Trattativa Stato-mafia: il presidente Napolitano sarà ascoltato come testimone, ma non sulle telefonate con Mancino

Firenze - Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non dovrà deporre sulle sue telefonate con Nicola Mancino, intercettate nell’inchiesta sulla trattativa fra lo Stato e la mafia. Lo ha deciso il presidente della Corte d’assise, Alfredo Montalto, che ha anche stabilito che l’audizione del capo dello Stato su altri temi del processo può considerarsi “legittima”. Le conversazioni intercettate sono state già distrutte per disposizione della Corte costituzionale che aveva accolto il ricorso del capo dello Stato sul conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo.

La testimonianza di Napolitano era stata chiesta da due parti civili: Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, e Sonia Alfano, presidente dell’associazione familiari vittime di mafia.Il nome del presidente della Repubblica era stato inserito anche nella lista di 178 testi presentata dalla Procura e i giudici ieri hanno autorizzato la citazione del capo dello Stato.

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Trattativa Stato-mafia, il presidente Napolitano chiamato a testimoniare nel processo

FirenzeLa Procura di Palermo ha avanzato la richiesta di ascoltare come testimone il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa fra lo Stato e la mafia. Il nome del presidente Napolitano si aggiunge ad altri 175 testimoni che il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i sostituti Antonino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia hanno depositato alla cancelleria della corte d’assise. Il processo, che dovrà stabilire l’esistenza o meno degli accordi raggiunti fra uomini delle istituzioni e la mafia, avrà inizio il 27 maggio a Palermo. In tale contesto, la Procura vuole che salga sul banco dei testimoni anche il Capo dello Stato, di recente confermato al Quirinale. L’oggetto della testimonianza di Napolitano è legato ad uno scambio di lettere con il suo ex consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, deceduto nel luglio scorso. Quei documenti furono svelati per la prima volta nell’ottobre del 2012, quando vennero pubblicati nel volume “Sulla giustiza”, distribuito durante l’inaugurazione della scuola superiore della magistratura a Scandicci, alle porte di Firenze. Nella lista dei testimoni, oltre diversi pentiti figurano anche i nomi di ex ministri, come Claudio Martelli, Giovanni Conso, Giuliano Amato e Vincenzo Scotti.  La Procura di Palermo cita anche l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

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Giorgio Napolitano rieletto Presidente della Repubblica

Roma - Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica al sesto scrutinio. Era sostenuto da tutti i partiti, con l’eccezione di Sel e Movimento 5 Stelle e ha ottenuto 738 voti a favore contro i 217 di Stefano Rodotà. In Piazza Montecitorio la notizia della rielezione viene accolta da urla e fischi.

L’esito di tutti gli scrutini

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Trattativa Stato-mafia, Scalfari attacca i pm di Palermo e chiede provvedimenti disciplinari

FirenzeEugenio Scalfari attacca il “Fatto Quotidiano”, le sue inchieste sulla Trattativa Stato-mafia, le richieste di chiarezza rivolte da Antonio Padellaro al capo dello Stato sulle telefonate con Nicola Mancino, oggi indagato per falsa testimonianza. E sulla base di una scarsa conoscenza del codice di procedura penale, arriva persino a domandare interventi disciplinari contro la procura di Palermo.

«Alcuni giornali conducono da tempo una campagna sul cosiddetto caso Mancino per mettere in difficoltà il Presidente della Repubblica» scrive su la “Repubblica” Scalfari al termine del suo editoriale della domenica. Che poi prosegue: «Negli ultimi giorni lo esortano a rendere pubbliche le telefonate che ha avuto con Nicola Mancino e che sono stare registrate dalla Procura di Palermo. Non entro nel merito, che riguarda le Procure interessate, i gip che ne autorizzano gli interventi, il Procuratore generale della Cassazione che ha la vigilanza sul corretto esercizio della giurisdizione e detiene l’iniziativa di eventuali procedimenti. Osservo soltanto che quei giornali così legittimamente desiderosi di chiarire eventuali misteri e possibili ipotesi di reato scrivono come se sia un fatto ovvio che il Presidente della Repubblica è stato intercettato e che il nastro dell’intercettazione è tuttora esistente e custodito dalla Procura di Palermo».

E sì, perché, secondo il fondatore di Repubblica, «gli intercettatori avrebbero dovuto interrompere immediatamente il contatto» e perché «forse l’agente di polizia giudiziario incaricato dell’operazione non sapeva o aveva dimenticato che da quel momento in poi stava commettendo un gravissimo illecito». Quindi l’attacco frontale ai pm: «Ma l’illecito divenne ancora più grave quando il nastro fu consegnato ai sostituti procuratori i quali lo lessero, poi dichiararono pubblicamente che la conversazione risultava irrilevante ai fini processuali, ma anziché distruggerlo lo conservarono nella cassaforte del loro ufficio dove tuttora si trova».

