Thyssen, i ricorsi in Cassazione della Procura e dell’imputato Cosimo Cafueri

Torino - Il Procuratore di Torino Raffaele Guariniello ha presentato ricorso in Cassazione sul caso Thyssen contro la sentenza della Corte d’assise d’appello, che lo scorso 28 febbraio aveva ridotto le pene a tutti gli imputati e cancellato il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. Nelle motivazioni della sentenza la Corte parla di imprudenza dell’ad Espenhahn ma afferma anche che l’imputato “non può avere agito in modo tanto irrazionale”. Da qui l’esclusione del dolo eventuale, che invece era stato riconosciuto in primo grado.

Ha presentato ricorso in Cassazione anche l’ex responsabile della sicurezza dello stabilimento Cosimo Cafueri, condannato a otto anni di carcere. Per gli altri imputati, fra i quali l’amministratore delegato Harald Espenhahn, il termine per presentare ricorso è più lungo, ed è possibile che possano attendere (in base ai calcoli dei loro difensori) fino a settembre. 

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Eternit, Schmidheiny condannato in appello a 18 anni.

Torino - Diciotto anni di reclusione per disastro doloso permanente e omissione dolosa di cautele anti-infortunistiche. Questa la condanna che la Corte d’Appello di Torino ha inflitto all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato nel processo Eternit. In primo grado era stato condannato a 16 anni. I giudici hanno ritenuto Schmidheiny responsabile di disastro anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli e Rubiera. Per quel che riguarda l’altro imputato, il barone belga Louis De Cartier, i giudici si sono pronunciati direttamente per l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati, mentre hanno dichiarato il non luogo a procedere data la morte dell’imputato per gli altri.

Il giudice ha stabilito che il periodo in cui Schmidheiny gestì la Eternit va dal giugno del ’76, per gli stabilimenti di Casale (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Bagnoli (Napoli) e dall’80 per quello di Rubiera (Reggio Emilia), e arriva fino al giugno dell’86 per Casale e Cavagnolo, fino all’85 per Bagnoli, fino all’84 per Rubiera. L’imputato è stato quindi assolto per il periodo che va dal giugno del ’66 al ’76 per non aver commesso il fatto. Resta penalmente responsabile per gli anni seguenti.

La lettura del dispositivo, piuttosto lunga, è proseguita con l’elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili. Sorpresa per l’esclusione di Inps e Inail. Invece, sono state riconosciute provvisionali al Comune di Casale per quasi 31 milioni (rispetto ai 25 concessi nel primo grado), alla Regione Piemonte (20 milioni), all’Asl Al (5 milioni), ad Associazione Familiari e Vittime amianto (100 mila euro), a otto Comuni della zona (da 150 a 350 mila euro). E poi è partita la lunga chiamata dei nomi delle singole parti civili risarcite con provvisionale di 30 mila euro ciascuna. Assegnati anche 2 milioni di euro al Comune di Rubiera e 350mila euro alla Regione Emilia-Romagna.

Nessun risarcimento per Bagnoli, la fabbrica che aveva maggiori commesse. Il motivo, secondo l’avvocato Roberto Rosario, legale degli eredi di una trentina di operai defunti a Bagnoli  “è che il Comune non si era mai costituito, inammissibile in un processo così importante”.

Una sentenza che è destinata a fare storia, non a caso il pm Raffaele Guariniello, che con i colleghi Sara Panelli e Gianfranco Colace ha sostenuto l’accusa, si è definito commosso per l’esito della decisione.

 

La lettura della sentenza (Repubblica TV)

Guariniello: “Sentenza è un inno alla vita (Repubblica TV)

Bruno Pesce: “Le vittime hanno avuto giustizia (Repubblica TV)

Romana Blasotti: “Stravolti ma andiamo avanti” (Repubblica TV)

Operaio dona a Guariniello una vecchia tuta da lavoro (Repubblica TV)

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Appello Eternit, ultima udienza. Il giudice: “Verificate la morte di De Cartier”. La difesa: “Schmidheiny non ha pensato al solo profitto”

Torino - Ultima udienza al processo d’appello Eternit prima della sentenza di lunedì prossimo, che sarà pronunciata alla presenza di attivisti della lotta contro l’amianto provenienti da molte parti d’Europa e del mondo.

La corte di assise d’appello, presieduta dal giudice Alberto Oggé, ha incaricato un perito di verificare l’autenticità della morte del barone Louis De Cartier, imputato deceduto a 92 anni la scorsa settimana. Un atto dovuto per poter poi stralciare definitivamente la posizione del barone belga dal procedimento.

Col decesso di De Cartier circa 1.500 parti civili rischiano di non ricevere alcun risarcimento. Il vice presidente dell’Afeva Nicola Pondrano ricorda che “c’è una sentenza di primo grado che afferma la colpevolezza del barone De Cartier e c’è la possibilità’di percorrere le vie giudiziarie in sede civile. Non ci arrendiamo”. Molte parti civili stanno valutando se accettare le offerte provenienti dall’altro imputato, lo svizzero Stephan Schmidheiny, per non correre il rischio di rimanere senza risarcimento.

