Elezioni, Mattarella scioglie le Camere: legislatura finita. Voto il 4 marzo.

Roma – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver sentito i presidenti dei due rami del Parlamento, ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione, ha firmato il decreto di scioglimento del Senato e della Camera, che è stato controfirmato dal presidente del Consiglio.
Subito dopo, il segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti, si è recato dai presidenti Piero Grasso e Laura Boldrini per comunicare il provvedimento di scioglimento delle Camere. Così, si chiude la diciassettesima legislatura. Il consiglio dei ministri in serata ha indicato nel 4 marzo il giorno delle elezioni.

 

Quirinale, Zampetti sarà il nuovo segretario generale. “Non riceverà compensi”.

Roma Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha avviato le procedure per la nomina di Ugo Zampetti a segretario generale della presidenza della Repubblica. Zampetti eserciterà le sue funzioni senza ricevere nessun compenso. Zampetti ha lasciato da poche settimane l’incarico di segretario generale della Camera dei deputati che aveva ricoperto per 15 anni. Zambetti prenderà il posto a Donato Marra, segretario generale durante i due mandati di Giorgio Napolitano.

Sarà invece Daniele Cabras, consigliere parlamentare e ex capo di gabinetto di alcuni ministri come Rosy Bindi e Fabrizio Saccomanni, il nuovo direttore dell’ufficio della segreteria generale del Colle. Cabras ha ricoperto il ruolo di capo di gabinetto di Mattarella nelle esperienze di quest’ultimo da vicepresidente del Consiglio e ministro della Difesa nei governi D’Alema e Amato, tra il 1998 e il 2001.

Mattarella è il nuovo capo dello Stato

Sergio Mattarella è il nuovo capo dello Stato.

Roma Sergio Mattarella è il nuovo presidente della Repubblica. Al quarto scrutinio l’ex ministro e attuale giudice della Corte costituzionale, candidato dal Pd, ha ottenuto 665 voti, peraltro quasi i due terzi dell’assemblea dei 1009 grandi elettori. Il capo dello Stato è stato informato del risultato dalla presidente della Camera Laura Boldrini e dalla presidente facente funzione del Senato Valeria Fedeli nella sede della Corte costituzionale. La prima dichiarazione, richiesta dai cronisti, è stata molto sintetica: «Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltù e alle speranze dei nostri concittadini. E’ sufficiente questo». 

Napolitano, il Quirinale non conferma né smentisce l’ipotesi delle dimissioni.

Possibili dimissioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Roma All’indomani della notizia, riportata da Il Fatto e La Repubblica, sull’imminente dimissione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Quirinale non conferma né smentisce le indiscrezioni apparse sui quotidiani. «I giornali hanno dato ampio spazio a ipotesi e previsioni relative alle eventuali dimissioni del Presidente della Repubblica – si legge in una nota -. In realtà, i termini della questione sono noti da tempo. Il Presidente della Repubblica, nel dare la sua disponibilità – come da molte parti gli si chiedeva – alla rielezione che il 20 aprile 2013 il Parlamento generosamente gli riservò a larghissima maggioranza, indicò i limiti e le condizioni – anche temporali – entro cui egli accettava il nuovo mandato».

«Ciò non gli ha impedito e non gli impedisce di esercitare nella loro pienezza tutte le funzioni attribuitegli dalla Costituzione – prosegue la nota -, tenendo conto anche della speciale circostanza della Presidenza italiana del semestre europeo. La Presidenza della Repubblica non ha pertanto né da smentire né da confermare nessuna libera trattazione dell’argomento sulla stampa. E restano esclusiva responsabilità del Capo dello Stato il bilancio di questa fase di straordinario prolungamento, e di conseguenza le decisioni che riterrà di dover prendere. E delle quali come sempre offrirà ampia motivazione alle istituzioni, all’opinione pubblica, ai cittadini».

