Morti sul lavoro, 132 dall’inizio dell’anno

Firenze - Sono 132 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno. Se si aggiungono i morti sulle strade, in itinere e di categorie con assicurazioni proprie pensiamo si superino già i 260 morti complessivi (stima minima), ma per molte ragioni è impossibile avere un numero certo di vittime, soprattutto di lavoratori con partita Iva individuale che muoiono sulle strade e che sono classificati come “morti per incidenti stradali” mentre invece stanno lavorando o sono in itinere. Ma le morti sui luoghi di lavoro che segnaliamo sono tutte documentate.

Dal 9 di marzo aspettiamo gli interventi del Primo Ministro Renzi e dei Ministri Poletti e Martina. Come tutti gli anni con l’arrivo del bel tempo ricomincia la strage di agricoltori schiacciati dal trattore e di edili che cadono dall’alto. Non ci risultano interventi mirati da parte di nessuna istituzione. Aspettiamo dal Primo Ministro Renzi, dai ministri del Lavoro Poletti e delle Politiche Agricole Martina, d’intervenire immediatamente per far cessare questa carneficina dovuta all’indifferenza. Non abbiamo ottenuto nessuna risposta. Da quell’appello del 9 marzo sono morti 22 agricoltori schiacciati dal trattore.
Ad oggi a guidare questa triste classifica è la Lombardia con 14 morti, seguono Lazio e Piemonte con 13 morti. Veneto 12 morti. Sicilia 11 morti, Toscana 10 morti. Emilia Romagna 9 morti, Puglia 7 morti. Trentino Alto Adige e Marche 6 morti. Campania 5 morti. Friuli Venezia Giulia e Umbria 4 morti. Liguria, Abruzzo e Calabria 3 morti. Sardegna e Molise 1 morto. Non sono segnalati a carico delle province le morti di autotrasportatori sulle autostrade.

Firma: Carlo Soricelli

Fonte: Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro

 

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2013: 571 morti sul lavoro. Oltre 1300 se si aggiungono anche i decessi sulle strade e in itinere.

FirenzeSiamo a darvi la situazione delle morti sul lavoro nel 2013. Nel 2013 sono 571 i morti sui luoghi di lavoro, ma oltre 1300 se si aggiungono anche i decessi sulle strade e in itinere (stima minima). Ricordiamo ancora una volta che intere categorie di lavoratori non sono annoverate tra gli assicurati dello Stato attraverso l’Inail; tra questi morti invisibili ci sono anche i lavoratori con partita Iva individuale che spesso nascondono un lavoro dipendente. Le categorie che non rientrano nelle statistiche ufficiali sono numerose: Carabinieri, Poliziotti, Esercito, Vigili del Fuoco, Agenti di Commercio, oltre ai lavoratori in nero e agli agricoltori schiacciati dal trattore che hanno già di una pensione.

Gli agricoltori rappresentano con ben 210 decessi il 37% delle morti complessive; 138 sono stati schiacciati dal trattore e 66 hanno oltre 65 anni. L’agricoltura è l’unico settore che risulta non in crisi in questi anni difficili e un notevole contributo all’economia lo forniscono anche questi anziani. Nonostante la devastante crisi nel settore 137 decessi sono in edilizia, il 22% sul totale dei decessi. Nella maggior parte dei casi si tratta di morti che assieme ai lavoratori con partita Iva individuale non sono inclusi nei dati statistici ufficiali e nemmeno tra gli infortunati. Inoltre spesso i lavoratori con partita Iva individuale ricorrono a polizze a bassi costi e in caso di grave infortunio o di morte le assicurazioni non garantiscono ai familiari o all’assicurato un giusto indennizzo o una pensione adeguata.

La terza categoria con più vittime è l’industria, il 7,4% delle morti totali. Un dato che risente della crisi e abbassa ulteriormente la percentuale complessiva dei decessi. Il settore dell’industria è anche l’unico, assieme all’edilizia, che vede ancora una grande presenza del sindacato che ha un ruolo decisivo nell’arginare questo fenomeno; soprattutto laddove esiste un rappresentante della Sicurezza le morti sono quasi inesistenti rispetto al numero di lavoratori occupati.
Anche l’Autotrasporto paga un prezzo durissimo di sangue con oltre il 6,5% di tutti i morti; anche in questa categoria temiamo non vengano rispettate del tutto le norme relative alla sicurezza. Numerosissimi sono i morti nei Servizi, soprattutto in quelli alle imprese e anche indirettamente o direttamente nel Pubblico Impiego. Accorpando tutti questi dati si raggiunge un numero elevatissimo di decessi. E’ possibile fornire i dettagli su richiesta degli interessati.

