Strage Viareggio, la difesa contesta le tesi accusatorie

Scontro fra Procura e consulenti per picchetto e zampa di lepre. Nei giorni scorsi polemica tra il Presidente del Senato Grasso e l’Unione Camere Penali sui tempi del processo

Lucca – Continua il botta e risposta tra Procura e consulenti della difesa sui temi chiave del processo per la strage di Viareggio, il picchetto e la piegata a zampa di lepre.

La Procura sostiene che la perforazione sul mantello della carro-cisterna – da dove è poi fuoriuscito il gpl – è stata provocata dal picchetto per la segnatura delle curve; le difese degli imputati – in particolar modo delle società chiamate a rispondere in giudizio – schierano consulenti tecnici di spicco (quasi tutti docenti universitari e cattedratici di fama) per sostenere invece che la responsabilità è da addebitare alla «zampa di lepre», un elemento strutturale che fa parte dello scambio. Anche nell’udienza odierna ci sono state otto ore di botta e risposta per poi rimanere fermi ognuno sulla propria barricata. Ma non sono mancate scintille verbali, momenti di tensione e anche la conferma che con il passare del tempo, la marcia di avvicinamento alla sentenza di primo grado diventa sempre più carica di tensioni.

A questo proposito, nei giorni scorsi il Presidente del Senato Pietro Grasso ha annunciato l’intenzione di scrivere al Presidente del Tribunale di Lucca per sollecitare un più celere svolgimento del procedimento. Una dichiarazione che non è piaciuta all’Unione Camere Penali che ha risposto con una nota polemica.

La nostra opinione è che l’obiettivo comune a tutti dovrebbe essere quello di arrivare a una conclusione del processo in tempi rapidi, senza alimentare sterili polemiche fini a se stesse.

Trattativa Stato-mafia, il presidente Napolitano chiamato a testimoniare nel processo

FirenzeLa Procura di Palermo ha avanzato la richiesta di ascoltare come testimone il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa fra lo Stato e la mafia. Il nome del presidente Napolitano si aggiunge ad altri 175 testimoni che il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i sostituti Antonino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia hanno depositato alla cancelleria della corte d’assise. Il processo, che dovrà stabilire l’esistenza o meno degli accordi raggiunti fra uomini delle istituzioni e la mafia, avrà inizio il 27 maggio a Palermo. In tale contesto, la Procura vuole che salga sul banco dei testimoni anche il Capo dello Stato, di recente confermato al Quirinale. L’oggetto della testimonianza di Napolitano è legato ad uno scambio di lettere con il suo ex consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, deceduto nel luglio scorso. Quei documenti furono svelati per la prima volta nell’ottobre del 2012, quando vennero pubblicati nel volume “Sulla giustiza”, distribuito durante l’inaugurazione della scuola superiore della magistratura a Scandicci, alle porte di Firenze. Nella lista dei testimoni, oltre diversi pentiti figurano anche i nomi di ex ministri, come Claudio Martelli, Giovanni Conso, Giuliano Amato e Vincenzo Scotti.  La Procura di Palermo cita anche l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Grasso: “Come dialogare con chi chiama i magistrati golpisti?”.

Firenze Nel giorno della commemorazione della strage di Capaci, il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso va oltre il tono istituzionale e, nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone, si rivolge al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ospite come lui del dibattito moderato da Giovanni Minoli: «Come è possibile dialogare con chi ti prende a schiaffi, con chi chiama i magistrati matti, cancro, golpisti?». Proprio Minoli aveva appena chiesto a Grasso una battuta per smorzare la tensione tra magistrati e potere esecutivo. In un acceso botta e risposta fuori programma, il procuratore ha contestato la definizione della “riforma della giustizia” data al pacchetto legislativo approvato dal governo: «Qui si parla di riforma del rapporto tra magistratura e politica e non di riforma della giustizia». «I magistrati  – ha aggiunto il procuratore – chiedono solo un processo rapido e vogliono che le vittime vedano riconosciute le loro ragioni in un contesto come il nostro è difficile smorzare le tensioni».

Il guardasigilli ha risposto al procuratore citando un’intervista rilasciata da Giovanni Falcone in cui il magistrato ribadiva l’importanza della separazione delle carriere tra i magistrati. Citazione a cui Grasso ha obiettato: «La magistratura non può essere autonoma se le si toglie la direzione delle indagini». Per abbassare la tensione il giornalista Giovanni Minoli ha chiesto ai due partecipanti di citare una qualità l’uno dell’altro. Secondo Alfano «il procuratore è un uomo delle istituzioni che non fa sconto al governo». Grasso, ha invece dato atto al ministro di avere seguito l’input degli investigatori sull’importanza dei patrimoni mafiosì. Prima del diverbio, il ministro Alfano si era scagliato contro «i parlamentari collusi con la criminalità» che «se ne devono andare, non ho dubbi su questo, anzi, se i partiti hanno la forza di cacciarli è meglio». «La politica deve aggredire le collusioni, ma non sempre ne ha la forza», ha spiegato ancora Alfano denunciando la «storica responsabilità in questo senso delle classi dirigenti meridionali». «Passi avanti – ha aggiunto – sono stati realizzati: le liste sono sempre più depurate, la malattenzione della politica deve rimanere alta». Parole quelle del ministro che hanno richiamato la denuncia del procuratore nazionale che ha ribadito la necessità di «colpire le relazioni esterne della mafia».