 

Trattativa Stato-mafia, Napolitano: “Mai saputo di accordi”

Il Presidente Napolitano ha testimoniato nella sala del Bronzino al Quirinale davanti alla Corte di Assise di Palermo nel processo sulla trattativa Stato-mafia

Roma E’ durata tre ore e mezza (con 15 minuti di pausa) nella sala del Bronzino del Quirinale la testimonianza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano davanti alla Corte d’assise di Palermo nel processo sulla trattativa Stato-mafia. Napolitano era chiamato a raccontare cosa gli disse Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del capo dello Stato morto per infarto nel luglio 2012, a proposito di «indicibili accordi» e a riferire quello che sa su un attentato che la mafia avrebbe progettato contro di lui nel 1993, quando era presidente della Camera. Secondo quanto riferito da alcuni legali e riportato dalle agenzie di stampa, Napolitano – «sereno e preciso» – ha risposto a diverse domande delle parti, anche a quelle poste dall’avvocato del boss Totò Riina, Luca Cianferoni. Ma in alcuni casi – riferiscono i legali citati dalle agenzie – si sarebbe appellato alle sue prerogative. Il presidente Napolitano «ha risposto alle domande senza opporre limiti di riservatezza connessi alle sue prerogative costituzionali né obiezioni riguardo alla stretta pertinenza ai capitoli di prova ammessi dalla Corte stessa», precisa invece il Colle in una nota.

Trattativa, la Consulta accoglie il ricorso del Presidente Napolitano

La Corte costituzionale ha accolto il ricorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo.

RomaLa Corte costituzionale ha accolto il ricorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo, sollevato in merito alle intercettazioni telefoniche a carico del senatore Nicola Mancino, che si era rivolto al Colle per discutere dell’inchiesta sulla trattativa fra Stato e mafia all’epoca delle stragi del 1992-1993. «Non spettava» alla Procura di Palermo, secondo la Corte costituzionale, «valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica» captate nell’ambito dell’inchiesta.

Trattativa: le chiamate che portano al Quirinale… (fonte: Il Fatto)

 

Quirinale, è morto Loris D’Ambrosio

E’ morto di infarto il consigliere giuridico del Presidente della Repubblica Loris D’Ambrosio.

RomaE’ morto all’età di 65 anni per infarto il consigliere giuridico del Presidente della Repubblica Loris D’Ambrosio. Il magistrato soffriva da tempo di disturbi cardiaci. D’Ambrosio era stato contattato al telefono da Nicola Mancino che si lamentava dell’indagine della Procura di Palermo sulla trattativa Stato-mafia. Ed è proprio per questi colloqui telefonici che è stato al centro di polemiche. Il Presidente Napolitano, oltre ad esprimere il proprio dispiacere per l’improvvisa scomparsa del consigliere giuridico, attacca l’informazione, senza mai citarla, tanto meno “Il Fatto Quotidiano”. « Annuncio con animo sconvolto e con profondo dolore – ha esordito il presidente Napolitano – la repentina scomparsa del dott. Loris D’Ambrosio, prezioso collaboratore mio come già del mio predecessore, che ha per lunghi anni prestato alla Presidenza della Repubblica l’apporto impareggiabile della sua alta cultura giuridica, delle sue molteplici esperienze e competenze di magistrato giunto ai livelli più alti della carriera». «Egli è stato infaticabile e lealissimo  servitore dello Stato democratico – ha proseguito il Presidente Napolitano -, impegnato in prima linea anche al fianco di Giovanni Falcone nel costruire più solide basi di dottrina e normative per la lotta contro la mafia, così come è stato coraggioso combattente della causa della legalità repubblicana contro il terrorismo». Poi, l’attacco: «Atroce è il mio rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto, senza alcun rispetto per la sua storia e la sua sensibilità di magistrato intemerato, che ha fatto onore all’amministrazione della giustizia del nostro Paese».

Quirinale, morto D’Ambrosio (fonte: Il Fatto)

 

 

Trattativa Stato-mafia, Napolitano contro i pm. Il Presidente ricorre alla Corte Costituzionale sulle intercettazioni.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato all’avvocato generale dello Stato l’incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo.

