Strage Viareggio, il consulente di Jungenthal contesta i risultati scientifici

“La cricca, di 2 millimetri, non era rilevabile agli ultrasuoni” Queste le parole di Aldo Frediani, ingegnere consulente della difesa

Lucca – Strage ferroviaria, ennesima udienza. E quest’oggi è stato Aldo Frediani, ingegnere consulente della difesa, a parlare in aula della cricca che, a suo dire, era così piccola che sarebbe stato impossibile rilevarla dal controlli degli ultrasuoni. L’officina tedesca Jungenthal, quindi, secondo quanto asserito, non avrebbe colpe su quanto accaduto a Viareggio la terribile notte del 29 giugno del 2009.

Una consulenza fiume, durata l’intera giornata di ieri nel corso della quale il consulente della difesa è andato contro tutti i risultati scientifici sin qui acquisiti dal Tribunale. “La nascita di una cricca – queste le parole di Frediani – è un fatto rarissimo, la sua propagazione invece è rapida”. E quella cricca – “di due millimetri alla revisione fatta alla Jungenthal, e sotto ai 3 nessuno è in grado di vederla”, secondo Frediani, mentre per Toni era di 20 e per altri periti di 10 – si sarebbe allargata solo durante gli ultimi 5 viaggi, fino a spezzarsi nella stazione di Viareggio.

Prossima udienza mercoledì 20, la parola torna agli avvocati difensori delle Ferrovie dello Stato.

Strage di Viareggio, i controlli in aula

La Procura smonta le dichiarazioni del professor Cinieri sull’aggancio locomotore-carro. Il legale di Fs: basta indagini integrative

Lucca – Nell’udienza odierna al processo per la strage di Viareggio l’argomento principe sono stati i controlli, come avvenissero prima della notte di fuoco del 29 giugno 2009, quali autorizzazioni avesse l’officina Jungenthal che aveva effettuato la revisione dell’assile, rottosi nel novembre del 2008.

Sul banco dei testimoni Jurgen Tusher, direttore generale della Vpi, associazione di proprietari privati di carri merci in Germania, che ha spiegato come la manutenzione e la responsabilità della circolazione dei carri merci fosse delle ferrovie pubbliche tedesche fino al 2007, mentre successivamente fu passata ai proprietari degli stessi che si erano consociati nella Vpi. Ma essendo Jurgen Tusher direttore solo dal 2010, come evidenziato dai Pm Giannino e Amodeo, di cosa succedesse prima non poteva sapere.

I documenti presentati oggi in aula, non provenienti da rogatoria internazionale, sono stati contestati dall’accusa, e in merito il collegio giudicante, presieduto dal dottor Gerardo Boragine, si è riservato.

I pm: il consulente Rfi non dice il vero (IlTirrreno.it)

Ascoltare l’allarme del 2007 avrebbe fermato l’intero sistema (IlTirreno.it)

Strage Viareggio, nuove prove della difesa

L’avvocato difensore di Mauro Moretti ha portato in aula prove di abbattimento del picchetto. Ultima udienza prima della pausa estiva, il processo riprenderà il 16 settembre

Lucca – Buona parte dell’udienza odierna al processo per la strage di Viareggio è stata occupata dal controesame che l’avvocato Armando D’Apote, legale di Mauro Moretti, ha condotto nei confronti di Marco Boniardi, consulente di parte civile. D’Apote ha insistito sul tema dello squarcio della cisterna e di cosa l’ha provocato, mostrando in aula un filmato di prove sperimentali che Ferrovie ha effettuato nel tentativo di provare che non può essere stato un picchetto di regolazione delle curve, come da accusa formulata dalla Procura (consulente Paolo Toni) e come dai lavori del consulenti di parte civile. Prove sperimentali mostrate per la prima volta a tutte le parti, tanto da suscitare la reazione di Boniardi che ha voluto sottolineare proprio questo aspetto di “novità”, prima di rispondere alle domande dell’avvocato: «Quello che mi sento di dire è sicuramente che bisogna verificare che tutte le condizioni a contorno siano rispettate».

