Eternit, colpo di scena in Cassazione. Il Pg chiede l’annullamento della condanna

Roma - ”Annullamento senza rinvio della condanna a Stephan Schmidheiny perché tutti i reati sono prescritti”. E’ quel che ha chiesto a sorpresa il procuratore generale di Cassazione, Francesco Mauro Iacoviello, nell’udienza del maxi processo Eternit che si è aperta questa mattina davanti alla prima sezione penale della Cassazione. 

Nel corso della requisitoria il Pg ha evidenziato le discrepanze tra la sentenza di primo e di secondo grado. “La divergenza -ha detto- è sul momento consumativo del disastro. In primo grado si è detto che il disastro cessa quando la bonifica degli ambienti è stata interamente completata; in secondo grado i giudici hanno detto che il disastro termina nel momento in cui non ci saranno morti in eccedenza sostenendo, in pratica, che finchè dura la malattia dura il disastro”. Parlando della tesi accusatoria portata avanti in tutti questi anni dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello il Pg della suprema Corte ha sottolineato come l’accusa abbia fatto “un percorso pionieristico, facendo rientrare le morti come eventi del disastro”. Un ragionamento diverso da quello seguito dal sostituto procuratore generale Iacoviello che nella sua requisitoria ha fatto capire che, a suo modo di vedere, le morti non fanno parte del concetto di disastro.

Reazione di grande amarezza nelle centinaia di persone che hanno ascoltato la requisitoria. Il primo commento: “Con questa premessa, non si potrà mai incriminare nessuno per disastro per le morti di amianto, perché le malattie si manifestano a distanza di molto tempo. Ed è questa latenza che protegge chi ha commesso questo crimine di cui qui noi rappresentiamo il segno più evidente della sofferenza”.  “Senza disastro i cittadini non si sarebbero ammalati, non sarebbero morti e non continuerebbero a morire in questi giorni – dice Bruno Pesce, numero uno dell’Afeva di Casale Monferrato – Siamo un po’ frastornati era l’ultima cosa che anche molti tecnici si aspettavano. Un annullamento senza rinvio, un calcio dentro. Come se ci dicesse che l’amianto non può fare un disastro”

Ora la parola passa ai legali delle parti civili. Ad attere la pronuncia dell’ultimo verdetto in diretta, nell’aula magna della Cassazione, non ci sono soltanto le genti di Casale Monferrato, tra cui il neo commendatore Romana Blasotti Pavesi, presidente dell’Associazione famigliari e vittime dell’amianto (che ha perso marito, sorella, figlia e due nipoti per il mal d’amianto), ma anche delegazioni da tutta Italia e da molte parti del mondo (Brasile, Argentina, Usa, Giappone, Francia, Belgio, Spagna, Svizzera, Olanda, Inghilterra).  

La prima sezione penale emetterà il verdetto, probabilmente, la prossima settimana.

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Processo Eternit, mercoledì 19 il giudizio finale della Cassazione

Torino - Il «processo del secolo» è arrivato all’ultimo atto. O almeno, è quel che si augurano i familiari delle vittime dell’amianto targato Eternit. Mercoledì 19 novembre la Corte di Cassazione pronuncerà il verdetto definitivo sulla vicenda delle migliaia di morti per mesotelioma pleurico (il tumore provocato dell’inalazione di polveri d’amianto) nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale elvetico-belga e tra i cittadini di Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). I giudici della Suprema corte dovranno decidere se confermare la condanna a 18 anni all’unico imputato rimasto nel processo: il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, giudicato in primo e in secondo grado a Torino, insieme all’altro erede delle dinastie proprietarie dell’impero Eternit, il barone belga Louis de Cartier de Marchienne, morto prima della conclusione del processo d’appello. In primo grado entrambi erano stati condannati a 16 anni.

Gli scenari possibili: la Cassazione può confermare il verdetto d’Appello sancendo in modo definitivo che il disastro ambientale è stato compiuto (e le migliaia di morti ne sono prova), che lo svizzero ne è responsabile e che aveva la consapevolezza di farlo. Oppure potrebbe annullare la sentenza assolvendo l’imputato. O, ancora, annullarla parzialmente e qui le variabili sono molteplici, ma di certo comporterebbero il rifacimento del processo non si sa da che livello (udienza preliminare, primo grado, Appello?). Improbabile, che l’imputato Schmidheiny si presenti: nelle decine di udienze torinesi, che pure erano più vicine alla Svizzera dove c’è il suo fortino, in alternativa alla dimora in Costarica, non è mai intervenuto. Potrebbe, tuttavia, decidere diversamente, provando a dare una nuova e diversa immagine di sè. 

