Germania, a processo ex medico di Auschwitz-Birkenau. Adesso, ha 95 anni.

Firenze – L’anno scorso una corte d’appello tedesca aveva archiviato la richiesta di rinvio a giudizio di Hubert Z, ex medico 95enne che avrebbe operato nel campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau. Per i giudici era troppo malato per essere processato. Ma la procura di Schwerin ha deciso che l’uomo comparirà il prossimo 29 febbraio davanti alla corte regionale di Neubrandenburg. Secondo l’accusa avrebbe lavorato nel campo tra il 15 agosto e il 14 settembre 1944, durante i quali più di 3.681 persone, per la maggior parte ebrei, furono uccise nelle camere a gas dai nazisti. Per questa ragione l’accusa gli ha imputato 3.681 reati di concorso in omicidio. 

Mauthausen, il ricordo della liberazione

Piu’ di 10.000 persone arrivate da piu’ di cinquanta Paesi hanno commemorato il 68/mo anniversario della liberazione del campo.

Prato – Piu’ di 10.000 persone arrivate da piu’ di cinquanta Paesi hanno commemorato il 68/mo anniversario della liberazione da parte dell’esercito americano, il 12 maggio 1945, del campo di concentramento nazista di Mauthausen.

Presente anche una numerosa delegazione partita dalla Toscana con molti studenti che hanno aderito all’invito dell’Associazione Nazionale Ex Deportati (Aned). A Mauthausen era stato deportato anche Marcello Martini, ospite della nostra associazione nello scorso mese di aprile quando ha incontrato i ragazzi delle scuole pratesi.

Niente sconti ai nazisti

FirenzeHo incontrato Ines Rossi poco prima della sua morte. Era una delle vedove di Cervarolo (frazione di Villa Minozzo sull’Appennino reggiano), i nazisti della Divisione Hermann Goering, assieme alla Gnr (Guardia Nazionale Repubblicana), il 20 marzo ’44, le trucidarono il marito Pio e il suocero Gaetano Paini, con altri 22 compaesani. All’alba del 20 marzo i tedeschi avevano già piazzato mitragliatrici nei punti strategici, mentre le camicie nere si erano disposte intorno al villaggio bloccando i principali punti di passaggio. I primi a morire furono Ennio e Lino Costi, padre e figlio, uccisi nella loro abitazione, poi iniziò il rastrellamento casa per casa. Tutti gli uomini furono condotti al centro del borgo. Alle 18 i militari diedero fuoco alle case, contemporaneamente le mitragliatrici spararono sui prigionieri, mentre donne e bambini vennero spinti verso valle. Il comandante tedesco nel suo rapporto scrive di un “combattimento contro le bande partigiane della zona, di aver trovato, in tutte le abitazioni tracce di componenti delle bande, nel 50% delle case anche armi e munizioni”.

Il colonnello Onorato, capo delle truppe fasciste, in un fonogramma scrive: “Rappresaglia nei confronti di abitanti e popolazioni delle frazioni Cervarolo-Civago, responsabili di favoreggiamento e omertà riguardo banda partigiana”. Nei 695 fascicoli “archiviati provvisoriamente” nel famoso “armadio della vergogna”, scoperto solo nel 94, c’è scritto tutto sulle stragi compreso i nomi degli assassini. L’intento dei governi, dal dopo guerra ad oggi, è stato quello di occultare. L’Italia ha privilegiato gli interessi economici con la Germania, a scapito della verità. A proposito della sentenza di Verona, Massimo Fini, sul Fatto Quotidiano, ha affermato che “non si erano mai visti nella Storia processi celebrati a settant’anni di distanza dai fatti, tanto meno per i crimini di guerra”, concludendo così l’articolo: “Il fatto è che il processo di Verona contro dei fantasmi più che il sapore della giustizia ha quello amaro della rappresaglia. Proprio quella rappresaglia in nome della quale, tante volte, abbiamo condannato i nazisti”. Leggendo queste parole ho provato la stessa indignazione quando alcuni esponenti del Pdl presentarono al Senato un disegno di legge per abolire la norma che vieta l’apologia di fascismo.

Se nelle città vediamo, appesi ai muri, i manifesti squadristi di Forza Nuova, se picchiatori fascisti siedono sui banchi del Parlamento, se il generale dei Carabinieri D’Elia, che ha svolto le indagini sulle stragi, è costretto a vivere sotto scorta perché minacciato di morte: “Balleremo sul tuo corpo e su quello dei tuoi collaboratori”, è colpa della morale (falsa), che si sta diffondendo sempre più, che invita, in nome “di chi uccise e chi no”, a dimenticare i fatti, permettendo l’alterazione della Storia.

Fini tenta di dare una giustificazione alle stragi affermando che i tedeschi erano “incarogniti per i tradimento dell’alleato italiano… mentre si lottava per la vita o la morte, li aveva pugnalati alle spalle passando dalla parte dei probabili vincitori…”. E le camicie nere presenti? Nessuno chiede per i 7 tedeschi (che in questi 67 anni hanno vissuto come se nulla fosse accaduto, rimanendo sempre in contatto tra loro, ci sono le intercettazioni telefoniche che lo provano), la galera, lo vieta la legge, ma il marchio di assassini sì. La sentenza del 6 luglio è importante anche perché condanna la Germania al risarcimento (22 milioni di euro) dei familiari delle vittime in qualità di “responsabile civile dei fatti”, affermando un principio che potrebbe essere fondamentale per la via alla pace: i diritti umani sono più importanti dell’immunità di uno Stato. La sentenza però non può essere esecutiva, grazie al governo Berlusconi che, prima si costituisce parte civile, poi crea un decreto legge che consente di bloccare il risarcimento quando uno Stato, in questo caso la Germania, si rivolge alla Corte di Giustizia dell’Aja a nome dell’immunità.

