Tv, per battere la mafia non bisogna essere eroi

FirenzeNella tv del servizio pubblico si parla poco di criminalità organizzata e quando se ne parla lo si fa per raccontare fatti di cronaca o di commemorazioni. Non ci sono più programmi come Linea diretta, Tg2 Dossier, Samarcanda. Sono solo alcuni esempi di tv dimenticata in occasione dei 60 anni della Rai. Saviano, su Repubblica, ha dato lo spunto per un approfondimento chiedendo a Renzi che la mafia non rappresenti solamente un «tema morale, etico legato unicamente alla legalità in senso astratto». Gli affari della criminalità organizzata superano il 10% del Pil: 170 miliardi di euro, sottratti alle persone che vivono onestamente, a chi ha perso il lavoro, e su quei soldi si infrangono i sogni dei nostri giovani. Saviano chiede che si affronti il problema della legalità anche sotto il profilo economico, con leggi adeguate che impediscano il riciclaggio di denaro sporco e le infiltrazioni negli appalti grazie a società del Nord e la protezione di una classe politica corrotta.

La risposta di Superman Renzi (segretario del Pd, presidente del Consiglio, ciclista, podista, scrittore, è in libreria con un nuovo libro) è stata immediata. Sulle promesse il premier è imbattibile: ha diviso in cinque punti l’azione che il governo deve intraprendere per fermare la “Mafia Spa“, ma la risposta è inadeguata, sa di tesina scolastica insufficiente, con un unico obiettivo: prendere tempo come chi, nel recente passato, aveva promesso di sconfiggere mafia e cancro nel giro di pochi anni. Il paese come diceva Sciascia, non ha bisogno di “quaquaraquà”. Sono tra quelli che pensano che Renzi debba essere lasciato lavorare prima di essere giudicato, ma se il buongiorno si vede dal mattino (aumento della tassa sulla casa, Gentile, ecc…), tempesta all’orizzonte. Il premier e il ministro della Giustizia Orlando, blindato da due berlusconiani doc: Ferri e Costa, e in confusione visto che sull’azione di governo la lotta alla criminalità organizzata è relegata al penultimo posto (superata per la maglia nera solo dalla riforma del sistema radio-tv), avrebbero dovuto prendere un volo per Palermo per stringere la mano a Nino Di Matteo e ai suoi colleghi pm che, contro tutto e tutti, rischiando la vita, colpiti quotidianamente da giornalisti infami e da politici meschini, stanno portando avanti il processo sulla trattativa Stato-mafia; poi in auto verso la provincia di Agrigento a stringere la mano al galantuomo Ignazio Cutrò, testimone di giustizia. Per far questo non bisogna essere Superman, ma avere semplicemente le palle.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Onorevole Maroni chieda scusa a Saviano

Firenze«Io voglio spiegare che Saviano ha detto falsità e voglio farlo davanti a lui…». Una frase pronunciata da Roberto Maroni e riportata il 17 novembre del 2010 sulle colonne del  Corriere della Sera. All’indomani del monologo sulla ‘Ndrangheta al Nord di Roberto Saviano a “Vieni via con me” – più avanti, potrete rileggere parte di quel pezzo di storia televisiva e non solo -, l’allora ministro degli Interni gettò, assieme ad altri esponenti della Lega e del Pdl, fango sull’autore di Gomorra. Fu messa in piedi una vera e propria operazione di delegittimazione nei confronti di Saviano. Maroni, invocando anche l’intervento del Presidente della Repubblica e dei presidenti di Camera e Senato, chiese e ottenne il diritto di replica (abbiamo ripubblicato parte anche dell’intervento dell’ex ministro). Alcuni passaggi della replica sono stati annebbiati dalle notizie dei mesi successivi che, assieme agli ultimi fatti (l’ormai ex tesoriere della Lega Francesco Belsito è indagato per appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato e riciclaggio) rendono visibili tutti gli errori del politico lumbard. Saviano merita di ricevere le scuse dall’onorevole Maroni che, dopo le recentissime vicende, ha chiesto di «fare pulizia». Una dichiarazione corretta ma ritardataria nei tempi.  

