Cremona, tragedia sul lavoro: crolla un silo, muoiono due operai

Firenze - Due operai sono morti nel crollo di un silo a Bonemerse, in provincia di Cremona. L’episodio è accaduto nella tarda serata di ieri, poco prima della mezzanotte. Il silo, a quanto si è saputo, conteneva 700 tonnellate di mais. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Casalmaggiore, i due operai erano all’interno dell’azienda Ferraroni Mangimi di Bonemerse quando un silo è crollato. I due sono stati seppelliti dalle granaglie.

PinterestTumblrShare

Rovigo, quattro operai morti per intossicazione.

FirenzeQuattro operai morti e uno ferito in modo grave nell’incidente che si è verificato  in provincia di Rovigo, in una fabbrica che si occupa del trattamento dei rifiuti industriali. La ditta Co.Im.Po ha sede ad Adria. Le vittime sono due operai e il conducente del mezzo. I vigili del fuoco, dopo aver bonificato il luogo dell’incidente, hanno recuperato il corpo di un quarto operaio. Un quinto operaio è rimasto gravemente ferito per le esalazioni. La morte immediata degli operai sarebbe stata provocata dall’intossicazione di sostanze chimiche nocive. La causa delle nube tossica potrebbe essere stata provocata da un errore umano.  

PinterestTumblrShare

Morti sul lavoro: 300 nei primi sei mesi del 2014

Firenze - Nei primi sei mesi del 2014 sono morti sui luoghi di lavoro 300 lavoratori, tutti documentati in appositi file. Se si aggiungono i morti sulle strade e in itinere si superano i 600 morti. L’aumento dei morti sui luoghi di lavoro rispetto ai primi sei mesi del 2013 è del 12%. La cosa che sgomenta di più è che parlano sempre di cali incredibili tutti gli anni, mentre non è affatto vero, se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro registriamo un aumento anche rispetto ai primi sei mesi del 2008, anno in cui è stato aperto l’Osservatorio. Un aumento piccolo ma significativo del 2,4%.

Rispetto all’anno scorso, un aumento incredibile che non suscita però nessuna emozione in chi ci governa. Praticamente nonostante l’opinione pubblica pensi il contrario a causa della propaganda, anche governativa di chi si è succeduto nel corso di questi sette anni, i morti sul lavoro non sono mai calati e questo nonostante si siano persi milioni di posti di lavoro. In questo momento del 2014 l’agricoltura col 42% del totale ha un picco incredibile delle morti. In questo comparto il 68% di questi lavoratori sono morti in un modo drammatico: schiacciati dal trattore che guidavano, a volte non subito, ma dopo settimane d’agonia. Dall’inizio dell’anno sono 87 e ben 77 da quando il 28 febbraio abbiamo mandato una mail a Renzi, Martina e Poletti, avvertendoli dell’imminente strage che di lì a pochi giorni si sarebbe verificata col ribaltamento dei trattori. E’ così tutti gli anni.

Chiedevo loro di fare una campagna informativa sulla pericolosità del trattore e di proporre una legge sulla messa in sicurezza delle cabine di questo mezzo che uccide così facilmente. Inutile scrivere che non si sono mai degnati di rispondere e che il loro impegno è tutto dedicato al mirabolante futuro che ci aspetta da questo “nuovo” che avanza. Ma si vede che la vita di chi lavora, che non ha nessuna rappresentanza parlamentare, conta poco. In edilizia i morti sui luoghi di lavoro sono il 23,6% del totale. Nell’industria il 9,2%, il 6,2% nell’autotrasporto. Poi ci sono tutti i lavoratori morti nei vari servizi alle imprese. Percentualmente le morti sul lavoro per ora sono distribuite in eguale in tutte le fasce d’età, a parte l’agricoltura, dove le vittime hanno un’età mediamente più alta.

