Ilva, la Procura revoca il sequestro dell’altoforno 2 e impone all’azienda lavori per renderlo più sicuro

La procura di Taranto dispone il dissequestro temporaneo dell’altoforno 2 dell’Ilva

Firenze La procura di Taranto dispone il dissequestro temporaneo dell’altoforno 2 dell’Ilva dove l’8 giugno scorso avvenne un infortunio che costò la vita all’operaio Alessandro Morricella. La rimozione dei sigilli all’altoforno è comunque condizionata da una serie di interventi che l’Ilva dovrà realizzare entro il 30 novembre per mettere in sicurezza l’impianto. In realtà, l’altoforno non ha mai smesso di funzionare perché il governo Renzi con un decreto aveva neutralizzato la decisione della magistratura di attivare le procedure di spegnimento dell’impianto. Qualora l’Ilva non dovesse rispettare quanto previsto dalla Procura, l’altoforno potrebbe essere nuovamente posto sotto sequestro o addirittura confiscato. 

Ilva, il gip spedisce il decreto alla Consulta

Firenze –  Il gip di Taranto, accogliendo una richiesta della Procura, ha sollevato la questione di legittimità dinanzi alla Corte Costituzionale sull’ultimo decreto salva Ilva, che sospende gli effetti del sequestro senza facoltà d’uso dell’altoforno 2, disposto dopo l’incidente che l’8 giugno scorso è costato la vita ad un giovane operaio.  Ancora una volta, quindi, sarà la Consulta a dover decidere su una legge scritta su misura per l’Ilva. 

Ilva, la Procura rifiuta il patteggiamento

FirenzeLa procura di Taranto si è dichiarata contraria all’istanza di patteggiamento, presentata oggi dall’Ilva ai sensi della legge 231 in merito alla responsabilità giuridica delle imprese, durante l’udienza preliminare del procedimento per disastro ambientale. L’Ilva aveva proposto una sanzione di oltre 3 milioni di euro, la non applicazione del’interdizione dell’attività e la confisca di quasi 10 milioni di euro. La procura non ha ritenuto la proposta congrua e adesso la decisione spetterà al gup Vilma Gilli. 

 

Ilva, aperta una nuova inchiesta. Sette gli indagati.

FirenzeSmaltimento illecito di rifiuti. È la nuova ipotesi di reato formulata dalla procura di Taranto nei confronti di sette indagati per i lavori di adeguamento all’Aia dell’Ilva. Secondo il procuratore Franco Sebastio e aggiunto Pietro Argentino le sette persone iscritte nel registro degli indagati avrebbero effettuato «un’attività di smaltimento di rifiuti speciali pericolosi costituiti da materiali oleosi e catramosi mediante interramento e occultamento nel sottosuolo». In mattinata i carabinieri del Nucleo Operativo ecologico di Lecce si sono presentati in azienda con gli escavatori e hanno portato alla luce tutto quello che è stato occultato. L’inchiesta è partita da un esposto presentato dall’Unione sindacale di base. 

 

Ilva, chiesti quattro anni per i Riva e l’ex direttore della fabbrica

Firenze La procura di Taranto ha chiesto quattro anni di reclusione per il patron dell’Ilva Emilio Riva, suo figlio Fabio e l’ex direttore dello stabilimento pugliese Luigi Capogrosso. I reati contestati sono disastro ambientale e omicidio colposo per la morte degli operai che per anni hanno lavorato a stretto contatto con l’amianto e si sono ammalati di mesotelioma pleurico. Il pm Raffaele Grazione ha inoltre chiesto la stessa condanna per altri 26 imputati che sono stati al vertice della fabbrica dal 1978 a oggi.

Ilva, sequestrati beni per 8 miliardi alla famiglia Riva. L’accusa: danno ambientale

L’accusa: associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, indagato anche il presidente Ferrante. L’azienda convoca il cda per “decidere le iniziative conseguenti”. La Procura: la produzione non si tocca

Taranto – Sequestro da oltre otto miliardi di euro all’Ilva. I militari della guardia di Finanza di Taranto hanno avviato questa mattina il provvedimento di sequestro per equivalente disposto dal gip Patrizia Todisco su richiesta del pool guidato dal procuratore capo Franco Sebastio, titolare dell’inchiesta per disastro ambientale. Si tratta del più grande sequestro della Repubblica, che segue quello di mercoledì scorso da 1,2 miliardi di euro.

Sedici gli indagati (14 persone fisiche e due giuridiche, Ilva e Riva Fire spa). Nell’elenco figurano Emilio Riva, i figli Nicola e Fabio, l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, l’ex dirigente Ilva Girolamo Archinà, il presidente del cda dell’Ilva, Bruno Ferrante, e dirigenti del Siderurgico. Ai primi cinque viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata «a commettere più delitti contro la pubblica incolumità, contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica, quali fatti di corruzione, falsi e abuso d’ufficio».

“La produzione dell’Ilva non si tocca” ha spiegato il procuratore di Taranto Sebastio. “La ratio del sequestro è quella di bloccare le somme sottratte agli investimenti per abbattere l’inquinamento ambientale”

Così i Riva hanno nascosto i soldi (Repubblica.it)

Taranto, indagato il sindaco Stefàno. La Procura nega ancora il dissequestro delle merci.