L’udienza odierna è stata l’ultima prima della pausa estiva. Il processo riprenderà mercoledì 16 settembre.

Strage Viareggio: “L’incidente? Colpa del picchetto”

La deposizione di Marco Boniardi, consulente del Comune, che ha parlato dello squarcio nella cisterna. «Questione di geometria»

Lucca – Penultima udienza prima della pausa estiva al processo per la strage di Viareggio. Ha parlato Marco Boniardi, ingegnere esperto di incidenti ferroviari e consulente di Comune di Viareggio e Regione Toscana. L’assile e la sua rottura sono stati il tema dell’udienza. Boniardi ha ricostruito la dinamica dell’incidente parlando di tragedia annunciata e prevedibile, che poteva essere evitata se fossero state usate “buone pratiche”, cosi come poteva essere evitata la rottura dell’assile che ha poi portato il treno merci a deragliare e a far esplodere un intero quartiere. Come? Sarebbe stato sufficiente un controllo con gli ultrasuoni per capire che la zona dell’assile rottosi era corrosa e quindi fragile. Controllo che, invece, non è mai stato fatto e, anzi, la parte rugginosa fu ricoperta da mani di vernice.

Il processo è stato aggiornato a mercoledì 15 luglio.

Viareggio, i tecnici della Procura: “Squarcio causato dal picchetto”

Altrimenti la cisterna doveva muoversi sottoterra, come una talpa. Hanno parlato anche i parenti delle vittime

Lucca – Udienza importante, quella odierna, al processo per la strage di Viareggio. Hanno deposto i tecnici a cui era stato affidato l’incarico della simulazione di compatibilità geometrica tra picchetto di rilevazione curve e squarcio. La risposta è stata netta: per venire tagliata dalla cosiddetta zampa di lepre, la cisterna avrebbe dovuto comportarsi come una talpa.

Ha parlato anche Andrea Maccioni, che nel disastro ferroviario ha perso la sorella Stefania ed i nipotini, Luca e Lorenzo Piagentini, di cinque e due anni. Parole toccanti, le sue: “Il quattro luglio 2009 ho dovuto riconoscere mia sorella Stefania Maccioni morta in seguito al disastro ferroviario del 29 giugno…Di umano non aveva più niente…La riconobbi ma quell’immagine non l’ho più dimenticata: se chiudo gli occhi oggi ho solo l’immagine di loro morti”.

Prima di lui era toccato a Silvano Falorni: “I resti di mio fratello trovati dalle formiche”.

Il processo è stato aggiornato a mercoledì 4 febbraio.

Strage Viareggio, in aula scontro pm-legale Moretti

Udienza incandescente. Per la Procura l’avvocato D’Apote esibisce foto “ritoccate ad arte”. La replica: “Vi querelo”

Lucca – Prima udienza del 2015 al processo per la strage di Viareggio, e il clima in aula si fa subito incandescente. L’udienza è stata monopolizzata dal controesame del consulente dell’accusa, l’ingegner Paolo Toni, da parte dell’avvocato Armando D’Apote, legale del più noto degli imputati, Mauro Moretti.

Un controesame focalizzato solo e soltanto su un unico aspetto: cosa ha causato lo squarcio della cisterna: picchetto o zampa di lepre? Il tutto per cercare di dimostrare da parte di D’Apote provare che l’ingegner Toni ha torto quando sostiene che a squarciare la cisterna della morte quella maledetta notte del 29 giugno 2009 fu il picchetto di segnalazione. Ma Toni non ha modificato di una virgola la sua posizione né ha mollato di un centimetro di fronte alle incalzanti domante del legale di Moretti che, a dispetto dei suoi propositi dichiarati a fine seduta (“Confido che Toni possa cambiare idea”) dal confronto con il luminare delle ferrovie esce senza ottenere risultati.

