Ilva, Adriano Riva patteggia due anni e mezzo di carcere. Via libera al rientro dalla Svizzera di 1,3 miliardi

Firenze – Adriano Riva ha patteggiato due anni e sei mesi con rinuncia alla prescrizione per bancarotta, truffa ai danni dello Stato e trasferimento fraudolento di valori. Si chiude così il suo capitolo giudiziario nell’inchiesta sul versante finanziario della vicenda Ilva di Taranto. Da un lato c’è l’applicazione della pena concordata con la Procura di Milano e approvata dal gup Chiara Valori; dall’altro sono arrivate le firme sui documenti per l’accettazione della rinuncia a poco più di 1,3 miliardi di euro, cifra sequestrata in Svizzera dai pm milanesi e ora a un passo dall’essere disponibile per bonificare l’area del siderurgico. La prima istanza di patteggiamento di Adriano Riva, fratello del patron del gruppo morto nel 2014, presentata a febbraio assieme ai nipoti Fabio e Nicola, era stata bocciata dal gip Maria Vicidomini perché le pene e il ristoro finanziario erano stati ritenuti incongrui. Infine, le posizioni di Fabio e Nicola Riva saranno discusse il 6 luglio.

Francesco Greco è il nuovo procuratore capo di Milano

Francesco Greco è il nuovo procuratore capo della Procura di Milano

Milano – Francesco Greco è il nuovo procuratore capo di Milano. Lo ha deciso a larga maggioranza il plenum del Csm riunito a Roma. Sconfitto il procuratore aggiunto Alberto Nobili, l’unico sfidante rimasto in lizza dopo il ritiro, annunciato oggi, di Giovanni Melillo, attuale capo di gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Greco, finora coordinatore del pool reati finanziari sempre a Milano, succede a Edmondo Bruti Liberati, in pensione dal novembre scorso. Greco, già nel pool Mani pulite, è stato titolare di tanti importanti inchieste, fra cui quelle su Montedison, Enimont e Parmalat. Le ultime inchieste di rilievo che portano la sua firma sono quelle sul San Raffaele, sull’Ilva e sul Monte dei Paschi di Siena. Così, come sono sue le verifiche fiscali nei confronti di Apple, Google e Amazon.

Marcello Dell’Utri, chiesto il processo per frode da 43 milioni

La Procura di Milano ha chiesto il processo per Marcello Dell’Utri, accusato di frode fiscale.

Firenze – Marcello dell’Utri, in carcere a Parma per scontare la pena definitiva di sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, dovrà difendersi da una nuova accusa: evasione da 43 milioni di euro nell’ambito della compravendita di spazi pubblicitari televisivi. La Procura di Milano ha chiesto infatti il processo per l’ex presidente di Publitalia e per altre otto persone. Le accuse a vario titolo vanno dalla frode fiscale alla omessa dichiarazione dei redditi, dalla bancarotta fraudolenta alla appropriazione indebita.

A Dell’Utri, con la complicità anche di Giuseppe Donaldo Nicosia, amministratore latitante della spagnola Tome Advertising, è stato contestato di aver frodato l’erario per oltre 43 milioni di euro nel periodo 2005-2011. Frode realizzata attraverso gli spazi commerciali venduti dai concessionari Publitalia 80 e Rti per le reti Mediaset e da Sipra spa per le reti Rai (non indagate), con l’interposizione di società “cartiere”, ‘gonfiando’ così i costi e tramite fatture inesistenti per circa 258 milioni. L’udienza preliminare si aprirà il 26 febbraio davanti al gup Anna Zamagni.

 

Ilva, restano in Svizzera i 1,2 miliardi sequestrati ai Riva. Il Tribunale ha accolto il ricorso delle figlie di Emilio.

Resteranno in Svizzera i 1,2 miliardi sequestrati ai Riva. L’ha deciso il tribunale di Bellinzona, in Svizzera.