Secondo Scalfari «la gravità di questo comportamento (quello di aver intercettato Napolitano e conservato la registrazione, ndr) sfugge del tutto ai giornali che pungolano il Capo dello Stato senza però dire una sola sillaba sulla grave infrazione compiuta da quella Procura la quale deve sapere che il Capo dello Stato non può essere né indagato né intercettato né soggetto a perquisizione fino a quando – in seguito ad un “impeachment” –  non sia stato sospeso dalle sue funzioni con sentenza della Corte Costituzionale eretta in Suprema Corte di Giustizia».

Secondo il fondatore de la Repubblica, «si tratta di norme elementari della Costituzione e trovo stupefacente che né i Procuratori interessati, né i giudici che autorizzano i loro interventi, né i magistrati preposti al rispetto della legge, né gli opinionisti esperti in diritto costituzionale abbiamo detto una sola sillaba in proposito con l’unica eccezione dell’ex senatore Giovanni Pellegrino, già presidente della Commissione parlamentare sulle stragi».

Purtroppo per Scalfari le cose stanno in modo diverso. Nessuno tra coloro i quali conoscono le leggi italiane ha detto una sillaba denunciando il presunto abuso, semplicemente perché l’abuso non c’é. In questo caso infatti l’intercettato per ordine di un giudice era Mancino (non coperto da nessuna immunità). E solo il giudice, al termine di un’apposita udienza, una volta sentiti pm e avvocati (ai quali l’intero materiale va messo a disposizione), può decidere di distruggere intercettazioni ritenute irrilevanti. Il perché é semplice: se lo potessero fare da soli gli investigatori, magari interrompendo a piacimento gli ascolti, o i pm (eliminando conversazioni quando vogliono) il rischio deviazione in tutte le indagini sarebbe altissimo. Perché, senza nessun controllo, potrebbero essere buttate via prove a discarico degli indagati o conversazioni che invece ne dimostrano la colpevolezza.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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E’ morto Scalfaro, il presidente del “Io non ci sto”.

RomaE’ morto nella notte a Roma Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica. Era nato a Novara il 9 settembre 1918. E’ stato eletto presidente il 25 maggio del 1992 ed è rimasto in carica fino al 15 maggio del 1999. E’ stato membro dell’assemblea Costituente nel 1946, ministro dell’Interno e presidente della Camera dei deputati. Inoltre, insieme a Sandro Pertini ed Enrico De Nicola, Scalfaro ha ricoperto le tre più alte cariche dello Stato. Ha presieduto provvisoriamente anche il Senato all’inizio della  XV legislatura. E’ stato eletto deputato ininterrottamente dal 1946 al 1992. Fin dall’inizio del suo mandato, Scalfaro è chiamato ad affrontare la più grave crisi della storia della Repubblica. Il suo mandato iniziò pochi giorni dopo la strage di Capaci, dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta.  Da una parte la mafia, dall’altra Scalfaro dovette gestire il periodo di “Tangentopoli” che, in poco tempo, spazzò via la Dc e il Psi di Bettino Craxi. Celebre è rimasto il suo discorso, pronunciato nel 1993, quando a reti unificate parlò di «gioco al massacro», riferendosi a coloro che a quei tempi provarono a delegittimare tutte le cariche istituzionali. In quel discorso pronunciò la frase: «Io non ci sto!» (video). 

Nel 1993 scoppiò anche lo scandalo Sisde e, sempre nello stesso anno, Scalfaro vide la nascita di Forza Italia – capitano l’imprenditore Silvio Berlusconi – che vinse le elezioni del 1994. Non mancarono le polemiche con Berlusconi. Fra i due non vi fu mai stima. Dopo il settennato, Scalfaro ha polemizzato in più di un’occasione con Berlusconi. Nel 2001 non votò la fiducia al governo del Cavaliere (video, intervista a Il Fatto di Enzo Biagi).

Biografia (fonte: wikipedia)

Biografia (fonte: Il Quirinale)

Il cordoglio del presidente Napolitano

Addio al presidente… (fonte: Il Fatto Quotidiano)

L’ultima intervista… (fonte: Il Fatto Quotidiano)

Stefano Rodotà intervista Scalfaro (fonte: Rainews)

 

 

 

 

 

 

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La scomparsa di Alda Merini, la poetessa dei Navigli

Milano - (Sono una piccola ape furibonda.) Mi piace cambiare di colore. Mi piace cambiare di misura.

Queste parole accolgono i visitatori del sito ufficiale di Alda Merini ed è con questi versi che vogliamo ricordare la grande poetessa milanese, scomparsa ieri pomeriggio a 78 anni. Il mondo della cultura italiana piange una delle più ispirate e limpide voci della poesia del Novecento, come ha detto il Presidente della Repubblica Napolitano nel suo messaggio di cordoglio.

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Il Presidente Napolitano ricorda l’importanza del pluralismo nell’informazione

Roma - Il pluralismo dell’informazione rappresenta l’elemento che distingue la democrazia dal dispotismo, a prescindere dal contesto politico. Lo ha detto oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della terza “Giornata dell’Informazione”, celebrata stamattina al Quirinale.

Napolitano ha poi ribadito l’importanza della creazione di “equilibri più soddisfacenti” — che rispettino la privacy, la riservatezza delle indagini giudiziarie ma anche la tutela della libertà d’informazione — definendoli “difficili e sempre oggetto di controversie, ma a cui non si può sostituire da parte del giornalismo la sottovalutazione di limiti e di responsabilità da riconoscere e da proiettare nel proprio modo di lavorare”.

