Onorevole Maroni chieda scusa a Saviano

Firenze«Io voglio spiegare che Saviano ha detto falsità e voglio farlo davanti a lui…». Una frase pronunciata da Roberto Maroni e riportata il 17 novembre del 2010 sulle colonne del  Corriere della Sera. All’indomani del monologo sulla ‘Ndrangheta al Nord di Roberto Saviano a “Vieni via con me” – più avanti, potrete rileggere parte di quel pezzo di storia televisiva e non solo -, l’allora ministro degli Interni gettò, assieme ad altri esponenti della Lega e del Pdl, fango sull’autore di Gomorra. Fu messa in piedi una vera e propria operazione di delegittimazione nei confronti di Saviano. Maroni, invocando anche l’intervento del Presidente della Repubblica e dei presidenti di Camera e Senato, chiese e ottenne il diritto di replica (abbiamo ripubblicato parte anche dell’intervento dell’ex ministro). Alcuni passaggi della replica sono stati annebbiati dalle notizie dei mesi successivi che, assieme agli ultimi fatti (l’ormai ex tesoriere della Lega Francesco Belsito è indagato per appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato e riciclaggio) rendono visibili tutti gli errori del politico lumbard. Saviano merita di ricevere le scuse dall’onorevole Maroni che, dopo le recentissime vicende, ha chiesto di «fare pulizia». Una dichiarazione corretta ma ritardataria nei tempi.  

Roberto Saviano: «Le organizzazioni, soprattutto la ‘ndrangheta, è nel Nord che fanno la parte maggiore di affari. La Lombardia è la regione con il più alto tasso di investimento criminale d’Europa. Milano è la capitale in questo senso degli investimenti criminali. Lombarda è l’economia in cui si infiltrano, lombarda è la sanità in cui si infiltrano, lombarda è la politica in cui si infiltrano [….] Accade che l’organizzazione, come al Sud, cerca il potere della politica e la ‘ndrangheta anche al Nord cerca il potere della politica. Cerca di interloquire con il potere della politica e al Nord interloquisce, come dimostra l’inchiesta, con la Lega [….]  La Lega, per esempio, da sempre fa un contrasto culturale alle organizzazioni criminali o repressivo: non vogliamo che sia il soggiorno obbligato qui dei mafiosi, manette, repressione. D’accordo. Ma, non basta. Non è sufficiente. Perché, la loro forza è nell’economia, nei soldi legali che l’imprenditoria lombarda vuole e prende da decenni. I soldi legali irrorano questo territorio. E’ lì l’elemento. Il contrasto deve avvenire lì. Pensate che uno dei padri della Lega, Gianfranco Miglio, in un’intervista disse: “Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando (…) Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono, che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate”. Miglio dice che le mafie devono essere costituzionalizzate […] ».

Roberto Maroni (replica) «Le mafie si combattono dando la caccia ai superlatitanti. In questi due anni, magistratura e forze dell’ordine, a cui va il mio plauso, il mio ringraziamento, hanno agito senza sosta e con indubitabili successi. Giuseppe Setola, Giovanni Strangio, Antonio Pelle, Mimmo Racuglia, Antonio Iovine […], sono solo alcuni dei 28 superboss presi e messi al carcere duro [….] Le mafie si combattono sequestrando ai mafiosi il frutto dei loro traffici illeciti. Grandi risultati anche qui, con le nuove norme del pacchetto sicurezza e con un’intensità mai registrata prima. Da oltre due anni colpiamo la criminalità organizzata al cuore del suo impero economico soprattutto al Nord, sequestrando e confiscando patrimoni immensi e finora non toccati per restituirli alla comunità degli onesti. Oltre 35mila beni, tra case, palazzi, terreni, aziende, per un valore di 18 miliardi di euro. Un risultato che non ha precedenti. Le mafie si combattono contrastando il loro insediamento territoriale. La ‘ndrangheta è presente al Nord da almeno tre decenni. Non è una novità. Impedire l’aggressione della criminalità all’economia sana è la sfida epocale che stiamo affrontando [….]  Le mafie si combattono rendendo le istituzioni locali impermeabili alla lusinga degli arricchimenti facili. A questo proposito, è stato affermato che la ‘ndrangheta al Nord interloquisce con la Lega. E’ un’affermazione ingiusta e offensiva per i tanti che, come me, contrastano da sempre ogni forma di illegalità. E’ soprattutto smentita questa affermazione dalle recenti operazioni fatte in Lombardia contro la ‘ndrangheta […] che hanno portato al coinvolgimento e persino all’arresto di esponenti politici di altri partiti, ma non della Lega. Mi chiedo, allora, perché indicare proprio e solo la Lega? Infine, le mafie si combattono eliminando gli storici squilibri strutturali fra Nord e Sud [….] ».   

