Strage di Bologna, Bolognesi: “Chiediamo si indaghi ancora sulla Loggia P2”.

Firenze – Sono trascorsi 37 anni da quel 2 agosto 1980, quando alle ore 10,25, una bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna: 85 furono i morti, oltre 200 i feriti. Da quel giorno i familiari delle vittime, i superstiti e tutti quei cittadini, la maggioranza, che hanno un forte senso dello Stato, attendono risposte. Alcune sono arrivate, altre no. Per questo eccidio conosciamo gli esecutori materiali: condannati in via definitiva all’ergastolo Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e a 30 anni Luigi Ciavardini. Conosciamo i responsabili dei depistaggi, come stabilito dai processi: il generale Pietro Musumeci, il colonnello Giuseppe Belmonte, ufficiali del Sismi (Servizio Segreto Militare), Francesco Pazienza e il Gran Maestro della Loggia Massonica P2 Licio Gelli. E, sappiamo anche che quella strage fu provocata da terroristi neofascisti del Nar (Nuclei armati rivoluzionari) in quel lungo e sanguinoso periodo storico caratterizzato dalla strategia della tensione. Ma non conosciamo i nomi dei mandanti. Di loro, non c’è minima traccia nella verità giudiziaria. Nell’aprile scorso la Procura di Bologna ha presentato richiesta di archiviazione dell’inchiesta sui mandanti della strage. Una decisione criticata dai familiari delle vittime che, come associazione, si oppongono all’archiviazione che sarà discussa in aula il prossimo 26 ottobre.

Nel suo discorso, pronunciato nell’occasione delle commemorazioni di oggi, il presidente dell’Associazione familiari vittime della strage di Bologna Paolo Bolognesi ha invitato a proseguire le indagini sulla P2. «Chiediamo si indaghi ancora sulla Loggia P2, per verificare se da quel centro di potere occulto è stato impartito il mandato stragista», così Bolognesi che in un passaggio del suo discorso ha ribadito: «Alla richiesta di archiviazione, l’Associazione familiari delle vittime del 2 agosto si è opposta, indicando rilevanti fonti di prova e documenti utili a sviluppare nuove indagini sui mandanti e su persone ad oggi viventi e all’epoca operanti nel contesto eversivo veneto di Ordine Nuovo e dei Servizi Segreti militari».

 

L’Associazione delle vittime: “Lo Stato non vuole la verità…” (L’Espresso)

Strage di Bologna. La rabbia dei familiari….  (fonte: Articolo 21)

Due Agosto, la protesta dei familiari delle vittime … (fonte: La Repubblica) 

Il discorso di Paolo Bolognesi

Strage di Bologna, verità e giustizia …. (fonte: Il Fatto)

I documenti su Ustica e la mancanza di trasparenza (fonte: La Repubblica)

Strage di Bologna, l’articolo di Enzo Biagi…. (fonte: Il Corriere)

 

 

Strage di Bologna, nuovo dossier in Procura

L’associazione familiari vittime della strage di Bologna ha depositato alla Procura di Bologna un nuovo dossier.

Firenze E’ un dettagliato dossier sui mandanti quello depositato questa mattina alla Procura di Bologna dall’Associazione familiari vittime della strage del 2 agosto 1980. «E’ il risultato», ha dichiarato il presidente Paolo Bolognesi «di un lungo e approfondito lavoro di ricerca e analisi incrociata di migliaia di pagine di atti giudiziari di processi per fatti di strage e terrorismo dal 1974 ad oggi che identifica mandanti, complici e strutture clandestine che si servirono della violenza stragista per finalità di politica interna. Elementi certi, concreti che consegniamo ai magistrati».

I “dati raccolti”, si legge nel documento “non risultano essere stati correlati tra di loro e, comunque, sottoposti ad alcuna elaborazione finalizzata a percepirne la portata probatoria o indiziante in relazione alla strage” e sulla base dei quali l’Associazione prospetta alla Procura della Repubblica una serie di elementi gravemente indizianti nei confronti di varie persone che hanno agito, anche in concorso fra loro, per il reato di strage, insurrezione armata contro i poteri dello Stato e guerra civile con l’aggravante, per i militari, del reato di alto tradimento. 

