Amianto, la Saint Gobain di Pisa condannata a un maxi risarcimento ai parenti delle vittime

Pisa - Il giudice del lavoro di Pisa Elisabetta Tarquini ha condannato la Saint Gobain Glass a versare oltre un milione di euro agli eredi dei due operai deceduti nel 2007 per mesotelioma pleurico, dopo essere stati esposti per molti anni all’amianto.

Gli operai deceduti hanno lavorato per oltre 30 anni (dalla fine degli anni ’50 al 1990) nella storica azienda pisana. In particolare, uno dei due doveva rivestire le canne pirometriche con filo di amianto e per proteggersi dall’alta temperatura dei forni indossava guanti, grembiuli e cappucci di amianto. L’altro si occupava della manutenzione dei forni coibentati con l’amianto e a sua volta aveva usato materiali di amianto per la protezione.

L’amianto è stato messo fuorilegge nel 1992 ma la sua nocività era ben conosciuta, da qui la condanna dell’azienda che ha annunciato ricorso in appello. Ma nel frattempo sono pronte a partire altre cause.

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Trapani, operaio edile si suicida: “Senza lavoro non c’è dignità”

Trapani - Ha suscitato grande emozione e commozione la notizia dell’operaio edile di Trapani che si è suicidato lasciando un biglietto d’addio all’interno di una copia della Costituzione: “L’articolo 1 dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Perché lo Stato non mi aiuta a trovarlo?”, queste le ultime drammatiche parole dell’operaio, che ha aggiunto l’elenco dei morti di disoccupazione degli ultimi due anni: l’ultimo nome in fondo alla lista è il suo.

Giuseppe Burgarella era un sindacalista della Cgil, lavorava nel settore dell’edilizia, che anche in Sicilia attraversa una profonda crisi (in provincia di Trapani il comparto ha quasi 4mila senza lavoro, rispetto al 2012 siamo già a un 20 per cento in più di disoccupati) e in una recente riunione sindacale aveva detto: “Dobbiamo suicidarci tutti per fare capire quanto grave sia la crisi che stiamo vivendo?”.

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Crollo di Barletta, quindici rinvii a giudizio per la morte di cinque giovani donne

Prato - La Procura della Repubblica di Trani ha chiuso le indagini sul crollo di via Roma a Barletta, costato la vita a cinque giovani donne. Della morte delle operaie Tina Ceci, Giovanna Sardaro, Matilde Doronzo, Antonella Zaza e della piccola Maria Cinquepalmi (13 anni appena), ora rispondono in 15, accusati a vario titolo di aver provocato il crollo dell’edificio. Tra gli indagati non c’è il titolare dell’opificio, dove molte dipendenti lavoravano in nero.

Secondo il pm Giuseppe Maralfa, il crollo fu dovuto ad alcuni lavori di demolizione nell’area adiacente al vecchio palazzo che ospitava il maglificio, i cui solai non avrebbero poi retto seppellendo le donne al lavoro.

Le foto del croll

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Morti sul lavoro causate dall’amianto, tre importanti sentenze da Venezia, Viareggio e Taranto

Prato - Tre sentenze importanti in materia di risarcimenti per decessi da malattie legate all’amianto contratte sui luoghi di lavoro. Tre storie di famiglie operaie che dopo avere pianto i loro cari vedono riconosciuti dai tribunali il diritto al risarcimento.

La prima storia arriva da Venezia. La Cassazione ha stabilito la responsabilità del Porto di Venezia per la mancata adozione di misure di protezione della salute dei lavoratori portuali adibiti a mansioni a diretto contatto con le polveri di amianto. Il ricorso era stato presentato dalla moglie e dai figli di un portuale, Stefano C., morto nel 2003 dopo aver respirato le polveri letali dal 1956 al 1980. La liquidazione era stata di 19.800 euro, pari a 150 euro per ciascuno dei 132 giorni di malattia del loro caro. La sentenza afferma che questa cifra è troppo bassa in quanto questo male che non lascia scampo è di particolare «penosità».

La seconda storia arriva da Viareggio. La Corte di appello di Firenze ha riconosciuto, dopo 13 anni, ottocentocinquantamila euro di risarcimento alla famiglia di Paolo B., lavoratore dell’Amag morto nel 1999, dopo ventisei anni a contatto continuo con le fibre di amianto.

La terza storia è collegata alla questione dell’Ilva. Il Giudice del Lavoro di Taranto ha riconosciuto oltre 250mila euro di risarcimento in favore degli eredi di un lavoratore della Sifi Spa, azienda che vinse l’appalto per il rifacimento degli altiforni Italsider, deceduto per mesotelioma pleurico da esposizione all’amianto nel gennaio del 2007.

