Strage via D’Amelio, Nicola Mancino si avvale della facoltà di non rispondere

FirenzeL’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, chiamato a deporre al processo per la strage di via D’Amelio in corso a Caltanissetta, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’ex politico della Dc, che è imputato al dibattimento sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, doveva essere sentito come imputato di procedimento connesso: tale status gli ha dato la possibilità di astenersi dal testimoniare. L’ex presidente del Senato avrebbe dovuto deporre sul suo incontro col giudice Paolo Borsellino avvenuto l’1 luglio 1992, giorno del suo insediamento alla guida del Viminale. «Non voglio sottrarmi in alcun modo, ma non voglio interferire su un procedimento in cui non sono stato ancora interrogato», ha detto riferendosi proprio al processo di Palermo sulla trattativa in cui è accusato di falsa testimonianza. 

Trattativa Stato-mafia: il presidente Napolitano sarà ascoltato come testimone, ma non sulle telefonate con Mancino

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non dovrà deporre sulle sue telefonate con Nicola Mancino, intercettate nell’inchiesta sulla trattativa fra lo Stato e la mafia. Lo ha deciso il presidente della Corte d’assise, Alfredo Montalto, che ha anche stabilito che l’audizione del capo dello Stato su altri temi del processo può considerarsi “legittima”.

Firenze Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non dovrà deporre sulle sue telefonate con Nicola Mancino, intercettate nell’inchiesta sulla trattativa fra lo Stato e la mafia. Lo ha deciso il presidente della Corte d’assise, Alfredo Montalto, che ha anche stabilito che l’audizione del capo dello Stato su altri temi del processo può considerarsi “legittima”. Le conversazioni intercettate sono state già distrutte per disposizione della Corte costituzionale che aveva accolto il ricorso del capo dello Stato sul conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo.

La testimonianza di Napolitano era stata chiesta da due parti civili: Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, e Sonia Alfano, presidente dell’associazione familiari vittime di mafia.Il nome del presidente della Repubblica era stato inserito anche nella lista di 178 testi presentata dalla Procura e i giudici ieri hanno autorizzato la citazione del capo dello Stato.

Trattativa Stato-mafia, dieci rinvii a giudizio. Processo al via il 27 maggio

Palermo – Il Gup di Palermo Piergiorgio Morosini ha rinviato a giudizio dieci imputati per la trattativa Stato-mafia. Tra loro, ex ufficiali del Ros, capimafia, Massimo Ciancimino, l’ex senatore Marcello Dell’Utri e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino. La Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio degli imputati lo scorso 10 gennaio. Unico tra gli imputati ad ascoltare il verdetto in aula, Massimo Ciancimino. Tra le parti civili, c’era Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, che si è costituito con il suo movimento Agende rosse.

Il processo si aprirà il 27 maggio davanti alla seconda sezione della Corte di Assise di Palermo.

Lo Stato processa se stesso (Il Fatto Quotidiano)

Trattativa, la Consulta accoglie il ricorso del Presidente Napolitano

La Corte costituzionale ha accolto il ricorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo.

RomaLa Corte costituzionale ha accolto il ricorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo, sollevato in merito alle intercettazioni telefoniche a carico del senatore Nicola Mancino, che si era rivolto al Colle per discutere dell’inchiesta sulla trattativa fra Stato e mafia all’epoca delle stragi del 1992-1993. «Non spettava» alla Procura di Palermo, secondo la Corte costituzionale, «valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica» captate nell’ambito dell’inchiesta.

Trattativa: le chiamate che portano al Quirinale… (fonte: Il Fatto)

 

Trattativa, Mancino chiede di essere stralciato dal processo di Riina e Mannino

L’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino non ci sta a farsi processare insieme a boss mafiosi, politici e alti ufficiali dei carabinieri sulla presunta trattativa fra Stato e mafia. I suoi legali, gli avvocati Massimo Krogh e Umberto Del Basso De Caro, hanno chiesto al gup di Palermo di stralciare la posizione di Mancino dal procedimento che vede 12 richieste di rinvio a giudizio.

FirenzeL’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino non ci sta a farsi processare insieme a boss mafiosi, politici e alti ufficiali dei carabinieri sulla presunta trattativa fra Stato e mafia. I suoi legali, gli avvocati Massimo Krogh e Umberto Del Basso De Caro, hanno chiesto al gup di Palermo di stralciare la posizione di Mancino dal procedimento che vede 12 richieste di rinvio a giudizio pendere sul capo, fra gli altri, di Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, degli ex generali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, dei politici Marcello Dell’Utri e Calogero Mannino. Tutti accusati di attentato a corpo politico dello Stato, tranne appunto Mancino, alla quale la procura, nell’indagine coordinata dall’aggiunto Antonio Ingroia, contesta la falsa testimonianza per la sua audizione al processo Mori-Obinu sulla mancata cattura di Provenzano nel 1995.

Nella richiesta, i difensori fanno presente che nel procedimento nei confronti di Mancino “non vi è connessione sostanziale con il procedimento principale a carico di Bagarella ed altri. La connessione – aggiungono i legali – risulterebbe eventualmente in modo più diretto con il processo Mori, tuttora pendente davanti al Tribunale di Palermo”, del quale dovrebbe quindi attendersi l’esito per valutare la posizione dell’ex ministro. Infine, in analogia con il procedimento preannunciato dall’accusa nei confronti dell’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso e dell’eurodeputato Giuseppe Gargani, i difensori di Mancino fanno rilevare che non risulta giustificata la diversa posizione processuale riservata al loro assistito.

