Mattarella è il nuovo capo dello Stato

Sergio Mattarella è il nuovo capo dello Stato.

Roma Sergio Mattarella è il nuovo presidente della Repubblica. Al quarto scrutinio l’ex ministro e attuale giudice della Corte costituzionale, candidato dal Pd, ha ottenuto 665 voti, peraltro quasi i due terzi dell’assemblea dei 1009 grandi elettori. Il capo dello Stato è stato informato del risultato dalla presidente della Camera Laura Boldrini e dalla presidente facente funzione del Senato Valeria Fedeli nella sede della Corte costituzionale. La prima dichiarazione, richiesta dai cronisti, è stata molto sintetica: «Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltù e alle speranze dei nostri concittadini. E’ sufficiente questo». 

Napolitano, il Quirinale non conferma né smentisce l’ipotesi delle dimissioni.

Possibili dimissioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Roma All’indomani della notizia, riportata da Il Fatto e La Repubblica, sull’imminente dimissione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Quirinale non conferma né smentisce le indiscrezioni apparse sui quotidiani. «I giornali hanno dato ampio spazio a ipotesi e previsioni relative alle eventuali dimissioni del Presidente della Repubblica – si legge in una nota -. In realtà, i termini della questione sono noti da tempo. Il Presidente della Repubblica, nel dare la sua disponibilità – come da molte parti gli si chiedeva – alla rielezione che il 20 aprile 2013 il Parlamento generosamente gli riservò a larghissima maggioranza, indicò i limiti e le condizioni – anche temporali – entro cui egli accettava il nuovo mandato».

«Ciò non gli ha impedito e non gli impedisce di esercitare nella loro pienezza tutte le funzioni attribuitegli dalla Costituzione – prosegue la nota -, tenendo conto anche della speciale circostanza della Presidenza italiana del semestre europeo. La Presidenza della Repubblica non ha pertanto né da smentire né da confermare nessuna libera trattazione dell’argomento sulla stampa. E restano esclusiva responsabilità del Capo dello Stato il bilancio di questa fase di straordinario prolungamento, e di conseguenza le decisioni che riterrà di dover prendere. E delle quali come sempre offrirà ampia motivazione alle istituzioni, all’opinione pubblica, ai cittadini».

 

Trattativa Stato-mafia: il presidente Napolitano sarà ascoltato come testimone, ma non sulle telefonate con Mancino

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non dovrà deporre sulle sue telefonate con Nicola Mancino, intercettate nell’inchiesta sulla trattativa fra lo Stato e la mafia. Lo ha deciso il presidente della Corte d’assise, Alfredo Montalto, che ha anche stabilito che l’audizione del capo dello Stato su altri temi del processo può considerarsi “legittima”.

Firenze Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non dovrà deporre sulle sue telefonate con Nicola Mancino, intercettate nell’inchiesta sulla trattativa fra lo Stato e la mafia. Lo ha deciso il presidente della Corte d’assise, Alfredo Montalto, che ha anche stabilito che l’audizione del capo dello Stato su altri temi del processo può considerarsi “legittima”. Le conversazioni intercettate sono state già distrutte per disposizione della Corte costituzionale che aveva accolto il ricorso del capo dello Stato sul conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo.

La testimonianza di Napolitano era stata chiesta da due parti civili: Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, e Sonia Alfano, presidente dell’associazione familiari vittime di mafia.Il nome del presidente della Repubblica era stato inserito anche nella lista di 178 testi presentata dalla Procura e i giudici ieri hanno autorizzato la citazione del capo dello Stato.

Trattativa Stato-mafia, il presidente Napolitano chiamato a testimoniare nel processo

FirenzeLa Procura di Palermo ha avanzato la richiesta di ascoltare come testimone il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa fra lo Stato e la mafia. Il nome del presidente Napolitano si aggiunge ad altri 175 testimoni che il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i sostituti Antonino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia hanno depositato alla cancelleria della corte d’assise. Il processo, che dovrà stabilire l’esistenza o meno degli accordi raggiunti fra uomini delle istituzioni e la mafia, avrà inizio il 27 maggio a Palermo. In tale contesto, la Procura vuole che salga sul banco dei testimoni anche il Capo dello Stato, di recente confermato al Quirinale. L’oggetto della testimonianza di Napolitano è legato ad uno scambio di lettere con il suo ex consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, deceduto nel luglio scorso. Quei documenti furono svelati per la prima volta nell’ottobre del 2012, quando vennero pubblicati nel volume “Sulla giustiza”, distribuito durante l’inaugurazione della scuola superiore della magistratura a Scandicci, alle porte di Firenze. Nella lista dei testimoni, oltre diversi pentiti figurano anche i nomi di ex ministri, come Claudio Martelli, Giovanni Conso, Giuliano Amato e Vincenzo Scotti.  La Procura di Palermo cita anche l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Giorgio Napolitano rieletto Presidente della Repubblica

Ha ottenuto 738 voti al sesto scrutinio. In tarda mattinata ha detto sì al reincarico, dopo le pressanti richieste ricevute dalle forze politiche.

