Taranto, lutto cittadino per l’operaio morto. Lacrime e rabbia al funerale

Taranto – Lacrime e rabbia ai funerali di Ciro Moccia, l’operaio deceduto ieri a Taranto. La chiesa di Santa Maria Galesa nel rione Paolo VI è stata gremita dalla folla e i rappresentanti del comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti hanno polemicamente accolto l’arrivo dei rappresentanti istituzionali sul sagrato della chiesa: “Non fate passerelle, non ne vogliamo” (le immagini). “E’ stato un incidente drammatico, che ci ha coinvolti tutti quanti, molto doloroso”, queste le parole del direttore dell’Ilva Antonio Lupoli. In città è stato proclamato il lutto cittadino. Quello di Moccia, ha scritto il giornalista e scrittore Giuliano Pavone, non è il terzo decesso nell’Ilva degli ultimi mesi. E’, piuttosto, la ventesima. Nel macabro conteggio vanno infatti inclusi anche i circa diciassette morti attribuibili all’inquinamento.

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Ilva, ancora un decesso sul lavoro

Taranto - Un altro incidente mortale sul lavoro si è verificato all’Ilva di Taranto. Ciro Moccia, 42 anni, è morto dopo essere precipitato da una precaria passerella in lamiera che probabilmente non era agganciata e ha ceduto. Un volo da una decina di metri. Con lui è caduto anche Antonio Liddi, 46 anni, ricoverato in gravi condizioni ma non in pericolo di vita.

L’incidente è avvenuto nella batteria 9 delle cokerie, una delle batterie ferme proprio perché è in rifacimento. Per questa ennesima tragedia sono stati emessi, su disposizione del pm Antonella De Luca, otto avvisi di garanzia con l’ipotesi di reato di omicidio colposo nei confronti di dipendenti dell’Ilva e della Mr e del direttore del siderurgico, Antonio Lupoli.

Moccia è la terza vittima di incidenti sul lavoro avvenuti negli ultimi 4 mesi nel siderurgico. Il 30 ottobre ha perso la vita un addetto al movimento ferroviario del siderurgico, Claudio Marsella, rimasto schiacciato fra due convogli mentre effettuava una manovra di aggancio, mentre il 28 novembre, a causa di un tornado abbattuttosi sullo stabilimento, morì il gruista Francesco Zaccaria in servizio nell’area portuale dell’Ilva, la cui cabina fu letteralmente sdradicata da una tromba d’aria e finì in mare dove fu poi recuperata dai sommozzatori qualche giorno dopo.

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Sicurezza sul lavoro, nessuna buona notizia

Firenze - ll giorno 28 aprile sarà la giornata mondiale della Sicurezza sul Lavoro, un giorno sui cui riflettere e cercare di comprendere, nella sua complessità, il triste fenomeno delle morti per infortunio sul lavoro in Italia.
Dal 1 gennaio 2008, dopo la tragedia della Thyssenkrupp di Torino in cui morirono bruciati vivi sette operai, ho dedicato buona parte del mio tempo libero all’Osservatorio Indipendente di Bologna per monitorare i morti sul lavoro in Italia.

In poco tempo di raccolta dei dati delle vittime come la loro attività, età, luogo dell’evento, mi sono accorto della disinformazione e del pressapochismo con i quali vengono affrontate queste tragedie da parte di tutti gli organi competenti e dell’informazione.
Sul fenomeno ci sono molti luoghi comuni e purtroppo anche tanti interessi economici.
Dal mio osservatorio privilegiato posso affermare, documenti alla mano, che non è affatto vero che i morti sul lavoro stanno calando, solo tra il 2008 e il 2009 abbiamo registrato un leggero calo mentre nel 2011 l’aumento è stato dell’11,5% rispetto al 2010 e l’anno scorso sono stati superati sui luoghi di lavoro addirittura i morti del 2008. Nel 2011 sono morti sui luoghi di lavoro oltre 650 lavoratori, più di 1100 aggiungendo quelli deceduti sulle strade e in itinere; 139 agricoltori sono morti schiacciati dal trattore e in questa categoria si supera il 30% di tutti i morti sul lavoro se si considerano anche altre cause di decesso per infortunio.

