Un programma non è una tv

FirenzeChe Michele Santoro fosse il più innovatore, sempre pronto a mettersi in gioco, non lo scopriamo oggi con Sevizio Pubblico. Quando giovedì il regista Alessandro Renna ha acceso luci e telecamere nello Studio 3 di Cinecittà ed è apparso in onda il conduttore di Annozero: “Caro Enzo Biagi, caro Indro Montanelli …”, mi ha preso un groppo alla gola (Telesogno ha smesso di essere solo un sogno), e un pò di rammarico per non essere anch’io della partita. Che “nulla sarà come prima”, come ha detto Carlo Freccero, ho dei seri dubbi, che “dopo Santoro gli editori non sono più padroni della tv” di Enrico Mentana, non ci credo, e che sia l’inizio di una rivoluzione, dipende. Oggi Rai e La 7 (la prima per aver fatto andar via Santoro, la seconda per non averlo preso), si stanno leccando le ferite per l’ascolto (12% con 3 milioni di telespettatori, terzo programma più visto in prima serata) e per la fetta di pubblicità che toglierà al mercato nei prossimi giorni. Morto un papa se ne dovrebbe fare un altro, Rai 2, invece, in cinque mesi non è riuscita a produrre un nuovo approfondimento. Nell’attesa dell’arrivo a gennaio dell’onnipresente Ferrara sarebbe stato sufficiente, come fece Angelo Guglielmi che si affidò al Tg 3 (così iniziò la storia di Michele Santoro con Samarcanda), coinvolgere il Tg 2.

La legge della concorrenza è spietata: “Chi prima arriva meglio alloggia”. Corrado Formigli docet: contro la prima puntata di Santoro, pur dimezzando l’ascolto, ha racimolato un onorevole 4 % di share. L’ex collaboratore di Santoro, purtroppo, ha dimostrato che nel nostro ambiente il motto: “Uno per tutti, tutti per uno”, non esiste, anzi le disgrazie di uno possono rappresentare le fortune di altri. Nessuno ha dato credito alle capacità manageriali e produttive di Santoro e del Fatto Quotidiano, se non fosse così, oggi, i media annuncerebbero che Sabina Guzzanti e Serena Dandini sono prossime alla andata in onda sul nuovo network, invece sono pronte per la prima serata su La 7, con tanto di contratto firmato. L’unica ancora recuperabile potrebbe essere Milena Gabanelli che da gennaio è libera da Rai 3, ma l’impegno che l’ha portata con armi e bagagli sul sito del Corriere della Sera mi pare inconciliabile con il Fatto Quotidiano. Ho la sensazione che nell’entusiasmo del successo, anche autorevoli esperti come Freccero e Mentana abbiano confuso un programma con una televisione, l’avanguardia con la rivoluzione. Lenin senza i russi non sarebbe mai riuscito a conquistare Mosca.

Lavanguardia-Santoro ha dimostrato che la rivoluzione-tv è fattibile, ma un conto è andare in onda per tre ore alla settimana, altro fare un palinsesto di almeno 12 ore tutti i santi giorni. Occorrono soldi, tanti soldi, che possono arrivare solo in parte dai cittadini, il grosso dalla pubblicità. Siamo sicuri che le tv generaliste, soprattutto Mediaset, in questo momento di grande crisi, stiano a guardare? Ho lasciato per ultimo i veri responsabili dello stato in cui versa la Rai e dell’uscita di Santoro, Dandini, Ruffini e Saviano dal servizio pubblico: i partiti.

Quelli del centrodestra per aver reso la Rai subalterna a Mediaset, il centrosinistra per non avere, in ben sette anni di governo, fatto una legge sul conflitto d’interessi e una nuova riforma del sistema radiotelevisivo, indispensabile per dare pluralismo al settore, come l’Ue chiedeva dopo il varo dell’iniqua legge Gasparri. Nei giorni scorsi è intervenuto sul Riformista Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del Pd. Cavalcando la tigre-Santoro ha sparato sulla Croce Rossa Rai. Orfini dov’era quando, per difendere il ruolo del servizio pubblico ci prendevamo decine e decine di giorni di sospensione, telefonate in diretta e lettere contro scritte da Masi e pubblicate in prima pagina sul Corriere, rischiando il licenziamento? Orfini nell’articolo “Rai, eutanasia del servizio pubblico”, contesta molto duramente Lorenza Lei, omettendo che è stata nominata al vertice dell’azienda con i voti di tutto il Cda, compresi i tre che rappresentano il Pd.

