La Fiat disdice tutti i contratti a partire dal 1° gennaio 2012

Una svolta unilaterale per affermare in tutti gli stabilimenti del gruppo il “modello Pomigliano”

Roma – Fiat Group Automobiles ha disdetto, dal primo gennaio 2012, tutti gli accordi sindacali vigenti e “ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto” in tutti gli stabilimenti automobilistici italiani. Lo si apprende da fonti sindacali.

L’azienda ha scritto una lettera ai sindacati, nella quale si rende comunque disponibile “a promuovere incontri per finalizzare e valutare le conseguenze del recesso” e “alla eventuale predisposizione di nuove intese collettive”.

Il punto di riferimento per la Fiat è il contratto firmato il 29 dicembre 2010 a Pomigliano.
Dai sindacati le reazioni sono tutte di preoccupazione, ma con accenti diversi.

Pomigliano, respinte le richieste della Fiom. La Fiat condannata per “comportamento antisindacale”.

Il giudice del lavoro di Torino ha respinto le richieste della Fiom riconoscendo così la legittimità dell’accordo ma, al tempo stesso, ha condannato la Fiat per comportamento antisindacale.

TorinoIl giudice del lavoro Vincenzo Ciocchetti ha riconosciuto la legittimità del contratto collettivo di primo livello del 29 dicembre 2010 e la contrattazione collettiva aziendale di secondo livello del 17 febbraio 2011. In sostanza, ha respinto le richieste avanzate dalla Fiom. Ma, al tempo stesso, ha condannato la Fiat per “comportamento antisindacale” perchè  ha determinato, “quale effetto conseguente, l’estromissione di Fiom-Cgil” dalla fabbrica campana. Alla Fiom, secondo la sentenza, deve essere riconosciuto da parte di Fabbrica Italia Pomigliano, “la disciplina del titolo terzo” dello Statuto dei lavoratori. In pratica, dovrà essere applicato l’intero “titolo terzo”, dall’articolo 19 (Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali) all’articolo 27 (locali delle rappresentanze sindacali).

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Fiat, venerdì sciopero in tutti gli stabilimenti. In arrivo le sentenze su Melfi e Pomigliano. E ancora dubbi sul futuro di Termini Imerese

Lo sciopero per rivendicare il pagamento dei premi di risultato. Giovedì sentenza su Melfi, sabato su Pomigliano. A Termini Imerese stop a fine luglio invece che a dicembre?

Prato – Le tute blu di tutti gli stabilimenti italiani Fiat Spa e Fiat Industrial tornano ad incrociare le braccia venerdì 15 luglio, in occasione dello sciopero di otto ore proclamato dalla Fiom Cgil per rivedicare il pagamento del saldo del Premio di Risultato e per rivendicare i diritti dei lavoratori, che secondo la categoria dei metalmeccanici della Cgil, sono minacciati dall’estensione, in tutti i siti, delle condizioni degli accordi di Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco.

Per l’azienda è una settimana importante: sentenze di Melfi e Mirafiori previste per giovedì 14 e sabato 16 luglio. Il giudice di Melfi si dovrà pronunciare sul ricorso Fiom contro tre licenziamenti, due dei quali di delegati Fiom. Il processo di Torino si concluderà con la sentenza sulla denuncia per antisindacalità del contratto di Pomigliano.

Il segretario nazionale di Fiom Giorgio Airaudo lancia un nuovo allarme sul destino del polo automobilistico di Termini Imerese. Fiat ha annunciato da tempo che lascerà entro fine anno ma Airaudo denuncia un anticipo dei tempi: “A quanto ci risulta l’attività dovrebbe cessare a fine luglio, perchè ai fornitori di componenti per auto è stato detto di non fornire più materiale dopo luglio”. La Fiom sottolinea le conseguenze preoccupanti per i lavoratori, anche perché il processo di riconversione sembra ancora lontano da una soluzione.

Referendum alla ex Bertone, vincono i sì dopo la scelta dei delegati Fiom

I sì hanno prevalso con l’88,8%. I delegati Fiom della Rsu si sono dimessi e a breve ci saranno nuove elezioni.

Torino – Con una percentuale vicina al 90 per cento – 886 sì su 1010 votanti, l’88,8%  – i lavoratori della ex Bertone hanno detto sì al piano Fiat per far ripartire le linee della fabbrica di Grugliasco.