Quando penso a queste morti mi viene una grande rabbia. Basterebbero pochi lavori mirati sulla cabina dei vecchi trattori senza protezioni, che impediscono al guidatore di essere sbalzato fuori in caso di manovra errata, per salvare la maggior parte degli agricoltori. Purtroppo il nostro Parlamento è impegnato in cose ben più importanti della tutela dei propri cittadini. Occorrerebbe anche sottoporre ad una visita medica d’idoneità chi si mette alla guida ad una certa età: i trattori sono “mostri” che non perdonano il più piccolo errore e il territorio in gran parte collinare del nostro paese con i riflessi poco pronti sono componenti micidiali.

Un’altra categoria che paga un prezzo elevatissimo di sangue è l’edilizia. La maggior parte degli edili muore cadendo dall’alto ed a morire sono quasi tutti stranieri o meridionali, anche nei cantieri del centro-nord. Le vittime lavorano in piccole e piccolissime aziende dove è difficile vedere indossare anche il casco. Gli stranieri morti per infortuni sul lavoro sono oltre il 13% del totale. Questi lavoratori spesso non parlano l’italiano e non conoscono neppure le più semplici norme di autotutela. In questo caso occorrerebbe l’obbligo di frequenza a corsi sulla sicurezza e un esame d’idoneità prima di impiegarli in lavori pericolosi. Qualche volta è l’artigiano proprietario dell’impresa a morire per infortunio. Noto spesso, da parte di chi ha altri interessi, il tentativo di scaricare sui lavoratori la responsabilità delle tragedia. Ma il proprietario o il superiore che spesso lavora con la vittima è responsabile della sua integrità fisica ed ha l’obbligo di far indossare le protezioni, pena anche il licenziamento degli inadempienti. Ma ciò, oltre ad avere un costo, rallenta i lavori e quindi si preferisce trascurare l’aspetto della sicurezza per accelerare i lavori e aumentare il margine di guadagno.

I morti nelle fabbriche sono intorno al 10% sul totale: anche nell’industria, come nei cantieri, a morire sono soprattutto lavoratori di aziende artigiane, dove il sindacato non è presente. Nei grandi cantieri e nelle fabbriche dove c’è un responsabile della Sicurezza le morti per infortuni si contano sulle dita di una mano, nonostante gli addetti siano milioni. Numerosi sono anche i morti nei servizi all’impresa. Spesso si ha un controllo molto efficace sulla sicurezza tra i dipendenti, ma nessuno tra i lavoratori esterni e gli artigiani chiamati a svolgere lavori di manutenzione.

Purtroppo anche quest’anno assistiamo ad un numero elevatissimo di morti, siamo già ad oltre 150 dall’inizio dell’anno solo sui luoghi di lavoro, e oltre 300 contando i decessi sulle strade e in itinere.
Le statistiche ufficiali ci dicono che anche il 2011 è stato “migliore” del 2010, con un calo dei morti sul lavoro rispetto al 2010 di oltre il 4%, cosa non vera, anche sui morti sul lavoro si tira la coperta dove fa più comodo. C’è da chiedersi come mai l’Osservatorio Indipendente di Bologna registra molti morti in più, mentre le statistiche ufficiali mediamente il 15% in meno tutti gli anni. Su questo punto occorre fare la massima chiarezza. Il calo dei morti per infortuni sul lavoro registrato dalle statistiche ufficiali, ma non dall’Osservatorio è sulle strade e in itinere, ma non sui luoghi di lavoro, e questo non per una migliore prevenzione, ma per merito di automobili tecnologicamente più sicure che per fortuna vengono comprate anche dai lavoratori una volta rottamate le vecchie. Questo significa che in realtà i controlli sui posti di lavoro sono diminuiti e i morti aumentati, e che nessuno può esultare per un risultato positivo che non esiste.

L’Osservatorio Indipendente di Bologna segnala come morti sul lavoro tutti i lavoratori che muoiono mentre lavorano, indipendentemente da chi sono, dal lavoro che svolgono e dalla loro posizione assicurativa. L’Inail  probabilmente considera morti sul lavoro solo i suoi assicurati: non sono assicurati all’Inail i tantissimi agricoltori che muoiono in tarda età e già pensionati che rimangono schiacciati dal trattore, chi lavora in nero, i militari ecc. Non sono inseriti tra le vittime i contenziosi, fino alla conclusione del processo che quasi sempre dura anni. In pratica noi registriamo tutti gli anni oltre un centinaio di morti sui luoghi di lavoro in più.

