Caro Grillo, la Tv non è tutta uguale

FirenzeDiceva Charlie Chaplin: «Il successo rende simpatici». Non è il caso di Beppe Grillo. Da quando i sondaggi lo danno al 7,5% è mediaticamente vivisezionato: accusato di essere il padre padrone del Movimento 5 Stelle e di averlo trasformato in un’azienda che fa affari. Che male c’è se questo gli permette di far sopravvivere il movimento senza i soldi della collettività?

Tutti i partiti hanno un padre padrone, a cominciare dai Radicali di Pannella fino a B. (che ha trasformato l’azienda in un partito mettendo i dipendenti a fare i politici), in altri, alcuni del centrosinistra, il capo è sotterraneo e manovra il segretario civetta, spesso a sua insaputa. Non vi è un partito in cui la base conti qualche cosa. La dimostrazione è ciò che sta accadendo oggi nella Lega, il cui popolo, ogni giorno che passa, viene sempre più umiliato da ciò che la magistratura scopre e da insopportabili discorsi di ex e futuri segretari privi di contenuti, valori, di morale, con un unico obiettivo: salvare le chiappe e avere il comando. Bossi avrà concordato con qualcuno la candidatura del Trota o ha fatto tutto da solo?

Il tesoriere Belsito si è autonominato vicepresidente della Fincantieri? Dov’erano quelli che oggi vanno in giro con la ramazza? Chi non ha controllato ha le stesse responsabilità di chi ha rubato. Di Grillo, un po’ Don Chisciotte, un po’ Masaniello, condivido la lotta all’illegalità e ammiro la caparbia volontà di fare pulizia in Parlamento. Sono quasi cinque anni che ha depositato, inutilmente, 350 mila firme dei cittadini al Senato con tre proposte di legge: nessuno può essere candidato se condannato anche solo nei primi due gradi di giudizio; nessuno può essere eletto per più di due mandati; basta con i candidati nominati dai capi partito. Perché il centrosinistra non gli ha dato una mano?

L’ultima di Grillo è quella di contestare i talk-show invitando i suoi a non parteciparvi perché sono “spazi poco igienici”. Il Movimento 5 Stelle può fare a meno di andare in tv, comunica straordinariamente attraverso Internet, ma quel cittadino che non naviga, perché anziano, ha il diritto di essere informato come il giovane che ha deciso di non guardare più la tv. È vero, il talk è uno spazio per i soliti noti. La società civile, che in questi ultimi 10 anni è stata la vera opposizione al berlusconismo, non ha spazio. Travaglio è invitato solo perché fa ascolto non per quello che scrive.

È lontano il tempo in cui Biagi diceva: «La tv è per chi ha qualche cosa da dire». Grillo non dovrebbe fare di ogni erba un fascio: Sevizio Pubblico di Santoro non è uguale a Porta a Porta di Vespa.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Rai, salvi i talk show in campagna elettorale. Approvato il regolamento sulla par condicio.

Firenze – I talk show Rai sono salvi. Nessuna sospensione per i programmi di approfondimento durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative. Il testo del regolamento sulla par condicio approvato oggi in commissione di Vigilanza quasi all’unanimità (si è sfilato solo il radicale Marco Beltrandi) contiene una riformulazione dell’articolo 8, quello sull’informazione politica, che salvaguarda l’autonomia editoriale dei talk. La mediazione fra maggioranza e opposizione è stata “cucita” con attenzione dal presidente della Commissione, nonché relatore, Sergio Zavoli: in sostanza il Pdl ha accettato di ritirare tutti i propri emendamenti, in cambio di un’apertura da parte del relatore. Apertura contenuta nel nuovo articolo 8 che di fatto, ribadendo la necessità del rispetto dei criteri di imparzialità, pluralismo e completezza, preserva comunque i talk show dall’obbligo di dover ospitare tutti i numerosi candidati coinvolti nelle elezioni amministrative. Cosa che lo scorso anno aveva poi fatto decidere alla Rai di chiudere i talk show per l’impossibilità di applicare questa regola.