Roberto Saviano: «Le organizzazioni, soprattutto la ‘ndrangheta, è nel Nord che fanno la parte maggiore di affari. La Lombardia è la regione con il più alto tasso di investimento criminale d’Europa. Milano è la capitale in questo senso degli investimenti criminali. Lombarda è l’economia in cui si infiltrano, lombarda è la sanità in cui si infiltrano, lombarda è la politica in cui si infiltrano [….] Accade che l’organizzazione, come al Sud, cerca il potere della politica e la ‘ndrangheta anche al Nord cerca il potere della politica. Cerca di interloquire con il potere della politica e al Nord interloquisce, come dimostra l’inchiesta, con la Lega [….]  La Lega, per esempio, da sempre fa un contrasto culturale alle organizzazioni criminali o repressivo: non vogliamo che sia il soggiorno obbligato qui dei mafiosi, manette, repressione. D’accordo. Ma, non basta. Non è sufficiente. Perché, la loro forza è nell’economia, nei soldi legali che l’imprenditoria lombarda vuole e prende da decenni. I soldi legali irrorano questo territorio. E’ lì l’elemento. Il contrasto deve avvenire lì. Pensate che uno dei padri della Lega, Gianfranco Miglio, in un’intervista disse: “Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando (…) Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono, che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate”. Miglio dice che le mafie devono essere costituzionalizzate […] ».

Roberto Maroni (replica) «Le mafie si combattono dando la caccia ai superlatitanti. In questi due anni, magistratura e forze dell’ordine, a cui va il mio plauso, il mio ringraziamento, hanno agito senza sosta e con indubitabili successi. Giuseppe Setola, Giovanni Strangio, Antonio Pelle, Mimmo Racuglia, Antonio Iovine […], sono solo alcuni dei 28 superboss presi e messi al carcere duro [….] Le mafie si combattono sequestrando ai mafiosi il frutto dei loro traffici illeciti. Grandi risultati anche qui, con le nuove norme del pacchetto sicurezza e con un’intensità mai registrata prima. Da oltre due anni colpiamo la criminalità organizzata al cuore del suo impero economico soprattutto al Nord, sequestrando e confiscando patrimoni immensi e finora non toccati per restituirli alla comunità degli onesti. Oltre 35mila beni, tra case, palazzi, terreni, aziende, per un valore di 18 miliardi di euro. Un risultato che non ha precedenti. Le mafie si combattono contrastando il loro insediamento territoriale. La ‘ndrangheta è presente al Nord da almeno tre decenni. Non è una novità. Impedire l’aggressione della criminalità all’economia sana è la sfida epocale che stiamo affrontando [….]  Le mafie si combattono rendendo le istituzioni locali impermeabili alla lusinga degli arricchimenti facili. A questo proposito, è stato affermato che la ‘ndrangheta al Nord interloquisce con la Lega. E’ un’affermazione ingiusta e offensiva per i tanti che, come me, contrastano da sempre ogni forma di illegalità. E’ soprattutto smentita questa affermazione dalle recenti operazioni fatte in Lombardia contro la ‘ndrangheta […] che hanno portato al coinvolgimento e persino all’arresto di esponenti politici di altri partiti, ma non della Lega. Mi chiedo, allora, perché indicare proprio e solo la Lega? Infine, le mafie si combattono eliminando gli storici squilibri strutturali fra Nord e Sud [….] ».   