«I pentiti sono importanti ma vanno maneggiati con cura. Bisogna stare attenti. Le loro dichiarazioni spesso sono fondamentali perché ci permettono di vedere la mafia da dentro, ma ci vuole sempre attenzione», ha puntualizzato Alfano. D’accordo anche Grasso.  «Ci sono dei casi molti importanti negli ultimi tempi – ha spiegato – in cui il pentimento è prima di tutto morale. Però è vero che serve sempre cautela».

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Falcone, riaperta l’inchiesta sulla strage (La Repubblica)

Riaperta l’inchiesta sulla strage di Capaci

Il programma della commemorazione

Mafia e politica: il ricordo di Giovanni Falcone… (Articolo 21, Roberto Morrione)

Saviano, la forza della parola

Firenze Le luci dello studio tv di “Vieni via con me” si sono spente, è giunto il momento di fare un bilancio su Roberto Saviano, per la prima volta coautore di un programma televisivo. Un trionfo di ascolto, non solo per i dieci milioni di telespettatori sintonizzati su Rai3, ma per i tre milioni che si sono aggiunti alla media del periodo: “La trasmissione ha spostato i consumi di televisione, ha scritto Mele sul Sole 24 Ore. Molte le critiche: dai quotidiani di B. anche il tentativo di delegittimazione nei confronti di Saviano con una raccolta di firme (a difesa delle mafie?), dal professor Aldo Grasso che, con la solita stroncatura, è il porta fortuna dei programmi di Rai3, infine dalla politica. Come diceva quel tale: “Non si può piacere a tutti.

Ancora una volta Saviano, con l’uso della parola (l’arma potentissima con la quale riesce a combattere la criminalità organizzata), ha vinto. L’autore di Gomorra ha dimostrato di non essere solo un grande scrittore ma anche uno straordinario comunicatore. Prima la denuncia contro la camorra (chi aveva sentito parlare dei casalesi al di là dei confini campani?), ora landrangheta: l’organizzazione criminosa che da anni si è inserita nel tessuto sociale della Lombardia e non solo, attraverso l’imprenditoria, creando un’area grigia tra burocrazia e politica che le serve tuttora per realizzare gli affari. Saviano non è il primo, mi auguro neanche l’ultimo, ad aver messo in relazione mafie e Nord Italia. La forza della sua parola ha illuminato, come non mai, la corruzione, l’intreccio tra criminalità e politica, al punto che sono riapparse nelle prime pagine dei giornali e nelle trasmissioni di approfondimento le indagini della magistratura che avevano portato all’arresto centinaia di persone. Saviano ha messo a nudo, davanti a dieci milioni di telespettatori, il meccanismo che ha portato la ‘ndrangheta alla conquista del territorio nordista.

Ci sono due momenti, uno all’esterno della trasmissione e l’altro all’interno che mi hanno, per ragioni diverse, stupito: l’urlo di Beppe Grillo in teatro: “Il nano gode come un riccio, riferendosi alla compartecipazione azionaria di B. nella società Endemol che ha contribuito alla realizzazione di “Vieni via con me”, e la decisa solidarietà a Saviano del capo dell’Antimafia Piero Grasso che, con fermezza, guardando diritto verso la telecamera, ha detto: “Ho bisogno di conoscere tutti i segreti della mafia, i suoi progetti criminali, le sue strutture, i suoi traffici, le sue relazioni esterne, attraverso pentiti e testimoni di giustizia che vanno incentivati con le intercettazioni, che nel rispetto della privacy, del segreto investigativo e senza imporre bavagli all’informazione, non vanno assolutamente limitate. Chi dei due ha perso un’occasione?

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Vertice della Fondazione Caponnetto a Firenze

L’incontro si terrà venerdì 26 a Firenze, presso la Presidenza della Regione Toscana. Presente il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso

Firenze – Venerdì 26 febbraio a Firenze si tiene il 13esimo vertice antimafia organizzato dalla Fondazione “Antonino Caponnetto”. L’iniziativa, dal titolo “Uniti nella diversità contro le mafie”, avrà luogo alle 16 presso la sede della Regione Toscana, in piazza Duomo a Firenze. Tra gli ospiti il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.