In aula l’avvocato Astolfo Di Amato, difensore di Stephan Schmidheiny, ha contestato l’interpretazione del pm Raffaele Guariniello, difforme – sostiene – rispetto alla sentenza di primo grado. Di Amato ha anche nuovamente sostenuto che “il gruppo svizzero ha trasferito in Italia in 10 anni oltre 75 miliardi, senza ricevere utili, e che una parte cospicua di quella somma e stata spesa in sicurezza”, contestando l’interpretazione “di un imprenditore che avrebbe anteposto a tutto il profitto”. Questa la replica di Bruno Pesce, coordinatore del Comitato Vertenza Amianto: “Schmidheiny ha sempre saputo tutto, anzi era il primo a sapere le cose a livello internazionale e a livello locale, ma non ha mai fatto nulla…”.

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Appello Thyssen, le motivazioni. “L’ad fu imprudente”, ma non ci fu dolo

Torino - Sono state depositate le motivazioni della sentenza d’appello del processo Thyssen. La sentenza, dello scorso 28 febbraio, aveva ridotto la condanna all’ad Harald Espenhahn a dieci anni rispetto ai sedici anni e mezzo comminati in primo grado.

Secondo la Corte, l’amministratore delegato della ThyssenKrupp “sapeva che la linea di ricottura e decapaggio fosse a rischio incendio” ma “non può avere agito in modo tanto irrazionale”. Insomma, agì “con imprudenza“, ma non con il “dolo eventuale” contestato dal procuratore Raffaele Guariniello.

Per quanto riguarda il comportamento degli operai, la Corte afferma che essi “non compirono nulla di anomalo ma anzi applicarono (o tentarono di applicare) alla lettera il Piano di Emergenza”.

Il pm Guariniello ha così commentato la sentenza: “Chiederemo alla Cassazione di pronunciarsi sull’omicidio volontario con dolo eventuale, ma intanto abbiamo la condanna più pesante mai inflitta in un caso del genere e l’affermazione della responsabilità dell’azienda”.

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Eternit, il pm Guariniello chiede 20 anni di reclusione per i vertici e traccia un parallelo con l’Ilva

Torino -  Venti anni di carcere per i due imputati, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Jean Louis De Cartier. Questa la richiesta del pm Raffaele Guariniello che ha chiuso la requisitoria dell’accusa al processo d’appello Eternit. Nel suo discorso, pronunciato sulla solida base delle sentenze  di Cassazione, Guariniello ha tracciato un parallelo con il caso dell’Ilva di Taranto e ha sottolineato che la Suprema corte parla di “pervicacia e spregiudicatezza” degli imputati. Il pm ha spiegato come tale accostamento non sia casuale, avventato, ma che sia il necessario divenire di anni di indagini e inchieste, che lo hanno portato a convincersi di come le due vicende, Eternit e Ilva, siano accomunabili negli atteggiamenti colpevolmente omertosi dei vertici di entrambe le aziende:

In primo grado le condanne avevano riguardato solo le fabbriche di Casale Monferrato e Cavagnola, in provincia di Torino. In Appello Guariniello ha esteso la richiesta anche per gli stabilimenti di Bagnoli (Napoli) e Rubiera, in provincia di Reggio Emilia.

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Processo Eternit, la replica finale dell’accusa

Torino - E’ cominciata la fase finale del processo di secondo grado per l’Eternit. Nell’udienza odierna i tre magistrati del pool dell’accusa hanno iniziato la loro replica. Il pm Gianfranco Colace ha voluto ricordare il recente decesso di una 36enne nel Casalese nata appena una settimana dopo che Stephan Schmidheiny in una riunione con i vertici dell’azienda aveva detto che si sarebbe dovuto fare tutto il possibile per dimostrare che l’amianto non è nocivo. Lunedì 13 toccherà a Raffaele Guariniello chiudere la partita per l’accusa. La sentenza è prevista per il 3 giugno.

Da segnalare anche l’iniziativa di Afeva, che insieme ad altre associazioni europee che si occupano di amianto, sarà a Ginevra in occasione della sesta Conferenza della Convenzione di Rotterdam, per consegnare una lettera in cui si chiede di includere l’amianto crisotilo nella lista delle sostanze nocive della Convenzione.