E adesso la Rai chiederà scusa a Saviano? (di Loris Mazzetti, fonte: Articolo 21)

Chiedete scusa a Saviano (di Beppe Giulietti, fonte: Il Fatto Quotidiano)

 

 

L’Aquila, Cialente si dimette da sindaco

FirenzeNon conferma e non smentisce – ci sono riunioni in corso del centrosinistra – ma in aula il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente lo ha detto: mi dimetto. La causa è l’ennesimo rinvio del Consiglio comunale per mancanza del numero legale. Dall’ufficio stampa del Comune confermano che il primo cittadino stia tentando di mettersi in contatto con il ministro degli Interni, Roberto Maroni, per verificare la possibilità di andare al voto anticipato – con una deroga specifica – nella prossima tornata elettorale di maggio. Questa volta, insomma, sembra che Cialente faccia sul serio, dopo che le dimissioni le aveva annunciate più volte. Per concretizzarsi, l’atto deve essere depositato nella segreteria comunale e le dimissioni diventerebbero comunque efficaci dopo venti giorni, termine entro il quale il sindaco può sempre ritirarle.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Quando La Russa era la rissa

Firenze<<Vigliacchi, siete dei vigliacchi ad andare in piazza con la faccia nascosta>>. Ignazio La Russa non è riuscito a trattenersi. Durante Annozero lo studente della Sapienza Luca Cafagna non ha espressamente condannato gli episodi di violenza andati in scena a Roma martedì e il ministro lo ha interrotto bruscamente, gridando con rabbia tutto il suo disappunto. Questa è <<apologia di reato>>, ha urlato saltando in piedi e raggiungendo Michele Santoro al centro dello studio. E rivolto allo studente: <<Zitto, vigliacco, andate contro ragazzi che fanno il loro dovere (gli agenti delle forze dell’ordine, ndr) e andate in piazza con la faccia nascosta>>. Cafagna è troppo giovane per ricordarsi di Ignazio Benito Maria La Russa che, segretario regionale del Fronte della gioventù, andava insieme ai suoi camerata fuori dalle scuole e nelle piazze milanesi armati di catene e coltelli. C’è una foto in cui La Russa è al fianco di Ciccio Franco, caporione della rivolta di Reggio, e con i leader del Msi milanese: è una immagine del 12 aprile 1973, nella manifestazione indetta dal Movimento sociale “contro la violenza rossa” furono lanciate due bombe a mano Srcm che uccisero il poliziotto Antonio Marino di 22 anni. La Russa e compagni si conquistarono la prima pagina de La Stampa di domenica del 22 aprile 1973: l’attuale ministro era indicato tra i “responsabili morali” del lancio della bomba che costò la vita all’agente.

