Eternit bis, la procura ricorre in Cassazione: “Omicidio volontario per Schmidheiny”

Torino – L’infinita telenovela del processo bis per il caso Eternit va in Cassazione. Procura di Torino e Procura Generale del Piemonte hanno infatti deciso di impugnare la decisione con cui il 29 novembre scorso il gup Federica Bompieri aveva derubricato l’accusa da omicidio volontario a colposo, frazionando il processo in quattro tronconi, con il trasferimento degli atti a Napoli, Reggio Emilia e Vercelli per ragioni di competenza territoriale.

Il ricorso è stato firmato questa mattina dal pm Gianfranco Colace e dal sostituto procuratore generale Carlo Pellicano. Il ricorso della procura ribadisce sia l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale sia la necessità di far rimanere l’intero processo a Torino.

Il ricorso è stato non solo firmato ma anche redatto personalmente dal procuratore generale Francesco Saluzzo: “leggendo tutti gli atti del procedimento mi sono convinto della fondatezza dell’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale”. Secondo il magistrato infatti l’imputato era “consapevole di cosa stesse succedendo nei suoi stabilimenti” e non solo “per lunghissimi anni, dalla fine degli anni 70 alla fine degli anni 90 non ha informato gli operai,  la cittadinanza e gli organi di vigilanza dei rischi per l’amianto, ma ha posto in essere un’opera di disinformazione”.

Spezzettato il processo Eternit. Omicidio colposo e non più volontario per Schmidheiny

Torino – Colpo di scena al processo Eternit bis oggi a Torino. Il gup Federica Bompieri ha riformulato in omicidio colposo (e non più volontario) l’ipotesi di reato a carico dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato per la morte da amianto di 258 persone al processo Eternit bis.

Il gup ha quindi dichiarato prescritti un centinaio di casi e, per quanto agli altri, ne ha ordinato la trasmissione per competenza territoriale alle procure di Reggio Emilia, Vercelli e Napoli. A Torino restano soltanto due casi per i quali il processo si aprirà il 14 giugno. Per i deceduti a Napoli, circa cinque, indagherà la procura campana. E così per i due morti di Reggio Emilia e per gli oltre cento di Casale Monferrato, che confluiranno in una nuova indagine svolta dalla procura di Vercelli.

La sessione della mattinata è stata dedicata alle repliche di accusa e difesa e il pm Gianfranco Colace ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio di Schmidheiny, insistendo inoltre sul reato di omicidio volontario.  “E’ un fallimento per l’amministrazione della giustizia” ha detto l’avvocato Sergio Bonetto, uno dei legali di parte civile. Il penalista, in particolare, ha fatto riferimento alla parte della sentenza in cui si dispone la trasmissione degli atti ad altre tre procure: “Si allontana così il momento in cui, per queste morti, si potranno finalmente accertare cause e responsabilità”.  “Un pò di amarezza c’è – ha sottolineato per l’accusa il pm Gianfranco Colace – aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza, poi vedremo se ricorrere in appello”.

Di “grossa vittoria” parla invece Astolfo Di Amato, avvocato difensore, assieme a Guido Alleva, del magnate svizzero. “La questione del “ne bis in idem” ha retto – commenta invece l’ ex magistrato Raffaele Guariniello, che ha rappresentato l’accusa nel primo processo – ed è importante per tutti questi casi di morti e malattie, ma anche per quelli che si verificheranno. Certo è sorprendente spezzettare il procedimento in tante parti, ma dobbiamo vedere le cose da un altro punto di vista: Schmidheiny sarà processato e il procedimento va avanti”.

Amareggiati i parenti dei morti: “La nostra cultura giuridica – commenta Bruno Pesce, dell’Associazione familiari e vittime dell’ amianto – non è ancora matura per digerire il fatto  che la criminalità d’impresa possa commettere un omicidio doloso”.

Processo Eternit-bis, le difese: “Non fu omicidio volontario”

Torino – Il 29 novembre si saprà se Stephan Schmidheiny, l’imprenditore svizzero per anni amministratore dell’Eternit, dovrà essere processato per 258 casi di morte da amianto a Casale Monferrato. L’udienza preliminare, davanti alla giudice Federica Bompieri, è stata aggiornata a fine mese dopo che questa mattina hanno nuovamente parlato i difensori del magnate che, dopo la morte del barone belga Louis De Cartier, è rimasto l’unico accusato per la lavorazione dell’asbesto in Italia: “Abbiamo chiesto il proscioglimento di Schmidheiny perché non c’è stato né dolo, né colpa nella sua condotta” ha spiegato l’avvocato Astolfo Di Amato al termine dell’udienza, che si è svolta a porte chiuse.

Il 29 novembre toccherà alle repliche – già annunciate – del Pubblico Ministero e delle parti civili. Se fosse accolta la richiesta di derubricare in “colposo” il reato ascritto allo svizzero cadrebbero in prescrizione anche la maggioranza dei casi inseriti nell’Eternit-bis.