I morti sul lavoro in “nero” meritano un approfondimento particolare, spesso sono lavoratori sfruttati da terzi. Qualche volta ci sono anche tentativi di far passare l’infortunio mortale come una disgrazia avvenuta altrove. Ma in diversi casi sono la faciloneria e l’improvvisazione le causa della morte di tanti che lavorano in “nero”. Ad esempio spesso accade che si chiamino parenti, amici e conoscenti “esperti” per fare lavori di potatura di alberi che poi travolgono i malcapitati, oppure ci si improvvisa muratori e si cade dai tetti, oppure guidando trattori come già evidenziato in precedenza, e si potrebbe continuare con innumerevoli altre situazioni. Chi commissiona questi lavori non si rende conto delle gravissime conseguenze a cui va incontro in caso d’infortunio mortale.
Come si evince il fenomeno è molto complesso e con molte sfaccettature.

Tra pochi giorni ci sarà il 1° maggio, il giorno di festa dei Lavoratori, ma credo che ci sia poco da festeggiare. Un governo classista, non eletto dai cittadini, appoggiato da partiti di destra, di centro e di sinistra, ha preso misure a senso unico per risanare il paese: è stata bloccata la contingenza sulle pensioni superiori a 100 euro, stravolta la normativa sull’articolo 18 che rende più facili i licenziamenti senza giusta causa, reintrodotta una tassa sulla prima casa e triplicata quella per le seconde, una tassa che non distingue tra chi possiede una casetta di montagna ereditata dai genitori e chi ha decine d’appartamenti in affitto e che scaricherà l’aumento sugli inquilini.

Per il 10% degli italiani che hanno visto aumentare la ricchezza a dismisura in questi ultimi anni non è stata introdotta nessuna patrimoniale. Ma la misura che più fa arrabbiare è il notevole allungamento dell’età per avere i requisiti per andare in pensione, non facendo nessuna distinzione tra chi svolge lavori faticosi e pericolosi e chi lavora con un computer. Lavorare fino a 65 anni ed oltre, con riflessi poco pronti e non in perfetto stato di salute, nelle fonderie, nelle officine, sui tetti o alla guida di un trattore provocherà un forte aumento delle morti sul lavoro e questo accadrà con la colpevole complicità di quasi tutti i nostri parlamentari.

Firma: Carlo Soricelli (metalmeccanico in pensione e curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro)

Fonte: Articolo 21 

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Sicurezza sul lavoro, appello a Monti “Via la norma che cancella i controlli”

Roma – Lavoratori, addetti alla sicurezza, medici del lavoro. Sono a tutto campo le adesioni alla campagna che chiede al governo di rivedere le norme del decreto semplificazioni (DL 5/2012) che allentano i controlli a tutela della sicurezza nei luoghi di produzione. 

L’iniziativa, lanciata da Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei Lavoratori per la sicurezza di Firenze, punta l’indice in particolare contro l’articolo 14 “che depotenzia in maniera spudorata i controlli per la salute e la sicurezza sul lavoro” sopprimendo o riducendo le verifiche “per le imprese in possesso del certificato di qualità Iso-9001 o altra appropriata certificazione emessa, a fronte di norme armonizzate”.

“In pratica – denunciano ancora i sottoscrittori della petizione – d’ora in poi basterà avere un certificato UNI ISO-9001 o UNI ISO-14001 o BS OHSAS 18000 per vedere soppressi, o forse ridotti, tutti i controlli della pubblica amministrazione, tranne che in materia fiscale e finanziaria” anche se “le certificazioni UNI ISO-9001 o UNI ISO-14001 niente hanno a che vedere con la tutela della sicurezza sul lavoro, ma sono relative la prima al sistema qualità (del prodotto finito), la seconda alla tutela dell’ambiente”.