Gli stranieri morti sui luoghi di lavoro sono l’11,25% sul totale e i romeni sono sempre i più numerosi con il 46% delle morti sui luoghi di lavoro tra gli stranieri. A oggi a guidare questa triste classifica è l’Emilia Romagna con 29 morti sui luoghi di lavoro. Seguono la Lombardia e il Piemonte con 27, che però va ricordato che ha il doppio degli abitanti di tutte le più popolose regioni italiane. A nostro parere, essendo le morti diffuse anche tra i lavoratori in nero, agricoltori anziani ecc.. il numero di abitanti è l’unico parametro valido per valutare l’andamento di una regione o di una provincia. E a mio personale parere anche il livello di civiltà, che non si fa con le chiacchiere ma con i fatti e questi sono drammatici, almeno per chi ha ancora un po’ di sensibilità sociale. Dopo la Lombardia e il Piemonte, seguono il Veneto con 26 morti e il Lazio con 25. Poi Campania e Puglia con 19 morti e Sicilia con 17.

La provincia con più morti sul lavoro è Bolzano con 10, seguono Torino e Roma con 9, Bari e Viterbo con 8. Incredibile mattanza, ma così gira questo Paese che ha una classe dirigente che si occupa di tutto ma non delle cose importanti che riguardano i cittadini e i lavoratori, se non per penalizzarli. E l’aumento del precariato non fa che aumentare il rischio per chi lavora, visto che i precari, oltre che avere stipendi da fame, non possono neppure opporsi alla mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro pena il licenziamento. L’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro in questi 7 anni di attività può documentare che queste morti sono soprattutto dovute a lavoro precario e in nero, o in ditte artigianali dove i lavoratori possono essere licenziati in qualsiasi momento. Dov’è presente il Sindacato le morti sono quasi inesistenti.

Firma: Carlo Soricelli

Fonte: Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

PinterestTumblrShare

Ilva, l’appello della vedova di un operaio: “Ribellatevi”

Taranto - La fabbrica uccide, denunciate ciò che di sbagliato c’è là dentro, ribellatevi: lo scrive in una lettera ai lavoratori dell’Ilva Stefania Corisi, vedova di Nicola Darcante, un operaio di 39 anni del reparto Ocm-Cap (Officina centrale di manutenzione-carpenteria) del Siderurgico morto il 16 maggio scorso per un carcinoma alla tiroide che gli era stato diagnosticato solo 6 mesi prima.

Nel marzo 2012 Stefania aveva perso anche il padre, Peppino Corisi, anche lui operaio del siderurgico: per ricordare la sua tragica storia, simile a tante altre nella città dell’Ilva, venne affissa, in via De Vincentis, una targa su cui è scritto “Ennesimo decesso per neoplasia polmonare”. 

Lo so che ci si trova davanti a un bivio, il lavoro o la salute, ma non abbiate paura di denunciare ciò che di illecito e di sbagliato c’è in quella fabbrica, se non volete farlo per voi, fatelo per le vostre famiglie …ribellatevi”. La denuncia espressa nella missiva getta un’ombra su una possibile condizione omertosa dettata dal ricatto occupazionale. 

PinterestTumblrShare

Napoli, si uccide operaia Fiat in cassa integrazione.

Napoli - In un lunedì dominato dai commenti sui risultati elettorali è passata quasi inosservata una drammatica notizia di cronaca: il suicidio di Maria B., 47 anni, operaia del reparto logistico Fiat a Nola. Da sei anni era in cassa integrazione, ma l’ammortizzatore sociale sarebbe scaduto il prossimo 13 luglio. La donna è morta martedì scorso nella propria abitazione di Acerra (Napoli), ma il cadavere è stato ritrovato solo sabato sera.

La donna il 2 agosto 2011 aveva scritto sul sito del Comitato mogli operai Pomigliano D’Arco: “Non si può continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti”. Una sorta di articolo intitolato dal titolo “Suicidi in Fiat”, che prendeva spunto dal tentativo di suicidio di un operaio dello stabilimento Fiat di Pomigliano D’Arco che aveva tentato di togliersi la vita ferendosi più volte con un’arma da taglio. “L’intero quadro politico-istituzionale – scriveva la donna – che da sinistra a destra ha coperto le insane politiche della Fiat, è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali”. Nello scritto, la donna accusa Fiat e Marchionne di “fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione”.

L’ennesimo dramma causato dalla solitudine e dalla crisi economica. Una situazione a cui il governo uscito rafforzato dalle urne deve dare risposte immediate.