Fonte: Il Fatto

Trattativa Stato-mafia, chiesto il rinvio a giudizio per Mancino, Mori, Subranni, Dell’Utri, Riina e Provenzano.

La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia.

FirenzeLa Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Tra i nomi che compaiono nella richiesta di rinvio a giudizio sono quelli dei capimafia Totò Riina e Bernardo Provenzano, degli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, dell’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino e dei senatori Marcello Dell’Utri e Calogero Mannino. Tutti, tranne Mancino, sono accusati di attentato a un corpo politico. Mancino risponde invece di falsa testimonianza al pubblico ministero (link).

Trattativa Stato-mafia, il Csm apre fascicolo sul procuratore aggiunto Rossi.

Roma Il Csm ha aperto un fascicolo sul procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi, per la telefonata intercettata nell’ambito dell’inchiesta della procura di Palermo sulla trattativa tra Stato e mafia, con l’ex vice presidente del Csm Nicola Mancino. La pratica è stata assegnata alla Prima Commissione, quella competente sui trasferimenti d’ufficio dei magistrati ed è stata avviata su sollecitazione dei consiglieri di Magistratura Indipendente, dopo che il testo della conversazione era stato pubblicato da alcuni quotidiani.

La conversazione, in cui il magistrato, esponente storico di Magistratura democratica, tranquillizza Mancino, è stata intercettata nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia della Procura di Palermo. Nei giorni scorsi il procuratore aggiunto Antonio Ingroia ha più volte sottolineato le difficoltà incontrate a indagare su un tema così delicato che sfiora e in alcuni casi coinvolge pezzi importanti dello Stato se non istituzioni. Nel giugno scorso la Procura di Palermo ha chiuso le indagini per dodici persone: Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Antonino Cinà, Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, gli ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, gli esponenti politici Calogero Mannino e Marcello Dell’Utri. Devono rispondere dell’art. 338 del codice penale: violenza o minaccia a corpi politici dello Stato, aggravata dall’art. 7 per avere avvantaggiato l’associazione mafiosa armata Cosa nostra e “consistita nel prospettare l’organizzazione e l’esecuzione di stragi, omicidi e altri gravi delitti (alcuni dei quali commessi e realizzati) ai danni di esponenti politici e delle istituzioni a rappresentanti di detto corpo politico per impedirne o comunque turbarne l’attività”. Insieme a loro presto anche l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino per falsa testimonianza e il figlio di don Vito, Massimo Ciancimino per concorso esterno alla mafia e per calunnia nei confronti dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro.

Fonte: Il Fatto 

Borsellino: mio fratello ucciso per la trattativa.

La reazione di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il magistrato rimasto ucciso nella strage di via D’Amelio, alle rivelazioni del Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.

Firenze<<Mi sconvolgono le parole di Pietro Grasso, da un lato sembra quasi giustificare in alcune sue parole la trattativa con la mafia>>. Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso il 19 luglio 1992 in via D’Amelio, a ”24 Mattino” su Radio 24 per parlare di trattativa tra Stato e mafia. <<Io – ha aggiunto Borsellino – ritengo che se è vero che la trattativa può aver salvato la vita a qualche politico, allora è vero che la trattativa è stata barattata con la vita di Paolo Borsellino. Mi sconvolge questo tipo di affermazione>>.
<<E mi sconvolge anche l’idea di una trattativa – ha detto Borsellino – Io da anni ripeto, prima inascoltato mentre ora mi stanno arrivando conferme anche da parti istituzionali, che mio fratello è stato ucciso proprio per la trattativa. Mio fratello costituiva un ostacolo a questa trattativa, ritengo addirittura che la veemenza con la quale si è opposto ad essa ha causato la necessità di eliminarlo, e anche in fretta. Conoscendo bene mio fratello – ha aggiunto – so che avrebbe portato all’attenzione dell’opinione pubblica questa scellerata trattativa>>.
<<E’ pazzesco – ha aggiunto ancora Borsellino – che se ne parli oggi, 17 anni dopo. Perchè Grasso non ha fatto questa affermazione sulla trattativa nel momento in cui Mancino negava che la trattativa ci fosse stata? Perchè Martelli ha parlato solo ora? Perchè tante persone nelle istituzioni parlano oggi di cose che, se avessero denunciato quindici, sedici anni fa, avrebbero potuto cambiare le cose>>. Borsellino è tornato anche sul presunto incontro tra suo fratello e l’allora ministro dell’Interno Mancino, il primo luglio 1992 al Viminale, incontro che Mancino ha sempre negato: <<Ma secondo lei – ha detto – devo credere a quello che dice Mancino o a mio fratello che in una sua agenda, quella grigia, in cui appuntava ora per ora i suoi appuntamenti ha scritto proprio Mancino? Io devo credere a mio fratello che non si può essere preconfigurato un falso appuntandosi in un’agenda un incontro che non c’e’ stato a futura memoria>>.
<<Oggi – ha sottolineato – grazie alle rivelazioni di Ciancimino, al papello, posso arrivare a pensare che non sia stato Mancino a prospettare a Paolo la trattativa perchè forse Paolo ne era già al corrente. Ma le cose non cambiano perchè il primo luglio, quando Paolo per me ha incontrato certamente Mancino, ne avrà sicuramente parlato di questa trattativa. Mancino ostinatamente nega, io – ha concluso – credo a mio fratello piuttosto che a Mancino>>.

Fonte: AdnKronos, www.19luglio1992.org

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