L’Associazione, inoltre, chiede la revoca del provvedimento di archiviazione relativo alla posizione del terrorista Gilberto Cavallini e l’invio di tutta la documentazione depositata alla Direzione Nazionale Antimafia e alle Commissioni parlamentari d’inchiesta sull’uccisione di Aldo Moro e Antimafia.
“Ai tempi in cui veniva celebrato il processo di merito per la strage di Bologna – così come per altri analoghi processi” è scritto “non si aveva la percezione della relazione esistente tra stragi e progetti di rivolgimento istituzionale violento, tant’è che nessun processo, tra i tanti celebrati all’epoca, trattò queste diverse ipotesi delittuose unitariamente. Né si ebbe contezza che i vari progetti di rivolgimento istituzionale fossero (…) portati avanti sulla base di inputs che vedevano protagonisti sempre gli stessi soggetti e le medesime strutture antinsorgenza. La prospettiva di cui si dispone ora è completamente diversa”.

Tra gli elementi di novità contenuti nel voluminoso dossier, il rinvenimento – tra gli atti del processo bis per la strage dell’Italicus – di una corrispondenza che prova l’ospitalità data nel 1984 in Paraguay dal leader ordinovista Elio Massagrande a Licio Gelli (già condannato per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna) e l’interesse ad un incontro con Gelli mostrato, in questa occasione, da Paolo Marchetti e Rita Stimamiglio, le stesse persone che ospitarono – nel gennaio-febbraio 1981 a Padova – Valerio Fioravanti, Francesca Mambro (esecutori della strage) e il terrorista neofascista Gilberto Cavallini. Dato nuovo è anche la relazione del dottor Loreto D’Ambrosio sul ritrovamento, in un covo dei NAR, della parte residua di targa montata sulla Fiat 127 utilizzata il 6 gennaio 1980 dai killer di Piersanti Mattarella e che non risulta essere stata esaminata dai giudici che assolsero per quel delitto Fioravanti e Cavallini né trasmessa ai magistrati di Bologna.

«A distanza di 35 anni – dichiara Bolognesi -, il lavoro di ricerca e analisi svolto dalla nostra Associazione prova che i mandanti non sono più fantasmi della Storia, ma hanno nomi e cognomi. Adesso attendiamo provvedimenti che rendano giustizia non solo alle 85 vittime, ai 200 feriti e ai loro familiari, ma anche al Paese».

Firma: Associazione familiari vittime della strage di Bologna 

Strage di Bologna, nuovo dossier ai pm…. (fonte: Il Fatto)


Siamo tutti con Paolo Bolognesi. Sottoscrivi la petizione di Articolo 21.

Firenze «Potrebbero mandare l’esercito nella sede della associazione, arrestarci tutti…», così con amara ironia, Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage della stazione di Bologna del  2 agosto, ha commentato la denuncia presentata dal deputato berlusconiano, nonchè coordinatore cittadino del Pdl, Fabio Garagnani.
Peraltro il medesimo deputato era già salito all’onore delle cronache, quando aveva proposto di istituire delle commissioni di cacciatori di “testi” per epurare i libri dalle falsità dei professori e degli scrittori “comunisti”. La denuncia è stata presentata perché il deputato si è ritenuto offeso dalle parole di Bolognesi che, per l’ennesima volta, ha denunciato il silenzio, le inerzie, le connivenze di stato che, ancora oggi, impediscono di conoscere la verità sulle troppe stragi impunite che hanno insanguinato la storia d’Italia.
Ci sarà pure una ragione se gli archivi continuano a restare chiusi e le carte sepolte sotto la dicitura “segreto di stato”.

Le parole di Bolognesi sono state pronunciate negli anni da magistrati, legali dei familiari, storici, sindaci, rappresentanti delle istituzioni, da chiunque abbia dovuto confrontarsi con i misteri d’Italia.
La denuncia contro Bolognesi non solo è un atto moralmente inqualificabile, ma anche un attacco alla libera circolazione delle opinioni, al diritto di critica, all’articolo21 della Costituzione. Nell’esposto, e qui sta anche la parte tragicomica della vicenda, il deputato Garagnani si appella all’articolo 290 del codice penale che, tra l’altro, configura il reato di vilipendio nei confronti della Repubblica, delle sue istituzioni, delle assemblee elettive, contro il governo, contro la Corte Costituzionale e l’ordine giudiziario.