E adesso la Rai chiederà scusa a Saviano? (di Loris Mazzetti, fonte: Articolo 21)

Chiedete scusa a Saviano (di Beppe Giulietti, fonte: Il Fatto Quotidiano)

 

 

La Rai non è (ancora) la Bbc

FirenzeChe la Rai non è la Bbc l’aveva ben spiegato Renzo Arbore qualche tempo fa, oggi la lezione arriva autorevolmente dall’Upa (Utenti pubblicitari associati), l’organizzazione che riunisce le più importanti aziende industriali, commerciali e di servizi che investono in pubblicità. L’Upa si è sentita in dovere di occuparsi della Rai “sia per il ruolo che ricopre nel Paese sia perché gli investimenti pubblicitari rappresentano il 50 % dell’entrate della tv pubblica”. L’investimento vale all’incirca 1 miliardo di euro. L’associazione ha fatto esattamente quello che fece la Bbc negli anni di profonda crisi societaria, d’immagine e di qualità del prodotto prima di decidere quale strada intraprendere per il rinnovamento: sondare gli utenti.

“Cosa pensano della tv. La qualità dei programmi. Vi va di pagare il canone. Il servizio pubblico è ancora utile. Cosa si vuole dal servizio pubblico. La società lavora per il servizio pubblico”. Oggi la Bbc (sempre in contatto con i telespettatori attraverso i social network), ha raggiunto il suo obiettivo: la più autorevole in Europa; al 70 % degli utenti va di pagare il canone (la cui evasione rappresenta il minimo europeo: 4 %); la politica non interferisce sulla linea editoriale e chi sbaglia paga come dimostrano i licenziamenti dei direttori di Tv 1 e Radio 2. L’Upa ha fatto quello che avrebbe dovuto fare la Rai se non fosse così sensibile ai voleri del Cavaliere e poco a quelli dei telespettatori.

Un esempio: permettere a Saviano e Fazio di fare a maggio “Vieni via con me” su La 7 invece che a Rai 3. Sono convinto che per il pubblico non sarà la stessa cosa. L’Upa ha distribuito un questionario a 4 mila imprenditori, marketing manager, comunicatori e opinion leader. Il risultato, assai prevedibile, denuncia che la Rai è un’azienda in grave difficoltà, con “l’urgenza di una riforma per risanare e salvare la maggior industria culturale del Paese, mal gestita, asservita alla politica, priva di strategia e ingovernabile, iperburocratica con troppi livelli decisionali tutti inefficaci; il ruolo di servizio pubblico è passato in secondo piano penalizzando la qualità a favore della quantità; la Rai è decaduta rispetto al passato e ai principali concorrenti, in progressivo calo di reputazione, con meno attrattiva per gli ascoltatori e meno interessante per investitori; la Rai è depressa con molti talenti non o mal utilizzati e con un sempre minor orgoglio aziendale”. Nel sondaggio vi sono anche delle positività che fa pensare che non tutto è perduto: “La Rai è esperta, con un grande patrimonio di competenze e know how”. Da qui, dopo il tutti a casa alla scadenza del Cda, si può ripartire.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

Telepadania, Saviano e le caricature giornalistiche

FirenzeChe la Lega sia in grande confusione come il suo leader sta nei fatti. Bossi: «B. è una mezza cartuccia. B. via, problema risolto». Poi la solita cena ad Arcore del lunedì. Fondano il parlamento della Padania e contemporaneamente giurano fedeltà a Roma ladrona; stringono la mano al presidente della Repubblica (italiana) con alle spalle la bandiera che Bossi usa come carta igienica. In questa confusione sta lo spot trasmesso da Telepadania sulla Rai: «Se questo è servizio pubblico pagarlo non può essere un obbligo». I lùmbard che lo hanno ideato omettono che se la tv di Stato rappresenta il disservizio pubblico per il quale non dovrebbe esserci l’obbligo di pagare il canone, una parte di responsabilità è anche la loro.

