Thyssen, appello: la Corte esclude dal processo le parti civili già risarcite

TorinoLa Corte d’assise d’appello di Torino ha deciso di escludere dal processo per il rogo alla Thyssenkrupp tutte le parti civili già risarcite dopo la sentenza di primo grado. Fra queste non figura Medicina Democratica che non ha mai firmato nessun accordo scritto con l’azienda. L’avvocato Ezio Audisio, uno dei difensori degli imputati, ha fatto avere alla Corte una dichiarazione scritta con cui la multinazionale dell’acciaio si impegna a non richiedere i soldi degli indennizzi qualora la sentenza sia diversa da quella di primo grado.   

 

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Processo di appello, Thyssen: è subito scontro su parti civili

TorinoSi è aperto questa mattina nella maxi aula 6 del Tribunale di Torino, il processo di appello per il rogo alla ThyssenKrupp che nel dicembre di cinque anni fa uccise sette lavoratori. Ed è stato subito scontro. L’avvocato Ezio Audisio, difensore di uno dei sei imputati, ha posto il problema della presenza in aula di alcune parti civili. Il legale ha chiesto il ritiro di quest’ultime dopo l’accordo con cui la Thyssen ha risarcito le parti offese che si sono impegnate così a rinunciare ad ogni altra azione nei confronti dell’azienda. Di parere diverso i legali delle parti offese che hanno posto invece un’altra questione. In caso di assoluzione degli imputati, le parti offese dovrebbero restituire le somme già ricevute come risarcimento. L’avvocato Audisio si è quindi impegnato a presentare per venerdì – giorno della prossima udienza – un documento scritto con cui l’azienda rinuncia alle somme già versate. La decisione spetterà ai giudici, ma in caso di presentazione di una rinuncia scritta è prevedibile che le parti civili saranno escluse, eccetto Medicina Democratica. Quest’ultima non aveva firmato nessun accordo con la controparteIn aula non erano presenti gli imputati.

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Piazza della Loggia, nessun colpevole. Le parti civili dovranno pagare le spese processuali.

FirenzeDopo 38 anni dalla strage di piazza della Loggia, dove persero la vita 8 persone e 108 rimasero ferite, non vi è un colpevole. La verità processuale non è riuscita a individuare né i mandanti, né gli esecutori materiali di quel barbaro gesto la cui matrice è riconducibile allo stragismo nero. La Corte di Appello di Brescia ha assolto l’ex ispettore di Ordine nuovo per il Triveneto Carlo Maria Maggi, l’ex ordinovista Delfo Zorzi, l’ex collaboratore dei servizi segreti Maurizio Tramonte e l’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino, ai tempi dell’eccidio comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Brescia e accusato di aver saputo della strage imminente e di averla assecondata. I giudici hanno dichiarato inoltre il ricorso inammissibile, presentato dalle parti civili nei confronti di Pino Rauti – già assolto – disponendo il pagamento delle spese processuali a carico delle stesse parti civili. Oltre al danno per i familiari delle vittime, per gli italiani e il Paese, anche la beffa.

Piazza della Loggia, in appello tutti assolti (fonte: Il Fatto Quotidiano) 

Piazza della Loggia, nessun colpevole (fonte: La Repubblica)

Brescia: tutti colpevoli, tutti innocenti (fonte: Articolo 21)

Ass. Georgofili: solidarietà ai familiari … (di Giovanna Maggiani Chelli, fonte: 19luglio1992) 

La bomba di Brescia (guarda il video)

Processo di primo grado

I nomi delle vittime

Associazione familiari delle vittime

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Eternit, la Regione Piemonte chiede 69 milioni di euro

Torino – Dopo la requisitoria dell’accusa, con l’udienza di oggi del processo Eternit sono iniziate le repliche delle quasi seimila parti civili. Le loro richieste si dovrebbero concludere martedì prossimo, dopo la pausa estiva la parola passerà alla difesa.

La Regione Piemonte ha chiesto 69 milioni di euro di danni. L’avvocato Cosimo Maggiore ha spiegato che 60 milioni di euro è la quantificazione dei costi per le bonifiche fatte dall’ente dal ’99, e per quelle previste nei prossimi 20 anni, nell’area di Casale Monferrato e in quella di Cavagnolo (Torino). Altri 9 milioni di euro poi, è la cifra calcolata dalla Regione per le spese per le cure sanitarie dei malati per amianto e patologie connesse.

Quello della Regione Piemonte è il più cospicuo risarcimento richiesto dalle parti civili del maxi-processo.