Pdl e Lega avevano in precedenza tentato di estendere con un emendamento le regole delle tribune politiche ai talk show. In programmi come Annozero, Ballarò e Porta a porta avrebbero così dovuto essere presenti contemporaneamente i candidati di tutte le liste. Cosa che avrebbe reso impossibile a queste trasmissioni di andare in onda, considerato il loro format.

«La storia di questo regolamento è di per sé la risposta a quanti chiedono alle istituzioni di agire in nome di un interesse generale. Mi sono dato, e credo di aver rispettato, la regola della mediazione in nome di ciò che ho giudicato equo», ha detto Zavoli al termine delle dichiarazioni di voto sul regolamento per le elezioni amministrative. «Il risultato del nostro lavoro ha corrisposto a un principio di correttezza giuridica e a un criterio di sensibilità civile, culturale e politica – ha aggiunto – con ciò salvaguardando l’autonomia editoriale, la trasparenza professionale, la pluralità e la responsabilità dell’informazione nel servizio pubblico».

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Berlusconi è finito

FirenzePoco importa alla maggioranza dei cittadini quale è stato il risultato del voto di fiducia del 14 dicembre, se B. continuerà a governare grazie alla campagna acquisti di deputati che, contrariamente a quella del calcio, rimarrà aperta fino alla fine della legislatura, poco importa ai cittadini se si andrà al voto anticipato. Quello che importa ai precari, ai disoccupati, ai pensionati, a chi sta studiando ed è costretto a subire la riforma Gelmini, sono i guai causati da un governo incapace di affrontare la crisi e che tali disastri, nell’immediato, non saranno risolti. La morale, che prescinde dalla fiducia ottenuta da B., è che i cittadini poveri rischiano di diventare più poveri e quelli ricchi più ricchi.Giorgio Bocca ha detto: “Non lo considero un giornalista ma un servo di regime”), da tempo si è smarrito nel nulla. La rivoluzionaria proposta politica di B. (più lavoro, più sicurezza, più federalismo, più tutto per tutti), che aveva incantato il cinquanta per cento degli italiani e che ha rappresentato le fondamenta della seconda Repubblica, è sprofondata sotto il peso delle leggi ad personam, dei conflitti d’interesse, degli affari diventati leciti.

Quello che è evidente, anche ai più distratti, è che per fortuna che Silvio non c’è: il progetto politico del Cavaliere è morto. Il famoso contratto con gli italiani firmato nel 2001 nel salotto di Porta a porta, sotto lo sguardo attento del notaio Vespa (di lui

Il “grande genio, come lo ha definito l’amico e presidente di Mediaset Confalonieri, è riuscito (nel Paese in cui è stato sconfitto il ben più dotato Mussolini, nonostante l’aiuto di Hitler, e il comunismo è stato tenuto a distanza), a diventare il più ricco, a edificare città, a creare il più grande impero mediatico, colonizzare la tv pubblica, a far credere di essere un perseguitato dalla magistratura, fallendo, invece, nel progetto più semplice: quello di costruire una nuova destra moderata vicina ai valori della destra europea, soprattutto anglosassone, sui principi liberali di Giolitti, Croce e Einaudi.

Dopo sedici anni di condizionamento politico e sociale, una domanda sorge spontanea: quest’Italia che B. lascerà, se non altro per ragioni anagrafiche, è meglio di quella che ha prodotto Tangentopoli?. La risposta sta in quell’immagine che il premier ha voluto come simbolo della sua efficienza quando ha consegnato, davanti alle telecamere di tutti i tg, la prima casa ai terremotati de L’Aquila, l’unica completamente arredata, con il prato davanti alla porta d’entrata ben curato, mentre tutte le altre erano immerse nel pantano, con i cittadini che protestavano tenuti lontani dai giornalisti, con gli applausi finti trasmessi da altoparlanti sapientemente nascosti. E’ l’Italia dell’ipocrisia che B. ha fatto vivere in un grande reality, e i partiti, tutti indistintamente, chiusi nella casa del Grande fratello.

