Toto Riina ricoverato per un malore. Non deporrà al processo “Borsellino quater”.

Toto Riina ricoverato all’ospedale di Parma.

Firenze Salvatore Riina è stato ricoverato all’ospedale di Parma per un malore. Il capo dei capi non potrà dunque essere ascoltato il prossimo 17 dicembre al quarto processo Borsellino per la strage di via D’Amelio, che si sta celebrando davanti alla corte d’Assise di Caltanissetta. A renderlo noto è stato l’avvocato difensore, Luca Cianferoni.

E’ morta Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo Borsellino

E’ morta a Palermo Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia il 19 luglio del 1992.

FirenzeE’ morta a Palermo Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia il 19 luglio del 1992. A dare l’annuncio Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, con un post su Facebook: “E’ morta Agnese. E’ andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte”. La donna era malata da tempo. I funerali verranno celebrati domani mattina alle ore 9.30 nel capoluogo siciliano.

 

 

Mafia, nuovo processo per la strage di via d’Amelio

Nuivo processo per la strage di via d’Amelio.

FirenzeAvrà inizio il 22 marzo il nuovo processo sulla strage di via d’Amelio, dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta (Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina). Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare David Salvucci che ha rinviato a giudizio i nuovi presunti responsabili  dopo la precedente condanna per sette innocenti scarcerati nei mesi scorsi.  

Davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta ci saranno gli imputati Vittorio Tutino, Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta, Calogero Pulci, e il boss Salvatore Madonia. Il Gup ha accordato inoltre la richiesta del rito abbreviato per Fabio Tranchina e Gaspare Spatuzza. Accolte così le richieste della Procura. Madonia e Tutino sono accusati di avere avuto un ruolo chiave nella preparazione e nella fase esecutiva dell’attentato. Gli ex collaboratori di giustizia Scarantino, Andriotta e Pulci dovranno invece rispondere di calunnia.

 

Trattativa Stato-Mafia: sabato a Roma manifestazione a sostegno della Procura di Palermo

“Contro una sentenza in-Consulta. Noi sappiamo”. E’ il titolo della manifestazione in programma sabato 15 dicembre a sostegno dei magistrati di Palermo.

RomaDopo la sentenza della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente Giorgio Napolitano nei confronti della Procura di Palermo, Salvatore Borsellino insieme alle Agende rosse ha organizzato una manifestazione a sostegno dei magistrati di Palermo. Alla manifestazione collaborano anche Il Fatto Quotidiano e Micromega. L’iniziativa, “Contro una sentenza in-Consulta. Noi sappiamo” si svolgerà sabato 15 dicembre, Piazza Farnese, a Roma. Inizio ore 15.30. Dal palco prenderanno la parola Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Marco Lillo, Sandra Amurri del Fatto Quotidiano, Sabrina Guzzanti, Luigi De Magistris, Vauro e, attraverso un video, ci sarà anche un collegamento con don Gallo.   

Csm apre una pratica su Roberto Scarpinato per la lettera a Borsellino.

La Prima Commissione del Csm sarà chiamata a valutare il discorso pronunciato dal Pg di Caltanisetta Roberto Scarpinato in occasione della commemorazione a Palermo di Paolo Borsellino.

Roma –  Il laico del Pdl Nicolò Zanon ha chiesto al Comitato di presidenza del Csm di aprire una pratica in Prima Commissione, quella competente sui trasferimenti d’ufficio dei magistrati per incompatibilità ambientale e funzionale, su uno dei due candidati a quella poltrona, il Pg di Caltanissetta Roberto Scarpinato. Motivo: le affermazioni fatte dal magistrato in occasione della commemorazione a Palermo di Paolo Borsellino. Sarà la Prima Commissione del Csm a valutare le parole pronunciate dal Pg di Caltanissetta Roberto Scarpinato. Del caso si occuperà anche il procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani (link).

