Napolitano: “Basta ingiustificata precarietà e inammissibile sfruttamento”

Roma«Nell’attuale fase economica l’impegno delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali deve innanzitutto essere volto a contrastare la piaga della disoccupazione, che colpisce in primo luogo donne e giovani». Lo ha scritto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano in un messaggio all’Ugl. «Le giovani generazioni – ha sottolineato il Capo dello Stato -, sulle quali grava già un debito pubblico che tende a diventare un fardello insopportabile, devono poter accedere al mercato del lavoro in modo che non siano penalizzate da ingiustificate precarietà o da forme inammissibili di sfruttamento. È a tal fine indispensabile che le parti sociali contribuiscano a sviluppare un confronto aperto e costruttivo sulle soluzioni da perseguire, con forte spirito unitario».

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Una maratona radiofonica in difesa dei lavoratori.

FirenzeTute blu e colletti bianchi, classi un tempo divise dalle logiche della “guerra fredda”, si ritrovano assieme, senza più distinzioni. Ad unirli il dramma per la perdita del posto di lavoro, con le conseguenti ricadute sul bilancio delle rispettive famiglie. Riposta in un cassetto la carta geografica disegnata dalla “cortina di ferro”, l’Europa, come gli altri continenti, ha raccolto la sfida della globalizzazione. Un duello che al momento vede il Vecchio Continente in netto svantaggio. Un ritardo ancora più vistoso se osserviamo il nostro Paese dove dietro numeri e percentuali, aumentano di giorno in giorno i cittadini che reclamano un lavoro. L’informazione, spesso distratta e attirata dai pettegolezzi – forse poco allettanti per chi è chiamato a far quadrare i conti fra le mura domestiche -, richiama l’attenzione di tutti su una malattia cronica. L’idea ha origine da RadioArticolo1, la web radio delle Cgil, e Radio Città Futura che oggi daranno vita ad una non stop che coinvolgerà nell’arco della giornata oltre un centinaio di testate radiofoniche tra emittenti locali, circuiti delle radio universitarie e web radio di matrice sindacale. All’iniziativa, patrocinata dalla Fnsi, ha aderito anche Italia Radio Web. Un modo per dare voce ai lavoratori, per raccontare le loro esperienze e storie, segnate dalla perdita del posto di lavoro. E, non solo.

“Mille ore per il lavoro” – questo il titolo dell’evento – si articolerà attraverso una lunga staffetta fatta di speciali, interviste, monografie dedicate ai diversi aspetti del mondo del lavoro. A partire dalla richiesta di maggiore attenzione da parte dell’informazione, si darà voce ai temi della precarietà e della disoccupazione, della sicurezza sui luoghi di lavoro, delle difficoltà legate a buste paga e pensioni sempre meno in grado di assicurare certezze per il presente e speranze per il futuro. Ad animare l’incontro, cui parteciperà anche il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, saranno i conduttori della trasmissione di RadioDue “Caterpillar” Massimo Cirri e Filippo Solibello.
Oltre ai lavoratori, la diretta nazionale “on air on line” in onda dalla sala Alpheus di Roma a partire dalle 20 prevede performance di attori  (Moni Ovadia, Piera Degli Esposti, Massimo Wertmuller), comici (Andrea Rivera, Biagio Vinella), musicisti (Enrico Capuano, Mariella Nava, La casa del vento), scrittori e uomini dello spettacolo. Ci saranno anche brevi interventi fatti da giornalisti (Rinaldo Gianola, Roberto Natale, Corradino Mineo, Paolo Serventi Longhi). L’iniziativa sarà trasmessa da Italia Radio Web a partire dalle ore 20 (link).

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Primo Maggio, da festeggiare c’è ben poco

FirenzeI padri perdono il lavoro, i giovani sperano in un impiego stabile. In quella stabilità garantita alle generazioni passate. L’universo femminile, più esposto ai ricatti di varia natura, non vede ancora l’alba della propria emancipazione. La responsabilità ricade in un mercato senza anima che accentua in modo costante il divario fra chi ha di più e chi invece possiede sempre meno. Dopo il crollo delle ideologie, la maggioranza del popolo occidentale, e non solo, avverte un senso di insicurezza, figlio di un tessuto sociale frantumato, diviso e sempre più distante da logiche fondate sulla solidarietà e la collaborazione. A rendere ancora più complicato tale scenario, ci ha pensato la crisi economica. La bufera si è abbattuta nell’ultimo trimestre 2008, persiste ad oggi e non sappiamo quando terminerà. Un fatto però è già stato accertato e nel commentarlo tutti parliamo la stessa lingua. Molte aziende, anche colossi internazionali, hanno chiuso e il primo effetto drammatico è ricaduto sui lavoratori, licenziati e quando è andata bene in cassa integrazione o mobilità. Vorremmo pensare che fosse finita qui ma forse non sarà così. Di certo non è così il numero degli incidenti sul lavoro nel nostro Paese. Ogni giorno assistiamo inermi ad un infortunio. Dall’inizio dell’anno ad ora si registrano 345810 infortuni, 8645 invalidi e 345 morti (fonte Articolo 21). Cifre ahimé provvisorie. Anche in questo caso vorremmo pensare che fosse finita qui. Altrettanto vorremmo fare per i diritti dei lavoratori che nell’era globale si sono visti scippare di mano diversi di questi diritti, conquistati con lotte, a volte anche aspre, da parte di coloro che li hanno preceduti. In sostanza, siamo di fronte ad un periodo storico che ha annullato la classe media, molte persone stanno o sono già scivolate nella fascia della povertà e ha cancellato sul nascere i sogni di tante persone, speranzose di fare un lavoro e costrette invece a farne un altro. Per quest’ultimo appunto, in verità, la storia ha sempre concesso poco al popolo. A più riprese l’essere umano è stato costretto a porre in cima alle sue priorità le esigenze della vita quotidiana, rinviando ad un domani l’eventuale libertà di scelta. In questo contesto oggi si celebra il Primo Maggio, ma da festeggiare c’è ben poco, da riconquistare molto. Viviamo questa giornata come momento di incontro e di speranza nel tentativo di ritrovare in prospettiva la via della solidarietà, della collaborazione. Lasciamo ad altri il senso del rito, della passerella e proviamo a tramutare in confronto il risentimento, il rancore e la delusione dei lavoratori verso i partiti della sinistra (che c’era), i sindacati e un mercato che tutto è, tranne che libero.

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