Nasce il parco EterNot: la rivincita di Casale Monferrato sull’amianto

TorinoÈ diventato davvero un posto sicuro, Casale Monferrato. Là, nel quartiere del Ronzone, dove c’era la più grande fabbrica di cemento amianto d’Europa, chiusa nel 1986 e abbattuta nel 2006, causa di morte certa per mesotelioma, il cancro causato dalla fibra killer, di almeno tremila cittadini, oggi c’è un parco, EterNot.

Piante, fiori, opere d’arte ,le corse dei bambini saranno la risposta che Casale vuole dare al dolore patito negli ultimi decenni e rinnovato dalla sentenza della Cassazione che ha dichiarato prescritti i reati a carico di Stefan Schmideiny, l’industriale svizzero ex proprietario della Eternit.

“C’è un passato che dobbiamo cancellare, ma anche un passato che dobbiamo salvare. E un debito di giustizia che dobbiamo estinguere: la sentenza della Corte Costituzionale del luglio scorso ha detto che l’Eternit bis si farà e lo stato si è costituito parte civile”. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha inaugurato il parco con queste parole.

Dopo l’inaugurazione i rappresentanti delle istituzioni hanno fatto tappa al “Vivaio Eternot”, l’opera dell’artista Gea Casolaro, un’opera “viva” rappresentata dalle piante dell’Albero dei Fazzoletti. “Ho capito che la tenacia è la caratteristica dei casalesi e il vivaio Eternot la rappresenta in pieno” ha aggiunto la stessa Casolaro “Le piante di davidia involucrata di questo vivaio premieranno ogni anno le realtà dove, come a Casale, si è combattuto l’amianto.”

“L’aquilone di Romana” è infine la seconda opera svelata all’interno del Parco, dedicata alla presidente onoraria dell’Afeva Romana Blasotti Pavesi, icona della resistenza casalese e rappresentata in questo caso da una bambina che, appunto, fa volare al vento un aquilone, un simbolo di vitalità, speranza e gioia.

Eternit, colpo di scena in Cassazione. Il Pg chiede l’annullamento della condanna

Il sostituto procuratore Iacoviello: «Condanna da annullare, processo da dichiarare prescritto». La rabbia dei familiari delle vittime

Roma – “Annullamento senza rinvio della condanna a Stephan Schmidheiny perché tutti i reati sono prescritti”. E’ quel che ha chiesto a sorpresa il procuratore generale di Cassazione, Francesco Mauro Iacoviello, nell’udienza del maxi processo Eternit che si è aperta questa mattina davanti alla prima sezione penale della Cassazione. 

Nel corso della requisitoria il Pg ha evidenziato le discrepanze tra la sentenza di primo e di secondo grado. “La divergenza -ha detto- è sul momento consumativo del disastro. In primo grado si è detto che il disastro cessa quando la bonifica degli ambienti è stata interamente completata; in secondo grado i giudici hanno detto che il disastro termina nel momento in cui non ci saranno morti in eccedenza sostenendo, in pratica, che finchè dura la malattia dura il disastro”. Parlando della tesi accusatoria portata avanti in tutti questi anni dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello il Pg della suprema Corte ha sottolineato come l’accusa abbia fatto “un percorso pionieristico, facendo rientrare le morti come eventi del disastro”. Un ragionamento diverso da quello seguito dal sostituto procuratore generale Iacoviello che nella sua requisitoria ha fatto capire che, a suo modo di vedere, le morti non fanno parte del concetto di disastro.

Reazione di grande amarezza nelle centinaia di persone che hanno ascoltato la requisitoria. Il primo commento: “Con questa premessa, non si potrà mai incriminare nessuno per disastro per le morti di amianto, perché le malattie si manifestano a distanza di molto tempo. Ed è questa latenza che protegge chi ha commesso questo crimine di cui qui noi rappresentiamo il segno più evidente della sofferenza”.  “Senza disastro i cittadini non si sarebbero ammalati, non sarebbero morti e non continuerebbero a morire in questi giorni – dice Bruno Pesce, numero uno dell’Afeva di Casale Monferrato – Siamo un po’ frastornati era l’ultima cosa che anche molti tecnici si aspettavano. Un annullamento senza rinvio, un calcio dentro. Come se ci dicesse che l’amianto non può fare un disastro”

Ora la parola passa ai legali delle parti civili. Ad attere la pronuncia dell’ultimo verdetto in diretta, nell’aula magna della Cassazione, non ci sono soltanto le genti di Casale Monferrato, tra cui il neo commendatore Romana Blasotti Pavesi, presidente dell’Associazione famigliari e vittime dell’amianto (che ha perso marito, sorella, figlia e due nipoti per il mal d’amianto), ma anche delegazioni da tutta Italia e da molte parti del mondo (Brasile, Argentina, Usa, Giappone, Francia, Belgio, Spagna, Svizzera, Olanda, Inghilterra).  