A questo punto vorremmo fare un’ulteriore riflessione. Siamo convinti che l’abolizione di fatto dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori farà aumentare in poco tempo gli infortuni sul lavoro, anche mortali, perché i nuovi assunti avranno difficoltà a contestare o a denunciare, pena il licenziamento, le proprie condizioni di lavoro e i sindacati stessi non avranno tra gli iscritti questi precari e la possibilità d’incidere in ogni settore.
Le conseguenze si vedranno col tempo anche tra i lavoratori a tempo indeterminato che vedranno pericolosamente diminuita la propria forza contrattuale. Questo è il gioco di una politica antipopolare. I nuovi arrivati, assunti con contratti a tempo “indeterminato” ma a termine, contribuiranno a far sparire dal panorama italiano i sindacati, soprattutto i più combattivi. Le aziende a loro volta tenderanno a non investire in tecnologie, ma ad aumentare lo sfruttamento di manodopera a basso costo e silenziosa, come già sta succedendo con i precari; tutto ciò non farà altro che incrementare ancora di più le diseguaglianze.
Tutto questo è già ben evidente: a morire sono soprattutto lavoratori in nero o di piccole aziende dove non esiste il sindacato.
Nei tre anni di prova le aziende tenderanno a selezionare e stabilizzare quei pochi che, oltre ad essere capaci, saranno anche i meno sindacalizzati e poco politicizzati e tenderanno a lasciare a casa, ad esempio, quelli con condizioni di salute precarie e i lavoratori più critici su condizioni di sicurezza e carichi di lavoro.
A nostro parere tutto ciò si può considerare una nuova forma di “fascismo discriminatorio” che impoverirà ulteriormente il paese e lascerà la democrazia fuori dai luoghi di lavoro.

Nel corso di quest’anno rispetto al 2012 c’è stato un miglioramento dell’8%, per quanto riguarda i decessi per infortunio sui luoghi di lavoro, complice la grande crisi che quest’anno è stata devastante in molti settori.
In questi sei anni di monitoraggio dell’Osservatorio in passato ci sono stati anni cui si sono verificati meno decessi rispetto al 2013.  Questo cosa significa? Che si è fatto poco o niente per migliorare le condizioni di lavoro di chi svolge mansioni pericolose.
L’allungamento dell’età della pensione ha fatto aumentare il numero di morti dei lavoratori di una certa età e si tratta di un dato rilevante se si considera che il 23% dei decessi riguarda persone la cui età supera i 65 anni. E intanto abbiamo milioni di giovani disoccupati.
Siamo di fronte a una politica che rema contro il mondo del lavoro e che si giustifica solo con la lontananza dai bisogni reali dei cittadini e dei lavoratori che di fatto non hanno rappresentanza in Parlamento.
Inoltre ricordiamoci anche dei tanti stranieri che muoiono sui luoghi di lavoro e che quest’anno raggiungono l’11,5% del totale. Pagano un tributo di sangue notevole e i “cugini” romeni, oltre il 30% dei morti tra gli stranieri, seguiti da albanesi e marocchini.
Come non ricordare inoltre la strage dei sette lavoratori cinesi morti in modo così disumano e incivile.

Per concludere vorremmo ancora una volta denunciare l’indifferenza della nostra classe dirigente nei confronti di un problema così grave che dovrebbe essere affrontato senza ulteriori ritardi. Il terremoto in Emilia Romagna ha messo in luce che quasi la totalità delle morti sono state tra i lavoratori impiegati in capannoni non adeguati alle norme antisismiche del 2005. E ciò riguarda la quasi totalità dei capannoni che sorgono sul territorio italiano.
Ad oggi non ci risulta che si stia intervenendo per verificare quali sono le strutture a rischio sismico e gli interventi da mettere in atto.
Esperti del settore ci hanno confermato che la maggior parte di questi capannoni industriali, ma anche dei supermercati, non rispettano le norme antisismiche.
Chi se ne deve occupare e perché non si sta facendo nulla a riguardo?
Anche in questo caso si deve far intervenire un giudice come Raffaele Guariniello per verificare omissioni e carenze?
E’ così difficile chiedere il rilascio di un’autocertificazione d’idoneità da parte dei proprietari di capannoni e supermercati?