Erano tempi in cui La Russa aveva una chioma lunga e fluente, con barba ben curata e i soliti occhi luciferini che incitava alla lotta contro il comunismo e alla libertà. Ne esiste una straordinaria testimonianza nel film “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio. La pellicola, del lontano 1972, comincia con un comizio del giovane La Russa in piazza Castello. Erano tempi di forti scontri. Di La Russa si ricorda anche Sergio Cusani, all’ora coordinatore del movimento studentesco della Bocconi. <<Vidi quegli occhi inquietanti volti verso di noi>>, ha raccontato Cusani all’Espresso nel 2000. <<Poi qualcunò gridò: “hanno la pistola”. Tirai giù Gianni Vallardi, che oggi è un dirigente della Rizzoli, e sentii dei colpi. Restai stordito dalla violenza di quel gesto. Solo più tardi mi resi conto che ci avevano sparato con una scacciacani>>.

Erano trenta anni fa ma a Milano se ne ricordano tutti. Tranne il diretto interessato che invece accusa lo studente di oggi di aggredire la polizia a volto coperto ma va invece molto d’accordo con il collega dell’esecutivo, Roberto Maroni. Lo stesso che a un poliziotto morsicò il polpaccio ed è stato condannato in primo grado a resistenza a pubblico ufficiale a otto mesi, pena poi ridotta in Appello e confermata anche in Cassazione.

Questione di memoria, forse. Anche sulla presunta “apologia di reato” in cui sarebbe incappato lo studente ad Annozero per non aver condannato gli atti di violenza di martedì. A La Russa saranno sfuggite le dichiarazioni del compagno di governo Umberto Bossi, forse. Il Senatùr dal 1993 non perde occasione per tirar fuori fucili, rivolte popolari, bombe a mano e rivoluzioni.

<<Quando avremo perso tutto, quando ci avranno messo con le spalle al muro, resta il fatto che le pallottole costano 300 lire>>, disse nel settembre del 1993. L’anno dopo: <<Se non avessimo impedito la rivolta si sarebbe incendiato tutto il Nord. E se in Sardegna, un’area isolata, qualche mitra lo puoi trovare, in Lombardia trovi tutto, dai cannoni agli aeroplani, tutto quello che vuoi. Se esplodeva la rivolta nella bergamasca, spazzava via la Lombardia che al quinto giorno si sarebbe sollevata in armi contro il regime>>. Una lunga collezione di dichiarazioni mai bollate come “apologia di reato” dal distratto La Russa.

Il 18 aprile del 1998 Bossi riuscì a spiegare egregiamente il suo pensiero: <<Amici magistrati, il rischio è che ci sia una Pasquetta, ma più che una Pasquetta come quella del 1916 in Irlanda: non verrebbero 1.500 uomini a imbracciare il fucile; saranno 150 mila e il giorno dopo un milione e poi… verrà la libertà della Padania. Non obbligate il popolo in un vicolo chiuso, perchè è molto più forte di voi>>. Solo per ricordare alcune delle tante frasi del leader leghista inneggiati alla rivolta armata. Quando appena due anni fa Bossi disse che <<se necessario potremmo anche imbracciare i fucili>>, La Russa liquidò la frase come un <<modo colorito di esprimersi in un comizio>>. Nulla di grave.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Bobo for president

FirenzeDa quando Roberto Maroni è ministro dell’Interno sono stati arrestati numerosi latitanti, capi e capetti della criminalità organizzata, l’ultimo il camorrista Iovine alla macchia da quattordici anni. Complimenti al ministro e ai magistrati, che grazie alle loro indagini, lo hanno permesso e alle forze dell’ordine che materialmente lo hanno realizzato. Da una settimana Maroni, ritenendosi personalmente offeso, sta replicando in ogni angolo del palinsesto tv a Saviano che ha affermato a “Vieni via con me”:  <<La ‘ndrangheta al Nord come al Sud cerca il potere della politica e al Nord interloquisce con la Lega>>. Per i pochi che non lo sanno il significato di interloquire è il seguente: intervenire in un discorso, intromettersi in una discussione.