L’esito del referendum tra i lavoratori era scontato dopo la sofferta scelta dei delegati Rsu della Fiom, che avevano dato indicazioni di voto per il sì, a differenza di quanto successo a Mirafiori e Pomigliano.

Dopo il voto arrivano i primi commenti, mentre i delegati Fiom della Rsu hanno presentato le dimissioni, aprendo così la strada a nuove elezioni della rappresentanza sindacale interna.

Ex Bertone, il 2 e 3 maggio ci sarà il referendum. Pressioni dell’azienda sui lavoratori: senza consenso niente investimenti

La Uilm contesta la decisione della Rsu di indire il referendum. La Fiom territoriale non dà indicazioni di voto: “Lavoratori sottoposti a un ricatto”.

Torino – Un aggiornamento sulla situazione alla ex Bertone, di cui si parla poco in questi giorni. Ma il momento è cruciale, perché il 2 e 3 maggio prossimi i lavoratori saranno chiamati a dare il loro giudizio su un accordo molto simile a quello di Pomigliano e Mirafiori.

L’azienda sta convocando telefonicamente i lavoratori, che a gruppi di 25-30 incontrano degli impiegati che spiegano loro la proposta dell’azienda e ricordano che senza consenso non ci sarà l’investimento.

La decisione della Rsu di indire il referendum tra i lavoratori è stata duramente contestata dalla segreteria della Uilm, che ha disconosciuto l’operato dei suoi delegati nella Rsu. La Uilm territoriale avrebbe voluto che i delegati votassero subito sulla proposta Fiat.

La posizione della Fiom è sintetizzata da Giorgio Airaudo: «Rispettiamo la scelta delle Rsu di indire il referendum. Ma non riteniamo quel voto libero. Per questo non diamo indicazione di voto. Diciamo: come a Pomigliano, come a Mirafiori, visto che sono sottoposti a un ricatto, facciano quel che possono. Non vogliamo eroi».  Le Rsu della Fiom della ex Bertone daranno la loro indicazione di voto lunedì in assemblea.

Nuovo ultimatum di Marchionne sulla ex Bertone. Ma la Fiat continua a perdere quote di mercato

Il 2 maggio assemblea della Rsu e referendum tra i lavoratori. Cisl e Uil favorevoli all’accordo.

Prato – L’incontro tra Fiat e sindacati sulla situazione delle Officine Automobilistiche Grugliasco (ex Bertone) ha confermato le previsioni della vigilia. L’amministratore delegato Marchionne ha lanciato un nuovo ultimatum, chiedendo ai sindacati una decisione chiara in tempi brevissimi. Altrimenti  l’investimento non si farà e la nuova Maserati sarà prodotta altrove.

La risposta della Rsu della fabbrica, a maggioranza Fiom, non si è fatta attendere: l’assemblea dei lavoratori è convocata per il 2 maggio e, nello stesso giorno, si terrà il referendum sull’unico testo presentato dall’azienda, quello che prevede l’estensione alla ex Bertone del contratto di Pomigliano e Mirafiori.

La Cisl ha assunto una posizione decisamente favorevole all’accordo: “Noi continueremo a dare il nostro sostegno – ha detto il segretario generale Bonanni – cosi’ come lo abbiamo dato per Mirafiori e Pomigliano. Anche il leader della Uil Angeletti richiama alla responsabilità.

Marchionne ha anche espresso critiche sulle azioni giudiziarie promosse dalla Fiom nei confronti degli accordi di Pomigliano e Mirafiori. Secondo l’ad queste azioni giudiziarie potrebbero mettere a rischio l’intero progetto Fabbrica Italia.

Intanto l’azienda continua a perdere quote di mercato in Europa. Nel primo trimestre del 2011 Fiat Group Automobiles ha immatricolato 264mila vetture, il 19% in meno rispetto allo stesso periodo del 2010 per una quota del 7,2%, in calo di 1,5 punti percentuali. A marzo il marchio Fiat ha immatricolato quasi 80mila vetture (-27,3%) con una quota del 5% in calo dell’1,5%. I modelli di punta restano la Panda e la 500. Alfa Romeo ha invece chiuso il mese con 16mila vetture immatricolate, per un incremento del 65,3% e una quota dell’1%, in aumento dello 0,4%.