La nostra sezione dedicata al processo

Le udienze preliminari

Il processo di primo grado

L’appello

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Eternit, si muove anche la Procura di Napoli

Napoli - In attesa della parola fine sul processo Eternit di Torino, che sarà pronunciata dalla Cassazione il prossimo 19 novembre, il caso Eternit arriva anche alla Procura di Napoli, territorialmente competente per il sito di Bagnoli, che sta indagando su Stephan Schmidheiny con l’accusa di omicidio colposo.

La situazione è in evoluzione e il riserbo è massimo poiché si è alle fasi iniziali. Tutto è iniziato con la denuncia di Pasquale Falco, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Suo padre Luigi, operaio, è stato ucciso dall’amianto una settimana dopo la sentenza di primo grado del processo Eternit. Due anni fa Pasquale, impugnando la prescrizione per il disastro ambientale per Bagnoli, ha denunciato per omicidio con dolo eventuale i vertici della multinazionale alle Procure di Torino e di Napoli. La speranza, per Pasquale, è che  emergano i molti casi di Bagnoli, e arrivino all’attenzione dell’autorità giudiziaria.

Nei giorni scorsi i pm Guariniello e Colace hanno chiuso l’inchiesta Eternit-bis con la richiesta di rinvio a giudizio per Schmidheiny con l’accusa di omicidio volontario.

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Eternit, chiusa l’inchiesta-bis. Schmidheiny accusato di omicidio volontario

Torino - Omicidio volontario per Stephan Schmidheiny, il magnate elvetico rimasto l’unico a rispondere dell’infinita strage da amianto della Eternit.

Questa l’imputazione formalizzata dai pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace, che hanno firmato l’avviso di chiusura delle indagini dell’inchiesta cosiddetta “Eternit bis”. L’avviso sarà notificato all’imputato e alle famiglie delle 213 vittime colpite da mesotelioma pleurico.

Un’imputazione, quella di omicidio volontario, che si afferma in questo secondo filone di indagini, mentre nel primo processo (in cui era a giudizio anche il barone belga Jean Louis De Cartier, nel frattempo deceduto), che si è concluso con la condanna a 18 anni in appello dell’industriale svizzero, le accuse erano di disastro ambientale.

L’aggravamento della posizione di Schmidheiny si fonda sul fatto che gli oltre duecento casi di malati che sono parti lese si riferiscono tutti alla sola gestione del magnate svizzero, che secondo la procura di Torino ha nascosto informazioni sui pericoli dell’esposizione all’amianto e non ha nemmeno investito nelle opere di bonifica dopo il fallimento di Eternit Italia e la chiusura dei suoi stabilimenti.

Tutto accaduto in un arco temporale che va dal 1989, primo caso accertato di morte, fino ai decessi accertati nel 2013. Singoli casi che superano la dimensione collettiva dei reati già contestati nel primo processo, sul quale il prossimo 19 novembre si pronuncerà la Cassazione.  

I pm hanno usato espressioni forti nei confronti di Schmidheiny, definito “un terrorista” o il peggiore dei “serial killer”.“E’ un’accusa grave ma, a mio avviso, infondata”, ha replicato Astolfo Di Amato, legale di Schmidheiny.

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Processo Thyssen, rischio prescrizione. L’allarme della Procura

Torino - Il processo Thyssenkrupp rischia di cadere in prescrizione. Sette anni dopo l’incendio divampato nello stabilimento di Torino la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, in cui persero la vita i sette operai Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino, c’è il pericolo che non si arrivi a una sentenza definitiva.

Stiamo parlando degli imputati Harald Espenhahn, l’amministratore delegato, accusato di omicidio volontario e condannato a 16 anni e mezzo dalla Corte d’Assise di Torino,Giuseppe Salerno, responsabile dello stabilimento di Torino, Gerald Priegnitz e Marco Pucci, membri del comitato esecutivo dell’azienda, condannati a 13 anni e 6 mesi per omicidio e incendio colposi (con colpa cosciente) e omissione delle cautele antinfortunistiche e Daniele Moroni, membro del comitato esecutivo dell’azienda, condannato a 10 anni e 10 mesi.