Il tempo della lotta

FirenzeTroppe volte è stata negata la Giustizia, troppi macigni hanno continuato ad essere disseminati sulla strada della Verità. Non possiamo più sopportare i depistaggi, la negazione delle prove, anche se fotografiche, le sentenze di condanna annullate dai sodali di chi, dopo avere annullato centinaia di sentenze di processi di mafia, costate anni di lavoro e spesso sangue di servitori dello Stato, arrivava anche a schernire Paolo Borsellino e Giovanni Falcone dopo che erano stati già uccisi.
Non possiamo accettare che venga negato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, definendolo come un reato che non esiste nel codice penale, quando è stato configurato in innumerevoli sentenze passate in giudicato, ipotizzato per prima dal pool di Falcone e Borsellino, quando soprattutto dovrebbe essere considerato un reato ancora più grave della stessa associazione mafiosa, perché ne costituisce l’essenza e ne assicura la sopravvivenza. Senza il concorso esterno, senza il favoreggiamento, senza il consenso, la mafia non esisterebbe più da tempo, il cancro che ha minato e corroso il nostro paese sarebbe stato sconfitto e il sogno di Paolo Borsellino si sarebbe realizzato.

E soprattutto non possiamo accettare che un Procuratore generale ardisca affermare in un’aula di Giustizia che al reato di concorso esterno non crede più nessuno. Non possiamo accettare che questo avvenga senza che il Csm, così attento a sanzionare con provvedimenti disciplinari anche le dichiarazioni di fedeltà alla Costituzione di un giudice come Antonio Ingroia, l’allievo di Paolo Borsellino, faccia finta di non avere udito, non reagisca in alcun modo. Non possiamo accettare più le parole dei Giuda, anche se indossano o hanno indossato una divisa di carabiniere contrassegnata dai gradi più alti, anzi soprattutto per questo, che dopo avere tradito un amico, ma dubito che Paolo lo possa avere mai considerato tale, ne insultano la vedova attribuendole inesistenti malattie mentali per offuscare, anzi per negare, la terribile verità che le aveva rivelato il marito.
La terribile verità di un alto servitore dello Stato che aveva invece scelto di passare dalla parte di quello che dello Stato è il nemico, il nemico con il quale non dovrebbe essere ipotizzabile alcun tipo di rapporto o di trattativa.

E l’espressione usata da Paolo non definiva un rapporto o una trattativa ma addirittura una affiliazione. Mi sento ancora più vicino alla moglie di mio fratello, messa in ginocchio da una terribile malattia ma con la mente lucidissima e la testa alta nell’orgoglio di proclamare la Verità. Conosco per esperienza diretta le accuse di pazzia o di sconvolgimento mentale che ti vengono rivolte quando gridi ad alta voce e pervicacemente la Verità. Sono stato, anche da chi mercifica in spettacoli a pagamento i ricordi dei giudici assassinati, accusato di essere malato mentalmente perché ho fatto delle domande alle quali non ho ancora avuto risposta. Sono stato assimilato a Caino perché pretendo di conoscere e la verità, tutta la verità, anche quella indicibile, su chi ha ucciso mio fratello o ne ha favorito gli assassini.
Sono stato accusato, anche da chi attaccava mio fratello quando era in vita, di farlo rivoltare mio fratello nella tomba, ma per questa verità Caino vi giura che continuerà a combattere fino all’ultimo giorno della sua vita.

Se la moglie di mio fratello ha dovuto attendere degli anni prima di rivelare a un Giudice degno di questo nome il suo terribile segreto, lo ha fatto per proteggere i suoi figli, i figli di Paolo, quei figli che Paolo non carezzava più nei giorni che precedettero il suo assassinio perché sperava di far così sentire meno loro il terribile peso della sua assenza, della sua morte. Forse sarà stata anche impaurita, minacciata da questi criminali travestiti da servitori dello Stato, forse le avranno fatto temere, con un ricatto infame, di poterle colpire, dopo il marito, anche i figli, i nipoti. E poi a quale giudice degno di questo nome avrebbe dovuto rivelare il suo segreto?

Forse a quegli altri, vestiti, o meglio travestiti, della stessa toga di suo marito, ma che stavano avallando un depistaggio volto ad allontanare le indagini dai veri responsabili di quella strage? I responsabili materiali, i responsabili morali e forse anche i mandanti occulti, quei nomi che in fascicoli processuali purtroppo archiviati sono coperti da sigle.
Sigle o lettere dell’alfabeto greco che forse è meglio usare al posto dei loro nomi per non trovare ribrezzo nel pronunciarli.