Fini confonde giustizia con giustizialismo. Il dispositivo di sentenza condanna in primo grado i nazisti all’ergastolo per “concorso in violenza con omicidio contro privati nemici aggravata continuata… per aver commesso il fatto per motivi abietti, adoperando sevizie e crudeltà verso le vittime”. Il giudice applicando l’articolo 61 del Codice Penale ha reso il reato non prescrivibile. Alla domanda di Enzo Biagi sul perché di quelle stragi, il feldmaresciallo Kesselring, che comandò la Campagna d’Italia, rispose: “I reparti di assalto possono compiere degli eccessi, essi hanno il dovere di vincere”. La guerra non giustifica mai una strage.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Nuovi rinvii a giudizio per la strage nazista di Vallucciole e per altri fatti di sangue in Toscana. Processi unificati al via il 24 marzo

La decisione è stata presa dal Tribunale Militare di Verona. La Regione Toscana è parte civile

Firenze – Due mesi fa era giunta la notizia della decisione della Regione Toscana di costituirsi parte civile nel processo ai responsabili della strage nazista di Vallucciole, frazione di Stia in provincia di Arezzo.

Mercoledì il gup del tribunale militare di Verona ha stabilito il rinvio a giudizio di altri sei ex ufficiali nazisti per la stessa strage e per altre atrocita’ compiute sull’Appennino tosco-emiliano nella primavera del 1944. I nuovi rinvii a giudizio si aggiungono agli otto precedenti, e si tratta sempre di ex soldati della divisione Hermann Goering. Sono accusati di avere ucciso oltre 350 persone, iniziando proprio da Vallucciole, dove 108 dei suoi abitanti, tra cui tanti bambini, furono barbaramente trucidati. La scia di sangue attraversò tutto il Casentino arrivando fino all’area del Monte Morello, nel fiorentino. Un episodio oggetto del processo riguarda anche Mommio, nel comune di Fivizzano (Ms).

Uno dei soldati processati per la strage di Vallucciole, Erich Koeppe, è stato rinviato a giudizio anche per l’uccisione di quattordici civili nelle località di Ceppeto, sul Monte Morello, e Cerreto Maggio, nel Comune di Vaglia. Entrambi gli episodi risalgono al 10 aprile 1944. I processi saranno unificati e inizieranno il 24 marzo presso il Tribunale Militare di Verona.

Roma rende onore a Gabor Adler, l’agente inglese ucciso dai nazisti.

Da oggi il nome di Gabor Adler, alias John Armostrong, è inciso sulla lapide che ricorda l’eccido compiuto dai nazisti il 4 giugno 1944 sulla via Cassia a Roma. Si aggiunge così un altro tassello nell’elenco dei Martiri de “La Storta”.

RomaGabor Adler, alias John Armstrong, il giovane agente dei servizi militari inglesi, ucciso dai nazisti, con gli altri tredici Martiri de “La Storta”, è entrato nella storia e nella memoria di Italia. Il nome di Gabor Adler da oggi è inciso sulla lapide che ricorda l’eccidio avvenuto lungo la via Cassia il 4 giugno 1944, mentre i tedeschi fuggivano dalla capitale e gli Alleati la liberavano. Era rimasto «L’inglese sconosciuto» fino a due anni fa. Poi, le inchieste realizzate dal quotidiano “La Repubblica” hanno rivelato nome e storia del giovane ungherese. Un contributo decisivo in tale direzione è stato svolto anche dall’associazione culturale la “Giustiniana” e dalla rivista “Il Periodico”.

(Cronaca , Cronaca 1 , Cronaca 2, Cronaca 3)

Cerimonia all’ex Albergo Regina (Milano)

Domani, in occasione del 64° anniversario della resa ai partigiani dei tedeschi barricati nell’ex Albergo Regina di Milano dal settembre 1943, si svolgerà la cerimonia di consegna al Presidente del consiglio comunale di Milano, Manfredi Palmeri, delle 1800 adesioni alla petizione che richiede una lapide per ricordare l’orrore e le atrocità commesse dai nazi-fascisti.

MilanoDomani ricorre il 64° anniversario della resa ai partigiani dei tedeschi asserragliati nell’ex Albergo Regina dai nazisti  dal 13 settembre 1943. Per l’occasione si svolgerà – alle ore 11,15, in  via Santa Margherita, 16 – la cerimonia pubblica di consegna al Presidente del consiglio comunale di Milano, Manfredi Palmeri, delle 1.800 adesioni alla petizione che richiede che in quel luogo ove reclusione, tortura, assassinio e deportazione di antifascisti e di altri esseri umani erano le pratiche d’uso di fascisti e nazisti, almeno una lapide ne conservi la memoria.
In ricordo di quanto avvenne, sarà deposta una corona.

Marco Cavallarin.