Il capo dello Stato è intervenuto anche sull’eventualità di un’abrogazione del reato di vilipendio al presidente della Repubblica dicendo: “chiunque abbia titolo per esercitare l’iniziativa legislativa può liberamente proporre l’abrogazione dell’articolo 278 del Codice penale, non toccato per altro dalla riforma dei reati di opinione di pochi anni fa”.

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La giornata nazionale per le vittime sui luoghi di lavoro. Il messaggio del presidente della Repubblica

Roma - Si celebra oggi la 59esima Giornata nazionale delle vittime del lavoro, una manifestazione voluta dall’Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro). Nell’occasione è stato illustrato il rapporto Inail 2008, un anno che si è chiuso con 874.940 infortuni sul lavoro e 1.120 casi mortali.

Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio all’Anmil. “Gli incidenti sul lavoro sono inaccettabili in una società civile” – questo un estratto del testo – “Va tenuta alta l’attenzione nei luoghi di lavoro. La battaglia contro gli infortuni e le malattie professionali può essere vinta con una più solida cultura della sicurezza”.
Un appello al quale si associa il Comitato Casa della Cultura Enzo Biagi.

I dati Inail

Il messaggio del presidente Napolitano

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Il lodo Alfano è illegittimo. La sentenza della Corte Costituzionale

Roma - Il lodo Alfano è illegittimo. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, che ha dichiarato contraria all’art. 3 e all’art. 138 della Costituzione la legge che sospende i processi delle quattro più alte cariche dello Stato (i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio)

«La Corte costituzionale – si legge nella nota ufficiale diramata dal palazzo della Consulta -, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma».

L’articolo 3 stabilisce che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

L’articolo 138 stabilisce che «le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a ‘referendum’ popolare quando entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali. La legge sottoposta a ‘referendum’ non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a ‘referendum’ se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti».

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Tv, su Rainews24 l’atrocità nazi-fascista all’ex albergo Regina (Milano).

FirenzeRiceviamo e pubblichiamo la lettera che ci ha inviato Marco Cavallarin che ci parla dell’ex albergo Regina di Milano e della inaccettabile equiparazione fra partigiani e milizia repubblichina, prevista nella proposta di legge 1360. La ringraziamo pubblicamente per il suo impegno civile, ispirato a valori quali la libertà e la democrazia. Un impegno che vede uniti tanti cittadini. 

Amiche, amici, una breve premessa per chi ancora non sa dell’ex Albergo Regina di Milano. Una recente petizione popolare, che ha raccolto 1800 adesioni, ha chiesto al Presidente del consiglio comunale di Milano di porre, dopo 64 anni, una targa che restituisca alla memoria della città l’ex Albergo Regina, comando milanese di SS e Gestapo, luogo di tortura e di morte per antifascisti e perseguitati razziali sotto il comando di Theodor Saevecke. L’Albergo Regina si trovava a Milano in via Santa Margherita 16 (altro ingresso in via Silvio Pellico 7), a pochi metri da piazza Duomo e da piazza della Scala.
Un primo risultato concreto, conseguenza della nostra petizione, è arrivato: il 25 aprile alle 14 su Rai News 24 andrà in onda il bel documentario sulla storia di quel mattatoio che la giornalista Vera Paggi, la regista Micaela Nason e i loro collaboratori di Rai News 24 hanno realizzato.
Più  a rilento procede la realizzazione della lapide, che non riuscirà a vedere la luce nei giorni che si erano sperati, tra il 25 e il 30 aprile. Abbiamo però avuto conferma dal Presidente Palmeri del suo interesse per l’iniziativa, e che prossimamente si potrà finalmente realizzare l’incontro che era previsto per la fine di marzo. Spero nel prossimo comunicato di darvi notizie precise e la data della cerimonia.

Prosegue intanto la raccolta delle adesioni per l’altra petizione, quella contro la proposta di legge 1360 che pretende di equiparare partigiani e milizia repubblichina attribuendo ad entrambi l’onorificenza di cavalieri dell’Ordine del Tricolore. Le adesioni pervenute al sito di Articolo 21 hanno quasi raggiunto quota 10.000, e continuano ad arrivarne. Molti di voi hanno raccolto altre firme su carta, che nei prossimi giorni trascriveremo nel sito. Nei prossimi giorni raccoglieremo le prime 10.000 adesioni in un primo fascicolo ben ordinato e chiederemo, tramite l’A.N.P.I. e Articolo21, udienza al Presidente della Camera e al Presidente della Commissione Difesa della Camera per la sua consegna. Al Presidente della Repubblica credo lo si  invierà per posta, ai deputati italiani ed europei per e-mail.

Continua qui http://www.articolo21.info/14/appello/no-allequiparazione-tra-partigiani-e-combattenti.html la raccolta di firme contro la proposta di legge che equipara i combattenti per la democrazia e la libertà ai repubblichini che giuravano fedeltà a Hitler.

Marco Cavallarin.

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