Ilva, lavoratori sui tetti dopo il licenziamento dell’operaio che aveva denunciato irregolarità. Venerdì altri cinque arresti.

E’ un atto “vile e infame”. Così l’Unione sindacale di base ha definito la cacciata di Marco Zanframundo, uno dei dipendenti attivisti del sindacato che da mesi attaccava l’azienda per le carenze sulla sicurezza

Taranto – Rimane incandescente la situazione all’Ilva di Taranto. E’ iniziato alle 7 di questa mattina lo sciopero con presidio a oltranza davanti alla portineria A dello stabilimento proclamato dall’Usb (Unione sindacale di base). Un gruppo di lavoratori è salito sui tetti della direzione dello stabilimento di Taranto per manifestare contro il licenziamento di Marco Zanframundo (dirigente del sindacato di base) e dei lavoratori della ditta d’appalto ‘Emmerrè’. Zanframundo avevano presentato un esposto alla magistratura per denunciare le anomalie della fabbrica. Forse troppo per l’azienda, che lo ha ripagato con la stessa moneta contestando una serie di violazioni alle norme di sicurezza che avrebbero messo in pericolo lui e i suoi colleghi. Una contestazione disciplinare dietro l’altra che si sono concluse con il suo licenziamento.

Venerdì scorso ci sono stati nuovi arresti: cinque dirigenti dello stabilimento con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica incolumità in relazione al testo unico ambientale. Nel provvedimento firmato dal gip Patrizia Todisco si parla di una struttura ombra che rispondeva direttamente alla famiglia Riva e governava il siderurgico inquinando Taranto. Inquietante appare la lettura della parte finale del provvedimento in cui i magistrati chiariscono che “l’obiettivo che da sempre ha accomunato i fiduciari è quello caro alla proprietà ovvero quello legato alla produzione, fulcro su cui si muove il solo ed unico interesse dei Riva”. Un obiettivo da perseguire a qualunque costo. Magari sacrificando la salute di operai e cittadini di Taranto.

Ilva, le notizie dell’estate. Il governo autorizza una discarica interna, scoperti altri fondi neri della famiglia Riva, piano industriale rimandato a novembre

Il riepilogo dei principali fatti del mese di agosto sull’impianto siderurgico di Taranto. Peacelink ha denunciato che ai Tamburi c’è un caso di tumore ogni 18 abitanti.

Taranto – Un riepilogo delle principali notizie del mese di agosto sulla questione dell’Ilva. Il mese si era aperto con l’approvazione definitiva del decreto salva-Ilva da parte del Parlamento. Attorno a Ferragosto sono arrivate le critiche di Arpa Puglia al commissario Enrico Bondi per il suo approccio negazionista ai problemi di salute causati dall’impianto, il ritorno dell’ipotesi di integrazione tra Ilva e Lucchini di Piombino e l’avvio dei primi interventi di bonifica dell’area. Verso la fine del mese si è riaperto un nuovo fronte di polemica a seguito della decisione del governo di autorizzare con un decreto la discarica di ‘Mater Gratiae’, ribattezzata la “discarica della vergogna”, che ricade nel Comune di Statte (Taranto) e che l’Ilva da tempo vuole utilizzare. Anche il fronte giudiziario ha continuato a muoversi, con la scoperta in Inghilterra di altri 700 milioni di euro riconducibili alla famiglia Riva, che portano a oltre 2 miliardi di euro la cifra totale individuata dalla Finanza.

Settembre è iniziato con la denuncia di Peacelink, che ha diffuso i dati sui malati di tumore a Taranto: sono 8.916, di cui oltre 4mila nel quartiere Tamburi, dove l’incidenza è quella di un malato ogni 18 abitanti. Nel frattempo il commissario Bondi ha incontrato per la prima volta i sindacati, un incontro interlocutorio che ha rimandato per l’ennesima volta il piano industriale a novembre.

Ilva, un anno dopo. Tutto cambi perché nulla cambi.

Il 26 luglio 2012 il gip Patrizia Todisco dispone il sequestro di sei reparti dell’area a caldo dell’impianto siderurgico. Dopo 365 giorni, due governi, un’Aia ad hoc e due decreti ad aziendam la situazione è identica. E il siderurgico continua ad inquinare.

Taranto – E’ passato un anno dal 26 luglio 2012, quando il gip Patrizia Todisco dispose il sequestro di sei reparti dell’area a caldo dell’impianto siderurgico. Lo stesso giorno furono disposti gli arresti domiciliari per sette persone, tra cui i vertici della famiglia Riva. E’ passato un anno, ma la situazione sembra identica. L’impianto siderurgico continua ad inquinare nonostante i provvedimenti dei due governi che si sono succeduti, un’Aia ad hoc e due decreti ad aziendam. Un interessante articolo del Fatto Quotidiano ripercorre i momenti salienti dlel’annata.