Roma – Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato all’avvocato generale dello Stato l’incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo. Oggetto del ricorso, le decisioni che i pm hanno assunto sulle intercettazioni  di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato. Secondo il Quirinale le prerogative del Colle sono state già lese dai magistrati con la valutazione sull’irrilevanza delle telefonate intercettate. Decisioni che il Presidente ha considerato lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione, anche se riferite a intercettazioni indirette, cioè non disposte su utenze del Quirinale. Alla determinazione di sollevare il conflitto, il Presidente Napolitano è pervenuto ritenendo “dovere del Presidente della Repubblica”, secondo l’insegnamento di Luigi Einaudi, “evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell’occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce” (link).

Intercettazioni, il Quirinale solleva il conflitto di attribuzione (fonte: Liberainformazione) 

Ore 21,42: Berlusconi si è dimesso. Tantissimi cittadini in festa, ma attenzione ai facili entusiasmi.

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è dimesso questa sera dal suo incarico.

RomaSilvio Berlusconi si è dimesso. Dopo l’approvazione della legge di stabilità alla Camera, il Presidente del Consiglio è salito al Colle. Il suo arrivo al Quirinale è stato accolto da fischi e dalle urla dei cittadini che hanno gridato “buffone”, “in galera” e hanno lanciato monetine. La scena ha rievocato alla mente l’uscita dall’hotel Raphael di Roma nel 1993 di Bettino Craxi. All’annuncio delle dimissioni – la notizia è stata battuta alle ore 21,42 – una gioia incontenibile ha travolto tantissimi cittadini presenti in piazza. Una parentesi. Ma, non è il caso di lasciarsi andare, se pur comprensibile, a facili entusiasmi. A dare l’annuncio delle dimissioni è stato il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra, a conclusione del colloquio fra Napolitano e Berlusconi. «Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi alle ore 21.00 al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Silvio Berlusconi, il quale essendosi concluso l’iter parlamentare di esame e di approvazione della legge di stabilità e del bilancio di previsione dello Stato ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto». «Il Presidente della Repubblica – ha continuato il Segretario Marra – nel ringraziarlo per la collaborazione, si è riservato di decidere ed ha invitato il Governo dimissionario a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti. Le consultazioni del Capo dello Stato si svolgeranno nella giornata di domani».

Fine di un’era… (Il Fatto Quotidiano)

Silvio Berlusconi si è dimesso (Repubblica)

Articolo 21

La storia di Berlusconi, prima parte (Il Fatto Quotidiano)

Mani Pulite, seconda parte (Il Fatto Quotidiano)

La discesa in campo, terza parte (Il Fatto Quotidiano)

Il primo governo, quarta parte (Il Fatto Quotidiano)

Il Quirinale bacchetta Il Giornale

Una nota del Quirinale in risposta alla polemica sollevata su “Il Giornale” contro il Capo dello Stato in merito alle vittime delle brigate rosse.

Roma Pubblichiamo la nota, diffusa dal Quirinale, in risposta al quotidiano “Il Giornale” che ha sollevato una polemica contro il Capo dello Stato in merito alle vittime delle brigate rosse.

<<“Il Giornale” ha pubblicato oggi una intervista al signor Potito Perruggini che ha offerto lo spunto per una titolazione assurdamente polemica col Presidente della Repubblica a proposito delle vittime delle Br>>. <<Il presidente Napolitano – si legge nella nota – si è notoriamente impegnato per favorire l’adozione della legge con cui si è istituita il Giorno della Memoria per le Vittime del Terrorismo; ha per la prima volta promosso in Quirinale incontri con i famigliari delle vittime – incontri ai quali nel 2008, nel 2009 e nel 2010 sono stati garantiti la massima ampiezza e il massimo rilievo, e nel corso dei quali egli ha pronunciato impegnativi discorsi e naturalmente stretto le mani di numerosissimi partecipanti.

Non si giustifica perciò in alcun modo il tono aggressivo e di scandalo che “Il Giornale” ha inteso far suo, né si comprende in che cosa sarebbe consistita l’ “ambiguità” attribuita alle dichiarazioni del Capo dello Stato su “l’impegno del governo” volto ad ottenere l’estradizione di Battisti, per cui egli si è personalmente – com’è noto e documentato – pronunciato e adoperato con la massima fermezza>>.

L’articolo pubblicato su “Il Giornale”