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Pubblicato il rapporto Inail 2011. Incidenti sul lavoro al minimo storico ma i dati contrastano con quelli dell’Osservatorio indipendente di Bologna

Prato - E’ stato diffuso il rapporto Inail 2011. Secondo l’Istituto i decessi e gli incidenti sul lavoro sono ai minimi storici, con 920 casi mortali (in calo del 5,4% rispetto ai 973 del 2010) e 725mila incidenti (con una flessione del 6,6% rispetto ai 776mila dell’anno precedente).

I dati però non coincidono con quelli forniti all’inizio dell’anno dall’Osservatorio indipendente di Bologna per le morti sul lavoro. Secondo l’Osservatorio i decessi sono stati più di 1170, di cui 663 sui luoghi di lavoro, con un incremento dell’11,61% rispetto al 2010.

Anche i dati ufficiali dell’Inail evidenziano larghe zone d’ombra. Tre quarti delle denunce sono registrate al Nord e il tasso di “irregolarità” delle aziende rimane altissimo: l’85 per cento di quelle che hanno ricevuto la visita dell’Istituto è risultata non conforme. Fra i settori occupazionali si registrano aumenti di decessi in agricoltura, e nell’industria metalmeccanica, mentre gli incidenti sono in flessione in tutti i comparti produttivi.

Il Rapporto in versione integrale è pubblicato nella pagina dedicata al Lavoro, dove si trovano anche i rapporti degli anni scorsi.

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Sicurezza: 600 lavoratori morti dall’inizio dell’anno.

FirenzeDall’inizio dell’anno ad oggi sono morti sui luoghi di lavoro 311 lavoratori, oltre 600 dal 1° gennaio se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere o sulle strade. Sono questi i numeri dell’Osservatorio Indipendente di Bologna, diretto da Carlo Soricelli. I morti sui luoghi di lavoro sono per il 30,8% in agricoltura, la metà schiacciati dal trattore.

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Sicurezza sul lavoro, nessuna buona notizia

Firenze - ll giorno 28 aprile sarà la giornata mondiale della Sicurezza sul Lavoro, un giorno sui cui riflettere e cercare di comprendere, nella sua complessità, il triste fenomeno delle morti per infortunio sul lavoro in Italia.
Dal 1 gennaio 2008, dopo la tragedia della Thyssenkrupp di Torino in cui morirono bruciati vivi sette operai, ho dedicato buona parte del mio tempo libero all’Osservatorio Indipendente di Bologna per monitorare i morti sul lavoro in Italia.

In poco tempo di raccolta dei dati delle vittime come la loro attività, età, luogo dell’evento, mi sono accorto della disinformazione e del pressapochismo con i quali vengono affrontate queste tragedie da parte di tutti gli organi competenti e dell’informazione.
Sul fenomeno ci sono molti luoghi comuni e purtroppo anche tanti interessi economici.
Dal mio osservatorio privilegiato posso affermare, documenti alla mano, che non è affatto vero che i morti sul lavoro stanno calando, solo tra il 2008 e il 2009 abbiamo registrato un leggero calo mentre nel 2011 l’aumento è stato dell’11,5% rispetto al 2010 e l’anno scorso sono stati superati sui luoghi di lavoro addirittura i morti del 2008. Nel 2011 sono morti sui luoghi di lavoro oltre 650 lavoratori, più di 1100 aggiungendo quelli deceduti sulle strade e in itinere; 139 agricoltori sono morti schiacciati dal trattore e in questa categoria si supera il 30% di tutti i morti sul lavoro se si considerano anche altre cause di decesso per infortunio.

Quando penso a queste morti mi viene una grande rabbia. Basterebbero pochi lavori mirati sulla cabina dei vecchi trattori senza protezioni, che impediscono al guidatore di essere sbalzato fuori in caso di manovra errata, per salvare la maggior parte degli agricoltori. Purtroppo il nostro Parlamento è impegnato in cose ben più importanti della tutela dei propri cittadini. Occorrerebbe anche sottoporre ad una visita medica d’idoneità chi si mette alla guida ad una certa età: i trattori sono “mostri” che non perdonano il più piccolo errore e il territorio in gran parte collinare del nostro paese con i riflessi poco pronti sono componenti micidiali.