Eccetto forse di aver suscitato un po’ di ilarità fra il pubblico e i suoi colleghi avvocati (anche quelli della sua parte) quando ha abbozzato dei disegni per cercare di far capire a Toni quali fossero le sue idee e le sue ricostruzioni. Quando l’avvocato Tiziano Nicoletti ha fatto notare che cosa resterà nei verbali di questi schizzi, lo stesso presidente del Collegio giudicante Gerardo Boragine ha scelto la strada dell’ironia: “Speravamo non restasse alcuna traccia”, ha fatto notare quando l’avvocato D’Apote ha salvato i disegni sul computer preannuncdo di volerli depositare.

E’ stata una seduta estenuante e difficile da gestire da parte del giudice Boragine. I diverbi tra D’Apote e i pm Salvatore Giannino e Giuseppe Amodeo hanno raggiunto livelli elevatissimi. “La querelo – ha minacciato D’Apote rivolgendosi al Pm Giannino – se continua a dire che dico cose false”. Giannino infatti faceva notare che i documenti che l’avvocato mostrava al consulente in realtà erano, a suo modo di vedere, abilmente contraffatti. Fortemente contesatato è stato il modo di condurre il controesame da parte di D’Apote, tanto da far inalberare anche l’avvocato Graziano Maffei: “Tutti abbiamo capito lo stile di D’Apote: non è adeguato e le chiedo – dice Maffei rivolgendosi al giudice – di vigilare, perché non fa domande e c’è un limite a tutto”.

All’ingresso del polo fieristico di Lucca, dove si celebra il processo, oltre alle foto delle vittime, erano esposti due nuovi striscioni. “No alla prescrizione. Pagare tutto. Pagare fino all’ultimo giorno” e “Il nostro dolore non andrà mai in prescrizione“.

Nella prossima udienza, in calendario per il 21 gennaio, proseguirà il controesame.

Strage di Viareggio, la difesa tenta l’affondo

Oggi l’ultima udienza del 2014. Il consulente tecnico della Procura schiva i colpi

Lucca – Ultima udienza del 2014 al processo per la strage di Viareggio, in scena di lunedì invece che di mercoledì. L’udienza è ripresa da dove si era interrotta lo scorso mercoledì, vale a dire con il controesame del professor Paolo Toni, il consulente tecnico della Procura. 

Il picchetto e la zampa di lepre sono stati al centro del controesame da parte dell’avvocato Gaetano Scalise, che difende Enzo Marzilli, ingegnere di Rfi. E’ la questione centrale: capire che cosa ha provocato lo squarcio nella cisterna da cui è fuoriuscito il gpl. L’ingegner Toni ha ribadito con assoluta certezza che il taglio è stato provocato dal picchetto di segnalazione delle curve e non certo dalla zampa di lepre (elemento essenziale dello scambio) indicata come responsabile della tragedia dai consulenti di Fs e dai periti del Gip.

L’avvocato Scalise ha provato a mettere in dubbio le ricostruzioni fatte da Toni con particolare riferimento all’impatto cisterna-picchetto; al riguardo ha mostrato due diapositive elaborate da Toni prima e dopo l’incidente probatorio. Scalise ha rilevato che la direzione dell’impatto non è la stessa. L’ingegner Toni ha spiegato che la prima diapositiva non teneva conto di aspetti che poi, dopo gli esiti dell’incidente probatorio, ha maggiormente approfondito.

Durante l’interrogatorio da parte dell’avvocato Stile, difensore di Elia (ad di Rfi), è successo un episodio curioso: Stile ha mostrato una relazione che però non era firmata da Paolo Toni, ma da Angelo Laurino, ispettore superiore della Polfer. L’avvocato Stile, professore emerito di diritto penale, ha lasciato l’aula, poi è rientrato senza riprendere il filo dell’esame di Toni.

Adesso, pausa per le feste di Natale e di fine anno. La ripresa è prevista mercoledì 14 gennaio con un calendario fitto di udienze che impegnano già da adesso tutto il 2015.

