia Media: «Mercoledì inizia il percorso – dice Stella ai suoi collaboratori – di cessione totale di La7. La procedura non è semplice, entro l’anno, però, riusciremo a vendere». Per continuare a leggere l’articolo di Stefano Feltri e Carlo Tecce, pubblicato su Il Fatto Quotidiano, clicca qui.

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Anche per la Rai è l’ora dei tecnici

FirenzeNon c’è crisi economica che smuova B. dai vari impegni con le sorelle di Ruby. Solo quando Mediaset chiama, lui risponde. Gli affari prima di tutto. Per la tv di famiglia non tira buon vento: la pubblicità nel primo trimestre dell’anno è calata del 12%, un indebitamento finanziario vertiginoso, la svendita obbligata di Endemol, il crollo del titolo in Borsa e gli ascolti in picchiata. Va in visita al Quirinale, parla con il governo, incontra Enrico Bondi, credendolo il futuro commissario della Rai, invece Monti, a sorpresa, lo nomina alla Spesa pubblica. B. sa che per il bene di Mediaset deve continuare a mantenere la Rai sotto controllo. Tenta di imbonire Monti raccontandogli che la legge Gasparri risolve ogni problema, gli fa notare che la Rai ha il bilancio in positivo: inutile cambiare la sua governance. B. però non racconta che l’attivo è un mix tra tagli economici e alchimie contabili. Nulla di illecito, ma l’economista Monti sa che l’attuale indebitamento della Rai rischia di aumentare grazie al meno 17% delle entrate pubblicitarie (l’andamento negativo persiste da tre anni), in assenza di un vero intervento strutturale e tecnologico. Il prodotto è come al solito l’ultimo dei pensieri.

Nel 2009 il budget di Rai3 era di 70 milioni di euro, oggi, con la sforbiciata della scorsa settimana (meno 1 milione 500 mila), è poco più di 50 milioni, ovvero meno 30% in due anni e mezzo. Anche il direttore generale Lei tenta di smarcarsi da B., in un’intervista a “La Stampa” dichiara che «la Rai ha la necessità di rinnovare la sua missione». Monti, che non cade nel tranello di B., va oltre: «In Rai la logica della trasparenza, del merito, dell’indipendenza non è garantito». Finalmente, erano mesi che aspettavamo un segnale dal governo. Il gatto e la volpe (Gasparri e Cicchitto) vorrebbero la proroga del cda fino alle elezioni politiche, ma Sergio Zavoli non ci sta, il capo della Commissione di vigilanza convoca l’ufficio di presidenza con l’obiettivo, dopo l’assemblea dei soci, di rinnovare immediatamente il cda della Rai. Tutti a casa.

Ancora una volta la società civile è stata fondamentale per sbloccare la situazione: Articolo21, Libertà e Giustizia, Move on e l’auto candidatura alla direzione generale e alla presidenza Rai, tramite curricula, di Santoro e Freccero. Mai come questa volta per il Servizio pubblico ci vogliono persone con competenze specifiche oltre che intellettualmente indipendenti, non solo dai partiti, ma anche dai Bisignani di turno, dalle varie cricche, P3, P4. Si tratta, dopo 10 anni dall’editto bulgaro, di rendere finalmente libera l’informazione e di salvare la più importante azienda culturale italiana. Per Monti è l’ora dei fatti: diminuire il numero dei componenti del cda, comunicare immediatamente il nome del consigliere di riferimento, designare il presidente e indicare il direttore generale. Così, anche in assenza di una legge, è possibile arginare il conflitto d’interessi di B.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Freedom House: la stampa italiana leggermente più libera nel dopo Berlusconi.

FirenzeLa libertà di stampa è leggermente aumentata in Italia con le dimissioni di Silvio Berlusconi da premier, ma il Paese resta tuttavia “parzialmente libero”, anche a causa dell’influenza del Cavaliere. E’ quanto si apprende dal rapporto 2012 di Freedom House, organizzazione indipendente statunitense che ogni anno pubblica i dati relativi alla libertà di stampa nel mondo. Il nostro Paese è un raro esempio di nazione non “libera” in Europa occidentale e si posiziona al pari di Guyana e Hong Kong.

Per la prima volta in otto anni, la situazione globale nel complesso non è peggiorata. A guidare la classifica, Finlandia, Svezia e Norvegia. “Il peggio del peggio” è riscontrato in otto Stati: Bielorussia, Cuba, Guinea equatoriale, Eritrea, Iran, Corea del Nord, Turkmenistan e Uzbekistan.

Per continuare a leggere l’articolo, pubblicato su il quotidiano on-line Articolo 21, clicca qui.

 

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