La prima sezione penale emetterà il verdetto, probabilmente, la prossima settimana.

Eternit, la lettera di Romana Blasotti dopo l’intervista di Schmidheiny

Dopo l’intervista rilasciata dal miliardario svizzero, Romana Blasotti Pavesi, rappresentante dei familiari delle vittime della fibra killer, scrive alla stampa elvetica: “Il suo sconforto? Noi non possiamo liberarci dalla paura”

Torino – Un processo «assurdo» che gli ha procurato momenti di «grande sconforto» ma di cui ora attende l’esito finale «con serenità», convinto di aver fatto «il meglio» che «come imprenditore» potesse fare quando era alla testa dell’Eternit, cioè «uscire al più presto dalla lavorazione dell’amianto». 

Queste parole fortemente provocatorie di Stephan Schmidheiny, pronunciate in un’intervista ad un giornale svizzero, hanno spinto a reagire la signora Romana Blasotti, presidente dell’Afeva, che ha risposto con una dura lettera aperta, di cui riportiamo un passaggio: 

“Stephan Schmidheiny si dichiara sereno, di aver attraversato momenti di grande sconforto e che “allora” (l’Eternit in Italia ha cessato nel 1986) “non si sapeva che l’amianto era cancerogeno”. E per noi che negli ultimi giorni abbiamo subito altre quattro vittime d’amianto, quando finirà lo sconforto? Noi non possiamo liberarci dalla paura di ammalarci o peggio che si ammalino i nostri figli, i nostri nipoti… Perchè S. Schimidheiny non si è mai presentato in tribunale? Non ha avuto il coraggio di farsi guardare negli occhi? Perchè non risarcisce le vittime e le Istituzioni come stabilito dalle sentenze? Forse perchè ha i beni all’estero?”

L’udienza alla Corte di Cassazione di Roma è stata fissata per il 19 novembre prossimo.

Processo Eternit: il 19 novembre l’udienza alla Corte di Cassazione

Torino – Il processo Eternit arriva all’ultimo atto. E’ stata fissata per il 19 novembre l’udienza alla Corte di Cassazione di Roma, che potrà confermare o rigettare il verdetto dell’appello espresso lo scorso 3 giugno dal Tribunale di Torino.

Nell’ambito del processo d’appello i risarcimenti erano stati fissati in 30,9 milioni di euro per il Comune di Casale Monferrato, in 20 milioni di euro per la Regione Piemonte, in 350mila euro per la Regione Emilia Romagna, in 100mila euro per la Afeva, in 5 milioni di euro per l’Asl di Alessandria, più le provvisionali per i singoli, per altri comuni interessati e per i singoli.

Queste le parole del presidente di Afeva, Romana Blasotti, e del coordinatore della Vertenza amianto, Bruno Pesce: “Abbiamo tutto il tempo per parlarne ed organizzarci in proposito. Siamo fiduciosi di concludere una tappa decisiva sulla lunga strada della giustizia per le nostre vittime dell’amianto e per quelle di ogni parte del mondo. I morti da amianto in Italia sono oltre 3000 all’anno. A Casale oltre 50“.

Tutte le udienze del processo d’appello

Tutte le udienze del processo in primo grado

Eternit, medaglia d’oro a Romana Blasotti Pavesi per meriti civili nella lotta contro la polvere killer

La cerimonia si è svolta al Ministero della Salute all’interno dell’assegnazione delle Benemerenze Sanitarie al merito della Sanità Pubblica

Roma – Una notizia che pubblichiamo volentieri, una di quelle occasioni che fanno riconciliare con lo Stato e le istituzioni. Venerdì scorso è stata conferita la medaglia d’oro per alti meriti civili alla signora Romana Blasotti Pavesi, il simbolo della lunga lotta contro l’eternit e le lobby internazionali della polvere killer.