Firenze Il tribunale federale di Bellinzona, in Svizzera, ha detto no al rientro in Italia di circa 1,2 miliardi di euro che erano stati sequestrati più di due anni fa dai magistrati di Milano in una delle inchieste sulla gestione dell’Ilva. La Corte dei reclami penali del tribunale svizzero ha così accolto il ricorso delle figlie dello scomparso Emilio Riva perché ha riscontrato gravi irregolarità nella procedura. La decisione di annullare il provvedimento con il quale a giugno la Procura di Zurigo, su richiesta della magistratura italiana, aveva disposto la revoca del sequestro del denaro perché potesse essere trasferito è motivata con la presenza di “vizi materiali e formali particolarmente gravi” nella richiesta dell’Italia. Ma soprattutto con il fatto che “l’origine criminale” di quei fondi è ritenuta da giudici “soltanto presumibile” ma attualmente “non manifesta”, per cui il trasferimento “costituirebbe un’espropriazione senza un giudizio penale”. E “non esiste una dichiarazione di garanzia delle autorità italiane secondo la quale le persone perseguite, se dichiarate innocenti, non subirebbero nessun danno“. Il provvedimento del tribunale svizzero è impugnabile entro dieci giorni. 

Una nuova indagine su Marcello Dell’Utri

Una nuova indagine su Marcello Dell’Utri, accusato di frode fiscale sulla compravendita di spazi pubblicitari televisivi

Firenze – Marcello Dell’Utri, attualmente in carcere per una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, è accusato di frode fiscale nell’ambito della compravendita di spazi pubblicitari televisivi. Secondo l’accusa, i fondi ottenuti sarebbero finiti in parte a Giuseppe Donaldo Nicosia, oggi latitante, o a soggetti riconducibili a quest’ultimo. A darne la notizia è il Corriere della Sera.

La procura di Milano ha messo sotto inchiesta otto persone, fra le quali Dell’Utri e Nicosia, per una presunta frode fiscale sugli spazi pubblicitari, venduti da Publitalia 80 (la concessionaria Mediaset di cui Dell’Utri è stato presidente) e Sipra (la concessionaria Rai), attraverso una società estera, con un meccanismo che avrebbe sottratto alle casse dell’erario almeno 62 milioni di euro fra il 2003 e il 2012. Nell’indagine appena chiusa dal pm Sergio Spadaro, Dell’Utri e Nicosia sono accusati anche di concorso in bancarotta fraudolenta in relazione a una società “cartiera”, la Ics srl, e di appropriazione indebita di 280mila euro in relazione alla Nomen srl

Amianto, chiesti sei anni per Pesenti

Milano Il pm di Milano Maurizio Ascione ha chiesto sei anni di reclusione per Giampiero Pesenti nel processo per la morte di 30 operai della Franco Tosi, colpiti tra gli anni ’70 e i primi anni ’90 da mesotelioma pleurico. Il presidente del gruppo Italcementi, componente del comitato esecutivo dell’azienda metalmeccanica di Legnano negli anni ’70, secondo l’accusa sarebbe colpevole di “non aver assunto posizioni di dissenso” in merito alle “condizioni di non igiene” dello stabilimento lombardo, malgrado abbia avuto per sette anni un “ruolo al vertice dell’azienda”, che gli avrebbe consentito di “verificare e agire” nella “gestione del rischio specifico dell’amianto”.

Corruzione, Tremonti indagato a Milano

L’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti è indagato dalla Procura di Milano per l’ipotesi di reato di corruzione.

Milano L’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti è indagato dalla Procura di Milano per l’ipotesi di reato di corruzione. Nel marzo 2009, durante il quarto governo Berlusconi, avrebbe ricevuto una tangente da 2,4 milioni di euro dal gruppo Finmeccanica, controllato dallo stesso Tesoro, per dare il via libera all’acquisto della società Usa Drs. A rivelarlo è il Corriere della Sera, secondo cui entro 15 giorni gli atti sul caso saranno trasmessa al Tribunale dei ministri di Milano. I Carabinieri hanno perquisito lo studio legale tributario milanese dell’ex ministro, che si è difeso dicendo di non aver «mai chiesto o sollecitato nulla».