Chi è interessato ad aderire all’appello può inviare la sua adesione con nominativo, azienda, qualifica e città a: bazzoni_m@tin.it

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Lavoro, 100 deputati chiedono una Procura nazionale sugli infortuni

Roma - “Sono circa 100 i parlamentari, di tutti gli schieramenti, primi firmatari Antonio Boccuzzi e Giuseppe Giulietti, di un’interrogazione indirizzata al ministro della Giustizia a sostegno delle proposta avanzate dal procuratore Guariniello, di una Procura nazionale sugli infortuni e sulla sicurezza sul lavoro, la creazione di nuclei specializzati di magistrati ed investigatori che sanno come lavorare ed intervenire appena accade un infortunio, delle task force organizzate che abbiano rapporti con tecnici universitari competenti”. Lo scrive Articolo21 in una nota.

“Al merito di Guariniello e del suo pool – affermano Boccuzzi e Giulietti – non può corrispondere la beffa che sancisce proprio il loro scioglimento in prossimità dei due grandi processi sulla sicurezza sul lavoro che si stanno celebrando a Torino; per questo motivo abbiamo inteso interpellare il ministro della Giustizia e il ministro del lavoro: perché si possa dare corso al più presto ad una proposta che non è solo una proposta di buon senso, ma anche di civiltà”.

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Un operaio scrive all’Unione europea e la Commissione mette sotto accusa l’Italia

Prato - Pubblichiamo l’articolo firmato da Stefano Corradino e uscito su Articolo 21 che riporta la storia di Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Firenze. Bazzoni è un collaboratore di Articolo 21 e informa via sms, mail o telefonicamente di nuovi incidenti sul lavoro in ogni parte d’Italia. L’articolo evidenzia quello che giustamente viene definito ”un fatto senza precedenti”: la Commissione europea, sulla base di una denuncia di Bazzoni del 2009, ha deciso di mettere in mora l’Italia per gravi inadempienze in materia di sicurezza sul lavoro. Una storia per ora ignorata dai grandi media, a cui ci sembra giusto dare la massima diffusione.

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Sicurezza sul lavoro, un protocollo tra Regione Toscana e Procura della Repubblica

Firenze – Più prevenzione e vigilanza sui luoghi di lavoro, promuovere l’osservanza delle norme, reprimere le violazioni, favorire il flusso di informazioni, segnalare tutti gli infortuni che abbiano causato lesioni gravi o decesso. Questi i principali obiettivi del protocollo sottoscritto ieri dall’assessore alla salute della Regione Toscana Daniela Scaramuccia, e il procuratore Generale Beniamino Deidda. 

Un protocollo che sancisce la nascita di una stretta collaborazione tra Regione e Procura della Repubblica con l’obiettivo di contrastare il fenomeno degli infortuni nei luoghi di lavoro. Il protocollo stabilisce che parte delle somme derivanti dalle sanzioni comminate alle ditte per le infrazioni commesse, una cifra che si aggira intorno ai 3,5 milioni di euro, sia utilizzata per rafforzare le attività di sorveglianza e prevenzione condotte dalle ASL.

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Una proposta di legge per istituire un giorno della memoria dedicato alle vittime sul lavoro. In Toscana si firmano due protocolli per la sicurezza

Firenze - Passi avanti in tema di sicurezza sul lavoro in Toscana, almeno nelle intenzioni dei firmatari dei due protocolli d’intesa sottoscritti ieri su iniziativa della Regione. Il primo riguarda la formazione di “safety manager” all’interno del percorso universitario delle facoltà di Ingegneria dei tre atenei toscani. L’altro protocollo promuove un progetto sul tema della “Percezione del rischio e della sicurezza negli ambienti di lavoro”, con lo scopo di studiare i comportamenti di tutti i soggetti coinvolti nei processi produttivi in edilizia.

Sempre ieri alla Camera dei Deputati è stata presentata una proposta di legge bipartisan per istituire il 6 dicembre come il “giorno della memoria delle vittime sul lavoro”. La data non è casuale, in quanto si tratta dell’anniversario della tragedia alla Thyssen Krupp di Torino, nella quale sette lavoratori persero la vita. La bozza comprende anche altre disposizioni per l’informazione sui problemi della sicurezza sul lavoro ed è stata presentata nel corso di un incontro al quale hanno partecipato moltissimi esponenti del mondo politico, sindacale e della cultura, tra cui Ottavia Piccolo, Massimo Ghini, Mimmo Calopresti, Marco Muller.

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