La Procura ha detto sì, invece, allo sblocco della materia prima acquistata nel dicembre 2011 dalla società irachena Scop.

Taranto – La procura di Taranto nega ancora una volta il dissequestro del milione e 700mila tonnellate di acciaio a cui il 26 novembre la Guardia di finanza aveva apposto i sigilli. La procura ha infatti trasmesso l’ennesima istanza dell’Ilva al gip Patrizia Todisco chiedendo anche questa volta di dichiararla inammissibile perché non sono ancora giunti dalla Corte costituzionale né il dispositivo né le motivazioni in base alle quali la Consulta ha dichiarato legittima la legge “salva Ilva”, che consentirebbe all’azienda anche la commercializzazione dei prodotti. La decisione segue la minaccia dell’azienda, decisa a chiedere allo Stato italiano un risarcimento danni per circa 27 milioni di dollari.

Intanto il lavoro degli inquirenti sull’inchiesta ‘ambiente svenduto‘ prosegue. Nella bufera giudiziaria ora è ufficialmente coinvolto anche il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno. Nella richiesta della proroga di indagini firmata dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentinoe dai sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani, compare per la prima volta anche il nome del primo cittadino. Per lui le ipotesi di reato sono di abuso e omissione di atti d’ufficio.

Ilva, no del gip Todisco al dissequestro dell’acciaio

Inammissibile per mancanza di fondamento giuridico: questa la motivazione. L’azienda non commenta.

Taranto – Inammissibile per mancanza di fondamento giuridico: con questa motivazione il gip del Tribunale di Taranto Parizia Todisco ha detto ancora di ‘nò al dissequestro dei prodotti finiti e semilavorati dell’Ilva (un milione e 700 mila tonnellate, valore commerciale secondo l’ azienda di un miliardo di euro, ma non più di 800 milioni per i custodi giudiziari) bloccati dal 26 novembre dello scorso anno. Il diniego si riferisce all’istanza presentata dai legali dell’ Ilva il 10 aprile scorso, all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale che ha giudicato in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di legittimità sulla legge 231/2012 ‘salva Ilvà sollevate dallo stesso gip e dal Tribunale di Taranto.

Nessun commento da parte dell’Ilva al «disco rosso» dal gip. Vi è però da rilevare che nelle scorse settimane i legali dell’azienda hanno presentato un esposto alla Procura di Potenza, competente a indagare sui giudici di Taranto, chiedendo di accertare se da parte di questi ultimi ci siano stati o meno comportamenti «penalizzanti» per l’impresa.

Consulta: la legge salva-Ilva è costituzionale

La legge salva-Ilva è legittima.

Roma La legge salva-Ilva è legittima. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla magistratura di Taranto. La Consulta con un comunicato ha spiegato di ritenere  «in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 1 e 3 del decreto-legge n. 207 del 2012, conv. dalla legge n. 231 del 2012» aggiungendo che «la decisione è stata deliberata, tra l’altro, in base alla considerazione che le norme censurate non violano i parametri costituzionali evocati in quanto non influiscono sull’accertamento delle eventuali responsabilità derivanti dall’inosservanza delle prescrizioni di tutela ambientale, e in particolare dell’autorizzazione integrata ambientale riesaminata, nei confronti della quale, in quanto atto amministrativo, sono possibili gli ordinari rimedi giurisdizionali previsti dall’ordinamento». Inoltre, i giudici hanno «ritenuto che le norme censurate non hanno alcuna incidenza sull’accertamento delle responsabilità nell’ambito del procedimento penale in corso davanti all’autorità giudiziaria di Taranto». In sostanza, l’azienda può continuare a produrre. Il diritto al lavoro è salvo, il diritto alla salute è subordinato al primo.

 

Ilva, ancora fumi in uscita dall’altoforno. L’azienda pronta all’ennesimo ricorso contro la gip Todisco

Il gip ha disposto il dissequestro dei prodotti sequestrati dallo scorso novembre. Potranno essere venduti, ma il ricavato non andrà all’azienda.

Taranto – Ancora sviluppi giudiziari nel caso Ilva, ma prima di tutto è doveroso segnalare l’ennesimo guasto che ha causato la fuoriuscita di fumi neri dall’altoforno (guarda il video). Segno che l’inquinamento non si è mai interrotto e che per gli abitanti di Taranto non molto è cambiato, a distanza di molti mesi dall’avvio della querelle giudiziaria tra azienda e Procura.

Disputa giudiziaria che continua ad andare avanti: nei giorni scorsi il gip Patrizia Todisco ha disposto il dissequestro e autorizzato la vendita dei prodotti finiti e semilavorati dell’Ilva. Le merci in questione, sequestrate dallo scorso 26 novembre, sono pari a un milione e 700mila tonnellate e il loro valore ammonta a 800 milioni di euro. Segno di distensione con l’azienda? Tutt’altro. Il gip ha infatti disposto che il ricavato non andrà all’azienda, ma dovrà confluire in un deposito che sarà utilizzato a fini di confisca nel momento in cui la vicenda si sarà chiusa e definita sotto il profilo processuale. La risposta dell’Ilva non si è fatta attendere: “Decisione inopportuna“. All’inizio della settimana azienda e avvocati definiranno la strategia legale da opporre al nuovo intervento di Procura e gip. Anche il Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti ha indetto un’assemblea per domani, lunedì 18 febbraio.