Romana Blasotti Pavesi, assieme ai sindacalisti Bruno Pesce e Nicola Pondrano, è stata tra i principali animatori della battaglia processuale che ha portato alla condanna a 18 anni per Stephan Schmidheiny. Una gentile signora che avrebbe fatto volentieri a meno di questo premio ricevuto in quanto presidente dell’Afeva (Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto) di Casale Monferrato. Romana, come vuole essere chiamata, ha perso per colpa del mesotelioma causato dalle fibre di amianto, il marito Mario, la sorella Libera, il nipote Giorgio, sua cugina Anna e la figlia Maria Rosa.

Eternit, appello a Letta per i risarcimenti

A un mese dalla sentenza della Corte d’Appello di Torino l’Afeva ha scritto al governo per chiedere di dare concretezza ai risarcimenti.

Torino – A un mese esatto dalla sentenza della Corte d’Appello di Torino che ha condannato a 18 anni di reclusione Stephan Schmidheiny, l’AFEVA ha scritto una lettera aperta al premier Enrico Letta, ai ministri Anna Maria Cancellieri (Giustizia), Andrea Orlando (Ambiente), Beatrice Lorenzin (Salute), Emma Bonino (Esteri) e a numerosi altri onorevoli affinché lo Stato sostenga le rivendicazioni economiche dei 932 cittadini ed ex lavoratori ai quali è stata assegnata, dal dispositivo, una provvisionale di 30mila euro. L’esito della sentenza rappresenta una vittoria preziosa ma ancora incompleta. Da qui la richiesta dell’associazione familiari delle vittime al governo di dare concretezza ai risarcimenti stabiliti dalla Corte d’Appello.

Eternit, Schmidheiny condannato in appello a 18 anni.

I giudici di Torino aumentano la pena per l’imprenditore elvetico per il quale in primo grado la pena era stata di 16 anni. Disposta una provvisionale di quasi 51 milioni di euro tra Regione Piemonte e Comune di Casale Monferrato. Risarcite le tante parti civili

Torino – Diciotto anni di reclusione per disastro doloso permanente e omissione dolosa di cautele anti-infortunistiche. Questa la condanna che la Corte d’Appello di Torino ha inflitto all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato nel processo Eternit. In primo grado era stato condannato a 16 anni. I giudici hanno ritenuto Schmidheiny responsabile di disastro anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli e Rubiera. Per quel che riguarda l’altro imputato, il barone belga Louis De Cartier, i giudici si sono pronunciati direttamente per l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati, mentre hanno dichiarato il non luogo a procedere data la morte dell’imputato per gli altri.

Il giudice ha stabilito che il periodo in cui Schmidheiny gestì la Eternit va dal giugno del ’76, per gli stabilimenti di Casale (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Bagnoli (Napoli) e dall’80 per quello di Rubiera (Reggio Emilia), e arriva fino al giugno dell’86 per Casale e Cavagnolo, fino all’85 per Bagnoli, fino all’84 per Rubiera. L’imputato è stato quindi assolto per il periodo che va dal giugno del ’66 al ’76 per non aver commesso il fatto. Resta penalmente responsabile per gli anni seguenti.

La lettura del dispositivo, piuttosto lunga, è proseguita con l’elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili. Sorpresa per l’esclusione di Inps e Inail. Invece, sono state riconosciute provvisionali al Comune di Casale per quasi 31 milioni (rispetto ai 25 concessi nel primo grado), alla Regione Piemonte (20 milioni), all’Asl Al (5 milioni), ad Associazione Familiari e Vittime amianto (100 mila euro), a otto Comuni della zona (da 150 a 350 mila euro). E poi è partita la lunga chiamata dei nomi delle singole parti civili risarcite con provvisionale di 30 mila euro ciascuna. Assegnati anche 2 milioni di euro al Comune di Rubiera e 350mila euro alla Regione Emilia-Romagna.

Nessun risarcimento per Bagnoli, la fabbrica che aveva maggiori commesse. Il motivo, secondo l’avvocato Roberto Rosario, legale degli eredi di una trentina di operai defunti a Bagnoli  “è che il Comune non si era mai costituito, inammissibile in un processo così importante”.

Una sentenza che è destinata a fare storia, non a caso il pm Raffaele Guariniello, che con i colleghi Sara Panelli e Gianfranco Colace ha sostenuto l’accusa, si è definito commosso per l’esito della decisione.