La Fondazione Antonino Caponnetto è stata costituita nel 2003 a Firenze in memoria del capo del pool antimafia. E’ presieduta dalla moglie del magistrato, la signora Elisabetta Baldi Caponnetto, e dal suo collaboratore Salvatore Calleri.

Borsellino: mio fratello ucciso per la trattativa.

La reazione di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il magistrato rimasto ucciso nella strage di via D’Amelio, alle rivelazioni del Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.

Firenze<<Mi sconvolgono le parole di Pietro Grasso, da un lato sembra quasi giustificare in alcune sue parole la trattativa con la mafia>>. Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso il 19 luglio 1992 in via D’Amelio, a ”24 Mattino” su Radio 24 per parlare di trattativa tra Stato e mafia. <<Io – ha aggiunto Borsellino – ritengo che se è vero che la trattativa può aver salvato la vita a qualche politico, allora è vero che la trattativa è stata barattata con la vita di Paolo Borsellino. Mi sconvolge questo tipo di affermazione>>.
<<E mi sconvolge anche l’idea di una trattativa – ha detto Borsellino – Io da anni ripeto, prima inascoltato mentre ora mi stanno arrivando conferme anche da parti istituzionali, che mio fratello è stato ucciso proprio per la trattativa. Mio fratello costituiva un ostacolo a questa trattativa, ritengo addirittura che la veemenza con la quale si è opposto ad essa ha causato la necessità di eliminarlo, e anche in fretta. Conoscendo bene mio fratello – ha aggiunto – so che avrebbe portato all’attenzione dell’opinione pubblica questa scellerata trattativa>>.
<<E’ pazzesco – ha aggiunto ancora Borsellino – che se ne parli oggi, 17 anni dopo. Perchè Grasso non ha fatto questa affermazione sulla trattativa nel momento in cui Mancino negava che la trattativa ci fosse stata? Perchè Martelli ha parlato solo ora? Perchè tante persone nelle istituzioni parlano oggi di cose che, se avessero denunciato quindici, sedici anni fa, avrebbero potuto cambiare le cose>>. Borsellino è tornato anche sul presunto incontro tra suo fratello e l’allora ministro dell’Interno Mancino, il primo luglio 1992 al Viminale, incontro che Mancino ha sempre negato: <<Ma secondo lei – ha detto – devo credere a quello che dice Mancino o a mio fratello che in una sua agenda, quella grigia, in cui appuntava ora per ora i suoi appuntamenti ha scritto proprio Mancino? Io devo credere a mio fratello che non si può essere preconfigurato un falso appuntandosi in un’agenda un incontro che non c’e’ stato a futura memoria>>.
<<Oggi – ha sottolineato – grazie alle rivelazioni di Ciancimino, al papello, posso arrivare a pensare che non sia stato Mancino a prospettare a Paolo la trattativa perchè forse Paolo ne era già al corrente. Ma le cose non cambiano perchè il primo luglio, quando Paolo per me ha incontrato certamente Mancino, ne avrà sicuramente parlato di questa trattativa. Mancino ostinatamente nega, io – ha concluso – credo a mio fratello piuttosto che a Mancino>>.

Fonte: AdnKronos, www.19luglio1992.org

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Piazza della Loggia e via dei Georgofili: per non dimenticare

Gli anniversari delle due stragi. I messaggi del presidente della Repubblica Napolitano e del procuratore nazionale antimafia Grasso

Prato – In questi giorni si ricordano gli anniversari di due stragi profondamente diverse, ma che hanno entrambe segnato la storia del nostro Paese. Stiamo parlando delle stragi di via dei Georgofili a Firenze, avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993, e di piazza della Loggia a Brescia, del 28 maggio 1974.

Da una parte il terrorismo mafioso, dall’altra quello fascista. Ma se la storia ha emesso il suo giudizio, le responsabilità penali non sono ancora state completamente accertate. In entrambi i casi sono ancora in corso dei processi. 

Tanti anni sono passati, ma la memoria deve restare viva. Il presidente Giorgio Napolitano, in un telegramma inviato al sindaco di Brescia, ricorda quel terribile periodo «nel quale la violenza eversiva mise a dura prova le istituzioni democratiche» e in cui si incita ancora una volta alla memoria «per sventare che tornino i fantasmi del passato». A Firenze è intervenuto il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso: “Come in tutte le cose di mafia – ha detto – ci sono moventi complessi che richiedono anche il tempo per poter comprendere sempre di più. Continuiamo su questa strada ritenendo che non c’è mai nulla di completamente definito. Io dico: le indagini sono come gli esami, non finiscono mai”.

Vi presentiamo le cronache delle giornate di commemorazione a Brescia e Firenze, il contributo di Articolo 21 e il comunicato della Regione Toscana.