Strage Viareggio, i parenti protestano contro il rischio prescrizione

I familiari hanno ricoperto trentadue sedie con altrettante magliette bianche raffiguranti le foto dei volti di ciascun morto nell’incidente ferroviario

Lucca – Trentadue sedie vuote, coperte dalle magliette bianche con i volti delle 32 vittime della strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009. Così i familiari delle persone uccise dall’esplosione e dall’incendio che seguì al deragliamento del treno carico di gpl hanno manifestato questa mattina nell’aula del centro fiere di Lucca, dove è in corso il processo per il disastro ferroviario. Ricordando che le 32 persone le cui immagini sorridenti campeggiano sulle magliette “non sono morte di infarto”, il presidente della associazione delle vittime “Il mondo che vorrei”, Daniela Rombi, ha dichiarato: “Non permetteremo che a causa della prescrizione la giustizia non possa fare il suo corso”.

L’udienza è stata caratterizzata da un piccolo colpo di scena: non fu costruito nella vecchia Germania dell’Est, ma in Ungheria l’assile della morte, quello che spaccandosi all’ingresso della stazione di Viareggio causò il deragliamento del treno merci. Il consulente della Procura, ingegnere Paolo Toni, alla quarta udienza sul banco dei testimoni non si scompone: «Il problema non è dove nasce o non nasce l’asse. Il problema è la rottura a fatica che subisce…».

Si torna in aula lunedì prossimo, per l’ultima udienza del 2014: la parola ancora ai difensori dei 42 imputati.

Strage di Viareggio, nuovo sopralluogo. Periti del Gip sotto accusa

Lo strano caso della relazione di Ferrovie arrivata al termine dell’incidente probatorio ma destinata solo ai due periti del giudice per le indagini preliminari e che non fu condivisa tra tutte le parti.

Lucca – All’udienza odierna del processo per la strage ferroviaria di Viareggio ha tenuto banco l’improvviso sopralluogo effettuato ieri da magistrati e polizia scientifica alla stazione di Viareggio.

In vista di nuovi possibili rilievi tecnici sono state scattate foto alla cisterna, al picchetto segnacurve e all’elemento dello scambio a zampa di lepre custoditi sotto sequestro quali corpi di reato perché sospettati di averla squarciata. Una procedura mal digerita dalle difese delle persone fisiche e delle società imputate che hanno puntato il dito contro la rottura dei sigilli senza l’ordine del tribunale e la mancanza di un contraddittorio.

Ferma la replica dei pubblici ministeri Salvatore Giannino e Giuseppe Amodeo che hanno spiegato come non ci sia stata alcuna modificazione degli oggetti sequestrati.
 
Il tribunale si è riservato ogni decisione relativa al sopralluogo di martedì per poi dare la parola al consulente della pubblica accusa Paolo Toni per l’ultima parte della sua deposizione, relativa alle incongruenze da lui rilevate nella perizia stilata dai consulenti del gip durante l’incidente probatorio di tre anni fa.
 
“La relazione di Fs – ha chiesto il pm Salvatore Giannino – fu condivisa con le parti nel corso delle operazioni peritali?”. “Assolutamente no“, la risposta di Toni. “Con i periti del Gip vi eravate confrontati nel corso delle operazioni in merito all’ente che ha squarciato la cisterna?” chiede ancora il pm: “Sì – risponde Toni – ma quasi al termine delle stesse operazioni ho notato una variazione piuttosto brusca di comportamento nei miei confronti”.
 
La prossima udienza si terrà mercoledì 10 dicembre.

Strage Viareggio, il consulente dell’accusa spiega com’è andata

La deposizione del professor Paolo Toni: lo squarcio della cisterna in un decimo di secondo

Lucca – Lo squarcio sulla cisterna della morte ai raggi x. Chi lo ha causato? Il professor Paolo Toni, consulente tecnico della Procura, nell’udienza odierna al processo per la strage di Viareggio, si è soffermato per ore su questo aspetto cruciale. E non ha avuto la minima esitazione. A suo modo di vedere lo squarcio fu causato dal picchetto di segnalazione delle curve e non dalla controrotaia a zampa di lepre, confutando in tal modo l’esito dell’incidente probatorio.

In particolare, Toni ha spiegato come in un decimo di secondo il picchetto abbia provocato uno squarcio lungo un metro: l’impatto avvenne dopo il deragliamento del treno, quando la cisterna era praticamente coricata su un fianco.

La prossima udienza si terrà mercoledì 3 dicembre.