Il 15 gennaio 1993 fu arrestato Totò Riina, capo della mafia, latitante dal 1969; l’11 aprile 2006 la stessa sorte toccò a Bernardo Provenzano, dopo quarantatré anni di latitanza. Quante ore di trasmissione le tv avrebbero dovuto mettere a disposizione dei due politici allora a capo del Viminale, Nicola Mancino e Giuseppe Pisanu, e dei due Procuratori nazionali antimafia che hanno coordinato le indagini: Bruno Siclari e Piero Grasso? Lo stesso Viminale, mentre Maroni passa da un programma all’altro, ha affermato che il Nord è la zona dell’Italia dove si registra la maggior infiltrazione di denaro sporco, infatti l’affermazione più importante di Saviano (stranamente sorvolata) è stata: <<Non c’è nessuna strategia nel contrastare il dilagare dell’imprenditoria mafiosa che investe i suoi capitali al Nord>>. Sempre il Viminale ha dichiarato che il Nord è la parte del Paese nella quale esiste la maggior carenza d’organico nel controllo del territorio: meno 7250 unità tra polizia, carabinieri e guardia di finanza.

Credo che Maroni non abbia fatto tutto questo can can solo per poter replicare alle affermazioni di Saviano. Maroni, ben consigliato, ha cavalcato “l’offesa” al popolo leghista diventando il candidato numero uno per il dopo B. La Lega ha bisogno di un leader, Bossi è e rimarrà il punto di riferimento, ma il cavallo che il partito padano farà scendere in pista è lui: il ministro “sceriffo” Maroni. Il Pdl è <<allo sbando tra comitati d’affari e bande di potere>>, sono le parole pronunciate da Mara Carfagna pronta a lasciare ministero e partito. Perché il partito di Bossi, in costante ascesa non solo al Nord, in caso di voto anticipato, non può candidarsi alla Presidenza del Consiglio? È lo stesso Maroni che risponde “no” a Pier Ferdinado Casini, pronto a ritornare sul carro per un “governo d’armistizio”. È sempre Maroni che candida Tremonti, bruciandolo, per il dopo B. È ancora lui, il ministro, che con Bossi al fianco indica le elezioni anticipate come conseguenza unica alla possibile sfiducia a B. del 14 dicembre. Maroni for president?

Firma: Loris Mazzetti.

Fonte: Blog di Loris Mazzetti e Il Fatto Quotidiano

Mazzetti: “Maroni può replicare altrove”

Firenze<<Maroni è un ministro della Repubblica e ha disposizione telegiornali e altri programmi di approfondimento politico per replicare. Il nostro è una programma culturale, dove i politici vengono solo se sono funzionali al racconto delle puntate>>. E’ quanto afferma all’Ansa il capostruttura di Raitre e responsabile di “Vieni via con me”, Loris Mazzetti, in merito alla richiesta di replica da parte del ministro degli Interni, Roberto Maroni, alle parole di Roberto Saviano sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta al Nord.
<<Se poi abbiamo insultato qualcuno o detto cose non vere, c’è sempre la magistratura a cui rivolgersi – aggiunge Mazzetti – Io penso che l’onestà intellettuale di Saviano non possa vivere di condizionamenti. La cronaca ci racconta di episodi di criminalità in cui sono coinvolti esponenti leghisti e se Saviano non ne avesse parlato, si sarebbe autocensurato>>.