Forse Garagnani non lo sa, ma semmai si dovesse applicare questo articolo nell’ordine dovrebbero essere denunciati e condannati  tutti coloro che, per fare un solo esempio, hanno infangato l’ordine giudiziario, hanno definito i giudici dei matti da sottoporre a perizia psichiatrica“, hanno chiamato comunisti i giudici della Corte costituzionale, hanno dileggiato il Parlamento “perché non mi fa lavorare”, o addirittura hanno portato nelle assemblee elettive pregiudicati, condannati, inquisiti per reati gravi, e quale oltraggio più grave si potrebbe mai concepire nei confronti del Parlamento? Forse Garagnani non lo sa ma, sulla base dell’articolo 290, Berlusconi non dovrebbe più uscire di casa, perché a differenza di Bolognesi, lui ha davvero violato questo articolo in modo deliberato, continuato ed esibito.

In ogni caso, se e quando, a qualcuno dovesse mai venire in mente di chiamare in giudizio Paolo Bolognesi, dichiariamo sin d’ora che condividiamo le sue parole, anzi le sottoscriviamo e vorremmo essere denunciati subito dal deputato Fabio Garagnani, anzi già che ci siamo vi invitiamo a sottoscrivere le parole di Bolognesi e ad autodenunciarvi come “complici” della associazione dei familiari vittime della strage del 2 agosto, magari Garagnani ci denuncerà tutte e tutti e così il processo si potrà celebrare direttamente sul campo dello stadio di calcio del Bologna.

Firma: Giuseppe Giulietti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Sottoscrivi la petizione di Articolo 21

Strage di Bologna, Napolitano: “Il ricordo per prevenire rigurgiti di intolleranza”

Bologna  «La città di Bologna ricorda oggi con immutato dolore il criminale attentato della stazione ferroviaria che trentuno anni fa costò la vita a ottantacinque persone e segnò indelebilmente, nel fisico e nell’animo, quella di tante altre e dei famigliari tutti». Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio al Presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, Paolo Bolognesi, ha espresso la sua affettuosa vicinanza e i sentimenti di partecipe solidarietà dell’intero Paese. «Il ricordo di quella strage è scolpito nella coscienza della Nazione e sollecita ogni giorno l’impegno civile della intera collettività nel prevenire qualsiasi rigurgito di intolleranza e di violenza e nel difendere e consolidare i valori fondanti della nostra democrazia. Merita perciò gratitudine e apprezzamento la passione civile con la quale l’associazione da lei presieduta si batte per l’ulteriore accertamento della verità storica e processuale su quel barbaro e folle episodio di terrorismo eversivo, mantenendone immutata la memoria e diffondendo, specie nelle generazioni più giovani, la cultura della convivenza pacifica e della consapevole partecipazione all’esercizio dei diritti politici e civili ».

Guarda il video (Il Fatto Quotidiano)

Il discorso di Paolo Bolognesi

 

Strage di Bologna: la colpevole assenza del governo

Sono trascorsi 31 anni dalla strage alla stazione di Bologna. Il 2 agosto 1980 una bomba provocò la morte di 85 morti, 207 feriti di cui 70 con invalidità grave. Conosciamo gli esecutori materiali, ma chi sono i mandanti?

Firenze – La commemorazione di una strage dovrebbe essere il momento che unisce un Paese. Lo è per gli Stati Uniti, lo sarà per la Norvegia, per l’Italia e per Bologna no. Il 2 agosto di 31 anni fa tre terroristi neri appartenenti ai Nar, Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, furono condannati (Mambro e Fioravanti all’ergastolo, Ciavardini a 30anni), per essere stati gli esecutori materiali della strage alla stazione di Bologna (2 agosto 1980): 85 morti, 207 feriti di cui 70 con invalidità grave. Silvio Berlusconi, da quando è “sceso in campo” (dal 1994 ad oggi è stato  presidente del Consiglio per 9 anni) non si è mai degnato di essere presente e da due anni non manda un ministro alla commemorazione. Gli innumerevoli processi, dopo anni d’indagini, hanno individuato le responsabilità della P2 e di alcuni affiliati: dal Venerabile Gelli (condannato a 10 anni per calunnie aggravate dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini), al faccendiere Pazienza, agli ufficiali del Sismi Musumeci e Belmonte. Tutti fratelli della stessa loggia massonica di Silvio Berlusconi (tessera 1816), che a proposito di P2 è stato condannato per falsa testimonianza (reato amnistiato), e di Fabrizio Cicchitto (tessera 2232), capogruppo in parlamento del Pdl. Un governo che ha come capo un piduista può volere la verità sui mandanti e sul perché la P2 ha tentato anche l’impossibile per depistare magistrati e inquirenti? 