Eternit bis, udienza preliminare aggiornata al 4 novembre

Torino – È iniziata (e rinviata al 4 novembre) davanti al giudice Federica Bompieri l’udienza preliminare “eternit bis”: Stephan Schmidheiny deve rispondere per la morte di altre 258 vittime dell’amianto.

A sostenere l’accusa il pm Gianfranco Colace. Secondo la difesa, sostenuta da Astolfo Di Amato non ci sono le condizioni per dare avvio al processo “c’e’ gia’ stato, su questa vicenda, un processo per disastro ambientale, terminato con una sentenza di prescrizione – ha spiegato il legale del magnate svizzero – Non c’e’ spazio per trattare i singoli casi di omicidio, che nel vecchio procedimento erano gia’ stati presi in esame come una conseguenza del reato”.

Eternit-bis, il 31 maggio l’udienza alla Corte Costituzionale

Fissata l’udienza davanti alla Consulta: deve decidere se il magnate svizzero Stephan Schmidheiny può essere processato per omicidio volontario delle vittime dell’amianto

Torino – La Corte Costituzionale ha fissato per il 31 maggio l’udienza per decidere se Stephan Schmidheiny può essere giudicato nel cosiddetto procedimento Eternit Bis, in cui la procura chiede che venga rinviato a giudizio, in Corte d’Assise, per l’omicidio volontario di oltre 250 persone, vittime del mesotelioma.

Il giudice Federica Bompieri, davanti a cui si celebra, a Torino, l’udienza preliminare (per decidere appunto se mandare a processo l’ultimo patron di Eternit italiana, fallita nel 1986), ha deciso di interpellare la Corte Costituzionale sul cosiddetto principio «ne bis in idem» sollevato dai difensori, Astolfo Di Amato e Guido Carlo Alleva. Ossia: non si può processare due volte una persona per gli stessi fatti.  

I fatti cui si fa riferimento riguardano il cosiddetto maxiprocesso Eternit, in cui Schmidheiny era stato condannato in primo grado e in Appello, mentre la Cassazione, a novembre 2014, aveva decretato la prescrizione. Il pm Gianfranco Colace, in udienza preliminare, ha replicato sostenendo che il tipo di reato contestato nel fascicolo Eternit Bis è diverso – prima era il disastro ambientale doloso, adesso l’omicidio volontario – e anche molte delle vittime ora indicate come parti lese non avevano a che fare con il precedente procedimento.

Amianto: giustizia affossata in Italia! Ma la verità del Processo Eternit ha fatto breccia in Brasile (IlMonferrato.it)

Eternit, si amplia l’inchiesta bis

Aggiunti altri 116 casi di morti d’amianto. Novantanove riguardano le vittime degli stablilimenti italiani, altri diciassette gli ex lavoratori in Svizzera

Torino – Altri 116 casi di morti d’amianto sono stati inseriti dalla procura di Torino nel processo Eternit Bis, attualmente sospeso e al vaglio della Corte Costituzionale. Si tratta prevalentemente di ex lavoratori dei quattro stabilimenti italiani dell’Eternit (Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli) e di 17 italiani (in prevalenza veneti e pugliesi, ma anche piemontesi) che prestarono servizio in due filiali in Svizzera e che morirono per malattie amianto correlate sul suolo italiano. Questi casi si aggiungono ai 258 già contestati al magnate svizzero Stephan Schmidheiny, accusato di omicidio volontario, alla cui posizione (anche se un numero di casi assai minore) sarà unita quella del fratello Thomas.

I NUOVI DECESSI. Dei nuovi casi, 17 sono di ex emigrati italiani in Svizzera (in prevalenza veneti e pugliesi) che dopo avere lavorato negli stabilimenti Eternit di Payerne e Niederurnen si ammalarono e morirono. Quasi tutti di mesotelioma, gli altri di tumori polmonari o di asbestosi. Patologie che secondo i consulenti dei pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace furono provocate dal contatto con l’amianto e dalle insufficienti misure di sicurezza. La giustizia rossocrociata non procede perché – in base a quanto risulta agli inquirenti – le eventuali violazioni si considerano commesse nel momento in cui i lavoratori prestarono servizio: si deve tornare indietro, dunque, fino agli Anni 70, ed è passato troppo tempo.
In Italia è diverso: il reato si consuma con la morte della persona offesa. E se la morte si verifica nel territorio nazionale, si può andare in tribunale se l’azione che l’ha provocata è avvenuta all’estero. Qui le responsabilità dei fratelli Schmidheiny sarebbero di natura colposa (e non volontaria).

NUOVI 98 CASI A CASALE. Al processo bis, dove per adesso Stephan Schmidheiny risponde dell’omicidio volontario di 258 persone, la procura intende aggiungere altri 98 casi legati a Casale Monferrato. Guariniello e Colace stanno poi aspettando il rapporto conclusivo, ormai in dirittura d’arrivo, su quanto avvenuto nella sede Eternit di Siracusa. Quanto al Brasile, dove andarono a lavorare alcuni italiani, gli accertamenti sono in corso, anche se sembrano piuttosto complicati.

