Thyssen, le motivazioni della Cassazione: “Le condanne non potranno aumentare”

Nel nuovo processo di appello per il rogo alla Thyssenkrupp le condanne inflitte agli imputati potranno sì essere ridefinite ma non aumentate.

Firenze Nel nuovo processo d’appello per il rogo alla Thyssenkrupp le condanne inflitte agli imputati dovranno essere ridefinite ma non potranno aumentare. Lo ha stabilito, in base a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, la Corte di Cassazione. In appello, a Torino, ai sei imputati per il rogo che nel 2007 uccise sette operai erano state inflitte condanne fra i dieci e i sette anni di reclusione. Lo scorso 24 aprile la Cassazione ha ordinato un nuovo processo di secondo grado per rideterminare le pene ma «le sanzioni già inflitte – si legge nella sentenza – non potranno essere aumentate». I giudici precisano che «dalla data della presente sentenza il decorso del tempo è irrilevante ai fini della prescrizione». I magistrati hanno ordinato un nuovo processo d’appello, che dovrà essere celebrato a Torino, e hanno sancito «la responsabilità di tutti gli imputati» per rimozione volontaria di cautele contro gli incidenti, omicidio colposo e incendio.

Thyssen, la difesa chiede l’assoluzione per Harald Espenhahn

Al processo di appello per il rogo alla Thyssen, chiesta l’assoluzione per Harald Espehahn, Marco Pucci e Gerald Priegnitz.

TorinoAl termine dell’arringa l’avvocato Ezio Audisio, ha chiesto l’assoluzione di Harald Espenhahn, riconosciuto colpevole in primo grado di omicidio volontario con dolo eventuale per il rogo alla Thyssen. Il legale ha chiesto l’assoluzione «perché il fatto non sussiste, per non avere commesso il fatto e perché il fatto non costituisce reato». Non sono mancati momenti di ira da parte dei familiari delle vittime nell’ascoltare le parole pronunciate durante l’arringa. L’udienza è poi proseguita con l’arringa del professor Franco Coppi, anche lui difensore di Espenhahn.

Thyssen, la difesa chiede l’annullamento dell’intero processo

Ezio Audisio, legale dell’amministratore delegato, ha chiesto l’annullamento per la mancata traduzione di alcuni documenti, considerando che la lingua madre dell’imputato è il tedesco.

TorinoAnnullare il processo di appello per il rogo alla Thyssen. E’ la richiesta avanzata oggi dai legali di Harald Espenhahn, condannato in primo grado a sedici anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale. Ezio Audisio, legale dell’amministratore delegato, ha chiesto l’annullamento per la mancata traduzione di alcuni documenti, considerando che la lingua madre dell’imputato è il tedesco. La richiesta era già stata respinta all’udienza preliminare e al processo di primo grado. Con questa richiesta, è iniziata oggi  l’arringa dei difensori dell’amministratore delegato della multinazionale dell’acciao.

L’arringa difensiva di Audisio si è poi concentrata sulla questione delle deleghe esistenti all’interno dello stabilimento torinese. Infine, si è tornati a porre l’accento sulla condotta degli operai. «Noi – afferma Audisio – non affermiamo che l’incendio è imputabile soltanto a una colpa dei lavoratori. Questa tesi è insostenibile. Il fatto è che si verificarono tante anomalie: la rottura di un catarifrangente sulla linea, la presenza di carta sui rulli, il mancato presidio da parte degli operai. La situazione era fuori dall’ordinario. E quindi totalmente imprevedibile».

“Operai imprudenti , l’allarme scattato tardi” (fonte: Repubblica)

Thyssen, processo di appello: la difesa sostiene la tesi delle anomalie

L’avvocato Maurizio Anglesio non ha puntato il dito contro nessuno e nel dare spiegazioni del rogo alla Thyssen ha posto il termine su “anomalie”.

Torino E’ stata la volta dell’avvocato Maurizio Anglesio, difensore di Raffaele Salerno, che nella sua arringa non ha puntato il dito contro nessuno per il rogo alla Thyssen. Il legale non ha parlato in modo esplicito di colpe né per il suo assistito né per gli operai per quanto avvenne alla linea 5. «Non parlo di colpa o di comportamento abnorme da parte degli operai. Ma quella notte ci furono delle anomalie». Raffaele Salerno, ex direttore dello stabilimento torinese, è stato condannato in primo grado a 13 anni e 6 mesi con l’accusa di omicidio colposo aggravato dalla consapevolezza. L’avvocato ha toccato il tema anche della mancata preparazione degli operai in realazione alla sicurezza. «Non fu un periodo facile, perchè c’era una conflittualità sindacale, c’erano scioperi e quindi era difficile in quelle condizioni predisporre corsi con enti esterni». Questo, secondo la difesa, spiega il perché i corsi di formazione si ebbero con minore frequenza.

In aula erano presenti i familiari delle vittime che, in più di un’occasione, hanno fatto capire il loro dissenso per quanto detto oggi. Fra anomalie, dubbi e serie di cose che non andarono come dovevano andare, sempre secondo la difesa, una certezza c’è: quella notte, 6 dicembre 2007, sette operai non fecero più ritorno a casa.