La notizia del giorno invece è il ritorno in libertà per il patron Emilio Riva, suo figlio Nicola e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso. Ai tre è stata notificata un’ordinanza del gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco. Il provvedimento è stato adottato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Ai tre indagati è stato comunque imposto l’obbligo di dimora e, per Emilio Riva e Capogrosso, il divieto di espatrio.

La Camera ha approvato il decreto salva-Ilva bis.

L’approvazione avvenuta tra le polemiche, per la conversione definitiva occorre il voto del Senato entro il 3 agosto.

Roma – Via libera al decreto legge sul commissariamento dell’Ilva. Oggi pomeriggio la Camera ha approvato il provvedimento con 299 voti favorevoli, quelli della maggioranza. Il provvedimento passa adesso al Senato per la definitiva conversione in legge. Il decreto, varato dal Governo lo scorso 4 giugno a fronte delle inadempienze dell’Ilva nell’attuazione dell’Autorizzazione integrata ambientale, delle dimissioni del cda dell’azienda e del sequestro preventivo del gip di Taranto per 8 miliardi sui beni della capogruppo Riva Fire, è stato ampiamente modificato dalle commissioni Attivitá produttive e Ambiente della Camera e nella nuova versione è stato poi approvato dall’assemblea di Montecitorio. Un’approvazione avvenuta tra le polemiche.

Nel frattempo per la famiglia Riva continuano i guai giudiziari. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il patron Emilio Riva e per tre manager, responsabili dei conti, con l’accusa di false rappresentazioni delle scritture contabili al fine di evadere le imposte sui redditi. La presunta frode fiscale operata dall’Ilva sarebbe di 52 milioni di euro.

Sempre nei giorni scorsi il tribunale del riesame di Taranto ha motivato la decisione con cui ha respinto il ricorso contro il sequestro dei beni disposto dal gip Todisco. All’Ilva, dicono i giudici, c’era un “governo aziendale occulto (non ufficiale) operante all’interno dello stabilimento di Taranto, una struttura ombra costituita da soggetti denominati ‘fiduciari’, che di fatto governavano il siderurgico”. Un’altra brutta notizia per la famiglia Riva. 

Il tribunale di Taranto ha anche rigettato l’istanza di revoca degli arresti domiciliari presentata da Michele Conserva, l’ex assessore provinciale all’Ambiente coinvolto nell’inchiesta «Ambiente svenduto».

Ilva, il Gip conferma i domiciliari per i Riva e Capogrosso. Edo Ronchi nominato subcommissario.

Taranto – Il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha rigettato le istanze di rimessione in libertà avanzate una settimana fa dai legali di Emilio Riva, del figlio Nicola e dell’ex dirigente dello stabilimento Ilva di Taranto Luigi Capogrosso.

Nei giorni scorsi Edo Ronchi è stato nominato subcommissario per l’Ilva. Il suo compito sarà quello di affiancare il commissario Enrico Bondi in un ruolo di tutela ambientale, e seguirà in particolare i lavori della commissione di esperti che verrà nominata prossimamente, incaricata di contribuire a formulare il piano ambientale per l’azienda.

Ilva, il Tribunale del riesame conferma il maxisequestro

Respinti i ricorsi della Riva Fire. Il destino del risanamento è legato a nuove linee di credito delle banche.

Taranto – Per risanare l’Ilva di Taranto servono oltre 8 miliardi, ma nelle casse della holding dei Riva il “tesoretto” sequestrato dalla Guardia di finanza di Taranto è di soli 250mila euro. Pochi spiccioli di fronte al fiume di denaro necessario per risanare lo stabilimento siderurgico ionico che diffonde “malattia e morte”. Un sequestro che la procura ionica ha chiesto e ottenuto dal gip Patrizia Todisco e confermato dal Tribunale del riesame che ha rigettato i ricorsi della Riva Fire, società che controlla Ilva spa.

Per l’esattezza nelle casse di Riva Fire i finanzieri hanno bloccato circa 212mila euro e altri 44mila euro nella società Riva Forni elettrici. Un percentuale inferiore all’1% del necessario.

All’orizzonte, quindi, sembrano profilarsi almeno due ipotesi. La prima è che l’Ilva possa indebitarsi con gli istituti bancari (Banca Intesa ha già spostato le linee di credito di Riva Fire in capo alla controllata Ilva), la seconda è quella di una rimodulazione dei tempi dell’Autorizzazione prevista nel decreto, ma che di fatto aprirebbe un nuovo scontro con la magistratura.