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Presentato il Piano nazionale amianto. Al processo l’avvocato Di Amato chiede l’assoluzione di Schmidheiny

Torino – Mentre il processo Eternit prosegue con le arringhe dei difensori il ministro della Salute Balduzzi ha presentato a Casale Monferrato il Piano nazionale amianto. Un testo di 40 pagine (scarica il documento in versione integrale) che delinea le linee di intervento sul tema a livello nazionale e territoriale. Il Piano è stato elaborato dai Ministeri della Salute, dell’Ambiente e del Lavoro. Approvato dal Governo il 21 marzo scorso, attualmente è all’esame della Conferenza Stato-Regioni. Scaturisce dalla II Conferenza governativa sulle patologie asbesto-correlate, che si è tenuta a Venezia dal 22 al 24 novembre 2012, a distanza di tredici anni dalla prima.

Centrale il tema delle risorse economiche per le bonifiche e per la ricerca. Il sindaco di Casale Monferrato Giorgio Demezzi ha toccato l’aspetto della necessità di reperire i fondi, dei quali ci sono 2 milioni di euro fermi in Regione e ha chiesto ai parlamentari presenti di farsi carico di percorsi legislativi che portino all’attuazione di quanto previsto dal Piano. Nella parte del piano relativa alla sicurezza sul lavoro e alle misure previdenziali c’è poi un’apertura alla possibilità che siano inseriti tra i beneficiari di indennizzi o risarcimenti anche coloro i quali hanno contratto malattie per esposizione ambientale e non solo lavorativa all’amianto. Al tavolo di confronto coordinato dal ministero del Lavoro che deve valutare come si possano aiutare concretamente le parti lese nel processo Eternit prendera’ parte anche una rappresentanza dell’Avvocatura generale dello Stato.

Da segnalare l’intervento del pm Guariniello, che ha denunciato l’assenza di processi sul tema dell’amianto in Italia e ha chiesto al ministro della Salute di istituire un Osservatorio sui tumori professionali.

Nell’udienza odierna ha parlato il legale di Schmidheiny, l’avvocato Astolfo Di Amato, che ha chiesto l’assoluzione del suo assistito dicendo che «il vertice di una multinazionale con stabilimenti in tutto il mondo non può essere ritenuto responsabile di come vengono gestite le società italiane che hanno propri consiglieri di amministrazione. Ciò tanto più quando, come nel nostro caso, sono state fornite risorse enormi da utilizzare per la tutela della ambiente e dei lavoratori».

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Eternit, la difesa si appella a precedente sentenza favorevole

Torino - Colpo di scena all’udienza odierna del processo d’appello Eternit, che si avvia alla conclusione. La difesa si è affidata a una sentenza della Corte d’appello di Torino per smontare, in tutto o in parte, la tesi dell’accusa: la sentenza in questione è quella che lo scorso novembre ha assolto tre dirigenti dell’Enel di Chivasso dall’imputazione di omicidio colposo per il decesso, dovuto al contatto con l’amianto, di alcuni lavoratori.

Il pm Raffaele Guariniello ha avuto una reazione tranquilla: «I contenuti di quella sentenza ci sono noti – ha detto – e li abbiamo già in parte esposti nella requisitoria. La Corte torinese si era basata su una decisione della Cassazione risalente al 2010 ma ormai sconfessata da sei sentenze successive». 

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Eternit, il pm Guariniello chiede 20 anni di carcere per i manager

Torino - Il pm Raffaele Guariniello ha chiesto venti anni di carcere per i vertici dell’Eternit SpA, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis De Cartier. Una richiesta più dura della condanna a sedici anni di reclusione del primo grado.

Il pm Guariniello ha usato parole durissime: “Tutte le tragedie sono grandi ma una così non l’avevo mai vista“. “I due imputati – ha aggiunto – si sono rappresentati il verificarsi del disastro quale conseguenza certa della loro condotta. Hanno accettato e continuano ad accettare questo immane disastro”.

Guariniello ha riconosciuto che il disastro si è verificato ed è in corso anche a Bagnoli e Rubiera, circostanza non riconosciuta dal tribunale con la sentenza di primo grado. Una notizia accolta con soddisfazione dai parenti delle vittime e sottolineata dai quotidiani locali campani ed emiliani.

La richiesta presenta una novità rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva riguardato i comuni di Casale Monferrato e Cavagnolo, mentre aveva giudicato prescritto il reato per gli stabilimenti di Rubiera e Bagnoli.

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Eternit, parla il pm Panelli. Mercoledì le conclusioni di Guariniello

Torino - Altra giornata dedicata alle conclusioni dell’accusa al processo d’appello Eternit, che continua al ritmo serrato di tre udienze a settimana. Dopo gli interventi del pm Colace e del pg Tomaselli oggi è toccato alla pm Sara Panelli. Mercoledì concluderà Raffaele Guariniello con le richieste dell’accusa.

Il processo sta entrando nel merito e la partecipazione dei cittadini aumenta: “Sia oggi che mercoledì – dice il coordinatore del Comitato vertenza amianto Bruno Pesce – partiranno alla volta di Torino ben due pullman e, mercoledì è prevista anche la presenza di studenti delle scuole casalesi”.

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