Roma – Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica al sesto scrutinio. Era sostenuto da tutti i partiti, con l’eccezione di Sel e Movimento 5 Stelle e ha ottenuto 738 voti a favore contro i 217 di Stefano Rodotà. In Piazza Montecitorio la notizia della rielezione viene accolta da urla e fischi.

L’esito di tutti gli scrutini

Trattativa Stato-mafia, Scalfari attacca i pm di Palermo e chiede provvedimenti disciplinari

FirenzeEugenio Scalfari attacca il “Fatto Quotidiano”, le sue inchieste sulla Trattativa Stato-mafia, le richieste di chiarezza rivolte da Antonio Padellaro al capo dello Stato sulle telefonate con Nicola Mancino, oggi indagato per falsa testimonianza. E sulla base di una scarsa conoscenza del codice di procedura penale, arriva persino a domandare interventi disciplinari contro la procura di Palermo.

«Alcuni giornali conducono da tempo una campagna sul cosiddetto caso Mancino per mettere in difficoltà il Presidente della Repubblica» scrive su la “Repubblica” Scalfari al termine del suo editoriale della domenica. Che poi prosegue: «Negli ultimi giorni lo esortano a rendere pubbliche le telefonate che ha avuto con Nicola Mancino e che sono stare registrate dalla Procura di Palermo. Non entro nel merito, che riguarda le Procure interessate, i gip che ne autorizzano gli interventi, il Procuratore generale della Cassazione che ha la vigilanza sul corretto esercizio della giurisdizione e detiene l’iniziativa di eventuali procedimenti. Osservo soltanto che quei giornali così legittimamente desiderosi di chiarire eventuali misteri e possibili ipotesi di reato scrivono come se sia un fatto ovvio che il Presidente della Repubblica è stato intercettato e che il nastro dell’intercettazione è tuttora esistente e custodito dalla Procura di Palermo».

E sì, perché, secondo il fondatore di Repubblica, «gli intercettatori avrebbero dovuto interrompere immediatamente il contatto» e perché «forse l’agente di polizia giudiziario incaricato dell’operazione non sapeva o aveva dimenticato che da quel momento in poi stava commettendo un gravissimo illecito». Quindi l’attacco frontale ai pm: «Ma l’illecito divenne ancora più grave quando il nastro fu consegnato ai sostituti procuratori i quali lo lessero, poi dichiararono pubblicamente che la conversazione risultava irrilevante ai fini processuali, ma anziché distruggerlo lo conservarono nella cassaforte del loro ufficio dove tuttora si trova».

Secondo Scalfari «la gravità di questo comportamento (quello di aver intercettato Napolitano e conservato la registrazione, ndr) sfugge del tutto ai giornali che pungolano il Capo dello Stato senza però dire una sola sillaba sulla grave infrazione compiuta da quella Procura la quale deve sapere che il Capo dello Stato non può essere né indagato né intercettato né soggetto a perquisizione fino a quando – in seguito ad un “impeachment” –  non sia stato sospeso dalle sue funzioni con sentenza della Corte Costituzionale eretta in Suprema Corte di Giustizia».

Secondo il fondatore de la Repubblica, «si tratta di norme elementari della Costituzione e trovo stupefacente che né i Procuratori interessati, né i giudici che autorizzano i loro interventi, né i magistrati preposti al rispetto della legge, né gli opinionisti esperti in diritto costituzionale abbiamo detto una sola sillaba in proposito con l’unica eccezione dell’ex senatore Giovanni Pellegrino, già presidente della Commissione parlamentare sulle stragi».

Purtroppo per Scalfari le cose stanno in modo diverso. Nessuno tra coloro i quali conoscono le leggi italiane ha detto una sillaba denunciando il presunto abuso, semplicemente perché l’abuso non c’é. In questo caso infatti l’intercettato per ordine di un giudice era Mancino (non coperto da nessuna immunità). E solo il giudice, al termine di un’apposita udienza, una volta sentiti pm e avvocati (ai quali l’intero materiale va messo a disposizione), può decidere di distruggere intercettazioni ritenute irrilevanti. Il perché é semplice: se lo potessero fare da soli gli investigatori, magari interrompendo a piacimento gli ascolti, o i pm (eliminando conversazioni quando vogliono) il rischio deviazione in tutte le indagini sarebbe altissimo. Perché, senza nessun controllo, potrebbero essere buttate via prove a discarico degli indagati o conversazioni che invece ne dimostrano la colpevolezza.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

E’ morto Scalfaro, il presidente del “Io non ci sto”.

E’ morto Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica.

