Procura nazionale antimafia, il Csm sceglie due nuovi aggiunti. Escluso Nino Di Matteo.

Roma – La Procura nazionale antimafia e antiterrorismo si rinforza. Il Consiglio superiore della magistratura ha scelto i due vice che affiancheranno Franco Roberti al vertice della Procura. I profili individuati, che verranno sottoposti al plenum di domani, sono quelli di Giovanni Russo e Maurizio Romanelli. I due hanno prevalso su una serie di candidati al ruolo di aggiunto. Escluso dalla corsa anche Nino Di Matteo, perché «non ha allegato alla domanda l’attestazione dell’avvenuta richiesta del parere attitudinale ed ha presentato l’autorelazione senza avvalersi del modulo prescritto nel Testo unico sulla dirigenza». Questo è quanto scritto dalla Commissione direttivi del Csm spiegando il perché la domanda del magistrato è da ritenersi “inammissibile“.

 

Procura Antimafia, Di Matteo presenterà ricorso contro l’esclusione decisa dal Csm

Nino Di Matteo presenterà ricorso contro la decisione del Csm che ha bocciato la candidatura del magistrato al concorso alla procura nazionale antimafia.

FirenzeNino Di Matteo presenterà ricorso contro la decisione del Csm che lo scorso mese ha bocciato la candidatura del magistrato al concorso per la copertura di tre posti alla procura nazionale antimafia. I suoi legali, il professor Mario Serio e l’avvocato Giuseppe Naccarato, chiedono la sospensione della delibera che ha promosso i sostituti Eugenia Pontassuglia, Salvatore Dolce e Marco del Gaudio. Accusano il Csm di aver violato l’articolo 97 della Costituzione sul buon andamento della pubblica amministrazione e di aver commesso “abuso di potere”, violando una circolare interna.

Procura nazionale antimafia, il Csm boccia Di Matteo

Il Csm boccia la candidatura del magistrato Nino Di Matteo alla procura nazionale antimafia.

RomaNino Di Matteo, pubblico ministero nel processo per la trattativa Stato-mafia, non andrà alla Procura nazionale antimafia. Il consiglio superiore della magistratura ha bocciato la candidatura del magistrato al concorso per la copertura di tre posti alla procura nazionale antimafia. Il plenum gli ha preferito infatti tre colleghi meno noti, tra cui Eugenia Pontassuglia, pm del processo di Bari sulle escort che l’imprenditore Paolo Tarantini portava nelle residenze di Silvio Berlusconi. La decisione è stata presa a maggioranza. Oltre a Pontassuglia, gli altri nuovi sostituti della Procura guidata da Franco Roberti sono il sostituto procuratore napoletano Marco Del Gaudio, pm del processo all’ex presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini e il sostituto Procuratore generale di Catanzaro Salvatore Dolce, titolare di diverse inchieste sulle cosche calabresi. A Di Matteo sono andati 5 voti, contro i 16 attribuiti agli tre magistrati scelti.

Napolitano ricorda Falcone. “Esempio morale per i giovani”.

A Palermo nell’aula bunker dell’ucciardone, il Presidente della Repubblica ricorda il giudice Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia, assieme a sua moglie, Francesca Morvillo e agli agenti della scorta (Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani)

Palermo Nel giorno del 17° anniversario della strage di Capaci dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie, Francesca Morvillo, gli agenti della scorta, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo, pubblichiamo parte del discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita a Palermo, in occasione della cerimonia «Per non dimenticare» nell’ambito della Giornata della legalità.

«Nel luglio del 1993, ero stato a Catania da Presidente della Camera dei Deputati, per unirmi a una grande manifestazione in onore di Paolo Borsellino, nel primo anniversario del massacro ordito dalla mafia per eliminarlo. E’ nel segno di questa continuità, da me profondamente sentita, che si colloca la mia presenza di oggi come Capo dello Stato, quello Stato che in Giovanni Falcone e in Paolo Borsellino ha avuto dei servitori eccezionali per lealtà e professionalità, dei coraggiosi e sapienti combattenti per la causa della legalità, in difesa della libertà e dei diritti dei cittadini. Li ricordiamo, e sempre continueremo a ricordarli, come grandi esempi morali per i giovani e per tutta l’Italia: esempi di passione civica, di senso delle istituzioni, di abnegazione e spirito di sacrificio, fino all’estremo, nella lotta contro le forze del crimine, della violenza, dell’anti-Stato».

«Ricordiamo nello stesso tempo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per raccogliere i frutti del loro impegno, per verificare quanto si sia andati avanti e come si debba andare ancora avanti sulla strada da loro tracciata. Quei frutti restano preziosi: ben diversa sarebbe la condizione della Sicilia e dell’Italia se non ci fosse stato in quest’aula lo storico maxiprocesso contro la mafia, istruito dal pool di Falcone e Borsellino e affidato, per il giudizio, alla Corte d’Assise presieduta da Alfonso Giordano, giudice a latere Pietro Grasso, affiancati dai sei giudici popolari. Se il maxiprocesso e la sentenza che lo concluse nel dicembre 1987 segnarono una svolta decisiva nella lotta contro la mafia, essenziali furono i provvedimenti di legge che seguirono, anche su impulso della Commissione parlamentare antimafia e in risposta a una offensiva sanguinosa che sarebbe culminata, appunto, nell’uccisione di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Lo stesso Falcone era stato il principale ispiratore, da Direttore degli Affari Penali al Ministero della Giustizia, di quei provvedimenti, tra i quali la legge sui “pentiti” e nuove norme di sistema, sul piano processuale e penitenziario, capaci di meglio contrastare la criminalità organizzata, fino all’istituzione della Direzione Investigativa Antimafia e della Procura nazionale antimafia…».

«Si conferma vitale il ruolo di una istituzione voluta da Falcone e Borsellino, la Procura nazionale antimafia, oggi guidata da un magistrato di incontestabile esperienza, dirittura e autorevolezza. Occorre più che mai assicurare alla Procura nazionale antimafia la possibilità di operare in un clima di piena, leale collaborazione e di esercitare integralmente le sue attribuzioni. Infine, il ricordo di Giovani Falcone e di Paolo Borsellino è dedicato anche, e in egual misura, all’altro versante fondamentale della lotta contro la mafia : quello della mobilitazione collettiva, del costante dispiegamento delle migliori energie della società civile, allo scopo di trasmettere e diffondere la memoria storica delle drammatiche e tragiche vicende vissute dall’Italia negli scorsi decenni, di alimentare la cultura della legalità, di affermare l’imperativo del resistere e reagire alle pressioni e intimidazioni della mafia. E a questo proposito, intendo esprimere il più profondo apprezzamento a tutte le associazioni anti-mafia, anti-racket e anti-usura, fino alle più recenti come “Addio pizzo” e “Liberofuturo”, per il loro impegno e la loro tenacia; il più vivo apprezzamento per tanti imprenditori e commercianti che hanno alzato e stanno alzando la testa, e ad organizzazioni come la Confindustria siciliana sostenuta da quella nazionale per le scelte nette e coraggiose adottate e perseguite…».