Nella piazza della stazione di Bologna, quando suonerà la sirena in ricordo dell’esplosione della bomba, migliaia di cittadini, di destra, di sinistra, donne, uomini, giovani e anziani, in religioso silenzio, rivolgeranno il loro sguardo verso l’orologio che da 31 anni è fermo alle ore 10,25. Da due anni Berlusconi non manda un ministro, non per paura delle contestazioni, perché non vuole dare risposte alle accuse che Paolo Bolognesi, il presidente dell’Associazione famigliari delle vittime del 2 agosto, a cui si uniscono altre associazioni come quella dei famigliari delle vittime di via dei Georgofili: «L’assenza del governo rappresenta una ritorsione, Berlusconi promette e non mantiene». Nel 2008 il Cavaliere giura di rendere esecutiva la legge 206 che determina il risarcimento alle vittime e ai famigliari che hanno subito atti di terrorismo e di stragi, riconoscendo pensioni di invalidità ai feriti gravi, poi la blocca. Sempre nel 2008 assicura di eliminare il segreto di Stato, poi blocca la legge 124 del governo Prodi, votata dal Parlamento nel 2007, che avrebbe ridotto la durata del segreto di Stato da 30 a 15 anni. 

Il saggio ministro per la Semplificazione Calderoli ha proposto al governo di saltare le ferie. Il periodo potrebbe essere dedicato a fare, per una volta, qualcosa di utile per il Paese e non per Arcore, ad esempio: aprire i tanti armadi della vergogna sparsi in tutt’Italia a partire dalle stragi nazifasciste del ’44, passando poi da Portella della Ginestra per arrivare a Milano in via Palestro.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Articolo 21

Strage alla stazione di Bologna…. (Il Fatto Quotidiano)

Governo assente al Due Agosto… (La Repubblica)

Strage Bologna: giudice Priore, c’è molto da fare… (Sassuolo 2000)

2 agosto, noi ci saremo. Il governo no (Il Fatto Quotidiano)

31 anni dopo la strage di Bologna (Teatrovalleoccupato)

Strage di Bologna….

www.stragi.it

Strage Bologna, Napolitano: “La vita spezzata da ciechi disegni terroristici ed eversivi”.

FirenzePubblichiamo il messaggio inviato dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano al Presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna Paolo Bolognesi.

<<Sono decorsi trenta anni da quel terribile 2 agosto 1980, quando il devastante attentato alla stazione centrale di Bologna provocò ottantacinque morti e oltre duecento feriti. A essi e ai loro famigliari va il mio pensiero commosso e partecipe. La vita di inermi cittadini fu quel giorno spezzata dalla violenza di ciechi disegni terroristici ed eversivi. La definizione delle loro matrici così come la individuazione dei loro ispiratori hanno dato luogo a una tormentata vicenda di investigazioni e processi non ancora esaurita. La trasmissione della memoria di quel tragico fatto e di tutti quelli che in quegli anni hanno insanguinato l’talia non costituisce solo un doveroso omaggio alle vittime di allora, ma impegna anche i magistrati e tutte le istituzioni a contribuire con ogni ulteriore possibile sforzo a colmare persistenti lacune e ambiguità sulle trame e le complicità sottese a quel terribile episodio>>.

Per il Presidente Napolitano, questo sforzo è <<il modo migliore di corrispondere alle attese di tutta la nazione e all’ansia di giustizia di chi è sopravvissuto tra penose sofferenze e dei famigliari delle vittime. Altrettanto essenziale è adoperarsi per diffondere sempre di più nel Paese una cultura del confronto democratico e della tolleranza tale da prevenire il ripetersi di analoghi rigurgiti di violenza>>.

 

 

Strage Bologna: dal palco solo parole spontanee. Voce a due ragazze di 30 anni. Il governo evita i fischi.