Firma: Carlo Soricelli

Fonte: Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro 

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Il rogo di Prato e le lacrime di coccodrillo

Prato - Ieri sono morti in un rogo in una fabbrica-dormitorio di Prato 7 operai cinesi, che lavoravano in condizioni di sfruttamento e schiavitù per circa 15 ore al giorno. C’è voluta una strage del genere, perché anche la politica si ricordasse che a Prato i cinesi sono sfruttati in maniera vergognosa, con turni di lavoro massacranti, condizioni di sicurezza sul lavoro inesistenti. Sono anni, ripeto anni, che vado dicendo che ci vogliono più controlli per la salute e sicurezza sul lavoro: adesso anche la politica se ne accorge. Ma per fare i controlli ci vogliono i mezzi, ci vuole il personale, quello che è stato ridotto all’osso in tutti questi anni. Le Asl hanno anche il blocco delle assunzioni e mentre molti tecnici della prevenzione Asl vanno in pensione, non ne vengono assunti di nuovi. Tanto che, se dovessero controllare la sicurezza sul lavoro in tutte le aziende che ci sono in Italia, ognuna di queste riceverebbe un controllo ogni 33 anni, praticamente mai!

Ma la vera domanda che ancora nessuno si è fatto è: visto che questa fabbrica ha preso fuoco, chi deve verificare le normative per la sicurezza antincendio? Perchè dubito fortemente che in quella fabbrica ci fosse un certificato prevenzione incendi (CPI).
La cosa che mi lascia sconcertato è, che tutti sapevano in che situazione vergognosa lavoravano i cinesi al Macrolotto, ma non è stato fatto niente per evitare questa strage sul lavoro.
Questa è una strage annunciata e adesso è un pò tardi per il mea culpa di politica e istituzioni. Quello che vorrei sapere è questo: al di la delle solite frasi di circostanza e “lacrime di coccodrillo”, sarà il caso che chi di dovere prenda immediatamente provvedimenti seri, perchè non accadano più tragedie del genere?

Firma: Marco Bazzoni

(operaio metalmeccanico, Rappresentante dei lavoratori della sicurezza Firenze)

Fonte: Articolo 21

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Amianto, la Saint Gobain di Pisa condannata a un maxi risarcimento ai parenti delle vittime

Pisa - Il giudice del lavoro di Pisa Elisabetta Tarquini ha condannato la Saint Gobain Glass a versare oltre un milione di euro agli eredi dei due operai deceduti nel 2007 per mesotelioma pleurico, dopo essere stati esposti per molti anni all’amianto.

Gli operai deceduti hanno lavorato per oltre 30 anni (dalla fine degli anni ’50 al 1990) nella storica azienda pisana. In particolare, uno dei due doveva rivestire le canne pirometriche con filo di amianto e per proteggersi dall’alta temperatura dei forni indossava guanti, grembiuli e cappucci di amianto. L’altro si occupava della manutenzione dei forni coibentati con l’amianto e a sua volta aveva usato materiali di amianto per la protezione.

L’amianto è stato messo fuorilegge nel 1992 ma la sua nocività era ben conosciuta, da qui la condanna dell’azienda che ha annunciato ricorso in appello. Ma nel frattempo sono pronte a partire altre cause.

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Trapani, operaio edile si suicida: “Senza lavoro non c’è dignità”

Trapani - Ha suscitato grande emozione e commozione la notizia dell’operaio edile di Trapani che si è suicidato lasciando un biglietto d’addio all’interno di una copia della Costituzione: “L’articolo 1 dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Perché lo Stato non mi aiuta a trovarlo?”, queste le ultime drammatiche parole dell’operaio, che ha aggiunto l’elenco dei morti di disoccupazione degli ultimi due anni: l’ultimo nome in fondo alla lista è il suo.

Giuseppe Burgarella era un sindacalista della Cgil, lavorava nel settore dell’edilizia, che anche in Sicilia attraversa una profonda crisi (in provincia di Trapani il comparto ha quasi 4mila senza lavoro, rispetto al 2012 siamo già a un 20 per cento in più di disoccupati) e in una recente riunione sindacale aveva detto: “Dobbiamo suicidarci tutti per fare capire quanto grave sia la crisi che stiamo vivendo?”.