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Thyssen, parti civili: il sindacato Flmu ha chiesto un risarcimento di 150mila euro

TorinoDopo le richieste di pena, formulate dalla Procura, protagonista stamani al processo per il rogo alla Thyssenkrupp una delle diverse parti civili che ha avanzato la sua richiesta. Il sindacato Flmu-Cub (Federazione lavoratori metalmeccanici uniti-Confederazione unitaria di base) ha chiesto un risarcimento pari a 150mila euro da destinare in iniziative a favore della formazione dei lavoratori in tema di sicurezza. Alla ripresa del processo, oggi è intervenuto il legale del sindacato, Simone Vallese, che ha elencato tutte le violazioni alle norme in materia di sicurezza del lavoro che, secondo lui, sono state commesse dalla multinazionale dell’acciaio nello stabilimento di Corso Regina nel periodo precedente all’incendio (6 dicembre 2007) e che provocò la morte di sette operai.  

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Amianto: domani inizia la fase dibattimentale del maxi-processo a Gorizia.

FirenzeSi apre domani la fase dibattimentale del maxi-processo per le morti da amianto nei cantieri di Monfalcone, in provincia di Gorizia, che vede imputate quarantuno persone fra ex dirigenti e amministratori dell’ex Italcantieri (oggi Fincantieri) e responsabili delle ditte di appalto. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo, per la morte di 85 ex dipendenti dello stabilimento e delle aziende dell’indotto che sarebbero stati esposti alle fibre di amianto. Lo scorso 10 maggio, davanti al giudice monocratico di Gorizia, Matteo Trotta, sono state illustrate le prove prodotte dalle parti civili: i familiari della maggior parte delle vittime, l’Associazione esposti all’amianto di Monfalcone, il Comune di Monfalcone, la Provincia di Gorizia, la Regione Friuli Venezia Giulia, l’Inail e la Fiom Cgil (link).

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Thyssen, ripreso il processo. Domani sarà ascoltato come testimone Chiamparino.

Torino - E’ ripreso, dopo la pausa estiva, il processo per il rogo alla Thyssenkrupp dove il 6 dicembre 2007 persero la vita sette operai. In omaggio alla memoria, ricordiamo i loro nomi: Rocco Marzo, Angelo Laurino, Antonio Schiavone, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Roberto Scola e Giuseppe Demasi. Il processo, dopo una breve sospensione disposta dal Presidente per consentire alla difesa di prendere visione di alcuni documenti introdotti dai legali di parte civile, è ricominciato da dove si era interrotto ascoltando alcuni testi chiamati a deporre dalle parti civili. La prima parte del processo, (da gennaio a luglio) invece era stata dedicata alle audizioni di testimoni e consulenti presentati dalla pubblica accusa e formata dai pubblici ministeri Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso. Si sono costituiti parte civile nel processo anche il Comune di Torino, la Provincia e la Regione Piemonte. In ragione di questo domani sarà ascoltato come testimone il sindaco Sergio Chiamparino.

 Sei sono gli imputati, tutti responsabili e dirigenti del colosso dell’acciaieria. Il reato più grave è contestato all’amministratore delegato Harald Espenhahn che dovrà rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale. Gli altri cinque imputati (Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni e Cosimo Cafueri) invece sono accusati di omicidio colposo con colpa cosciente. Prima della pausa estiva, nel corso dell’udienza del 2 luglio scorso la difesa aveva annunciato la presenza in aula di Harald Espenhahn. Proprio in occasione di tale udienza, all’esterno del Palazzo di giustizia si svolse un presidio, promosso dall’associazione Legami d’Acciaio. Si trattò di un’azione dimostrativa, di denuncia a difesa di quei lavoratori che presentandosi parte civile al processo sarebbero stati discriminati, non ricollocati nel mondo del lavoro, a differenza di altri. Speriamo che quanto prima tale situazione si possa sbloccare. Il processo è stato aggiornato a domani, con la presenza in aula del sindaco Chiamparino. 

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Thyssen, dall’anarchia allo sbaraglio: cambiano le parole ma non la sostanza nel descrivere le condizioni di lavoro

TorinoCambia l’uso dei termini ma non la sostanza. Nel descrivere le condizioni di lavoro alla ThyssenKrupp, gli ex dipendenti che si sono presentati parte civile, disegnano uno scenario fatto di rischi e pericoli. Dopo la testimonianza nella precedente udienza di Salvatore Abisso - aveva dichiarato «nell’ultimo anno alla ThyssenKrupp era un’anarchia» -, stamani è stato ascoltato Nicola Schinghero che, nel riassumere le condizioni di lavoro nello stabilimento torinese nel periodo  precedente al  rogo del 6 dicembre 2007 che costò la vita di sette operai, ha affermato: «eravamo allo sbaraglio». Nella sua deposizione, Schingero ha posto l’accento sul continuo cambiamento nella composizione della squadra e lo stesso numero di addetti non era quello stabilito. Nella sua versione, Schinghero ha ricordato che nel raggiungere il numero di addetti previsti, al gruppo veniva assegnato il primo lavoratore libero. Poi, è stata la volta di  Diego Casale, manutentore meccanico della squadra di pronto intervento, che ha parlato di un calo nella manutenzione degli impianti (link).

Con quella di oggi, il numero delle udienze è salito a 30 ed è stata ultima prima della pausa estiva. Il processo è stato aggiornato al 17 settembre. 

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