Un’altra categoria che paga un prezzo elevatissimo di sangue è l’edilizia. La maggior parte degli edili muore cadendo dall’alto ed a morire sono quasi tutti stranieri o meridionali, anche nei cantieri del centro-nord. Le vittime lavorano in piccole e piccolissime aziende dove è difficile vedere indossare anche il casco. Gli stranieri morti per infortuni sul lavoro sono oltre il 13% del totale. Questi lavoratori spesso non parlano l’italiano e non conoscono neppure le più semplici norme di autotutela. In questo caso occorrerebbe l’obbligo di frequenza a corsi sulla sicurezza e un esame d’idoneità prima di impiegarli in lavori pericolosi. Qualche volta è l’artigiano proprietario dell’impresa a morire per infortunio. Noto spesso, da parte di chi ha altri interessi, il tentativo di scaricare sui lavoratori la responsabilità delle tragedia. Ma il proprietario o il superiore che spesso lavora con la vittima è responsabile della sua integrità fisica ed ha l’obbligo di far indossare le protezioni, pena anche il licenziamento degli inadempienti. Ma ciò, oltre ad avere un costo, rallenta i lavori e quindi si preferisce trascurare l’aspetto della sicurezza per accelerare i lavori e aumentare il margine di guadagno.

I morti nelle fabbriche sono intorno al 10% sul totale: anche nell’industria, come nei cantieri, a morire sono soprattutto lavoratori di aziende artigiane, dove il sindacato non è presente. Nei grandi cantieri e nelle fabbriche dove c’è un responsabile della Sicurezza le morti per infortuni si contano sulle dita di una mano, nonostante gli addetti siano milioni. Numerosi sono anche i morti nei servizi all’impresa. Spesso si ha un controllo molto efficace sulla sicurezza tra i dipendenti, ma nessuno tra i lavoratori esterni e gli artigiani chiamati a svolgere lavori di manutenzione.

Purtroppo anche quest’anno assistiamo ad un numero elevatissimo di morti, siamo già ad oltre 150 dall’inizio dell’anno solo sui luoghi di lavoro, e oltre 300 contando i decessi sulle strade e in itinere.
Le statistiche ufficiali ci dicono che anche il 2011 è stato “migliore” del 2010, con un calo dei morti sul lavoro rispetto al 2010 di oltre il 4%, cosa non vera, anche sui morti sul lavoro si tira la coperta dove fa più comodo. C’è da chiedersi come mai l’Osservatorio Indipendente di Bologna registra molti morti in più, mentre le statistiche ufficiali mediamente il 15% in meno tutti gli anni. Su questo punto occorre fare la massima chiarezza. Il calo dei morti per infortuni sul lavoro registrato dalle statistiche ufficiali, ma non dall’Osservatorio è sulle strade e in itinere, ma non sui luoghi di lavoro, e questo non per una migliore prevenzione, ma per merito di automobili tecnologicamente più sicure che per fortuna vengono comprate anche dai lavoratori una volta rottamate le vecchie. Questo significa che in realtà i controlli sui posti di lavoro sono diminuiti e i morti aumentati, e che nessuno può esultare per un risultato positivo che non esiste.

L’Osservatorio Indipendente di Bologna segnala come morti sul lavoro tutti i lavoratori che muoiono mentre lavorano, indipendentemente da chi sono, dal lavoro che svolgono e dalla loro posizione assicurativa. L’Inail  probabilmente considera morti sul lavoro solo i suoi assicurati: non sono assicurati all’Inail i tantissimi agricoltori che muoiono in tarda età e già pensionati che rimangono schiacciati dal trattore, chi lavora in nero, i militari ecc. Non sono inseriti tra le vittime i contenziosi, fino alla conclusione del processo che quasi sempre dura anni. In pratica noi registriamo tutti gli anni oltre un centinaio di morti sui luoghi di lavoro in più.

I morti sul lavoro in “nero” meritano un approfondimento particolare, spesso sono lavoratori sfruttati da terzi. Qualche volta ci sono anche tentativi di far passare l’infortunio mortale come una disgrazia avvenuta altrove. Ma in diversi casi sono la faciloneria e l’improvvisazione le causa della morte di tanti che lavorano in “nero”. Ad esempio spesso accade che si chiamino parenti, amici e conoscenti “esperti” per fare lavori di potatura di alberi che poi travolgono i malcapitati, oppure ci si improvvisa muratori e si cade dai tetti, oppure guidando trattori come già evidenziato in precedenza, e si potrebbe continuare con innumerevoli altre situazioni. Chi commissiona questi lavori non si rende conto delle gravissime conseguenze a cui va incontro in caso d’infortunio mortale.
Come si evince il fenomeno è molto complesso e con molte sfaccettature.