In occasione della commemorazione del trentennale della strage alla stazione di Bologna, dal palco parleranno due ragazze di 30 anni.

Firenze – Due ragazze di 30 anni parleranno sul palco il 2 agosto al posto del rappresentante di governo. E’ questa la novità principale delle commemorazioni del trentennale della strage alla stazione di Bologna. Un cambio di programma, invocato dai familiari delle vittime, sperato dai cittadini. Rossella Zuffa e Camilla Andreini – nate nel 1980 e una parente di una delle vittime -, avranno da esprimere emozioni, sentimenti e pensieri spontanei, ben distanti da discorsi di rito pronunciati in giacca a doppio petto. Non me ne vogliamo coloro che, per ragioni di lavoro, producono tale abito. Le voci, le parole delle due ragazze arriveranno al cuore dei cittadini, di coloro che dentro di sé convivono con delle ferite, aggravate dal silenzio dello Stato. Da depistaggi, da pressioni firmate dalla P2 che nel nostro Paese non ha mai avuto una parabola discendente. Le notizie che arrivano dall’inchiesta su quella che in molti definiscono la cosiddetta P3 lo confermano. Trent’anni durante i quali si è arrivati agli esecutori materiali. Niente di più. Intorno una cortina di silenzio e di protezioni quasi inimmaginabili. Per questo e non solo, i parenti delle vittime probabilmente hanno deciso di offrire alle nuove generazioni di farsi sentire, di esprimere su un palco in piazza Medaglie d’oro ciò che arriva dal cuore. Il rappresentante di governo invece parlerà coi familiari delle vittime a Palazzo D’Accursio. Un modo anche per evitare i fischi. Il presidente dell’associazione, Paolo Bolognesi, rivolgendosi al governo ha ribadito ciò che ormai Bologna, l’Italia si aspetta da 30 anni. <<Ci dia quelle risposte che in trent’anni non sono mai state date>>.

Il programma. Dopo il tradizionale corteo e prima dell’intervento del presidente dell’Associazione Paolo Bolognesi, saranno le due ragazze (Rossella Zuffa e Camilla Andreini) a parlare. Il programma della giornata si aprirà con l’arrivo delle staffette all’insegna “per non dimenticare”. Poi alle 8.30 discorso del rappresentante di governo in Comune. Alle 9.15 la partenza del corteo, diretto in piazza Medaglie d’Oro. Infine, la sera, il consueto concerto con in scena l’attore Pippo Delbuono.

I nomi delle vittime  (Associazione tra i familiari delle vittime)

2 agosto 2010

Link

Strage di Bologna, 30 anni dopo. (A firma di Roberto Scardova, fonte: Articolo 21)

Trent’anni di omertà (A firma di Loris Mazzetti, fonte: Articolo 21)

Articolo a firma di Gianni Barbacetto, Il Fatto Quotidiano

www.stragi.it

 

Francesca Mambro non conosce la parola rimorso

Abbiamo pubblicato un passaggio del discorso pronunciato l’anno scorso da Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

FirenzePubblichiamo un passaggio del discorso pronunciato l’anno scorso da Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.  

«E a proposito di giornalismo, c’è un grande giornalista recentemente scomparso che oggi ci fa piacere ricordare, Enzo Biagi. Vogliamo ricordarlo con le parole che egli usò per descrivere Francesca Mambro: ”forse nessuno è un mostro, neanche Himmler o Hitler, neanche Stalin; ma Francesca Mambro, volto quadrato, senza un segno di cosmetici, sguardo freddo e sorriso ironico, jeans, scarpe Clarks, ha qualcosa in sé di incomprensibile, di inafferrabile. L’aspetto e i modi spigolosi, il lucido disprezzo. E’ forse il personaggio più sconvolgente che ho incontrato in cinquant’anni di mestiere; e c’è dentro tutto: artisti, ladri, soldati, banditi, politici, campioni, puttane, quasi sante, grandi signore, mezze calzette, prelati, grandi truffatori, giocatori di ogni genere, roulette, carte, affari, pelle o reputazione del prossimo. Nessuno mi ha mai detto: “Non conosco la parola rimorso”; qualche tarlo, qualche pena, tutti ce l’avevano dentro” …». (Link).

2 agosto 2009.

Articolo 21.

Il messaggio del Presidente della Repubblica.