Processo Eternit interrotto, deciderà la Corte Costituzionale

Il Gup Federica Bompieri ha sollevato una questione di incostituzionalità, il processo sarà interrotto in attesa di una pronuncia della Consulta. Se si andrà avanti, la procura contesterà altri 94 casi di morte da amianto

Torino – Eternit Bis: la sentenza attesa non c’è, né in un verso né in un altro. Il gup Federica Bompieri non se l’è sentita di decidere se mandare a giudizio o prosciogliere Stephan Schmidheiny in merito all’omicidio volontario di 258 persone uccise dall’amianto e ha ritenuto necessario interpellare la Corte Costituzionale sulla questione del “ne bis in idem”. 

Si tratta di una eccezione di costituzionalità che gli avvocati hanno invocato sostenendo che non si possa essere processati due volte per gli stessi reati. Il procuratore Raffaele Guariniello e il sostituto Gianfranco Colace avevano replicato invece che i fatti fossero diversi, così come l’accusa: omicidio per 258 morti da amianto.

La lettura del dispositivo è stata accolta con delusione dai parenti delle vittime: “Se la Corte Costituzionale desse ragione alle difese sarebbe un colpo di stato – ha commentato Bruno Pesce, uno di loro – sarebbe come se ogni cittadino avesse una franchigia sugli omicidi: giudicato non colpevole per uno potrebbe commetterne quanti ne vuole”. A questo proposito la procura di Torino ha già istruito 94 nuovi casi di decessi correlati all’esposizione da amianto per l’eternit e se la Consulta le darà ragione chiederà che siano aggiunti ai 258 di questo procedimento.

«Siamo soddisfatti dalla decisione del giudiceIl tema del “ne bis in idem” lo avevamo sollevato noi». Così il professor Astolfo Di Amato, uno dei difensori dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny nel processo Eternit. «La decisione del giudice – aggiunge – conferma che questo è il nodo del processo».

Eternit-bis, udienza finale rinviata al 24 luglio

Torino – È stata rinviata al 24 luglio l’ultima udienza del processo Eternit-bis prevista per martedì 14, durante la quale il gip si pronuncerà sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dai magistrati Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace a carico di Stephan Schmidheiny. Il rinvio è dovuto all’indisponibilità del magistrato.

“Ci auguriamo che il maggior tempo a disposizione contribuisca a una scelta saggia“, ha dichiarato a LaPresse Bruno Pesce, coordinatore della Vertenza amianto e vicepresidente dell’Afeva (Associazione familiari vittime amianto).

Eternit bis, il 14 luglio la decisione sul rinvio a giudizio di Schmidheiny

Ultime repliche dei difensori all’udienza preliminare. Guariniello contesta al magnate svizzero l’omicidio volontario di 258 persone a causa dell’amianto

Torino – La decisione sul rinvio a giudizio di Stephan Schmidheiny arriverà il 14 luglio. Nel processo Eternit Bis l’imprenditore svizzero risponde di omicidio doloso di 258 persone dovuto, sostiene l’accusa, all’amianto lavorato negli stabilimenti Eternit.

Questa mattina si è praticamente chiusa l’udienza preliminare (in realtà uno dei difensori si è riservato di terminare gli argomenti di replica nella prossima data a metà luglio, ma è più che altro una formalità): i legali dello svizzero, Guido Carlo Alleva e Astolfo Di Amato, hanno richiamato il principio del «ne bis in idem», sostenendo che non si può processare una seconda volta la stessa persona per lo stesso reato. E, a parere loro, l’attuale procedimento, cosiddetto Eternit Bis, riguarda le stesse condotte già contestate allo svizzero nel processo Eternit Uno (che la Cassazione, a novembre 2014, aveva dichiarato prescritto).

Di avviso diverso la Procura, che ribadisce la distinzione tra il precedente caso per disastro ambientale doloso e l’attuale per omicidio volontario. 

Eternit-bis, la parola passa ai pm

Per le morti dell’Eternit «fu Schmidheiny il vero responsabile: deve rispondere!»

Torino – Con l’intervento del pm Gianfranco Colace, che sostiene l’accusa con il procuratore Raffaele Guariniello, è ripresa a Torino l’udienza preliminare del procedimento che vede lo svizzero Stephan Schmidheiny rispondere di omicidio doloso di 258 persone dovuto – per l’accusa – all’amianto lavorato negli stabilimenti Eternit. I pm hanno risposto alle questioni sollevate dalla difesa, fra cui spicca la proposta di chiudere subito il processo per violazione del principio del ‘ne bis in idem’.

Secondo i pm Schmidheiny era il vero dominus dell’Eternit a partire dal 1976, anno in cui ereditò l’impero Eternit dal padre Max. Era lui a decidere le strategie, a prendere le decisioni che i dirigenti dovevano poi applicare concretamente nel quotidiano all’interno delle fabbriche.

Eternit bis, ecco perché l’accusa di omicidio a Stephan Schmidheiny è legittima (intervista a Raffaele Guariniello da Wired.it)