Tra pochi giorni ci sarà il 1° maggio, il giorno di festa dei Lavoratori, ma credo che ci sia poco da festeggiare. Un governo classista, non eletto dai cittadini, appoggiato da partiti di destra, di centro e di sinistra, ha preso misure a senso unico per risanare il paese: è stata bloccata la contingenza sulle pensioni superiori a 100 euro, stravolta la normativa sull’articolo 18 che rende più facili i licenziamenti senza giusta causa, reintrodotta una tassa sulla prima casa e triplicata quella per le seconde, una tassa che non distingue tra chi possiede una casetta di montagna ereditata dai genitori e chi ha decine d’appartamenti in affitto e che scaricherà l’aumento sugli inquilini.

Per il 10% degli italiani che hanno visto aumentare la ricchezza a dismisura in questi ultimi anni non è stata introdotta nessuna patrimoniale. Ma la misura che più fa arrabbiare è il notevole allungamento dell’età per avere i requisiti per andare in pensione, non facendo nessuna distinzione tra chi svolge lavori faticosi e pericolosi e chi lavora con un computer. Lavorare fino a 65 anni ed oltre, con riflessi poco pronti e non in perfetto stato di salute, nelle fonderie, nelle officine, sui tetti o alla guida di un trattore provocherà un forte aumento delle morti sul lavoro e questo accadrà con la colpevole complicità di quasi tutti i nostri parlamentari.

Firma: Carlo Soricelli (metalmeccanico in pensione e curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro)

Fonte: Articolo 21 

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Torino, cadono da un ponteggio di 40 metri. Muore un operaio, altri due feriti. E’ il secondo lavoratore a perdere la vita nello stesso cantiere in meno di un mese.

TorinoUn operaio è morto, altri due sono gravi. Questo è il bilancio dell’incidente, avvenuto questa mattina a Torino. I tre lavoratori sono caduti dal ponteggio dell’inceneritore in costruzione a Gerbido, da un’altezza di 40 metri. Cosimo Di Muro, 47 anni, di Canosa di Puglia, è morto sul colpo. Il fratello Antonio, 39 anni, e Mihai Lupu (25 anni) sono stati trasportati in grave condizioni al Cto del capoluogo piemontese. Lo scorso 3 marzo un altro operaio, Antonio Carpini, era morto nello stesso cantiere dopo essere precipitato nel vuoto da un’altezza di 30 metri. Secondo una prima ricostruzione, la tragedia sarebbe avvenuta a causa del cedimento meccanico dell’impalcatura del ponteggio. Sul fatto è stata aperta un’inchiesta, condotta dal pm Raffaele Guariniello. Dall’inizio dell’anno – come ricorda l’Osservatorio Indipendente di Bologna - sono già 7 i morti nella provincia di Torino, 11 in Piemonte.

Giù dal ponteggio dell’inceneritore… (fonte: La Stampa) 

Infortuni, nuovo incidente mortale (fonte: Articolo 21)

 

 

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Morti sul lavoro in aumento: 64 vittime nei primi due mesi del 2012

Prato - Sessantaquattro infortuni mortali sul lavoro nei primi due mesi del 2012. Lo dicono i dati dell’Osservatorio Sicurezza sul lavoro di Vega Engineering e il dato conferma che quella delle morti sul lavoro resta una piaga insoluta.

Le regioni più colpite sono la Lombardia con 12 infortuni mortali, segue la Toscana con 11.
L’indice di incidenza è più elevato in Toscana (pari a 7,1), seguono Abruzzo, Umbria, Basilicata e Marche.

Le principali cause di morte sono per caduta dall’alto di gravi/schiacciamento con 16 casi (25% sul totale), seguite da caduta di persona dall’alto con 14 casi (21,9%).

Caserta, la Finanza scopre 16 operai in nero… (fonte: Il Fatto Quotidiano)

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Quattro arresti per il crollo della palazzina di Barletta

Bari - A due mesi dal crollo di via Roma a Barletta, nel quale sono morte cinque donne, oggi quattro persone sono state arrestate (ai domiciliari) mentre un architetto è stato interdetto dall’esercizio della professione. Si tratta dei fratelli Salvatore, Andrea e Giovanni Chiarulli, dell’impresa che stava eseguendo i lavori nel cantiere adiacente al palazzo crollato e che avrebbero trasformato i lavori di bonifica dell’area, in una vera e propria demolizione; di Carmine Giannini, titolare dell’impresa costruttrice proprietaria dell’area; mentre Giovanni Paparella, il direttore dei lavori del cantiere nonché tecnico responsabile della bonifica, è stato interdetto dall’esercizio della professione.  Si terranno venerdì prossimo innanzi al gip gli interrogatori delle quattro persone agli arresti domiciliari. Le accuse sono di disastro colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.

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