Lo scontro tra il Caimano e Fini (che dovrebbe spiegare perché solo oggi denuncia: “Nessuno può fidarsi di B.”), è servito a scoperchiare la pentola Italia dentro alla quale vi è zuppa marcia. Non c’è bisogno di chiedersi se la compravendita dei deputati è reato, è semplicemente immorale come vallettopoli, affittopoli, parentopoli, appaltopoli, P2, P3, la cricca, la casta, le escort nel lettone di Putin, le telefonate in questura per Ruby. Ha scritto Primo Levi: “Ogni tempo ha il suo fascismo. A questo si arriva in molti modi non necessariamente con il terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola”.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Blog di Loris Mazzetti


Par condicio: stop ai talk show politici per un mese

La decisione è stata presa a maggioranza dal cdA Rai. Contrario il presidente Garimberti. Le reazioni dal mondo dell’informazione e della politica

Roma – Stop per un mese ai talk show di informazione, fino al voto delle regionali. La decisione è stata presa a maggioranza dal Consiglio di amministrazione della Rai applicando così il contestato regolamento sulla par condicio.

Da segnalare il voto contrario del presidente Garimberti, che giudica la decisione un danno per la Rai stessa e per gli utenti. Secondo Garimberti, alcune parti del regolamento sono a rischio di incostituzionalità e vi è un concreto rischio di danno erariale che potrebbe evidenziarsi in modo più definito dopo un’eventuale accoglimento da parte del Tar dei ricorsi delle emittenti private.

Anche i conduttori dei programmi Rai, da Giovanni Floris a Michele Santoro, da Bruno Vespa a Lucia Annunziata, hanno accolto con evidente insoddisfazione la decisione. Un appello ai presidenti delle Camere e alle autorità di garanzia del settore è stato lanciato da Rita Borsellino, David Sassòli, Nichi Vendola e Luigi Zanda. “Vietare i dibattiti politici in televisione significa impedire ai cittadini italiani di formarsi la propria opinione, partecipare alla propria storia, privarli della libertà di scegliere coloro che dovranno governare”, rilevano i quattro firmatari.

(link)

Rai: Mazzetti a Vespa, ultimo contratto Biagi 250 mila euro.

Dopo l’ultima uscita di Bruno Vespa che, parlando del rinnovo del suo contratto, ha tirato in ballo Enzo Biagi, sono arrivate le precisazioni di Loris Mazzetti.

FirenzeAll’uscita delle ultime dichiarazioni di Bruno Vespa che, parlando del rinnovo del suo contratto, ha tirato in ballo Enzo Biagi, pubblichiamo per intero le precisazioni di Loris Mazzetti.

L’ultimo contratto che Enzo Biagi ha avuto con la Rai, per il ritorno in onda con RT – Rotocalco televisivo -, <<è stato di 250 mila euro>>: a sottolinearlo è Loris Mazzetti, dirigente di Raitre e storico collaboratore di Biagi, in replica a Bruno Vespa. <<In Rai, vista la crisi economica, si stanno tagliando i nuovi contratti di tutti – premette Mazzetti – a partire da scenografi, costumisti, registi, di almeno il 10%. Mi chiedo perchè solo il contratto di Bruno Vespa deve aumentare del 20%, visto gli scarsi risultati di ascolto di Porta a Porta in prima serata, vedi le interviste al premier Berlusconi>>.    Per Mazzetti, <<Vespa si dovrebbe vergognare a tirare in ballo Enzo Biagi, praticamente a due anni dalla sua scomparsa. Se andiamo a prendere tutti i contratti che Biagi ha fatto con la Rai, solo negli ultimi anni ha guadagnato decentemente e sotto la media rispetto a colleghi e artisti che lavoravano in esclusiva con la Rai. E non parliamo di minutaggio della durata della trasmissione: vorrei che Vespa valutasse anche gli speciali di prima serata che Biagi ha realizzato. L’ultimo contratto che il direttore Biagi ha avuto con la Rai è stato di 250 mila euro. E qual è stato il controvalore di immagine che ha ricevuto l’azienda con il suo ritorno in onda dopo cinque anni dall’editto bulgaro? Quando Vespa riuscirà a dare alla Rai un decimo di quello che ha dato Biagi, dal punto di vista di contenuti, immagine, credibilità, indipendenza dal potere politico, potrà permettersi di nominarlo>>, conclude Mazzetti.