Ilva, Bondi nominato commissario per 36 mesi.

Il ministro dello Sviluppo economico avverte che dalle decisioni che riguardano l’acciaieria pugliese dipende il futuro della siderurgia italiana e più in generale la credibilità del nostro Paese.

Taranto – Via libera del Governo alla nomina di Enrico Bondi come commissario straordinario dell’Ilva. Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto salva-Ilva, dopo quello approvato a dicembre scorso, per tentare di assicurare il salvataggio dell’acciaieria di Taranto.

Il decreto approvato prevede anche, rispetto all’ipotesi originaria, una modifica sui tempi del commissariamento che durerà 12 mesi, rinnovabile per due volte fino a un massimo di 36 mesi (nel testo entrato in Cdm si parlava solo di 36 mesi). Il provvedimento prevede anche lo svincolo delle somme finite nel maxisequestro da 8,1 miliardi di euro deciso dalla procura tarantina.

Ilva, sequestrati beni per 8 miliardi alla famiglia Riva. L’accusa: danno ambientale

L’accusa: associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, indagato anche il presidente Ferrante. L’azienda convoca il cda per “decidere le iniziative conseguenti”. La Procura: la produzione non si tocca

Taranto – Sequestro da oltre otto miliardi di euro all’Ilva. I militari della guardia di Finanza di Taranto hanno avviato questa mattina il provvedimento di sequestro per equivalente disposto dal gip Patrizia Todisco su richiesta del pool guidato dal procuratore capo Franco Sebastio, titolare dell’inchiesta per disastro ambientale. Si tratta del più grande sequestro della Repubblica, che segue quello di mercoledì scorso da 1,2 miliardi di euro.

Sedici gli indagati (14 persone fisiche e due giuridiche, Ilva e Riva Fire spa). Nell’elenco figurano Emilio Riva, i figli Nicola e Fabio, l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, l’ex dirigente Ilva Girolamo Archinà, il presidente del cda dell’Ilva, Bruno Ferrante, e dirigenti del Siderurgico. Ai primi cinque viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata «a commettere più delitti contro la pubblica incolumità, contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica, quali fatti di corruzione, falsi e abuso d’ufficio».

“La produzione dell’Ilva non si tocca” ha spiegato il procuratore di Taranto Sebastio. “La ratio del sequestro è quella di bloccare le somme sottratte agli investimenti per abbattere l’inquinamento ambientale”

Così i Riva hanno nascosto i soldi (Repubblica.it)

Ilva, maxi evasione e truffa allo Stato. Sequestrati 1,2 miliardi alla famiglia Riva

Taranto – Una somma pari a circa 1 miliardo e 200 milioni di euro sottratti nell’arco di un decennio alle casse dell’Ilva, portati in paradisi fiscali e fatti rientrare in Italia grazie allo scudo fiscale nel 2009. E’ questa l’ipotesi accusatoria che ha fatto scattare l’iscrizione di Emilio e Adriano Riva nel registro degli indagati aperto dalla Procura di Milano. I due fratelli, proprietari dell’Ilva di Taranto, sono accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni. Oltre ai sequestri, sono in corso una serie di perquisizioni nei confronti della famiglia Riva e di diversi professionisti che ne hanno curato la pianificazione fiscale.

L’altra notizia della giornata è la concessione degli arresti domiciliari al presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido da parte del gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco. Florido era stato arrestato il 15 maggio scorso per concussione nell’ambito dell’inchiesta sull’Ilva Ambiente svenduto.

Ilva, arrestato il Presidente della Provincia di Taranto

Le accuse nell’inchiesta “Ambiente svenduto” vanno dalla concussione per induzione a quella per costrizione. Oltre a Gianni Florido, in manette anche l’assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva. I due avrebbero favorito l’uso della discarica pubblica per i rifiuti speciali dell’azienda.

Taranto – Pressioni e minacce di licenziamento ai dirigenti che non si dimostravano propensi a favorire l’Ilva. È il nuovo terremoto giudiziario che questa mattina si è abbattuto su Taranto e ha travolto la politica locale. All’alba di oggi, infatti, la Guardia di finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del presidente della provincia Gianni Florido, dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva e dell’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, già detenuto dal 26 novembre scorso. Arresti domiciliari invece per l’ex direttore generale della provincia di Taranto e attualmente in servizio nella provincia di Lecce, Vincenzo Specchia. Le ipotesi di reato contestate dalla procura ionica nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente svenduto” vanno dalla concussione per induzione alla tentata concussione per costrinzione.