Con la nomina di Letizia Moratti alla presidenza della Rai (voluta da B. nel lontano 1994), sono sbarcati in azienda i leghisti (alcuni direttamente dal partito altri dalla direzione del quotidiano la Padania, altri ancora riciclati nell’azienda con un atto di fede), per ricoprire incarichi di vertice e strategici per la realizzazione dei programmi. Presenti anche nei vari cda, il cui voto spesso è stato determinante nelle decisioni editoriali. Nello spot vi sono alcune immagini tratte da Vieni via con me (considerato dai telespettatori un esempio di qualità televisiva). Vi ricordate la polemica dell’allora ministro dell’Interno Maroni dopo il monologo di Saviano sulla presenza della criminalità organizzata nelle regioni governate anche dalla Lega? La trasmissione fu precettata e il ministro intervenne per poi essere smentito nella puntata successiva dal procuratore capo dell’Antimafia Piero Grasso.

Cara Telepadania i fatti successivi e gli arresti in Lombardia a chi hanno dato ragione al ministro o allo scrittore? Lo spot contro la Rai della tv della Lega rappresenta solo una caricatura giornalistica come lo furono i brindisi per i trasferimenti di Rai 2 a Milano e dei ministeri a Monza. Roberto Saviano rappresenta la notizia sgarzula della settimana (come direbbe la Littizzetto): è tornato, purtroppo per un sol giorno, a Rai 3. La Rai è la sua casa tv. A Che tempo che fa ha dimostrato (se mai ce ne fosse stata la necessità) di essere sempre il grande intellettuale di Vieni via con me e soprattutto che “giocando sul proprio terreno” (il servizio pubblico) si può coniugare la poesia (Wislawa Szymborska) con i grandi ascolti. In un colpo solo Rai 3 ha spazzato via gli appannamenti derivati dalle sue ultime apparizioni tv. I vertici della Rai bloccando il trasloco di Fazio e Saviano su La 7 hanno l’occasione di dimostrare che lo spot di Telepadania è una bufala. Chi e cosa impedisce a Saviano di tornare? Il contratto con La 7? I contratti non sono mai stati un problema: si fanno e si disfano. Parliamone.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

Lamezia Terme, bomba davanti al centro per minori di don Panizza, prete anti ‘ndrangheta

Il sacerdote era stato ospite della trasmissione Vieni via con me

Prato – Hanno scelto il Natale per mandare un nuovo pesante messaggio a don Giacomo Panizza, prete anti ‘ndrangheta a Lamezia Terme. Un ordigno di medio potenziale è esploso la notte scorsa davanti all’ingresso di un centro per minori stranieri non accompagnati aperto dalla comunità Progetto Sud, guidata dal sacerdote, originario di Brescia, in un bene confiscato alla cosca Torcasio della ‘ndrangheta. L’esplosione, che ha provocato solo lievi danni, è stata preceduta dalla deflagrazione di un altro ordigno poco distante, sulla stessa strada, davanti ad un negozio.

La struttura di Progetto sud era stata inaugurata lo scorso 31 agosto nello stabile dove ci sono altri servizi di solidarietà e la delegazione calabrese della Federazione per il superamento dell’handicap (Fish). Non è la prima volta che Progetto Sud, comunità attiva da oltre trent’anni a sostegno di persone disabili e tossicodipendenti, è nel mirino delle cosche: nel 2009 ignoti avevano manomesso due auto del centro e, solo per un caso, non si era verificata tragedia. Qualche tempo dopo di malviventi hanno compiuto furti e danneggiamenti a una coop agricola che fa parte della comunità.

Don Giacomo Panizza a Vieni via con me

La storia di don Panizza raccontata da Roberto Saviano

 

L’Italia in piazza. Lo sciopero della Cgil e la manifestazione di Libertà e Giustizia

Prato – Un sabato di manifestazioni, dopo quella di ieri degli studenti e in attesa della giornata internazionale dell’indignazione di sabato prossimo. In piazza del Popolo a Roma in 20mila hanno partecipato alla manifestazione nazionale organizzata dalla Cgil, con le categorie del pubblico impiego e dei lavoratori della conoscenza, per protestare contro la politica del governo nei confronti dei dipendenti pubblici. Al corteo hanno partecipato anche gli studenti che hanno scelto di “essere al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici del settore pubblico della Cgil, per ribadire che senza pubblico non c’è nessun futuro”. In testa al serpentone i rappresentanti dell’Associazione nazionale partigiani italiani con la scritta ‘Un paese senza memoria e’ un paese senza futuro-25 aprile 1945″.