PinterestTumblrShare

Morti sul lavoro, 132 dall’inizio dell’anno

Firenze - Sono 132 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno. Se si aggiungono i morti sulle strade, in itinere e di categorie con assicurazioni proprie pensiamo si superino già i 260 morti complessivi (stima minima), ma per molte ragioni è impossibile avere un numero certo di vittime, soprattutto di lavoratori con partita Iva individuale che muoiono sulle strade e che sono classificati come “morti per incidenti stradali” mentre invece stanno lavorando o sono in itinere. Ma le morti sui luoghi di lavoro che segnaliamo sono tutte documentate.

Dal 9 di marzo aspettiamo gli interventi del Primo Ministro Renzi e dei Ministri Poletti e Martina. Come tutti gli anni con l’arrivo del bel tempo ricomincia la strage di agricoltori schiacciati dal trattore e di edili che cadono dall’alto. Non ci risultano interventi mirati da parte di nessuna istituzione. Aspettiamo dal Primo Ministro Renzi, dai ministri del Lavoro Poletti e delle Politiche Agricole Martina, d’intervenire immediatamente per far cessare questa carneficina dovuta all’indifferenza. Non abbiamo ottenuto nessuna risposta. Da quell’appello del 9 marzo sono morti 22 agricoltori schiacciati dal trattore.
Ad oggi a guidare questa triste classifica è la Lombardia con 14 morti, seguono Lazio e Piemonte con 13 morti. Veneto 12 morti. Sicilia 11 morti, Toscana 10 morti. Emilia Romagna 9 morti, Puglia 7 morti. Trentino Alto Adige e Marche 6 morti. Campania 5 morti. Friuli Venezia Giulia e Umbria 4 morti. Liguria, Abruzzo e Calabria 3 morti. Sardegna e Molise 1 morto. Non sono segnalati a carico delle province le morti di autotrasportatori sulle autostrade.

Firma: Carlo Soricelli

Fonte: Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro

 

PinterestTumblrShare

“I figli della storia dell’amianto” si riuniscono a Pistoia

Prato - Segnaliamo un interessante evento organizzato da Voci della memoria, l’associazione che da anni lavora per mantenere viva la memoria sulle morti causate dall’amianto. Un tema da sempre al centro dell’attenzione del nostro sito, al quale abbiamo dedicato la sezione con tutte le udienze del processo Eternit.

Sabato 18 gennaio a Pistoia, presso la sede del Circolo Ricreativo Breda, sarà presentato il libro di Stefano ValentiLa fabbrica del Panico”, edito da Feltrinelli. Un libro che narra il lavoro e la conseguente malattia a causa dell’amianto alla Breda di Sesto San Giovanni del padre dell’autore. Alla serata sarà presente anche Alberto Prunetti, autore del libro “Amianto, una storia operaia“.

PinterestTumblrShare

2013: 571 morti sul lavoro. Oltre 1300 se si aggiungono anche i decessi sulle strade e in itinere.

FirenzeSiamo a darvi la situazione delle morti sul lavoro nel 2013. Nel 2013 sono 571 i morti sui luoghi di lavoro, ma oltre 1300 se si aggiungono anche i decessi sulle strade e in itinere (stima minima). Ricordiamo ancora una volta che intere categorie di lavoratori non sono annoverate tra gli assicurati dello Stato attraverso l’Inail; tra questi morti invisibili ci sono anche i lavoratori con partita Iva individuale che spesso nascondono un lavoro dipendente. Le categorie che non rientrano nelle statistiche ufficiali sono numerose: Carabinieri, Poliziotti, Esercito, Vigili del Fuoco, Agenti di Commercio, oltre ai lavoratori in nero e agli agricoltori schiacciati dal trattore che hanno già di una pensione.

Gli agricoltori rappresentano con ben 210 decessi il 37% delle morti complessive; 138 sono stati schiacciati dal trattore e 66 hanno oltre 65 anni. L’agricoltura è l’unico settore che risulta non in crisi in questi anni difficili e un notevole contributo all’economia lo forniscono anche questi anziani. Nonostante la devastante crisi nel settore 137 decessi sono in edilizia, il 22% sul totale dei decessi. Nella maggior parte dei casi si tratta di morti che assieme ai lavoratori con partita Iva individuale non sono inclusi nei dati statistici ufficiali e nemmeno tra gli infortunati. Inoltre spesso i lavoratori con partita Iva individuale ricorrono a polizze a bassi costi e in caso di grave infortunio o di morte le assicurazioni non garantiscono ai familiari o all’assicurato un giusto indennizzo o una pensione adeguata.