In merito alla presenza di politici nelle prossime due puntate, Mazzetti ha fatto sapere che al momento <<non si può escludere, ma si stanno ancora facendo le scalette>>.
<<I politici verranno solo se saranno funzionali al programma – ha spiegato – e dovranno mettersi a disposizione degli autori come hanno fatto Vendola, Fini e Bersani, che hanno rispettato spirito e tempi della trasmissione. Il loro intervento ha azzerato tutte le critiche preventive, perchè non c’è stata alcuna propaganda, ma solo la lettura di due elenchi. Quelle di questi giorni sono polemiche pretestuose: basta pensare che nessuno dei politici di centrodestra ha chiesto di venire al posto di Vendola a leggere l’elenco sull’omosessualità nella prima puntata. Noi non siamo una tribuna politica e non siamo neanche in regime di par condicio>>.
<<La prima puntata era la puntata di Benigni che ha fatto da ariete – ha aggiunto Mazzetti, ragionando sul boom di ascolti – la seconda era più strutturata e credo che abbia pesato il tam tam delle gente, come si faceva per la Rai di una volta>>. In merito al picco di ascolti fatto registrare da Saviano nel racconto sulla ‘ndrangheta e sulla storia di Piergiorgio Welby, Mazzetti ha affermato che lo scrittore <<ha fatto tesoro dell’esperienza della prima puntata ed è stato piu’ efficace. All’esordio sentiva una grande responsabilità ed era molto emozionato. Bisogna considerare che lui fa tutto a braccio, non è in grado di leggere il gobbo, legge ogni tanto i suoi appunti e ha un aiuto solo sui tempi>>.
 
Fonte: Articolo 21.

E’ l’Italia che ci piace.

Firenze –  Il suono dei clacson, gli abbracci fra i colleghi, le congratulazioni del tipo <<complimenti ragazzi>>. Ed ancora. I giovani, in strada, di Addiopizzo ad applaudire alle forze dell’ordine all’arrivo in questura dei poliziotti della Catturandi della squadra mobile di Palermo e dei loro colleghi del Servizio centrale operativo. Un piccolo passo indietro. Alle prime voci della cattura di Domenico Raccuglia, il numero due di Cosa Nostra, così si è espresso il ministro dell’Interni Roberto Maroni, i cittadini di Calatafimi, il paese del trapanese dove è stato individuato il covo del boss, sono scesi per le strade ed hanno applaudito ai poliziotti per la buona riuscita dell’operazione. Una scena analoga si è ripetuta poco dopo davanti alla questura di Palermo. I ragazzi di Addiopizzo, oltre gli applausi, trascinati dal legittimo entusiasmo del momento, hanno cominciato a scandire in coro: “chi non salta è mafioso”. Gli agenti della sezione Catturandi, affacciati dalle finestre, hanno accolto l’invito saltando in modo ritmico e salutando con le mani la folla che si era radunata per le strade. Queste immagini hanno rinfrescato la memoria di molti, in virtù di scene simili viste in passato e cariche di emozioni. E’ l’Italia che ci piace. E’ il Paese dove, nonostante la carenza di personale e risorse – più volte denunciata dai sindacati di polizia -, uomini e donne ogni giorno mette a rischio la propria vita in nome dello Stato. E’ l’Italia che amiamo. Dipendenti statali che rinunciano ad una buona parte della loro vita privata per il bene del Paese. Non hanno un volto noto, non fanno passerella sugli schermi, non si arricchiscono ma ci difendono dalla illegalità nella speranza di avere un giorno un’Italia diversa. Anche se, ognuno di noi, nel proprio piccolo può contribuire in nome dello Stato emarginando l’anti-Stato. Godiamoci, intanto, il momento.  

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Maroni: dal Capo dello Stato “nessun veto”. Il Quirinale: “Governo autonomo”.