Fiat, referendum anche alla ex Bertone di Grugliasco. Stesso testo di Mirafiori e Pomigliano

Marchionne rilancia la propria sfida alla Fiom. La replica del sindacato: inassimibile imporre sempre lo stesso ultimatum.

Prato – «Per l’ex Bertone ci sono pochi giorni per raggiungere un accordo, o salta tutto». «Se non ci sbrighiamo, il mercato passerà e noi stiamo ancora aspettando che si muova qualcuno». «Io preferirei che la vettura venisse fatta nel nostro Paese ma piani alternativi alla ex Bertone ci sono, sia all’estero che in Italia», mentre per la ex Bertone «non ci sono altre idee». In uno stabilimento che da sei anni non lavora «lascio giudicare ai dipendenti».

Con queste parole Sergio Marchionne rilancia sul futuro delle Officine Automobilistiche di Grugliasco (ex Bertone), che a questo punto sarà deciso da un referendum tra i lavoratori così come a Pomigliano e a Mirafiori.  E i contenuti del testo da sottoporre ai lavoratori saranno gli stessi. Lo conferma lo stesso Marchionne: «Stiamo dando una grandissima opportunità alla ex Bertone e lo stiamo facendo proponendo regole che hanno già accettato diecimila nostri dipendenti. Non possono esistere due Stati in Fiat».

Una sfida che si ripete e che suscita la reazione della Fiom, il sindacato di maggioranza nella Rsu della ex Bertone. «Non è possibile che ogni vertenza si traduca in un ultimatum anche quando non sussistono le ragioni – ha dichiarato il responsabile Auto di Fiom, Giorgio Airaudo – la ex Bertone è una fabbrica che non ha mai avuto problemi di governabilità o assenteismo».

Una nuova sezione del sito dedicata alla questione Fiat. Con approfondimenti settimanali sulla politica industriale e non solo

Una questione che consideriamo fondamentale per il futuro della politica industriale nel nostro Paese

Prato – Da oggi apriremo una finestra del nostro sito sulla questione Fiat. Non è nostra intenzione, e non sarebbe possibile con le nostre forze, seguire tutti gli sviluppi della situazione, che come sapete si svolge su molteplici fronti. Per quello ci sono le agenzie di stampa e i siti specializzati.

Riteniamo però utile cercare di approfondire alcuni aspetti della questione, che consideriamo fondamentale non solo per il futuro della Fiat come azienda ma per il futuro della politica industriale nel nostro Paese. Senza contare il tentativo palesato coi referendum di Pomigliano e Mirafiori di proporre un nuovo modello di relazioni sindacali in Italia, un modello autoritario, basato sulla cancellazione di regole e diritti. Un modello fatto di accordi separati e che punta a snaturare il ruolo dei sindacati come soggetti autonomi contrattuali sulla base di una democrazia di mandato. E tutto questo nell’assenza disarmante della politica, dispiace dirlo, di entrambi gli schieramenti. A fronte di un governo che sembra inerte e interessato solo a mutuare il modello di relazioni sindacali impostato da Marchionne, c’è un’opposizione silenziosa e che troppo spesso si limita a “prendere atto” delle cose, senza proporre un piano di politica industriale alternativo.

I temi da affrontare sono tanti e cercheremo di farlo ogni settimana. Chiediamo anche il vostro contributo per aprire una discussione o, se vorrete, per suggerire altri spunti.

Fiat, trentamila operai in cassa integrazione per due settimane.

Da oggi è iniziata la cassa integrazione di due settimane che riguarda tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat in Italia. La cassa integrazione colpirà circa trentamila operai.

FirenzeDa oggi è iniziata la cassa integrazione di due settimane che riguarda tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat in Italia. Il provvedimento, annunciato dall’azienda lo scorso 26 gennaio, interesserà circa trentamila lavoratori degli stabilimenti di Mirafiori, Termini Imerese, Melfi, Sevel, Cassino e Pomigliano. A suo tempo, i vertici del Lingotto, avevano precisato che la decisione era stata assunta per adeguare i livelli produttivi alla domanda. In base ai dati dell’associazione nazionale dei costruttori esteri (Unrae), la raccolta degli ordini nel mercato italiano ha subìto, a gennaio e nella decade di febbraio, un calo di oltre il 50% rispetto al quarto e ultimo trimestre del 2009. Questo significa che in queste due settimane si bloccherà anche l’indotto e le tue blu torneranno a far ripartire la catena di montaggio dall’8 di marzo.