La terza categoria con più vittime è l’industria, il 7,4% delle morti totali. Un dato che risente della crisi e abbassa ulteriormente la percentuale complessiva dei decessi. Il settore dell’industria è anche l’unico, assieme all’edilizia, che vede ancora una grande presenza del sindacato che ha un ruolo decisivo nell’arginare questo fenomeno; soprattutto laddove esiste un rappresentante della Sicurezza le morti sono quasi inesistenti rispetto al numero di lavoratori occupati.
Anche l’Autotrasporto paga un prezzo durissimo di sangue con oltre il 6,5% di tutti i morti; anche in questa categoria temiamo non vengano rispettate del tutto le norme relative alla sicurezza. Numerosissimi sono i morti nei Servizi, soprattutto in quelli alle imprese e anche indirettamente o direttamente nel Pubblico Impiego. Accorpando tutti questi dati si raggiunge un numero elevatissimo di decessi. E’ possibile fornire i dettagli su richiesta degli interessati.

A questo punto vorremmo fare un’ulteriore riflessione. Siamo convinti che l’abolizione di fatto dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori farà aumentare in poco tempo gli infortuni sul lavoro, anche mortali, perché i nuovi assunti avranno difficoltà a contestare o a denunciare, pena il licenziamento, le proprie condizioni di lavoro e i sindacati stessi non avranno tra gli iscritti questi precari e la possibilità d’incidere in ogni settore.
Le conseguenze si vedranno col tempo anche tra i lavoratori a tempo indeterminato che vedranno pericolosamente diminuita la propria forza contrattuale. Questo è il gioco di una politica antipopolare. I nuovi arrivati, assunti con contratti a tempo “indeterminato” ma a termine, contribuiranno a far sparire dal panorama italiano i sindacati, soprattutto i più combattivi. Le aziende a loro volta tenderanno a non investire in tecnologie, ma ad aumentare lo sfruttamento di manodopera a basso costo e silenziosa, come già sta succedendo con i precari; tutto ciò non farà altro che incrementare ancora di più le diseguaglianze.
Tutto questo è già ben evidente: a morire sono soprattutto lavoratori in nero o di piccole aziende dove non esiste il sindacato.
Nei tre anni di prova le aziende tenderanno a selezionare e stabilizzare quei pochi che, oltre ad essere capaci, saranno anche i meno sindacalizzati e poco politicizzati e tenderanno a lasciare a casa, ad esempio, quelli con condizioni di salute precarie e i lavoratori più critici su condizioni di sicurezza e carichi di lavoro.
A nostro parere tutto ciò si può considerare una nuova forma di “fascismo discriminatorio” che impoverirà ulteriormente il paese e lascerà la democrazia fuori dai luoghi di lavoro.

Nel corso di quest’anno rispetto al 2012 c’è stato un miglioramento dell’8%, per quanto riguarda i decessi per infortunio sui luoghi di lavoro, complice la grande crisi che quest’anno è stata devastante in molti settori.
In questi sei anni di monitoraggio dell’Osservatorio in passato ci sono stati anni cui si sono verificati meno decessi rispetto al 2013.  Questo cosa significa? Che si è fatto poco o niente per migliorare le condizioni di lavoro di chi svolge mansioni pericolose.
L’allungamento dell’età della pensione ha fatto aumentare il numero di morti dei lavoratori di una certa età e si tratta di un dato rilevante se si considera che il 23% dei decessi riguarda persone la cui età supera i 65 anni. E intanto abbiamo milioni di giovani disoccupati.
Siamo di fronte a una politica che rema contro il mondo del lavoro e che si giustifica solo con la lontananza dai bisogni reali dei cittadini e dei lavoratori che di fatto non hanno rappresentanza in Parlamento.
Inoltre ricordiamoci anche dei tanti stranieri che muoiono sui luoghi di lavoro e che quest’anno raggiungono l’11,5% del totale. Pagano un tributo di sangue notevole e i “cugini” romeni, oltre il 30% dei morti tra gli stranieri, seguiti da albanesi e marocchini.
Come non ricordare inoltre la strage dei sette lavoratori cinesi morti in modo così disumano e incivile.