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Crollo di Barletta, quindici rinvii a giudizio per la morte di cinque giovani donne

Prato - La Procura della Repubblica di Trani ha chiuso le indagini sul crollo di via Roma a Barletta, costato la vita a cinque giovani donne. Della morte delle operaie Tina Ceci, Giovanna Sardaro, Matilde Doronzo, Antonella Zaza e della piccola Maria Cinquepalmi (13 anni appena), ora rispondono in 15, accusati a vario titolo di aver provocato il crollo dell’edificio. Tra gli indagati non c’è il titolare dell’opificio, dove molte dipendenti lavoravano in nero.

Secondo il pm Giuseppe Maralfa, il crollo fu dovuto ad alcuni lavori di demolizione nell’area adiacente al vecchio palazzo che ospitava il maglificio, i cui solai non avrebbero poi retto seppellendo le donne al lavoro.

Le foto del croll

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Morti sul lavoro causate dall’amianto, tre importanti sentenze da Venezia, Viareggio e Taranto

Prato - Tre sentenze importanti in materia di risarcimenti per decessi da malattie legate all’amianto contratte sui luoghi di lavoro. Tre storie di famiglie operaie che dopo avere pianto i loro cari vedono riconosciuti dai tribunali il diritto al risarcimento.

La prima storia arriva da Venezia. La Cassazione ha stabilito la responsabilità del Porto di Venezia per la mancata adozione di misure di protezione della salute dei lavoratori portuali adibiti a mansioni a diretto contatto con le polveri di amianto. Il ricorso era stato presentato dalla moglie e dai figli di un portuale, Stefano C., morto nel 2003 dopo aver respirato le polveri letali dal 1956 al 1980. La liquidazione era stata di 19.800 euro, pari a 150 euro per ciascuno dei 132 giorni di malattia del loro caro. La sentenza afferma che questa cifra è troppo bassa in quanto questo male che non lascia scampo è di particolare «penosità».

La seconda storia arriva da Viareggio. La Corte di appello di Firenze ha riconosciuto, dopo 13 anni, ottocentocinquantamila euro di risarcimento alla famiglia di Paolo B., lavoratore dell’Amag morto nel 1999, dopo ventisei anni a contatto continuo con le fibre di amianto.

La terza storia è collegata alla questione dell’Ilva. Il Giudice del Lavoro di Taranto ha riconosciuto oltre 250mila euro di risarcimento in favore degli eredi di un lavoratore della Sifi Spa, azienda che vinse l’appalto per il rifacimento degli altiforni Italsider, deceduto per mesotelioma pleurico da esposizione all’amianto nel gennaio del 2007.

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Pubblicato il rapporto Inail 2011. Incidenti sul lavoro al minimo storico ma i dati contrastano con quelli dell’Osservatorio indipendente di Bologna

Prato - E’ stato diffuso il rapporto Inail 2011. Secondo l’Istituto i decessi e gli incidenti sul lavoro sono ai minimi storici, con 920 casi mortali (in calo del 5,4% rispetto ai 973 del 2010) e 725mila incidenti (con una flessione del 6,6% rispetto ai 776mila dell’anno precedente).

I dati però non coincidono con quelli forniti all’inizio dell’anno dall’Osservatorio indipendente di Bologna per le morti sul lavoro. Secondo l’Osservatorio i decessi sono stati più di 1170, di cui 663 sui luoghi di lavoro, con un incremento dell’11,61% rispetto al 2010.

Anche i dati ufficiali dell’Inail evidenziano larghe zone d’ombra. Tre quarti delle denunce sono registrate al Nord e il tasso di “irregolarità” delle aziende rimane altissimo: l’85 per cento di quelle che hanno ricevuto la visita dell’Istituto è risultata non conforme. Fra i settori occupazionali si registrano aumenti di decessi in agricoltura, e nell’industria metalmeccanica, mentre gli incidenti sono in flessione in tutti i comparti produttivi.

Il Rapporto in versione integrale è pubblicato nella pagina dedicata al Lavoro, dove si trovano anche i rapporti degli anni scorsi.

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Sicurezza: 600 lavoratori morti dall’inizio dell’anno.

FirenzeDall’inizio dell’anno ad oggi sono morti sui luoghi di lavoro 311 lavoratori, oltre 600 dal 1° gennaio se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere o sulle strade. Sono questi i numeri dell’Osservatorio Indipendente di Bologna, diretto da Carlo Soricelli. I morti sui luoghi di lavoro sono per il 30,8% in agricoltura, la metà schiacciati dal trattore.

