Mose, l’ex ministro Matteoli condannato a quattro anni per corruzione. Prescritto ed assolto l’ex sindaco Orsoni.

Firenze – Esce dal processo, per assoluzione o prescrizione di parte delle vicende ascritte, l’ex sindaco Giorgio Orsoni, accusato di finanziamento illecito ai partiti. L’ex ministro Altero Matteoli, invece, è stato condannato a 4 anni di reclusione e a oltre 9,5 mln di euro di multa per corruzione nell’inchiesta Mose. Lo ha deciso il tribunale di Venezia presieduto da Stefano Manduzio.

Mose, Galan torna in libertà

Firenze – L’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, coinvolto nella vicenda Mose per corruzione, è da oggi un uomo libero. Questa mattina l’ex ministro si è presentato in caserma dei carabinieri a Bastia di Rovolon, in provincia di Padova, per firmare la fine degli arresti domiciliari dopo il patteggiamento con il Tribunale di Venezia ad una pena di due anni e dieci mesi di reclusione e a una multa di 2,6 milioni di euro.

Galan, la giunta vota per la decadenza da parlamentare

Roma – Alla Camera la Giunta delle elezioni ha votato a favore per la decadenza da parlamentare dell’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan. E’ l’effetto della legge Severino a seguito del coinvolgimento di Galan nello scandalo Mose. La decisione è stata motivata per «cause sopraggiunte di ineleggibilità». Ora si attende il definitivo voto dell’aula di Montecitorio. Se Galan dovesse essere dichiarato definitivamente decaduto, Dino Secco, ex vicepresidente della Provincia di Vicenza, dovrebbe subentrare al suo posto: Secco infatti è il primo dei non eletti di Forza Italia alle politiche 2013 nella circoscrizione Veneto 1.

Galan chiede l’affidamento ai servizi sociali

Firenze  Giancarlo Galan, ai domiciliari dopo aver patteggiato nel processo per corruzione sul Mose, potrebbe tenere dei corsi di educazione civica per richiedenti asilo. L’ex presidente della Regione Veneto ha chiesto al tribunale di sorveglianza di Padova di scontare la pena rimanente con l’affidamento ai servizi sociali e, se la sua proposta fosse accettata, la cooperativa Ecofficina di Battaglia Terme, in provincia di Padova, è pronta ad accoglierlo: «Potrebbe collaborare con gli operatori che si occupano dei corsi d’italiano o di quelli di educazione civica», ha detto una delle operatrici alla Nuova Venezia che ha anticipato la notizia. Galan, dopo essersi dichiarato innocente per settimane, a ottobre 2014 ha patteggiato 2 anni e 10 mesi e la restituzione allo Stato di 2,6 milioni di euro nel processo sulla grande opera anti-acqua alta. 

Inchiesta Mose, Galan lascia il carcere

Giancarlo Galan lascia il carcere

Firenze – Giancarlo Galan è stato scarcerato. Dopo il sì della Procura al patteggiamento per le accuse di corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul caso Mose, il deputato di Forza Italia Galan è stato messo ai domiciliari dal gip di Venezia. Il passaggio giudiziario decisivo è previsto il 16 ottobre, quando i legali dell’ex governatore del Veneto andranno davanti al giudice e ai pm per entrare nel merito del patteggiamento e il gip Giuliana Galasso dovrà deciderne la congruità con i capi d’accusa. La proposta è di due anni e dieci mesi di reclusione ed una multa di 2,6 mlioni di euro.

Inchiesta Mose, Galan chiede il patteggiamento. I pm favorevoli ai domiciliari.

Giancarlo ha chiesto il patteggiamento.

Firenze I legali del deputato di Forza Italia Giancarlo Galan hanno chiesto il patteggiamento a due anni e dieci mesi di reclusione e una confisca per 2,6 milioni di euro, nell’ambito dell’inchiesta sul Mose. L’istanza è stata presentata alla procura di Venezia, che l’ha accolta e inviata al Gip per la decisione. I difensori dell’ex governatore del Veneto hanno inoltre chiesto gli arresti domiciliari per il loro assistito. Anche in questo caso i pm si sono detti favorevoli. Galan è in carcere dopo che la Camera lo scorso 21 luglio con 395 voti a favore aveva autorizzato l’arresto dell’ex governatore, accusato di corruzione. 

 

Inchiesta Mose: 35 arresti, il sindaco Giorgio Orsoni ai domiciliari. Chiesto il carcere per Galan

Nell’ambito dell’inchiesta Mose, arrestati 35 persone, fra queste il sindaco Pd Giorgio Orsoni. Chiesto il carcere per Galan.

Firenze Nell’ambito dell’inchiesta Mose, gli uomini della Guardia di Finanza hanno arrestato il sindaco Pd Giorgio Orsoni – ai domiciliari -, e l’assessore regionale alle Infrastrutture di Forza Italia Renato Chisso, insieme ad altre 33 persone. Il primo cittadino deve rispondere di finanziamento illecito relativo alla sua campagna elettorale per le comunali del 2010. La Procura, che ha iscritto nel registro degli indagati un centinaio di persone, ha chiesto anche l’arresto per l’ex governatore e ministro e Giancarlo Galan, attualmente parlamentare e per il quale è necessario il via libera dell’apposita commissione. Il gip Alberto Scaramuzza – che in dicembre aveva respinto le richieste – ha firmato, in totale, 35 misure cautelari dopo una integrazione di indagine. Sono corruzione, finanziamento illecito e frode fiscale i reati contestati. La Finanza ha sequestrato beni per un valore di circa 40 milioni di euro. L’ex comandante della Gdf del Veneto Bruno Buratti ha spiegato che “il sistema che ha prodotto 25 milioni di euro di fondi neri” e di questi si è “accertata la destinazione” risalendo a responsabilità soggettive.

Le presunte tangenti, con i soldi accumulati secondo il classico meccanismo dei fondi neri, finivano nelle tasche dei politici per gli appalti del sistema di dighe mobili progettato per difendere Venezia dall’acqua alta e realizzato dal Consorzio Venezia Nuova quale concessionario unico. Tra gli altri nomi eccellenti finiti in manette ci sono quelli del consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese, e degli imprenditori Franco Morbiolo e Roberto Meneguzzo (vicepresidente e amministratore delegato di Palladio), oltre al generale della Guardia di Finanza in pensione Emilio Spaziante. Tra le persone colpite dalla misura cautelare c’è anche (domiciliari) Alessandro Cicero, direttore editoriale de Il Punto la cui sede fu perquisita nel marzo del 2013 proprio dalle Fiamme Gialle. Nei guai anche Vincenzo Manganaro, cui Cicero aveva ceduto il 50% delle quote dell’editoriale del settimanale.

Mose, i pm: “Come Tangentopoli” (fonte: Il Fatto)