Libri: “Casa Biagi. Una storia familiare”. Il racconto delle figlie, Bice e Carla.

“Casa Biagi. Una storia familiare”. E’ il titolo del scritto scritto da Bice a Carla Biagi in omaggio al cronista di Pianaccio, al padre e al partigiano. Il libro sarà presente in tutte le librerie da mercoledì 3 ottobre.

Milano – Casa Biagi. Una storia familiare“. E’ il titolo del libro scritto dalle figlie di Enzo Biagi, Carla e Bice, in omaggio ad un padre, un testimone del Novecento, un partigiano. Il libro sarà presente nelle librerie da mercoledì 3 ottobre e sarà presentato giovedì 18 dello stesso mese (ore 18,30) alla libreria Rizzoli (in galleria) a Milano. A distanza di cinque anni dalla scomparsa del cronista di Pianaccio, come amava definirsi, le figlie hanno deciso di scrivere un secondo libro – in verità il primo “In viaggio con mio padre” porta la firma soltanto di Bice Biagi, entrambi pubblicati da Rizzoli – per ricordare, in questi tempi bui, un giornalista dalla schiena dritta, «un uomo che fece del rigore etico il bene più prezioso da lasciare in eredità», come si legge nella sinossi del testo.

E’ morto Lamberto Sechi, storico direttore di Panorama.

E’ morto il giornalista Lamberto Sechi, il decano dei settimanali di informazione in formato tabloid.

Firenze E’ morto oggi all’età di 89 anni il giornalista Lamberto Sechi, il decano dei settimanali di informazione in formato tabloid. Era nato a Parma nel 1922. Nella sua carriera spicca la direzione a Panorama dal 1965 al 1979. Sechi, ispirandosi al modello della testata americana Time, trasformò Panorama in un settimanale dal linguaggio semplice e moderno. Per Panorama Lamberti Sechi ha coniato lo slogan “I fatti separati dalle opinioni”. Lasciato il settimanale Panorama, Sechi è stato direttore del  quotidiano “La Nuova Venezia”, del settimanale “L’Europeo” ed è stato anche direttore editoriale dei periodici Rizzoli (link).  

Link 1

Mentana racconta i retroscena della sua uscita da Mediaset. Lo fa nel libro “Passionaccia”

Nel suo primo libro dal titolo “Passionaccia”, l’ex conduttore di Matrix Enrico Mentana dedica spazio alla lettera, mai resa nota prima, scritta a Fedele Confalonieri la notte tra il 21 e il 22 aprile 2008, dopo una cena coi vertici Mediaset e i direttori giornalistici, a una settimana dal trionfo elettorale di Berlusconi. Il libro, nelle librerie da domani, è edito da Rizzoli.

Firenze – «Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale». E’ un passaggio della lettera, scritta da Enrico Mentana e finora mai resa nota, a Fedele Confalonieri la notte tra il 21 e il 22 aprile dello scorso anno dopo una cena coi vertici di Mediaset e direttori giornalistici a una settimana dal successo elettorale di Silvio Berlusconi. L’ex conduttore di Matrix pubblica la missiva nel suo libro “Passionaccia”, edito da Rizzoli e nelle librerie dal 13 maggio. Vanity Fair, in edicola domani, ne anticipa un capitolo del testo e dedica a Mentana la copertina.  Dalla stagione “calda” del giornalismo politicizzato degli anni settanta alla Rai lottizzata, dalla creazione del Tg5 all’esplosione di Tangentopoli. E i quindici anni dalla discesa in campo di Berlusconi. Sono solo alcuni dei ricordi che Enrico Mentana racconta nel suo primo libro, all’indomani delle dimissioni da Mediaset. Conosciuto e stimato come una voce indipendente e incisiva dell’informazione, Mentana offre in queste pagine non solo la varietà degli aneddoti e retroscena di trent’anni di mestiere, ma i consigli, le riflessioni, le analisi e la preziosa testimonianza della passione che lo ha portato dov’è ora. Quella di raccontare il mondo in cui siamo immersi: magari è tramontato il sogno di cambiarlo, ma resta comunque il dovere, e il piacere, di capirlo. L’autore presenterà la sua prima opera alla Fiera del Libro di Torino, che inizierà dopodomani per concludersi il 18 maggio.

Viaggio nel cuore degli italiani

Enzo Biagi se n’è andato un anno fa, con la sua biro, il bloc notes e il distintivo da partigiano nel taschino della giacca. Fino all’ultimo il suo sogno è stato un viaggio, un’altra traversata nell’Italia, però lontano dal potere, vicino alle lettere dei giornali. «Non la raccontate più» rimproverava noi cronisti. «Bisogna tornare in strada, in provincia, per vedere cosa cambia» ricordava ogni volta.

Bice Biagi cambia i suoi programmi e decide di farlo lei, quel viaggio tante volte rimandato da suo padre: un viaggio intenso, caldo come un abbraccio, che la porta a incontrare «gente straordinaria e a scoprire posti che prima non sapevo nemmeno dove collocare sulla carta geografica». In viaggio con mio padre (Rizzoli) è il diario pubblico di una vicenda privata, il racconto di un anno nel cuore della gente che di Biagi conosceva molto, ma ha voluto saperne di più.Ed è un itinerario nella memoria di due sorelle che aprono lo scrigno dei ricordi per parlare in pubblico di un personaggio che per loro «è soltanto un papà».
In una biblioteca, in un cinema, una piazza, un teatro, un salone parrocchiale, una scuola di giornalismo, una facoltà universitaria, tra i partigiani di Giustizia e Libertà o in un giardino col suo nome, Bice e Carla Biagi non elaborano il lutto, ma fanno rivivere i comandamenti di un padre che la sera, prima di uno dei suoi viaggi intorno al mondo, raccomandava: «Siate buone, non fate arrabbiare vostra madre». Ma parlano anche del giornalista di carattere che per un’idea pagava con il posto e per la libertà di scrivere non accettava compromessi.

Lo testimonia un altro libro edito da Rizzoli, Io c’ero, ghiotta e indispensabile antologia del Biagi giornalista, dal dopoguerra ai nostri giorni, curata da Loris Mazzetti: cronache, incontri, interviste, polemiche nell’arco di quasi settant’anni.Di quel maestro, che gli voleva bene come a un figlio, Mazzetti ricorda che è stato «l’unico che ha saputo essere grande sia sui giornali che in televisione» e lascia un’eredità enorme per chi vuole fare questo mestiere: «Dalla politica bisogna farsi dare del lei». Biagi c’è riuscito: la gente per questo lo apprezza e per questo lo ricorda. In giro per l’Italia, Bice e Carla parlano però anche di un uomo normale, della sua semplicità.

Estratto da Biagi, viaggio nel cuore dell’Italia – Corriere della Sera – 4 novembre 2008