Il rischio nasce a seguito della sentenza del 28 maggio 2014 della Consulta, che dimezza i termini di estinzione del reato per l’incendio colposo. Una decisione presa perché secondo i giudici il raddoppio della prescrizione, come era stato stabilito nel 2005 con la legge ex Cirielli, viola l’articolo 3 della Costituzione. 

Per il processo si tratta della seconda beffa in poche settimane, dopo che la Cassazione, il 24 aprile scorso, ha deciso di rinviare gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Torino. I giudici supremi hanno confermato la responsabilità degli imputati, ma hanno annullato senza rinvio una parte della sentenza che riguarda una delle “circostanze aggravanti” contestate agli imputati. Non sono ancora note le motivazioni che dovrebbero essere pubblicate entro l’estate, ma l’orientamento della Cassazione è che non ci fu dolo, ma colpa, “colpa cosciente”, gravissima.

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Denunciata la Fiat per amianto nello stabilimento di Mirafiori

Torino - Denunciata per la presenza di amianto nello stabilimento la Fiat Mirafiori a Torino. Un operaio del reparto di carrozzeria ha depositato un esposto-denuncia per il reato di lesioni a carico degli amministratori e titolari delle posizioni di garanzia, nel quale ha messo in evidenza la presenza di amianto in fabbrica.

G.F. ha lavorato in Fiat come operaio metalmeccanico/metallurgico dal 1963 al 1973 ed è rimasto esposto ad amianto senza alcuna protezione e senza il confinamento dei reparti, dove ha contratto il mesotelioma. L’Inail ha riconosciuto la patologia come di origine professionale.

Il fascicolo sarà portato all’attenzione del Procuratore Aggiunto della Repubblica di Torino Raffaele Guariniello, che ha già condotto il processo Eternit.

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Thyssen, i ricorsi in Cassazione della Procura e dell’imputato Cosimo Cafueri

Torino - Il Procuratore di Torino Raffaele Guariniello ha presentato ricorso in Cassazione sul caso Thyssen contro la sentenza della Corte d’assise d’appello, che lo scorso 28 febbraio aveva ridotto le pene a tutti gli imputati e cancellato il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. Nelle motivazioni della sentenza la Corte parla di imprudenza dell’ad Espenhahn ma afferma anche che l’imputato “non può avere agito in modo tanto irrazionale”. Da qui l’esclusione del dolo eventuale, che invece era stato riconosciuto in primo grado.

Ha presentato ricorso in Cassazione anche l’ex responsabile della sicurezza dello stabilimento Cosimo Cafueri, condannato a otto anni di carcere. Per gli altri imputati, fra i quali l’amministratore delegato Harald Espenhahn, il termine per presentare ricorso è più lungo, ed è possibile che possano attendere (in base ai calcoli dei loro difensori) fino a settembre. 

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Eternit, Schmidheiny condannato in appello a 18 anni.

Torino - Diciotto anni di reclusione per disastro doloso permanente e omissione dolosa di cautele anti-infortunistiche. Questa la condanna che la Corte d’Appello di Torino ha inflitto all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato nel processo Eternit. In primo grado era stato condannato a 16 anni. I giudici hanno ritenuto Schmidheiny responsabile di disastro anche per gli stabilimenti Eternit di Bagnoli e Rubiera. Per quel che riguarda l’altro imputato, il barone belga Louis De Cartier, i giudici si sono pronunciati direttamente per l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati, mentre hanno dichiarato il non luogo a procedere data la morte dell’imputato per gli altri.

Il giudice ha stabilito che il periodo in cui Schmidheiny gestì la Eternit va dal giugno del ’76, per gli stabilimenti di Casale (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Bagnoli (Napoli) e dall’80 per quello di Rubiera (Reggio Emilia), e arriva fino al giugno dell’86 per Casale e Cavagnolo, fino all’85 per Bagnoli, fino all’84 per Rubiera. L’imputato è stato quindi assolto per il periodo che va dal giugno del ’66 al ’76 per non aver commesso il fatto. Resta penalmente responsabile per gli anni seguenti.

La lettura del dispositivo, piuttosto lunga, è proseguita con l’elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili. Sorpresa per l’esclusione di Inps e Inail. Invece, sono state riconosciute provvisionali al Comune di Casale per quasi 31 milioni (rispetto ai 25 concessi nel primo grado), alla Regione Piemonte (20 milioni), all’Asl Al (5 milioni), ad Associazione Familiari e Vittime amianto (100 mila euro), a otto Comuni della zona (da 150 a 350 mila euro). E poi è partita la lunga chiamata dei nomi delle singole parti civili risarcite con provvisionale di 30 mila euro ciascuna. Assegnati anche 2 milioni di euro al Comune di Rubiera e 350mila euro alla Regione Emilia-Romagna.