Firma: Salvatore Borsellino

Fonte: 19luglio1992

Per Salvatore (fonte: 19luglio1992)

Sentenza Dell’Utri… (fonte: Fatto Quotidiano)

Violante: “Il reato di concorso… ” (fonte: La Stampa)

Concorso esterno e frequentazioni mafiose (fonte: Liberainformazione)

 

 

Strage via D’Amelio, coltiviamo la memoria. Non lasciamo soli i magistrati di Palermo, Firenze e Caltanisetta.

Il 19 luglio 1992, una delle tante date insanguinate dalla mafia e da “schegge deviate di quello Stato che con la mafia aveva scelto di venire a patti piuttosto che combatterla” – come scrivono nel sito www.19luglio1992.it – è il giorno dell’attentato in via D’amelio dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della scorta (Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi e Claudio Traina).

FirenzeIl 19 luglio 1992, una delle tante date insanguinate dalla mafia e da “schegge deviate di quello Stato che con la mafia aveva scelto di venire a patti piuttosto che combatterla” – come scrivono nel sito www.19luglio1992.it – è il giorno dell’attentato in via D’amelio dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della scorta (Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi e Claudio Traina) . L’anniversario offre un ulteriore spunto per riflettere su quanto avvenne in quel periodo – l’attentato di Capaci prima e via D’amelio dopo, il tritolo fatto esplodere nel 1993 a Firenze, Milano e Roma -, rafforzare la memoria e mantenere ferma la volontà nel ricercare la verità. Per questo è opportuno non tenersi a debita distanza da quei magistrati, impegnati oltre nelle indagini, a scrollarsi di dosso il tentativo subdolo e vile di screditare il loro operato, il loro impegno e sacrificio in nome della giustizia e della legalità. Per questo è necessario far sentire tutto il nostro calore a quei magistrati di Palermo, Firenze e Caltanisetta che “stanno cercando di togliere quel pesante velo nero che fino ad oggi, grazie a depistaggi, archiviazioni forzate, leggi studiate per scoraggiare i collaboratori di Giustizia, hanno impedito di arrivare ai mandanti occulte di quelle stragi”, si legge nel sito www.19luglio1992.it .  Coltiviamo ogni giorno la memoria e non lasciamo soli i magistrati.  

 

I tempi di Biagi e Montanelli

FirenzePurtroppo mancano giornalisti, come Biagi e Montanelli in grado di incidere sull’opinione pubblica, veri cani da guardia della democrazia. Tangentopoli è stato un gioco da ragazzi rispetto all’attuale “magna magna” istituzionalizzato: politici corrotti e al servizio delle mafie, magistrati venduti. Ve l’immaginate Biagi e Montanelli a organizzare feste per far inciuciare i politici, o a trasformare i tg in house organ di B., mettendo in onda i suoi interventi scaricati da siti di partito. Oppure i due grandi giornalisti che scrivono, come alcune contemporanee dei tg (che nulla hanno da invidiare alla Daddario), sotto dettatura dei Bonaiuti di turno.                                              

Il nostro è il Paese che dopo 18 anni scopre che Paolo Borsellino è stato ucciso con la scorta, per essersi opposto alla trattativa tra Stato e mafia. Il presidente del Senato che non si presenta alla commemorazione del magistrato, i suoi colleghi del Governo che decidono di non partecipare il 2 agosto alla commemorazione del trentennale della Strage di Bologna, per paura dei fischi.  E ci sono altri fatti, non meno importanti, che purtroppo non fanno notizia.

Attraverso la manovra economica Tremonti sta tentando di cancellare la memoria della Resistenza, tagliando i contributi che servono per diffondere quei principi e valori che portarono alla nascita della Costituzione Italiana. Il museo che ricorda la storia dei 7 fratelli Cervi rischia di subire un taglio del 15% dei contributi che ammontano alla modesta cifra di 60 mila euro. Sono oltre 5 mila gli studenti che, ogni anno, partecipano alle varie iniziative dell’istituto. Quello che sta per accadere al museo di Gattatico è previsto anche per altri luoghi della memoria: il museo della Liberazione di via Tasso a Roma e l’ex campo di concentramento di Fossoli. In compenso Tremonti stanzia 20 milioni di euro per un progetto, così detto di pace, organizzato dalle Forze Armate, dal nome che, a proposito di memoria, è tutto un programma: legge Balilla. Firmatari, oltre al ministro dell’Economia, anche La Russa e la giovane Melloni (eredi di quel regime che il 28 dicembre ‘43 fucilò i 7 fratelli Cervi). Questi soldi servirebbero a portare i giovani in caserma, che in divisa, frequenterebbero corsi di formazione per capire come è bello andare in missione in giro per il mondo. Con il ritorno di B. è tornato anche il regime. Nel 2001 Biagi e Montanelli, in una puntata de Il Fatto, lo avevano previsto. 