Nel successo di Santoro e di tutta la sua squadra, c’è un rischio: se nel breve periodo non avverrà un seguito, cioè la nascita del canale, dall’eccezionalità della prima puntata si passerà alla normalità della quarta, cioè all’oblio.

 Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

Alla conquista di Raitre. Adesso è la volta di Serena Dandini?

Possibili e inquietanti scenari futuri in Rai, non così poi tanto lontani. Riflessioni sviluppate da Loris Mazzetti, capostruttura di Rai3.

Roma – Nell’attesa di sapere se qualcuno del cda della Rai risponderà a Santoro, come credo si attenda il pubblico che segue Annozero: «Il conduttore è un’importante risorsa della Rai e deve continuare a fare il suo lavoro anche nel prossimo palinsesto autunnale», apprendiamo positivamente che il presidente Garimberti, dopo la lettera di dimissioni dalla conduzione del Tg1 di Maria Luisa Busi, si è schierato pubblicamente contro la direzione di Minzolini, dichiarando: «Quel telegiornale è reticente». Per prima cosa alla Busi e a tutti quei colleghi del Tg1 che si battono perché il telegiornale torni ad essere un bene che comunica alla collettività e non uno strumento in mano ad un uomo solo al comando, va tutta la nostra solidarietà; secondo, i problemi sollevati nella lettera della conduttrice inviata al direttore Minzolini e le conseguenti parole di Garimberti, non dovrebbero rimanere una semplice disquisizione intellettuale tra chi è d’accordo e non.

Qualsiasi editore di fronte alla perdita costante di telespettatori, a un giornale qualitativamente molto, molto modesto, minimo prenderebbe provvedimenti, e non si limiterebbe ad avallare la sostituzione della Busi con una anonima “patatona” che porterebbe ad un’ulteriore perdita di ascolti e di qualità. Di fronte all’immobilismo dei vertici alcune domande sono legittime: «Perché l’editore nei confronti di Minzolini non è ancora intervenuto»? «Perché la riflessione sugli ascolti e sulla qualità vale nei confronti del direttore di Rai2 Liofredi e non per quello del Tg1»?  C’è altra carne al fuoco che farà diventare i prossimi giorni di organizzazione dei palinsesti frenetici, visto che il 15 di giugno, giorno dell’ufficializzazione è alle porte.

Nei corridoi di viale Mazzini corrono molte voci preoccupanti. Pippo Baudo, non confermato a Rai1, potrebbe approdare a Rai3 con tredici puntate in prima serata dedicate ai 150 anni della storia dell’Unità d’Italia. Nulla nei confronti del Pippo nazionale e della sua professionalità (Novecento a Rai3 fu un successo), discuto il luogo dell’eventuale decisione perché troppo distante dal primo piano di viale Mazzini, cioè da Rai3. Se ciò accadrà significa che è in atto un processo di lenta occupazione nei confronti della rete diretta da Antonio Di Bella, già iniziato con lo spostamento da Rai2 di Palco e Retropalco.

Altro rumor riguarda il programma di Serena Dandini che il direttore Antonio Di Bella ha confermato nella striscia di seconda serata, dal martedì al venerdì, con alcune incursioni in prima, dall’autunno alla fine di marzo. E’ risaputo che nella lista di proscrizione fatta direttamente da sua Emittenza, dopo Santoro, vi è il nome della conduttrice di “Parla con me”  e dopo il suo quello di Enrico Bertolino (non è chiaro se Berlusconi ce l’ha con lui perché conduce Glob, l’osceno del villaggio, o perché è  un interista sfegatato). Le voci che circolano contraddicono le decisioni di Rai3. “Parla con me”, che ha avuto una stagione piena di soddisfazioni e che per ragioni industriali (ottimo esempio di rapporto costo-qualità), e che nessun vero editore metterebbe in discussione, c’è chi lo vorrebbe ridimensionare a una o al massimo due seconde serate per far posto ad un’altra invasione (Giovanni Minoli?).

Ci auguriamo che siano solo voci, anzi male lingue, ma se andiamo a scorrere la lista di proscrizione, più volte riportata dai due house organ aziendali del Cavaliere, i nomi e i programmi di Rai3 sono tanti. Dopo Santoro e la Dandini sarà la volta di chi? Milena Gabanelli, Lucia Annunziata, Fabio Fazio…. 

Loris Mazzetti.

Fonte: Articolo 21.