L’addio a Sandro Curzi

PratoIncollati alla tv ad ascoltare le sue prime parole da direttore. In quei giorni in cui faceva capolino nelle case degli italiani il Tg3 di Sandro Curzi, gli spettatori si sono trovati di fronte un nuovo modello di fare il telegiornale. Una parte di pubblico l’ha apprezzato, non si è mai stancata, una seconda l’ha criticato, una terza e ultima forse si è annoiata dopo un po’ o addirittura quasi subito.

Tutto, meglio quasi, si può dire, tranne una cosa: il rispetto di Curzi verso colui che la vedeva in maniera diversa. L’uomo che amava la pipa e assomigliava a Kojak non ha mai considerato l’oppositore un nemico ma un avversario. Il suo modo di fare informazione, di aprire le porte del suo tg alle istanze dei più deboli e mai ascoltate del Paese, lo portarono ad aspre battaglie a tal punto che il Tg3 fu soprannominato dagli avversari politici <<Telekabul>> (dalla capitale dell’Afghanistan occupata dall’Urss negli anni Settanta). Il Tg3 aumentò però in spettatori e in autorevolezza. Un periodo non breve: Curzi sarà a capo della testata dal 1987 al 1993. Anni segnati dalla caduta delle ideologie e in Italia un pool di magistrati di Milano darà vita all’inchiesta, passata alla storia con il nome di <<Mani pulite>>.

Lo stesso Capo dello Stato ha voluto ricordare quel momento della carriera di Sandro Curzi.  <<Sono addolorato – ha affermato il Presidente della Repubblica Napolitano – perché perdo un amico. Le aspre polemiche che lo coinvolsero nel periodo della sua massima responsabilità giornalistica non lo indussero mai ad astiose chiusure né ad alcuna attenuazione della sua autonomia di giudizio e del suo senso delle istituzioni>>. Un ricordo breve di un tipo di informazione che chi allora era giovane o già avanti con l’età, forse oggi prova dentro di sé un senso di nostalgia.

La cerimonia laica si è svolta ieri in una sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma, davanti a tantissimi cittadini comuni, politici, giornalisti e autorità.

 

Lutto nel giornalismo, è morto Sandro Curzi

Sandro Curzi
Sandro Curzi

Roma – È morto a Roma dopo una lunga malattia Sandro Curzi. Nato a Roma il 4 marzo 1930, aveva 78 anni. Un’altra voce storica del giornalismo italiano che ci lascia.

Resistente partigiano a 13 anni, il suo impegno politico si è svolto all’interno dei mass media, dal primo articolo, quando era ancora adolescente, sull’Unità «clandestina» per raccontare l’assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini, al ruolo di capo redattore nel mensile della Fgci Gioventù nuova, diretto da Enrico Berlinguer, fino alla vice direzione di Paese Sera, alla direzione del Tg3 e a quella di Liberazione.
Curzi ottenne nel 1944, nonostante la minore età, la tessera del Pci. Tra il ’47 e il ’48 lavora al settimanale Pattuglia insieme a Giulio Pontecorvo e, nel ’49, a la Repubblica d’Italia fino a diventare capo redattore di Gioventù nuova diretta da Enrico Berlinguer.
Nel ’56 fonda Nuova generazione e nel ’59 passa all’Unità, organo del Pci per il quale l’anno successivo viene inviato in Algeria per seguire la fasi dell’indipendenza. Lì intervista il capo del Fronte di Liberazione Ben Bellah. Dopo essere stato direttore dell’Unità, nel 1964 diventa responsabile stampa e propaganda della direzione del Pci. La stagione più calda, quella del ’68 e poi dell’autunno del ’69, della strage di Piazza Fontana e dei fatti che seguirono nei primi anni ’70, Curzi la seguì da vice direttore di Paese Sera.
Dalla metà degli anni ’70 arriva l’impegno con la televisione: entra infatti in Rai nel 1975 e comincia dal Gr1 diretto da Sergio Zavoli. Nel ’76, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, dà vita alla terza rete televisiva della Rai mentre nel 1978 è condirettore del Tg3 diretto da Biagio Agnes. In questa veste “scopre” Michele Santoro e collabora alla realizzazione del programma Samarcanda.
Diventa direttore del Tg3 nel 1987 dando al telegiornale una impronta inconfondibile, veloce e aggressiva che dà voce alle istanze della sinistra italiana interpretando gli umori di una crescente insofferenza verso la cosiddetta prima Repubblica. Soprannominato per questo, dagli avversari politici, «Telekabul» (dalla capitale dell’Afghanistan occupata dall’Urss negli anni ’70), il Tg3 cresce in spettatori (da poco più di 300 mila ai 3 milioni del ’91) e autorevolezza.
Nel ’92 pubblica con Corradino Mineo il libro «Giù le mani dalla Tv» (Sperling e Kupfer) e nel ’93, in contrasto con il nuovo consiglio d’amministrazione della cosiddetta Rai dei professori (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Demattè), si dimette. Passa prima a dirigere il Tg dell’allora Tele Montecarlo e poi, dal 1998 al 2005, dirige Liberazione.
Dal 2005 era consigliere d’amministrazione della Rai di cui per tre mesi è stato anche presidente in qualità di consigliere anziano.
Fonte: Corriere.it