Nessun risarcimento per Bagnoli, la fabbrica che aveva maggiori commesse. Il motivo, secondo l’avvocato Roberto Rosario, legale degli eredi di una trentina di operai defunti a Bagnoli  “è che il Comune non si era mai costituito, inammissibile in un processo così importante”.

Una sentenza che è destinata a fare storia, non a caso il pm Raffaele Guariniello, che con i colleghi Sara Panelli e Gianfranco Colace ha sostenuto l’accusa, si è definito commosso per l’esito della decisione.

 

La lettura della sentenza (Repubblica TV)

Guariniello: “Sentenza è un inno alla vita (Repubblica TV)

Bruno Pesce: “Le vittime hanno avuto giustizia (Repubblica TV)

Romana Blasotti: “Stravolti ma andiamo avanti” (Repubblica TV)

Operaio dona a Guariniello una vecchia tuta da lavoro (Repubblica TV)

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Appello Eternit, ultima udienza. Il giudice: “Verificate la morte di De Cartier”. La difesa: “Schmidheiny non ha pensato al solo profitto”

Torino - Ultima udienza al processo d’appello Eternit prima della sentenza di lunedì prossimo, che sarà pronunciata alla presenza di attivisti della lotta contro l’amianto provenienti da molte parti d’Europa e del mondo.

La corte di assise d’appello, presieduta dal giudice Alberto Oggé, ha incaricato un perito di verificare l’autenticità della morte del barone Louis De Cartier, imputato deceduto a 92 anni la scorsa settimana. Un atto dovuto per poter poi stralciare definitivamente la posizione del barone belga dal procedimento.

Col decesso di De Cartier circa 1.500 parti civili rischiano di non ricevere alcun risarcimento. Il vice presidente dell’Afeva Nicola Pondrano ricorda che “c’è una sentenza di primo grado che afferma la colpevolezza del barone De Cartier e c’è la possibilità’di percorrere le vie giudiziarie in sede civile. Non ci arrendiamo”. Molte parti civili stanno valutando se accettare le offerte provenienti dall’altro imputato, lo svizzero Stephan Schmidheiny, per non correre il rischio di rimanere senza risarcimento.

In aula l’avvocato Astolfo Di Amato, difensore di Stephan Schmidheiny, ha contestato l’interpretazione del pm Raffaele Guariniello, difforme – sostiene – rispetto alla sentenza di primo grado. Di Amato ha anche nuovamente sostenuto che “il gruppo svizzero ha trasferito in Italia in 10 anni oltre 75 miliardi, senza ricevere utili, e che una parte cospicua di quella somma e stata spesa in sicurezza”, contestando l’interpretazione “di un imprenditore che avrebbe anteposto a tutto il profitto”. Questa la replica di Bruno Pesce, coordinatore del Comitato Vertenza Amianto: “Schmidheiny ha sempre saputo tutto, anzi era il primo a sapere le cose a livello internazionale e a livello locale, ma non ha mai fatto nulla…”.

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Appello Thyssen, le motivazioni. “L’ad fu imprudente”, ma non ci fu dolo

Torino - Sono state depositate le motivazioni della sentenza d’appello del processo Thyssen. La sentenza, dello scorso 28 febbraio, aveva ridotto la condanna all’ad Harald Espenhahn a dieci anni rispetto ai sedici anni e mezzo comminati in primo grado.

Secondo la Corte, l’amministratore delegato della ThyssenKrupp “sapeva che la linea di ricottura e decapaggio fosse a rischio incendio” ma “non può avere agito in modo tanto irrazionale”. Insomma, agì “con imprudenza“, ma non con il “dolo eventuale” contestato dal procuratore Raffaele Guariniello.

Per quanto riguarda il comportamento degli operai, la Corte afferma che essi “non compirono nulla di anomalo ma anzi applicarono (o tentarono di applicare) alla lettera il Piano di Emergenza”.

Il pm Guariniello ha così commentato la sentenza: “Chiederemo alla Cassazione di pronunciarsi sull’omicidio volontario con dolo eventuale, ma intanto abbiamo la condanna più pesante mai inflitta in un caso del genere e l’affermazione della responsabilità dell’azienda”.

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