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Sicurezza sul lavoro, nessuna buona notizia

Firenze - ll giorno 28 aprile sarà la giornata mondiale della Sicurezza sul Lavoro, un giorno sui cui riflettere e cercare di comprendere, nella sua complessità, il triste fenomeno delle morti per infortunio sul lavoro in Italia.
Dal 1 gennaio 2008, dopo la tragedia della Thyssenkrupp di Torino in cui morirono bruciati vivi sette operai, ho dedicato buona parte del mio tempo libero all’Osservatorio Indipendente di Bologna per monitorare i morti sul lavoro in Italia.

In poco tempo di raccolta dei dati delle vittime come la loro attività, età, luogo dell’evento, mi sono accorto della disinformazione e del pressapochismo con i quali vengono affrontate queste tragedie da parte di tutti gli organi competenti e dell’informazione.
Sul fenomeno ci sono molti luoghi comuni e purtroppo anche tanti interessi economici.
Dal mio osservatorio privilegiato posso affermare, documenti alla mano, che non è affatto vero che i morti sul lavoro stanno calando, solo tra il 2008 e il 2009 abbiamo registrato un leggero calo mentre nel 2011 l’aumento è stato dell’11,5% rispetto al 2010 e l’anno scorso sono stati superati sui luoghi di lavoro addirittura i morti del 2008. Nel 2011 sono morti sui luoghi di lavoro oltre 650 lavoratori, più di 1100 aggiungendo quelli deceduti sulle strade e in itinere; 139 agricoltori sono morti schiacciati dal trattore e in questa categoria si supera il 30% di tutti i morti sul lavoro se si considerano anche altre cause di decesso per infortunio.

Quando penso a queste morti mi viene una grande rabbia. Basterebbero pochi lavori mirati sulla cabina dei vecchi trattori senza protezioni, che impediscono al guidatore di essere sbalzato fuori in caso di manovra errata, per salvare la maggior parte degli agricoltori. Purtroppo il nostro Parlamento è impegnato in cose ben più importanti della tutela dei propri cittadini. Occorrerebbe anche sottoporre ad una visita medica d’idoneità chi si mette alla guida ad una certa età: i trattori sono “mostri” che non perdonano il più piccolo errore e il territorio in gran parte collinare del nostro paese con i riflessi poco pronti sono componenti micidiali.

Un’altra categoria che paga un prezzo elevatissimo di sangue è l’edilizia. La maggior parte degli edili muore cadendo dall’alto ed a morire sono quasi tutti stranieri o meridionali, anche nei cantieri del centro-nord. Le vittime lavorano in piccole e piccolissime aziende dove è difficile vedere indossare anche il casco. Gli stranieri morti per infortuni sul lavoro sono oltre il 13% del totale. Questi lavoratori spesso non parlano l’italiano e non conoscono neppure le più semplici norme di autotutela. In questo caso occorrerebbe l’obbligo di frequenza a corsi sulla sicurezza e un esame d’idoneità prima di impiegarli in lavori pericolosi. Qualche volta è l’artigiano proprietario dell’impresa a morire per infortunio. Noto spesso, da parte di chi ha altri interessi, il tentativo di scaricare sui lavoratori la responsabilità delle tragedia. Ma il proprietario o il superiore che spesso lavora con la vittima è responsabile della sua integrità fisica ed ha l’obbligo di far indossare le protezioni, pena anche il licenziamento degli inadempienti. Ma ciò, oltre ad avere un costo, rallenta i lavori e quindi si preferisce trascurare l’aspetto della sicurezza per accelerare i lavori e aumentare il margine di guadagno.

I morti nelle fabbriche sono intorno al 10% sul totale: anche nell’industria, come nei cantieri, a morire sono soprattutto lavoratori di aziende artigiane, dove il sindacato non è presente. Nei grandi cantieri e nelle fabbriche dove c’è un responsabile della Sicurezza le morti per infortuni si contano sulle dita di una mano, nonostante gli addetti siano milioni. Numerosi sono anche i morti nei servizi all’impresa. Spesso si ha un controllo molto efficace sulla sicurezza tra i dipendenti, ma nessuno tra i lavoratori esterni e gli artigiani chiamati a svolgere lavori di manutenzione.