A Milano quasi 25mila persone hanno partecipato a “Ricucire l’Italia” , la manifestazione organizzata da ‘Libertà e Giustizia‘ all’Arco della pace. In piazza personalità della cultura, politici, giornalisti e società civile. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha detto: “Il berlusconismo sta finendo, vinceremo di nuovo”. Ha parlato anche Saviano: “E’ il momento di osare di più”.

Lutto nel giornalismo italiano. E’ morto Giuseppe D’Avanzo

Il giornalista di Repubblica colpito da un malore durante una gita in bicicletta. Aveva 58 anni. Autore di molte grandi inchieste degli ultimi anni.

Roma – Un grave lutto per il mondo del giornalismo e della cultura del nostro Paese. E’ scomparso improvvisamente Giuseppe D’Avanzo, giornalista di Repubblica che aveva legato il suo nome ad alcune delle più importanti inchieste gioranlistiche degli ultimi anni. D’Avanzo è stato colto da un malore durante una gita in bicicletta a Calcata, nel viterbese. Era nato a Napoli nel 1953. era una delle firme principali di Repubblica, dove ha lavorato per una vita tranne una interruzione di tre anni al “Corriere della Sera”. Le sue inchieste hanno fatto la storia del quotidiano. Dal Nigergate alla vicenda Abu Omar, dal caso delle escort legate a Giampaolo Tarantini fino alle dieci domande poste al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dalle pagine di Repubblica, per chiedere conto dei suoi rapporti con Noemi Letizia, al caso Ruby. Aveva scritto Il mercato della paura. La guerra al terrorismo islamico nel grande inganno italiano e Il Capo dei capi. Vita e carriera criminale di Totò Riina. Unanime il cordoglio delle parti politiche e di chi lo aveva conosciuto. I funerali lunedì 1 agosto alle 12 presso l’Aranciera di San Sisto, a Roma.

Le sue inchieste

Il ricordo di Roberto Saviano

Il ricordo di Attilio Bolzoni

Il ricordo di Liana Milella

Giornalismo, i vincitori del Premio Ilaria Alpi

Si è conclusa ieri sera a Riccione la quattro giorni, dedicata al Premio Ilaria Alpi, inviata della Rai uccisa a Mogadiscio il 20 marzo 1994 insieme a Miran Hrovatin. ll Premio alla carriera è andato a Roberto Saviano.

Firenze“Esserci per la verità” è lo slogan che ha guidato i 275 giornalisti partecipanti alla diciassettima edizione del Premio Ilaria Alpi, inviata della Rai uccisa a Mogadiscio il 20 marzo 1994 insieme all’operatore Miran Hrovatin. Dopo quattro giorni di incontri, spettacoli, mostre, sono stati consegnati ieri sera a Riccione i premi ai vincitori delle otto categorie del concorso, scelti da una giuria presieduta da Italo Moretti. La serata è stata condotta da Tiziana Ferrario. Ecco i vincitori, suddivisi per categoria.

 Miglior servizio da Tg. Il premio è andato a Lucia Goracci, “Sotto le bombe di Ras Lanouf”, Tg3. L’avanzata delle truppe di Gheddafi nei territori della rivolta libica.

Miglior reportage breve (inferiore ai 15 minuti). Il premio è stato vinto da Luca Rosini, “La sanatoria: quelli della Gru”, Anno zero, Rai Due. La lotta degli immigrati che a Brescia sono rimasti sospesi per 15 giorni in protesta contro la sanatoria per colf e badanti.