Thyssen, processo di appello: la difesa chiede l’assoluzione dell’azienda

L’avvocato Cesare Zaccone ha chiesto l’assoluzione della Thyssenkrupp, condannata in primo grado

Torino «Assolvere l’ente perché non ha commesso il fatto e disporre la revoca della confisca». È quanto ha chiesto oggi l’avvocato Cesare Zaccone, legale della ThyssenKrupp, nell’ambito del processo di appello per il rogo allo stabilimento torinese che causò la morte di sette operai. Nella sentenza di primo grado, la Thyssen era stata condannata al pagamento della sanzione di 1 milione di euro, all’esclusione da agevolazioni e sussidi pubblici per 6 mesi, al divieto di pubblicizzare i suoi prodotti per sei mesi, alla confisca di 800mila euro. Nella sua requisitoria, durata oltre tre ore, Cesare Zaccone ha cercato di dimostrare che la ThyssenKrupp non ebbe “responsabilità amministrativa” nel rogo del dicembre 2007. 

 

Thyssen, ripreso il processo di appello. La parola alla parte civile Medicina Democratica.

Ripreso il processo di appello per il rogo alla Thyssen.

TorinoCon l’intervento della parte civile Medicina Democratica, è ripreso stamani il processo di appello per il rogo alla Thyssenkrupp che provocò la morte di sette operai. Medicina Democratica è l’unica parte civile rimasta, le altre sono state già indennizzate. Nella precedente udienza l’accusa aveva chiesto la conferma delle sei condanne, ottenute con la sentenza di primo grado. In aula era presente anche Antonio Boccuzzi.  

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Thyssen, processo di appello: i pm chiedono la conferma delle condanne

La pubblica accusa ha chiesto alla Corte di Assise di Appello la conferma delle condanne inflitte in primo grado ai sei dirigenti della Thyssenkrupp per il rogo nello stabilimento torinese in cui cinque anni fa morirono sette operai.

Torino –  I pm Laura Longo, Francesca Traverso e Raffaele Guariniello hanno chiesto alla corte d’Assise d’appello di Torino la conferma delle condanne inflitte in primo grado ai sei dirigenti della Thyssenkrupp per il rogo nello stabilimento torinese in cui cinque anni fa morirono sette operai. Tra gli imputati Harald Espenhahn, amministratore delegato della multinazionale dell’acciaio, condannato in primo grado a 16 anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale. Il processo riprenderà il 3 gennaio, giorno in cui inizieranno a parlare le difese.

Thyssen, cinque anni fa la strage

Cinque anni fa la tragedia alla Thyssen dove persero la vita sette lavoratori.

TorinoCinque anni fa la tragedia alla Thyssen dove persero la vita sette lavoratori. I loro nomi: Rocco Marzo, Angelo Laurino, Antonio Schiavone, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Roberto Scola e Giuseppe Demasi. L’anniversario è stato ricordato questa mattina al cimitero monumentale dove è stata deposta una corona in memoria delle vittime. L’udienza per il processo di appello è iniziata più tardi, con la requisitoria dell’accusa

Nonostante la strage tanti passi indietro… (di Monica Cerutti, fonte: Nuova Società)

ThyssenKrupp, dopo 5 anni ancora… (di Alessandra Del Zotto, fonte: Nuova Società)

 

Thyssen: La Procura rinuncia al ricorso contro la sentenza di primo grado

La Procura di Torino ha rinunciato al ricorso contro la sentenza di primo grado del processo per la morte dei sette operai alla Thyssenkrupp.

TorinoLa Procura di Torino ha rinunciato al ricorso contro la sentenza di primo grado del processo per la morte dei sette operai alla Thyssenkrupp. I magistrati avevano chiesto che alla multinazionale dell’acciaio fosse inflitta una sanzione più alta rispetto a quella comminata lo scorso 14 aprile 2011:  un milione e mezzo di euro, anziché un milione. Ad annunciare la rinuncia, in mattinata, è stato il pm Raffaele Guariniello nel corso della terza udienza del processo di appello. In seguito al risarcimento di quasi tutte le parti civili, la multa è stata ritenuta adeguata. La prossima udienza è in programma per giovedì, a cinque anni esatti dalla tragedia.

Processo di appello, Thyssen: è subito scontro su parti civili

E’ iniziato a Torino il processo di appello per il rogo alla Thyssen. Ed è stato subito scontro su parti civili.

TorinoSi è aperto questa mattina nella maxi aula 6 del Tribunale di Torino, il processo di appello per il rogo alla ThyssenKrupp che nel dicembre di cinque anni fa uccise sette lavoratori. Ed è stato subito scontro. L’avvocato Ezio Audisio, difensore di uno dei sei imputati, ha posto il problema della presenza in aula di alcune parti civili. Il legale ha chiesto il ritiro di quest’ultime dopo l’accordo con cui la Thyssen ha risarcito le parti offese che si sono impegnate così a rinunciare ad ogni altra azione nei confronti dell’azienda. Di parere diverso i legali delle parti offese che hanno posto invece un’altra questione. In caso di assoluzione degli imputati, le parti offese dovrebbero restituire le somme già ricevute come risarcimento. L’avvocato Audisio si è quindi impegnato a presentare per venerdì – giorno della prossima udienza – un documento scritto con cui l’azienda rinuncia alle somme già versate. La decisione spetterà ai giudici, ma in caso di presentazione di una rinuncia scritta è prevedibile che le parti civili saranno escluse, eccetto Medicina Democratica. Quest’ultima non aveva firmato nessun accordo con la controparteIn aula non erano presenti gli imputati.