Purtroppo anche quest’anno assistiamo ad un numero elevatissimo di morti, siamo già ad oltre 150 dall’inizio dell’anno solo sui luoghi di lavoro, e oltre 300 contando i decessi sulle strade e in itinere.
Le statistiche ufficiali ci dicono che anche il 2011 è stato “migliore” del 2010, con un calo dei morti sul lavoro rispetto al 2010 di oltre il 4%, cosa non vera, anche sui morti sul lavoro si tira la coperta dove fa più comodo. C’è da chiedersi come mai l’Osservatorio Indipendente di Bologna registra molti morti in più, mentre le statistiche ufficiali mediamente il 15% in meno tutti gli anni. Su questo punto occorre fare la massima chiarezza. Il calo dei morti per infortuni sul lavoro registrato dalle statistiche ufficiali, ma non dall’Osservatorio è sulle strade e in itinere, ma non sui luoghi di lavoro, e questo non per una migliore prevenzione, ma per merito di automobili tecnologicamente più sicure che per fortuna vengono comprate anche dai lavoratori una volta rottamate le vecchie. Questo significa che in realtà i controlli sui posti di lavoro sono diminuiti e i morti aumentati, e che nessuno può esultare per un risultato positivo che non esiste.

L’Osservatorio Indipendente di Bologna segnala come morti sul lavoro tutti i lavoratori che muoiono mentre lavorano, indipendentemente da chi sono, dal lavoro che svolgono e dalla loro posizione assicurativa. L’Inail  probabilmente considera morti sul lavoro solo i suoi assicurati: non sono assicurati all’Inail i tantissimi agricoltori che muoiono in tarda età e già pensionati che rimangono schiacciati dal trattore, chi lavora in nero, i militari ecc. Non sono inseriti tra le vittime i contenziosi, fino alla conclusione del processo che quasi sempre dura anni. In pratica noi registriamo tutti gli anni oltre un centinaio di morti sui luoghi di lavoro in più.

I morti sul lavoro in “nero” meritano un approfondimento particolare, spesso sono lavoratori sfruttati da terzi. Qualche volta ci sono anche tentativi di far passare l’infortunio mortale come una disgrazia avvenuta altrove. Ma in diversi casi sono la faciloneria e l’improvvisazione le causa della morte di tanti che lavorano in “nero”. Ad esempio spesso accade che si chiamino parenti, amici e conoscenti “esperti” per fare lavori di potatura di alberi che poi travolgono i malcapitati, oppure ci si improvvisa muratori e si cade dai tetti, oppure guidando trattori come già evidenziato in precedenza, e si potrebbe continuare con innumerevoli altre situazioni. Chi commissiona questi lavori non si rende conto delle gravissime conseguenze a cui va incontro in caso d’infortunio mortale.
Come si evince il fenomeno è molto complesso e con molte sfaccettature.

Tra pochi giorni ci sarà il 1° maggio, il giorno di festa dei Lavoratori, ma credo che ci sia poco da festeggiare. Un governo classista, non eletto dai cittadini, appoggiato da partiti di destra, di centro e di sinistra, ha preso misure a senso unico per risanare il paese: è stata bloccata la contingenza sulle pensioni superiori a 100 euro, stravolta la normativa sull’articolo 18 che rende più facili i licenziamenti senza giusta causa, reintrodotta una tassa sulla prima casa e triplicata quella per le seconde, una tassa che non distingue tra chi possiede una casetta di montagna ereditata dai genitori e chi ha decine d’appartamenti in affitto e che scaricherà l’aumento sugli inquilini.

Per il 10% degli italiani che hanno visto aumentare la ricchezza a dismisura in questi ultimi anni non è stata introdotta nessuna patrimoniale. Ma la misura che più fa arrabbiare è il notevole allungamento dell’età per avere i requisiti per andare in pensione, non facendo nessuna distinzione tra chi svolge lavori faticosi e pericolosi e chi lavora con un computer. Lavorare fino a 65 anni ed oltre, con riflessi poco pronti e non in perfetto stato di salute, nelle fonderie, nelle officine, sui tetti o alla guida di un trattore provocherà un forte aumento delle morti sul lavoro e questo accadrà con la colpevole complicità di quasi tutti i nostri parlamentari.

Firma: Carlo Soricelli (metalmeccanico in pensione e curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro)

Fonte: Articolo 21 

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