 

La lettura della sentenza (Repubblica TV)

Guariniello: “Sentenza è un inno alla vita (Repubblica TV)

Bruno Pesce: “Le vittime hanno avuto giustizia (Repubblica TV)

Romana Blasotti: “Stravolti ma andiamo avanti” (Repubblica TV)

Operaio dona a Guariniello una vecchia tuta da lavoro (Repubblica TV)

Processo Eternit, la replica finale dell’accusa

Il pm Colace ricorda il recente decesso di una donna di 36 anni nel Casalese. Afeva consegna una lettea aperta alla Convenzione di Rotterdam per far includere l’amianto crisotilo nella lista delle sostanze nocive.

Torino – E’ cominciata la fase finale del processo di secondo grado per l’Eternit. Nell’udienza odierna i tre magistrati del pool dell’accusa hanno iniziato la loro replica. Il pm Gianfranco Colace ha voluto ricordare il recente decesso di una 36enne nel Casalese nata appena una settimana dopo che Stephan Schmidheiny in una riunione con i vertici dell’azienda aveva detto che si sarebbe dovuto fare tutto il possibile per dimostrare che l’amianto non è nocivo. Lunedì 13 toccherà a Raffaele Guariniello chiudere la partita per l’accusa. La sentenza è prevista per il 3 giugno.

Da segnalare anche l’iniziativa di Afeva, che insieme ad altre associazioni europee che si occupano di amianto, sarà a Ginevra in occasione della sesta Conferenza della Convenzione di Rotterdam, per consegnare una lettera in cui si chiede di includere l’amianto crisotilo nella lista delle sostanze nocive della Convenzione.

Processo Eternit, al via l’appello. Centinaia di familiari delle vittime a Torino

Fissato il calendario, tre udienze a settimana. L’obiettivo è chiudere entro giugno. Assenti gli imputati. Petizione dei familiari delle vittime per avere giustizia anche in Francia e in Belgio.

Torino – A un anno esatto di distanza dalla sentenza di primo grado ha preso il via stamani al Tribunale di Torino il processo d’appello Eternit.

La prima udienza è durata tre quarti d’ora ed è servita a comunicare il calendario successivo, che prevederà tre udienze a settimana. Si comincerà con le relazioni sul primo grado del processo, a seguire saranno affrontate le questioni preliminari e le varie competenze territoriali. La strategia della difesa, già utilizzata in primo grado, è quella di dilatare i tempi del processo o addirittura di annullarlo, se dovesse essere accolta l’istanza dell’incompetenza territoriale.

A sostenere l’accusa saranno ancora una volta i pm Raffaele Guariniello, Gianfranco Colace e Sara Panelli, applicati dalla procura generale, insieme al pg Ennio Tommaselli. Il loro obiettivo è quello di chiudere entro il mese di giugno.

All’udienza di stamani erano assenti i due imputati, Stephan Schmidheiny e Jean Louis de Cartier, che sono stati dichiarati contumaci. Il presidente Alberto Oggé ha autorizzato le riprese televisive del processo, che sarà trasmesso in streaming sul sito della Provincia di Torino, per «l’interesse sociale particolarmente rilevante».

Prima dell’apertura del processo si è svolta l’annunciata manifestazione davanti al Tribunale. Presenti centinaia di persone da varie località italiane, dalla Francia e dal Belgio. Le associazioni che riuniscono i familiari delle vittime dell’amianto, tramite la portavoce Romana Blasotti, hanno diffuso una petizione congiunta per chiedere giustizia sull’amianto nei tre paesi.

La prossima udienza si terrà lunedì 18 febbraio.

Il 14 febbraio comincia l’appello Eternit. La fiaccolata dei parenti delle vittime

Centinaia di persone in piazza a Casale Monferrato. Schmidheiny promuove un’azione giudiziaria contro l’Ente televisivo della Svizzera italiana

Torino – Mancano pochi giorni al via del processo d’appello Eternit. La prima udienza si terrà giovedì 14 febbraio al Tribunale di Torino. Nel frattempo centinaia di persone hanno partecipato a una fiaccolata che si è tenuta a Casale Monferrato: tanti cittadini e i membri dell’Associazione famigliari e vittime dell’Amianto, che tramite la Presidente Romana Blasotti hanno commentato: “Questa grande battaglia dev’essere combattuta in tutti i modi”.

Gli imputati sono intenzionati a dare battaglia. Nell’imminenza del processo Stephan Schmidheiny ha promosso azione giudiziaria (con cospicua richiesta risarcitoria) contro l’ente televisivo della Svizzera italiana per una trasmissione che ricostruiva la vicenda Eternit con riferimento al processo di Torino in termini, a suo avviso, lesivi della sua immagine».