Miglior reportage lungo. In questa categoria vi è stato un ex aequo. Gian Micalessin e Francesca Ulivi, “Libia: i ragazzi e la rivoluzione”, Mtv news, Mtv. Cosa spinge un adolescente ad armarsi e combattere, mettendo a rischio la vita? Un parallelo tra i giovani italiani e i coetanei della sponda sud del Mediterraneo.

Domenico Iannacone e Danilo Procaccianti, “Evasori”, Presadiretta, Rai Tre. Un ritratto impietoso dell’Italia e degli italiani: in un paese in cui ogni anno si evadono dai 140 ai 150 miliardi di euro, dieci milioni di italiani dichiarano un reddito inferiore ai 6mila euro e, intanto, immatricolano 200 mila auto di lusso e quasi 600 mila barche.

Miglior reportage internazionale. Il premio è stato consegnato a Gilles Jacquier,Tunisie, “La revolution en marche”, France 2. Cosa è accaduto realmente nella rivolta dei giovani tunisini? Come è avvenuta la fine della dittatura? Un reportage sulla forza dei ragazzi nel segno della riaffermazione della democrazia.

Miglior reportage televisioni locali e web-tv. Il premio è andato a Danilo Lupo, “Manduria, caccia al tunisino sotto gli occhi della Questura”, Telerama, Salento. Ronde di cittadini cercano i migranti e li riportano a forza nel centro di accoglienza e identificazione, con il silenzio complice delle forze dell’ordine.

Premio IA DOC Rai Tre (per reportage e inchieste giornalistiche inedite). Il premio è stato consegnato a Teresa Paoli, “Di tessuti e di altre storie”. Gli effetti della globalizzazione sulla sopravvivenza di piccoli
artigiani e di intere città. Un documentario girato a Prato, dove vive la più grande comunità  cinese d’Europa.

Premio Hrovatin (per telecineoperatori e videogiornalisti). E’ andato a  Christopher Kench, Tunisie, “La revolution en marche”, France 2. La telecamera ha seguito per più di una settimana la rivolta dei giovani tunisini che ha posto fine ai 23 anni di dittatura.

Premio Giovani (per giornalisti under 33). E’ stato vinto da Martina Proietti e Giovanni Pompili, “Maternità  Precaria”, Vanguard Italia, Current tv. La denuncia delle contraddizioni di una politica che da un lato esalta l’ideologia della famiglia e dall’altro non mette in campo misure a favore di chi ha un figlio.

Premio della critica. E’ andato a Anna Migotto e Sabina Fedeli, “Le perseguitate”, Terra, Canale 5
Voci e volti delle donne vittime di stalking, con la testimonianza di Michelle Hunziker, che ha raccontato la sua esperienza.

Inoltre, è stato consegnato il Premio alla carriera a Bernardo Valli, inviato di La Repubblica. Una Menzione speciale  a Francesco Cordio e Mario Pantoni per “Ergastolo bianco”, il filmato girato durante la commissione d’inchiesta parlamentare, che ha riaperto il drammatico capitolo degli ospedali giudiziari italiani. Il Premio Unicredit  per il valore e il coraggio è andato Agnes Taile, reporter camerunense. Infine, il Premio speciale Ilaria Alpi è andato a Roberto Saviano.

Premio Ilaria Alpi: vince Rosini di Annozero (Il Fatto Quotidiano)

L’eredità di Ilaria e Miran al Premio Alpi

www.ilariaalpi.it

Rai, accordo con Fazio e Floris. La Gabanelli: contratto irricevibile.

E’ stata raggiunta un’intesa con la Rai per il rinnovo dei contratti di Fabio Fazio e Giovanni Floris. A rischio, invece, Report. Una proposta “irricevibile” è stato invece il commento di Milena Gabanelli al contratto presentato dal nuovo direttore generale.

