Voucher, il governo li cancella per decreto. A maggio non si terrà più il referendum

Roma Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge per l’abolizione dei voucher, i buoni lavoro da 10 euro. Il testo prevede la soppressione dei tre articoli del Jobs Act (il 48, 49 e 50) che avevano recepito la normativa precedente sui buoni lavoro con alcune modifiche, come l’incremento da 5mila a 7mila euro del tetto massimo di reddito che un lavoratore può percepire con i buoni lavoro. La soppressione partirà dal 1° gennaio 2018 per consentire l’esaurimento dei voucher già acquistati.

Inoltre, vengono cancellate anche le norme che avevano abolito la responsabilità solidale tra committente e appaltatore nei confronti dei lavoratori, oggetto del secondo quesito. A questo punto, dunque, è certo che la consultazione referendaria fissata solo pochi giorni fa per il 28 maggio non si terrà. «Abbiamo abrogato le norme su voucher e appalti nella consapevolezza che l’Italia non aveva certo bisogno nei prossimi mesi di una campagna elettorale su temi come questi», ha detto il premier Paolo Gentiloni.

Voucher, il referendum si terrà il 28 maggio

Roma – I referendum sull’abolizione dei voucher e sulla responsabilità solidale negli appalti, promossi dalla Cgil e dichiarati ammissibili dalla Consulta, si terranno domenica 28 maggio. Lo ha deciso il consiglio dei ministri, dopo che nelle scorse settimane il sindacato aveva chiesto al governo di stabilire al più presto la data. Sarà il 73° referendum nella storia della Repubblica, il 68° abrogativo.

Jobs Act, la Corte Costituzionale boccia il referendum sul ripristino dell’articolo 18

Roma – La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito del referendum sull’articolo 18 proposto dalla Cgil.  Il quesito referendario puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act del governo Renzi allo Statuto dei lavoratori  e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. La Consulta invece ha dato il via libera agli altri due quesiti, che riguardano la cancellazione dei voucher e l’abrogazione delle leggi che limitano la responsabilità in solido di appaltatore e appaltante, in caso di violazioni nei confronti del lavoratore.

Anpi, il 24 novembre in piazza per difendere la Costituzione

FirenzeIn piazza a difesa della Costituzione.  Una mobilitazione nazionale, voluta dall’Anpi, per dire no alla riforma dell’articolo 138 in discussione alla Camera e alla mancata consultazione dei cittadini. L’associazione nazionale Partigiani d’Italia domenica 24 novembre sarà presente con banchetti e gazebo in più di 160 città , per ribadire il proprio dissenso al tentativo di modificare l’articolo 138 al fine di riformare la Carta costituzionale. «Fra poco più di un mese, la Camera voterà, in terza ed ultima lettura, le modifiche dell’articolo 138 della Costituzione; e se lo farà con una maggioranza che superi i 2/3 non ci sarà la possibilità di promuovere un referendum – dichiara il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia in una lettera aperta ai cittadini italiani – Finora, ci sono state manifestazioni, iniziative, lettere ai parlamentari, appelli; ma tutto è caduto nel vuoto e, se non si riesce, col contributo dei cittadini a cambiare le cose, sarà inferta una grave ferita alla Costituzione». «Sarà anche un vantaggio per il futuro – prosegue Smuraglia -, ma intanto non si applica proprio a questa legge che deroga ad una garanzia costituzionale, togliendo – ora e subito – la parola ai cittadini, nonostante si sia a perfetta conoscenza dei dissensi e delle contrarietà esistenti nel Paese e non solo da parte di autorevoli giuristi». Per queste ragioni l’Anpi scenderà in piazza ed inoltre ha annunciato lo stesso Smuraglia di dar vita, assieme a tutte le associazioni che hanno a cuore la Costituzione, ad un presidio davanti Montecitorio nei giorni precedenti al voto in aula.

La Consulta dice no ai referendum

La Consulta dice no ad entrambi i quesiti sull’abrogazione (totale e parziale) della legge elettorale, nota come Porcellum.

RomaLa Corte Costituzionale ha bocciato con un no entrambi i quesiti per l’abrogazione (totale e parziale) della attuale legge elettorale, nota come Porcellum. Con il primo quesito si chiedeva alla Consulta l’abrogazione della legge elettorale, ideata dall’ex ministro Roberto Calderoli (il cosiddetto “Porcellum) che toglie la possibilità agli elettori di esprimere una preferenza. Il secondo quesito chiedeva di eliminare, ad una ad una, le novità introdotte dalla stessa legge Calderoli alla precedente legge elettorale abrogata nel 2005, il cosiddetto “Mattarellum” (Link).

 

 

La lunga notte di Mirafiori

TorinoOre 22 30 i primi a dare i risultati degli spogli sono quelli dell’Anpi su Facebook  “nel primo seggio scrutinato i no vincono”  piano piano i commenti si susseguono. I risultati confermeranno che al primo seggio scrutinato i no hanno vinto, si passa al  secondo seggio  anche li vince il no. Si tende a frenare però, poiché tali seggi sono del reparto montaggio dove la fiom è molto forte. La commissione prosegue al seggio numero 8 e nasce un giallo, la Uilm dichiara che al seggio 8 mancano 58 schede, si continua e le schede  non si trovano. La commissione decide di passare al seggio 9 e di congelare il seggio 8, ma agenzie e portali scrivono  “E’ chiaro che se non si risolve il giallo, le schede non si trovano negli altri seggi il voto complessivo sull’accordo di Mirafiori rischia di essere invalidato”. La rete all news collegata in diretta è solo sky e smette di dare i risultati,  le agenzie idem per 30 minuti.