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Napolitano: “Indispensabili nuove indagini per fare piena luce sulle stragi”

Il messaggio del Presidente Giorgio Napolitano nel 18° anniversario della strage di via D’Amelio.

FirenzeIn una nota diffusa dal Quirinale, si legge che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha avuto oggi <<affettuose telefonate>> con Agnese Borsellino e Maria Falcone a cui il Capo dello Stato <<ha rinnovato sentimenti di viva solidarietà e profonda indignazione all’indomani dell’atto provocatorio e vandalico dello sfregio delle statue di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e in occasione dell’odierno anniversario, che esalta la memoria sempre viva dei due eroici magistrati>>. Pubblichiamo il messaggio, inviato dal Presidente Napolitano ad Agnese Borsellino, ai suoi figli e ai familiari degli agenti di  scorta (Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina) nel 18° anniversario della strage di via D’Amelio. 

<<Alla esperienza professionale, alla dirittura morale e all’impegno coraggioso spinto fino all’estremo sacrificio, Paolo Borsellino affiancava la convinzione che il contrasto alla criminalità non si esaurisce nell’opera di repressione, ma richiede un movimento culturale che promuova, specie nei giovani, crescente fiducia nello stato di diritto. I risultati conseguiti grazie all’impegno di magistrati e forze dell’ordine vanno integrati da uno sforzo costante e coerente della società civile nell’opporsi ad atteggiamenti di collusione e indifferenza rispetto al fenomeno mafioso.

Altrettanto indispensabile è il convinto e forte sostegno alle nuove indagini in corso sulla terribile stagione delle stragi che sconvolse il Paese nei primi anni novanta. Con armonia d’intenti e pieno spirito di collaborazione, le istituzioni tutte debbono contribuire a fare piena luce su quegli episodi rispondendo così all’anelito di verità e giustizia che viene innanzitutto da chi, come lei e i suoi famigliari, è stato colpito negli affetti più cari, ma nello stesso tempo e più che mai dall’intero Paese. Con questo animo sono vicino a lei, ai suoi figli e ai famigliari degli agenti di scorta, rinnovandole i sentimenti di gratitudine e di solidarietà di tutti gli italiani>>.

In ricordo di Paolo, Agostino, Claudio, Eddie, Emanuela, Vincenzo

Firenze – Martedì 23 giugno 1992, nella chiesa di San Domenico a Palermo, Paolo Borsellino, a trenta giorni dalla scomparsa dell’amico e collega Giovanni Falcone, così chiudeva il suo ricordo:
<<Occorre evitare che si ritorni di nuovo indietro. Occorre dare un senso alla morte di Giovanni, della dolcissima Francesca, dei valorosi uomini della scorta. Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera. Facendo il nostro dovere; rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici; rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne (gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro); collaborando con la giustizia; testimoniando i valori in cui crediamo, in cui dobbiamo credere, anche dentro le aule di giustizia. Troncando immediatamente ogni legame di interesse, anche quelli che ci sembrano innocui, con qualsiasi persona portatrice di interessi mafiosi, grossi o piccoli; accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità di spirito; dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo!>>.

 

A distanza di meno di un mese, domenica 19 luglio 1992, la mafia e i suoi mandanti occulti avrebbero spazzato via anche Borsellino  e la sua scorta, con un’autobomba nel centro di Palermo. Ricordiamo Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Cosina, Emanuela Loi e Vincenzo Li Muli e continuiamo a chiedere verità e giustizia su quanto avvenne in quel terribile 1992. Non potrai mai esserci futuro per il nostro Paese se non verrà fatta chiarezza sulle tragiche vicende del passato.

Chi sa non può più tacere, chi sa deve parlare, adesso!

Fonte: Liberainformazione.