RomaIl ministro dell’interno è salito due volte al Quirinale (lunedì e giovedì scorso) per sottoporre il testo al Capo dello Stato che deve valutare i requisiti di necessità e urgenza del provvedimento prima di firmarlo. Nel corso della conferenza stampa di ieri il ministro Maroni ha ricordato che da parte del Presidente della Repubblica <<non c’è stato nessun veto o nessun invito a non inserire norme. Quando sono tornato ieri (il riferimento del ministro è a giovedì), abbiamo concordato il testo senza difficoltà, obiezione o forzatura di nessun tipo>>. La replica dal Quirinale non è tardata ad arrivare. Il presidente Napolitano si è dissociato. <<E’ opportuno puntualizzare il carattere della consultazione informale intervenuta – si legge nella nota del Quirinale -, secondo una prassi consolidata, tra il Governo e la Presidenza della Repubblica in ordine allo schema di decreto-legge in materia di sicurezza pubblica, poi approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione odierna>>. <<Quando si ipotizzi – prosegue la nota -, da parte del Governo, il ricorso a un decreto-legge, la Presidenza della Repubblica concorre – in uno spirito di leale collaborazione istituzionale – a verificarne i profili di costituzionalità, oltre che la coerenza e correttezza legislativa nel rapporto con l’attività parlamentare>>. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano infine precisa: <<resta naturalmente l’autonoma ed esclusiva responsabilità del Governo per le scelte di indirizzo e di contenuto del provvedimento d’urgenza da sottoporre per l’emanazione al Presidente della Repubblica>>.

Via libera al decreto contro gli stupri. Ex agenti, carabinieri in congedo nelle ronde. Il sì è arrivato dal Consiglio dei Ministri.

Ronde non armate e formate da ex agenti ed ex militari, estensione dai 2 ai sei mesi della permanenza degli immigrati nei Cie, divieto degli arresti domiciliari per chi è accusato di violenza sessuale, ergastolo per gli stupratori omicidi e pene dai sei mesi ai quattro anni per lo stalking, ovvero “atti persecutori”. Sono queste le principali norme presenti nel decreto legge approvato stamani dal Consiglio dei Ministri.

RomaIl governo sceglie la via della decretazione di urgenza per fronteggiare la violenza sulle donne la cui <<recrudescenza – si legge nel comunicato stilato a Palazzo Chigi  – sta creando allarme sociale per frequenza ed efferatezza>>. Il Consiglio dei Ministri ha approvato stamani all’unanimità il decreto legge che contiene <<misure urgenti in materia di pubblica sicurezza e di contrasto alla violenza sessuale>>.  Il provvedimento comprende  anche l’istituzione delle ronde.  In questo caso il Cdm parla di <<misure di prevenzione quali la possibilità che i sindaci, previa intesa coi Prefetti, si avvalgano di forme di collaborazione da parte di associazioni di cittadini (non armati) utili a segnalare casi di disagio sociale o che possano recare pregiudizio alla sicurezza>>.  Le ronde potranno disporre di cellulari e ricetrasmittenti con cui mettersi in contatto con le forze dell’ordine.  Inoltre, saranno formate prevalentemente da associazioni di ex agenti di polizia, carabinieri, forze armate e altri corpi dello Stato. Sarà data precedenza, ha spiegato il ministro dell’interno Roberto Maroni ad associazioni di carabinieri e poliziotti in congedo, <<persone che sanno quello che fanno>>, ha precisato il titolare del Viminale.  Il fine, ha spiegato il ministro dell’interno, è di passare <<dalle ronde fai da te ai volontari per la sicurezza, regolati e controllati>>.  In questo pacchetto sicurezza le norme prevedono, tra l’altro, l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per reati odiosi (violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, prostituzione minorile e pedopornografia, turismo sessuale), l’estensione, da due a sei mesi, della permanenza delle persone immigrate nei centri di identificazione ed espulsione e  l’ergastolo per gli stupratori omicidi. I condannati non potranno inoltre beneficiare dell’affidamento in prova e della semilibertà e a tutte le vittime di violenze sessuali sarà garantito il patrocinio gratuito a spese dello Stato. Il decreto dispone anche nuove risorse per il Ministero dell’interno, pari a 100 milioni di euro e l’assunzione entro la fine del prossimo mese di circa 2500 persone da destinare alle forze di polizia. Viene introdotto nel nostro ordinamento il reato di <<atti persecutori>>, noto come stalking (la pena va dai sei mesi ai quattro anni) per sanzionare minacce e molestie reiterate. Le sanzioni saranno ancora maggiori se il reato è commesso dall’ex partner, marito o nei confronti di persone vulnerabili.