Per concludere vorremmo ancora una volta denunciare l’indifferenza della nostra classe dirigente nei confronti di un problema così grave che dovrebbe essere affrontato senza ulteriori ritardi. Il terremoto in Emilia Romagna ha messo in luce che quasi la totalità delle morti sono state tra i lavoratori impiegati in capannoni non adeguati alle norme antisismiche del 2005. E ciò riguarda la quasi totalità dei capannoni che sorgono sul territorio italiano.
Ad oggi non ci risulta che si stia intervenendo per verificare quali sono le strutture a rischio sismico e gli interventi da mettere in atto.
Esperti del settore ci hanno confermato che la maggior parte di questi capannoni industriali, ma anche dei supermercati, non rispettano le norme antisismiche.
Chi se ne deve occupare e perché non si sta facendo nulla a riguardo?
Anche in questo caso si deve far intervenire un giudice come Raffaele Guariniello per verificare omissioni e carenze?
E’ così difficile chiedere il rilascio di un’autocertificazione d’idoneità da parte dei proprietari di capannoni e supermercati?

Firma: Carlo Soricelli

Fonte: Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro 

PinterestTumblrShare

Il rogo di Prato e le lacrime di coccodrillo

Prato - Ieri sono morti in un rogo in una fabbrica-dormitorio di Prato 7 operai cinesi, che lavoravano in condizioni di sfruttamento e schiavitù per circa 15 ore al giorno. C’è voluta una strage del genere, perché anche la politica si ricordasse che a Prato i cinesi sono sfruttati in maniera vergognosa, con turni di lavoro massacranti, condizioni di sicurezza sul lavoro inesistenti. Sono anni, ripeto anni, che vado dicendo che ci vogliono più controlli per la salute e sicurezza sul lavoro: adesso anche la politica se ne accorge. Ma per fare i controlli ci vogliono i mezzi, ci vuole il personale, quello che è stato ridotto all’osso in tutti questi anni. Le Asl hanno anche il blocco delle assunzioni e mentre molti tecnici della prevenzione Asl vanno in pensione, non ne vengono assunti di nuovi. Tanto che, se dovessero controllare la sicurezza sul lavoro in tutte le aziende che ci sono in Italia, ognuna di queste riceverebbe un controllo ogni 33 anni, praticamente mai!

Ma la vera domanda che ancora nessuno si è fatto è: visto che questa fabbrica ha preso fuoco, chi deve verificare le normative per la sicurezza antincendio? Perchè dubito fortemente che in quella fabbrica ci fosse un certificato prevenzione incendi (CPI).
La cosa che mi lascia sconcertato è, che tutti sapevano in che situazione vergognosa lavoravano i cinesi al Macrolotto, ma non è stato fatto niente per evitare questa strage sul lavoro.
Questa è una strage annunciata e adesso è un pò tardi per il mea culpa di politica e istituzioni. Quello che vorrei sapere è questo: al di la delle solite frasi di circostanza e “lacrime di coccodrillo”, sarà il caso che chi di dovere prenda immediatamente provvedimenti seri, perchè non accadano più tragedie del genere?

Firma: Marco Bazzoni

(operaio metalmeccanico, Rappresentante dei lavoratori della sicurezza Firenze)

Fonte: Articolo 21

PinterestTumblrShare

Amianto, la Saint Gobain di Pisa condannata a un maxi risarcimento ai parenti delle vittime

Pisa - Il giudice del lavoro di Pisa Elisabetta Tarquini ha condannato la Saint Gobain Glass a versare oltre un milione di euro agli eredi dei due operai deceduti nel 2007 per mesotelioma pleurico, dopo essere stati esposti per molti anni all’amianto.

Gli operai deceduti hanno lavorato per oltre 30 anni (dalla fine degli anni ’50 al 1990) nella storica azienda pisana. In particolare, uno dei due doveva rivestire le canne pirometriche con filo di amianto e per proteggersi dall’alta temperatura dei forni indossava guanti, grembiuli e cappucci di amianto. L’altro si occupava della manutenzione dei forni coibentati con l’amianto e a sua volta aveva usato materiali di amianto per la protezione.

L’amianto è stato messo fuorilegge nel 1992 ma la sua nocività era ben conosciuta, da qui la condanna dell’azienda che ha annunciato ricorso in appello. Ma nel frattempo sono pronte a partire altre cause.

PinterestTumblrShare