Fonte: Articolo 21.

In Italia un evento normale, diventa eccezionale. Ascolti Tv: Berlusconi battuto da una fiction.

Firenze – Un paio di premesse. La prima. In un Paese normale probabilmente non avremmo assistito al crollo di palazzi e case sbriciolate al suolo con estrema facilità, visto interi paesi ridotti in un cumulo di macerie ed ascoltato parole di disperazione per la perdita dei propri cari. La seconda. In una nazione, di fronte a una tragedia, dovrebbe sussistere la ferma volontà  a non alimentare la speculazione politica e, al contempo, adoperarsi in sordina per aiutare coloro che stanno vivendo una situazione di disagio. Nella fattispecie gli abruzzesi, fortemente provati dal 6 aprile scorso. Sono trascorsi da quella terribile notte poco più di cinque mesi, vissuti dagli abitanti delle zone colpite dal terremoto nella paura, nel dolore e nella situazione di sfollati. In questi mesi non sono mancate le polemiche, i proclami e l’enfasi nelle dichiarazioni. Protagonista nel bene e nel male – più in questo secondo caso – la politica. Così, con gli abruzzesi stanchi delle chiacchiere e dell’«odio» politico, siamo arrivati alla consegna delle casette in legno ad Onna. Un giorno diverso, istanti di gioia rovinati dall’enfasi mediatica che ha accompagnato l’evento. Il ritorno in video di «Ballarò» è slittato, annullata la trasmissione «Matrix» e in prima serata su RaiUno, uno speciale di «Porta a Porta» con in studio il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Una parentesi. Non ho guardato il programma di Bruno Vespa ma, leggendo le agenzie di stampa, il premier si è addentrato su vari argomenti. Non si è soffermato solo sul disagio delle famiglie colpite dal terremoto. Non entrerò nello specifico delle dichiarazioni fatte da Berlusconi. Vorrei invece porre alla vostra attenzione due domande, accompagnate da una riflessione. Per quale ragione è slittato «Ballarò»? Tali decisioni hanno fruttato un ritorno economico per la Rai? Al momento, non sappiamo ancora se sarà firmato il contratto fra la Rai e Marco Travaglio, ospite fisso del programma «Annozero». Alla trasmissione «Report» di Milena Gabanelli, l’azienda di Viale Mazzini ha tolto l’assistenza legale, il programma andrà comunque in onda. Il direttore del Tg3 Antonio Di Bella, usando una metafora, vive in «trincea», il direttore della testata Paolo Ruffini è continuamente bersagliato da attacchi e il suo posto sarebbe fortemente in bilico. A questo aggiungiamo l’ultima trovata su «Ballarò» e non è difficile comprendere che Rai3 sia oggetto di critiche e accuse. Un secondo ragionamento, in risposta all’altra domanda. I numeri parlano da soli: lo speciale «Porta a Porta» ha ottenuto uno share del 13,47% , con 3.219.000 di spettatori. Decisamente meglio è andata alla fiction su Canale 5 «L’Onore e il rispetto» che ha avuto uno share del 22,61%, con 5.750.000 spettatori. In numeo di spettatori molto vicini al programma di Vespa «L’Ispettore Coliandro» su RaiDue(3.105.000) e «Dirty Dancing Balli» su Italia Uno (3.183.000 ). Numeri che lasciano pensare che invece di avere avuto un ritorno economico, semmai da devolvere per la ricostruzione in Abruzzo, mamma Rai abbia subito un danno, una mancata entrata. Ecco che anche un evento tragico può assumere i connotati della spettacolarizzazione. Così, un atto normale, doveroso, come la consegna di casette in legno, diventa eccezionale in nome della speculazione politica.