Roma E’ stata raggiunta l’intesa con la Rai per il rinnovo dei contratti di Fabio Fazio e Giovanni Floris. A farlo sapere è stato l’agente dei due conduttori Beppe Caschetto evidenziando che «l’efficacia dei contratti è sottoposta ora all’approvazione degli organi competenti: il consiglio di amministrazione per Fazio, la direzione generale per Floris». Il Cda dovrà esaminare il contratto di Fazio in quanto avrebbe un importo superiore ai 2,5 milioni, mentre quello di Giovanni Floris rientra negli accordi di competenza del direttore generale. Alla presentazione dei palinsesti di autunno – in programma 20 giugno a Roma e il 22 a Milano – davanti agli sponsor della Sipra, la Rai potrà contare anche su”Che tempo che fa” e “Ballarò”. Al momento, invece, in forte dubbio “Vieni via con me”, il programma di successo della scorsa stagione di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Non si esclude la messa in onda del programma su un’altra rete.

Problemi anche per Report. «Dalla Rai ho avuto una proposta irricevibile perché non prevede un’adeguata tutela legale per il tipo di lavoro che facciamo», ha spiegato Milena Gabanelli che ha aggiunto: «Mi facciano un’altra proposta: non è possibile che ci sia una responsabilità non condivisa se facciamo degli errori, mentre si condividono gli onori quando va tutto bene» (link). 

 

 

 

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Ruby, Saviano: “Emerge la solitudine di un nonno”.

FirenzeRoberto Saviano ribadisce di non voler entrare in politica. Ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, lo scrittore ha sottolineato come «per me rimane vero quello che ho già detto: oggi fare bene il proprio mestiere è già rivoluzionario». E con Fazio annuncia la volontà di ripetere l’esperienza di “Vieni via con me”. «Abbiamo deciso che la rifacciamo», ha annunciato il conduttore. In attesa del nuovo programma, Saviano ha parlato della situazione politica attuale, in particolar modo del caso Ruby. Quella che emerge dalle carte dell’inchiesta, ha detto, «è la figura di solitudine di un nonno», Silvio Berlusconi. «Quando ho letto le carte non mi è venuto un senso di nausea ma, se tutto fosse confermato, un sentimento di tristezza, di solitudine per un nonno che si trova in una situazione del genere. Dov’è il puritanesimo, il moralismo in tutto questo? C’è voglia di dire che il Paese è altro, il paese sorride, vuole vivere. E’ tutt’altro che una sessualità che arriva allo scambio, all’estorsione, al racket».

Saviano sottolinea come l’inchiesta milanese mostri qual’è «la selezione della classe dirigente» e quella «della classe artistica, se si può parlare di una classe artistica». Per quanto riguarda poi l’inchiesta, secondo Saviano «un conto è il privato, che è sacro e va difeso, un conto è un reato. La macchina del fango colpisce chi lotta contro certi poteri e i governi». E la delegittimazione, ha insistito, «non si è fermata. Anzi oggi il motto di certi giornali dell’area che protegge il governo è portare avanti un’equazione: “tanto voi non siete meglio”. E’ lì che parte la macchina del fango che pesca qualche elemento nella tua vita privata».

Un’altra cosa che sta mettendo «a rischio la democrazia, la libertà di parola – spiega ancora lo scrittore – è quella di comparare il privato al reato, quella di dire che si tratta di una vicenda privata. Quella di dire, terrorizzando le persone, che se si guarda al privato ce n’è per tutti. Ma il privato – aggiunge Saviano – rimane una cosa sacra, il reato è un’altra cosa. La debolezza è una cosa, l’estorsione un’altra. Eppure – ha continuato – la macchina del fango produce narconotizie come quelle inventate dai narcotrafficanti sudamericani e può essere fermata solo dalle persone che devono capire che una cosa è un’inchiesta che prende più elementi e li analizza mentre la delegittimazione prende solo un elemento e lo utilizza contro il suo bersaglio. In questo caso dire di non credere, dire “bugiardi”, significa salvare la democrazia».

Fonte: Il Fatto Quotidiano.