Ore 00.40 ripartono le notizie di agenzia e i portali web. La Commissione elettorale si divide: una parte procede al riesame delle schede del seggio numero 8 e all’esame degli elenchi elettorali per risolvere il giallo delle 58 schede mancanti. Il resto va avanti con lo scrutinio del seggio 7 (sempre nel reparto montaggio). Ma il giallo comincia a risolversi, perché 4 grandi seggi (il numero 8  “congelato”, il 7, il 6 e il 5) sono stati allestiti in un’unica grande sala di un ex ristorante e quindi i votanti avrebbero potuto introdurre le schede non nelle urne del seggio di appartenenza. A questo punto si fanno previsioni e a detta di ex lavoratori Fiat pare sarà determinante il seggio 5 dove  gli stessi ex lavoratori dicono prevalga il sì essendo quello degli impiegati. Ma ecco il terzo seggio ( montaggio anch’esso) il no è avanti anche qui. Infatti vince e arrivano i primi risultati parziali del referendum che danno il no al 53% e il sì al 47%.  Negli stessi minuti si risolve definitivamente il giallo delle schede mancanti, perché erano state vidimate 58 schede in più, di conseguenza si riferisce l’aggiornamento dei votanti che diventano 5.154. Parte la conta al seggio 7 ( sempre del reparto montaggio) il no è avanti e si confermerà anche qui la vittoria dei no.

Si passa al 6 ore 2,48 sempre un seggio del montaggio e si conferma l’andamento che vede i no in testa. Nei quattro seggi del montaggio quindi prevalgono i no. Negli stessi minuti però si passa al seggio 5  quello che gli ex lavoratori Fiat avevano rivelato essere determinante per il referendum e a prevalenza di si. E infatti ad un po’ più di metà dello scrutinio del seggio degli impiegati Fiat di Mirafiori (numero 5), il sì passa in vantaggio sul no. Con gli impiegati la situazione viene ribaltata.  Pochi minuti e arriva la conferma dell’invertirsi della parabola con il seggio numero 4 (verniciatura e magazzinaggio) 113 si e 103 no, vince il sì. A questo punto i sì hanno sfondato quota 2.000, si è pari.

Sono le 4 passate ,dopo sette ore e mezzo, sono stati scrutinati 7 seggi e dopo un iniziale testa a testa con un leggero vantaggio per i “no”, la situazione si è poi capovolta con lo scrutinio del quinto seggio, quello degli impiegati, dove il “sì'” ha ottenuto il 95,5% dei voti. La tensione sale e vengono bruciate le bandiere dei sindacati che hanno firmato. Seggio numero 3 vincono ancora i sì, il risultato del referendum inizia a delinearsi e le tensioni fuori ne sono una conferma. Il sì in questo momento è avanti, si passa al seggio numero 2 ( lastratura) vince il no, è quasi una formula matematica: nei seggi dove i lavoratori compiono un lavoro più fisico il no vince sempre!.

Manca il seggio uno, ma prima di saperne i risultati alle ore 6 spaccate uscirà un flash: A Mirafiori ha vinto il sì 2.735 voti favorevoli, la storia del lavoro in Italia è cambiata, fosse stato per gli operai veri non sarebbe accaduto.

Firma: Tania Passa

Fonte: Articolo 21

Referendum, solo la matematica consegna la vittoria a Marchionne. L’amministratore delegato incassa dalle tute blu un insuccesso morale.

TorinoPer settimane in molti avevano affermato che il referendum avrebbe avuto un esito plebiscitario. La matematica consegna la vittoria nelle mani di Marchionne ma, probabilmente l’amministratore delegato è ben consapevole di aver incassato una sconfitta. Un insuccesso morale da condividere coi firmatari dell’accordo (Fim, Uilm e le altre sigle sindacali), con il governo e il premier Berlusconi, con la Confindustria e con il Pd e le sue facce simbolo. Una lezione di civiltà e di etica è arrivata invece dalle tute blu che, se pur lasciate da anni da sole nelle loro battaglie quotidiane e di fronte ad una scelta di una brutalità inaudita, hanno mostrato tutto il loro orgoglio e hanno mantenuto in maggioranza la schiena dritta. Nulla da biasimare, sia ben chiaro, in quegli operai che hanno votato no che solo per paura hanno posto la propria croce nella casella indicante il sì. Alla vigilia del voto, in tanti si sono impegnati nell’affermare che l’esito era scontato e che avrebbe travolto i sostenitori del no. Non è stato così: i sì dovevano superare il 70% – in alcuni tg si è parlato addirittura  dell’80% – ed invece si sono fermati al 54%. Marchionne aveva posto l’operaio al bivio: ho voti sì oppure la casa produttrice di auto rinuncerà a fare investimenti a Mirafiori. Adesso l’amministratore delegato, vincitore grazie alla volata tirata dai colletti bianchi – anche loro sono dei lavoratori e hanno votato con la mano tremante dalla paura del diktat ( 421 sì, 20 no) -, avrà di fronte non poche grane. Quel 54% è poco per spazzare via in un colpo solo la voce del dissenso e del disagio emerso nel voto degli operai. Il risultato forse, invece, rappresenta l’ultima apertura di credito degli operai a quelle forze politiche che si sono dimenticate da tempo dei lavoratori. Di certo, da questa contesa, ne esce bene la Fiom che ha ripreso consensi e ha evitato la sconfitta rimediata a metà degli anni Cinquanta.

Referendum Mirafiori… (Il Fatto Quotidiano)

Fiat: grande risultato del “no” nonostante squilibrio mediatico (Articolo 21)