Expo 2015, una cupola bipartisan degli appalti

Milano Una cupola un po’ di destra e un po’ di sinistra sugli appalti dell’Expo 2015, ma anche sulla sanità lombarda (ancora una volta). Un patto tra chi è stato comunista e chi è stato democristiano con chi, più giovane, gestisce ora gli affari dell’esposizione internazionale di Milano del prossimo anno. Erano garantite «le imprese riconducibili a tutti i partiti» dicono i magistrati dell’inchiesta che oggi, 8 maggio, ha portato a sette arresti (sei in carcere e uno ai domiciliari). Se sia una nuova Tangentopoli, nata all’ombra di Expo 2015, è presto per dirlo. A finire in cella, in un’operazione condotta dalla Guardia di Finanza su ordine della Procura di Milano, infatti, non è solo il direttore della pianificazione acquisti di Expo, Angelo Paris, ma anche personaggi che hanno punteggiato la bufera di Mani Pulite: l’ex segretario regionale della Dc lombarda e parlamentare di Forza Italia (pluricondannato) Gianstefano Frigerio, lo storico esponente del Pci Primo Greganti (il “compagno G”) e l’imprenditore Enrico Maltauro. Gli altri a essere stati raggiunti da un ordine di custodia cautelare in carcere sono stati l’intermediario genovese Sergio Catozzo (ex Cisl, ex Udc infine berlusconiano) e l’ex senatore del Pdl Luigi Grillo, già coinvolto in numerose inchieste (la più nota quella sulla Banca Popolare di Lodi, alla fine della quale è stato assolto in appello). Ai domiciliari, infine, Antonio Rognoni, direttore generale di Infrastrutture Lombarde, già arrestato due mesi fa per presunte irregolarità negli appalti delle opere pubbliche. La cupola aveva contatti molto in alto – agli atti ci sono le telefonate degli arrestati con Silvio Berlusconi, Cesare Previti e Gianni Letta -, prometteva avanzamenti di carriera e protezioni politiche ai manager, incontrava direttori di aziende ospedaliere, copriva e proteggeva le imprese “riconducibili” a tutti i partiti, comprese “le cooperative”. I reati contestati alle persone raggiunte da un ordine di custodia cautelare a vario titolo sono l’associazione per delinquere, la corruzione, la turbativa d’asta, la rivelazione e utilizzazione del segreto d’ufficio.

Fatto Tv, “La retata” (fonte: Il Fatto)

Expo, arrestati Primo Greganti e Angelo Paris (fonte: Tg Sky 24)

Expo, la cupola e i politici… (di Giovanna Trinchella, fonte: Il Fatto)

In appello condannato Giampaolo Ganzer, ex comandante dei Ros

Condannato in appello il generale Giampaolo Ganzer

MilanoIl generale Giampaolo Ganzer, ex comandante del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri (Ros), è stato condannato dalla Corte d’appello di Milano a 4 anni e 11 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 31mila euro per presunte irregolarità nelle operazioni antidroga sotto copertura, condotte tra il 1991 e il 1997. In primo grado l’ufficiale, adesso in pensione, era stato condannato a 14 anni. Nella vicenda sono coinvolti altri 14 imputati. I giudici di secondo grado hanno riconosciuto che per Ganzer, accusato di traffico internazionale di droga e associazione a delinquere, dovessero prevalere le attenuanti generiche sulle aggravanti. L’ex comandante è stato ritenuto responsabile di questi reati ma si è deciso di ridurre la pena in maniera considerevole, portandola dai 14 anni inflitti in primo grado a 4 anni e 11 mesi.

Ilva, maxi evasione e truffa allo Stato. Sequestrati 1,2 miliardi alla famiglia Riva

Taranto – Una somma pari a circa 1 miliardo e 200 milioni di euro sottratti nell’arco di un decennio alle casse dell’Ilva, portati in paradisi fiscali e fatti rientrare in Italia grazie allo scudo fiscale nel 2009. E’ questa l’ipotesi accusatoria che ha fatto scattare l’iscrizione di Emilio e Adriano Riva nel registro degli indagati aperto dalla Procura di Milano. I due fratelli, proprietari dell’Ilva di Taranto, sono accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni. Oltre ai sequestri, sono in corso una serie di perquisizioni nei confronti della famiglia Riva e di diversi professionisti che ne hanno curato la pianificazione fiscale.

L’altra notizia della giornata è la concessione degli arresti domiciliari al presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido da parte del gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco. Florido era stato arrestato il 15 maggio scorso per concussione nell’ambito dell’inchiesta sull’Ilva Ambiente svenduto.