RomaE’ morto nella notte a Roma Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica. Era nato a Novara il 9 settembre 1918. E’ stato eletto presidente il 25 maggio del 1992 ed è rimasto in carica fino al 15 maggio del 1999. E’ stato membro dell’assemblea Costituente nel 1946, ministro dell’Interno e presidente della Camera dei deputati. Inoltre, insieme a Sandro Pertini ed Enrico De Nicola, Scalfaro ha ricoperto le tre più alte cariche dello Stato. Ha presieduto provvisoriamente anche il Senato all’inizio della  XV legislatura. E’ stato eletto deputato ininterrottamente dal 1946 al 1992. Fin dall’inizio del suo mandato, Scalfaro è chiamato ad affrontare la più grave crisi della storia della Repubblica. Il suo mandato iniziò pochi giorni dopo la strage di Capaci, dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta.  Da una parte la mafia, dall’altra Scalfaro dovette gestire il periodo di “Tangentopoli” che, in poco tempo, spazzò via la Dc e il Psi di Bettino Craxi. Celebre è rimasto il suo discorso, pronunciato nel 1993, quando a reti unificate parlò di «gioco al massacro», riferendosi a coloro che a quei tempi provarono a delegittimare tutte le cariche istituzionali. In quel discorso pronunciò la frase: «Io non ci sto!» (video). 

Nel 1993 scoppiò anche lo scandalo Sisde e, sempre nello stesso anno, Scalfaro vide la nascita di Forza Italia – capitano l’imprenditore Silvio Berlusconi – che vinse le elezioni del 1994. Non mancarono le polemiche con Berlusconi. Fra i due non vi fu mai stima. Dopo il settennato, Scalfaro ha polemizzato in più di un’occasione con Berlusconi. Nel 2001 non votò la fiducia al governo del Cavaliere (video, intervista a Il Fatto di Enzo Biagi).

Biografia (fonte: wikipedia)

Biografia (fonte: Il Quirinale)

Il cordoglio del presidente Napolitano

Addio al presidente… (fonte: Il Fatto Quotidiano)

L’ultima intervista… (fonte: Il Fatto Quotidiano)

Stefano Rodotà intervista Scalfaro (fonte: Rainews)

 

 

 

 

 

 

La scomparsa di Alda Merini, la poetessa dei Navigli

La morte ieri pomeriggio all’ospedale San Paolo di Milano. Aveva 78 anni. E’ stata una delle principali poetesse del Novecento

Milano – (Sono una piccola ape furibonda.) Mi piace cambiare di colore. Mi piace cambiare di misura.

Queste parole accolgono i visitatori del sito ufficiale di Alda Merini ed è con questi versi che vogliamo ricordare la grande poetessa milanese, scomparsa ieri pomeriggio a 78 anni. Il mondo della cultura italiana piange una delle più ispirate e limpide voci della poesia del Novecento, come ha detto il Presidente della Repubblica Napolitano nel suo messaggio di cordoglio.

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Il Presidente Napolitano ricorda l’importanza del pluralismo nell’informazione

Il messaggio del Presidente della Repubblica alla Giornata dell’Informazione, che si è celebrata ieri al Quirinale.

Roma – Il pluralismo dell’informazione rappresenta l’elemento che distingue la democrazia dal dispotismo, a prescindere dal contesto politico. Lo ha detto oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della terza “Giornata dell’Informazione”, celebrata stamattina al Quirinale.

Napolitano ha poi ribadito l’importanza della creazione di “equilibri più soddisfacenti” — che rispettino la privacy, la riservatezza delle indagini giudiziarie ma anche la tutela della libertà d’informazione — definendoli “difficili e sempre oggetto di controversie, ma a cui non si può sostituire da parte del giornalismo la sottovalutazione di limiti e di responsabilità da riconoscere e da proiettare nel proprio modo di lavorare”.

Il capo dello Stato è intervenuto anche sull’eventualità di un’abrogazione del reato di vilipendio al presidente della Repubblica dicendo: “chiunque abbia titolo per esercitare l’iniziativa legislativa può liberamente proporre l’abrogazione dell’articolo 278 del Codice penale, non toccato per altro dalla riforma dei reati di opinione di pochi anni fa”.

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La giornata nazionale per le vittime sui luoghi di lavoro. Il messaggio del presidente della Repubblica

La manifestazione è voluta dall’Anmil. Presentato il rapporto Inail 2008: 874.940 infortuni e 1.120 morti. “Inaccettbile”, dice il presidente Napolitano

Roma – Si celebra oggi la 59esima Giornata nazionale delle vittime del lavoro, una manifestazione voluta dall’Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro). Nell’occasione è stato illustrato il rapporto Inail 2008, un anno che si è chiuso con 874.940 infortuni sul lavoro e 1.120 casi mortali.

Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio all’Anmil. “Gli incidenti sul lavoro sono inaccettabili in una società civile” – questo un estratto del testo – “Va tenuta alta l’attenzione nei luoghi di lavoro. La battaglia contro gli infortuni e le malattie professionali può essere vinta con una più solida cultura della sicurezza”.
Un appello al quale si associa il Comitato Casa della Cultura Enzo Biagi.

I dati Inail

Il messaggio del presidente Napolitano